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30 giugno 2012 Lago Negré dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
1 agosto 2010 Testa di Tablasses da Terme di Valdieri

30 giugno 2012 - LAGO NEGRE' dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano, Franca

L’escursione di oggi è stata un lungo e meraviglioso anello attraverso i valloni della Valletta, di Mollieres, di Prefouns e del Valasco, in ambiente alpino tra larici, laghi, fioriture e pietraie e con la compagnia di camosci e marmotte.
Quando mio figlio mi propone una gita di solito esordisce dicendo: “Facciamo un giro breve e tranquillo, ho bisogno di riposarmi anche io”. Il risultato si può riassumere così: 1600 metri di dislivello e 26 chilometri di lunghezza dei quali mi sono stati condonati gli ultimi 4 chilometri e i 200 metri di dislivello da Terme di Valdieri al Gias delle Mosche per recuperare l’auto.
Con questo non mi lamento, ora che l’ho fatta sono felice. Solo grazie all’aiuto di Stefano (tanto per dirne una mi ha portato sempre lo zaino) e alla sua pazienza per la mia lentezza, ho potuto fare una gita che meritava davvero di essere fatta.
Ma andiamo con ordine. Cuneo - Valdieri - Terme di Valdieri - Gias delle Mosche (1591 mt): qui termina il nostro viaggio in auto. Sono le 7 e 10 e il cielo è sereno, solo un po’ di nebbia in fondovalle. Le cime sono in ombra, intorno a noi il silenzio è interrotto solo dallo scorrere placido dell’acqua. Persino le mucche, custodite insieme a una moltitudine di vitellini all’interno di un recinto, dormono accovacciate.
Risaliamo ancora per poco la strada che ora è diventata una sterrata e attraversiamo il torrente. Siamo sulla sinistra orografica del Gesso della Valletta: le cime di Fremamorta e di Bresses si affacciano su questa sponda. Noi dobbiamo salire al Colle di Fremamorta.
La mulattiera a zig-zag prende quota rapidamente. Io sono senza zaino e la fatica è sopportabile. Intorno alle 8 il sole si affaccia tra le guglie del Gruppo dell’Argentera e il leggero paille che mi ero avvolta intorno al collo trova immediatamente posto nello zaino di Stefano. Una marmotta ci osserva indifferente e non si prende nemmeno la briga di fischiare; gruppi di camosci si lasciano guardare allontanandosi solo all’ultimo: si sono abituati alla presenza dell’uomo. I 1000 metri di dislivello dal fondovalle al colle diminuiscono con velocità costante, scanditi dall’altimetro del gps. Per fare prima trascuriamo i Laghi di Fremamorta e puntiamo direttamente al colle. Possiamo ammirare da vicino solo l'ultimo lago con le sponde quasi interamente libere dalla neve ma con un minuscolo iceberg che galleggia ancora nell’acqua. Una marmotta corre velocissima in direzione della caserma sul colle. Sembra voglia richiamare l’attenzione degli stambecchi che spesso stazionano intorno alla caserma e che oggi non si fanno vedere.
Alle 9,50 siamo al Colle di Fremamorta (2615 mt). La linea di cresta segna il confine tra Italia e Francia ma l’ambiente è identico: di qua i Laghi di Fremamorta, di là altri laghetti che si chiamano anch’essi di Fremamorta (Lacs de Fremamorte). Davanti a noi l'alto Vallone di Mollieres che con percorso sinuoso da est a ovest digrada fino al fondovalle Tinea. Dietro la Cima di Roguè e al Colle Saleses, si distende la Val Boreone che all'altezza di Saint Martin Vesubie (San Martino Lantosca) si immette nella Valle della Vesubia.
Su questi posti qualche digressione storica merita di essere fatta. Saint Martin Vesubie ad esempio. In questo paese, durante l'ultima guerra, erano concentrati oltre un migliaio di ebrei di diverse nazionalità; sotto la protezione dell’esercito italiano, che occupava alcuni territori della Francia meridionale, essi vissero un breve periodo di pace e tranquillità. Dopo l’8 settembre 1943, però, le truppe italiane dovettero ritirarsi e al loro seguito si unì la grande maggioranza degli ebrei di Saint Martin Vesubie che speravano così di sfuggire ai tedeschi. Uomini, donne, ma anche vecchi e bambini piccolissimi risalirono i fianchi di queste montagne e attraversarono il Colle Ciriegia e il Colle delle Finestre. Chissà, forse qualcuno passò anche di qua, dal Colle di Fremamorta. Scesero a Entracque e a Valdieri. Molti furono deportati e morirono nei campi di concentramento ma ce ne furono tanti che trovarono rifugio tra la gente del posto e che sopravvissero.
Scolliniamo e scendiamo sul versante francese. Passiamo intorno ai piccoli Laghi di Fremamorta e proseguiamo fino al Camp Soubran tra i rododendri  fioriti, le genzianelle, i gerani selvatici e i bellissimi larici. Dopo aver perduto 350 metri di quota raggiungiamo il bivio per il Lago Negré: sono le 10 e 45.
Qui incontriamo un gruppo di escursionisti di Marsiglia che, in perfetto italiano, si informano sulla nostra escursione e ci raccontano del loro trekking che sta per giungere al termine. Ci scattano una foto e insieme saliamo al Lago Negré (Lac Nègre), uno stupendo lago che è la meta principale della nostra gita. Bello come tutti i laghi che si incontrano in queste valli, mi stupisce per la sua grandezza. Un grande specchio d’acqua circondato da piccoli cespugli di rododendri fioriti.
Di nuovo una salita, oltre 300 metri di dislivello per salire al Passo del Prefouns. Se da lassù vedremo che c’è neve nel Vallone di Prefouns, per evitarla saremo costretti a percorrere il tracciato di mezzacosta fino al Passo di Tablasses e al Colletto di Bresses per poi scendere al Gias delle Mosche. Ma se la neve ha scoperto il sentiero scenderemo direttamente giù fino al Valasco. Ci siamo dimenticati la crema da sole e Stefano mi costringe a coprirmi le gambe con la camicia a mò di gonna: mi sento tanto una befana mentre affronto il bel sentiero che sale regolare verso il passo.
Al Passo del Prefouns ci affacciamo sul selvaggio e incombente vallone che precipita verso il Piano Superiore del Valasco. Siamo a quota 2620 e sono le 12 e 10, cinque ore esatte da quando abbiamo lasciato il Gias delle Mosche. Solo innocue lingue di neve resistono ai piedi della Cresta Savoia e delle altre guglie affilate che si alzano ai lati del vallone che assomiglia ad un’immensa frana. Scenderemo di qua. Tre guardie forestali francesi, addossate al muro della minuscola caserma, stanno mangiando. E’ ora di mangiare anche per noi prima di affrontare la discesa. Li salutiamo e mi guardano perplessi: il grande cappello non riesce a nascondere i miei anni.
Il primo tratto è veramente ripido. Faccio attenzione a non perdere l'equilibrio sui massi che si muovono e che Stefano mi segnala passo per passo. Ma in fondo ci sono abituata e non ho problemi. Mi volto ad osservare il valico che si allontana. In cresta si stagliano due figure che ci stanno osservando.
Abbiamo perso quota e il sentiero si è fatto facile. Sono le 13,30 e il Piano Superiore del Valasco è laggiù, tanto più in basso di noi. Sembra ancora irraggiungibile. Alle 14 incrociamo la grande mulattiera ex-militare di mezzacosta che collega la Valscura alla conca di Fremamorta. La stanchezza si fa sentire e il mio passo è lento. Il Valasco è vicino e vicini sono i suoi bellissimi prati.
L'antico sentiero reale che dal Piano Inferiore del Valasco scende alle terme è stato da poco aggiustato e, rispetto alla sterrata, permette di risparmiare un buon quarto d'ora di cammino. Quando arrivo a Terme di Valdieri (ore 16,10) mi siedo su una panchina, bevo, mi rimetto in ordine e aspetto Stefano che deve ancora risalire al Gias delle Mosche per recuperare la macchina. E’ finita. Una bella, bellissima escursione che davvero valeva la pena di essere fatta.


1 agosto 2010 - Testa di Tablasses da Terme di Valdieri

Stefano

Quinta gita consecutiva in Valle Gesso. Tempo bello e niente caldo. Partenza da Terme di Valdieri alle 7.30.
Veloce salita al Piano Superiore del Valasco che ho raggiunto alle 8.30.
Dopo aver attraversato il torrente ho preso il sentiero che risale a tornanti la Valle Morta. All’incrocio con la grande mulattiera militare di mezzacosta Fremamorta – Valscura, ho seguito quest’ultima in direzione del Rifugio Questa fino all’imbocco dell’aspro Vallone di Prefouns.
Seguendo il sentiero che risale il vallone (sentiero dapprima in ottimo stato poi ridotto a malagevole traccia su ripidi sfasciumi) sono salito al Passo di Prefouns dove si trova un ricovero militare ancora in eccellenti condizioni. Bella vista sul sottostante e pittoresco Lago Negre.
Dal passo ho seguito a sinistra il sentierino di mezzacosta in direzione del Passo di Tablasses fino al canalino detritico che taglia la sovrastante bastionata rocciosa e che conduce sulla sassosa cupola della Testa di Tablasses.
In alcune relazioni la salita alla Testa di Tablasses per l’itinerario da me seguito viene classificata in F / F+. A mio avviso è un semplice EE (nulla di più).
Alle 11.00 in punto sono giunto in vetta dove si trova un grande ometto di pietre.
La Testa di Tablasses, vista da sud, è un imponente ammasso di detriti. A nord invece precipita in Valle Morta in un baratro vertiginoso.
Complice il cielo completamente sgombro da nuvole, ho potuto godere di un grande panorama su tutte le cime della Valle Gesso.
Discesa a Terme di Valdieri per lo stesso itinerario di salita.
Alle 14 ho fatto ritorno alla macchina, stanco morto.

 

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