i miei racconti

di Franca Caluzzi

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Un giorno leggerò le favole al mio nipotino. Gli racconterò di Cappuccetto Rosso, di Cenerentola e di Biancaneve e, chissà, gli racconterò anche di quella volta che lui aveva salvato il Natale che stava rischiando di svanire per colpa di un elfo dispettoso

 

Babbo Natale e l’elfo dispettoso


     In un paese lontano lontano e circondato dai ghiacci c'è una grande fabbrica dove si lavora tutto l'anno a costruire i giocattoli che Babbo Natale lascerà vicino al camino di tutti i bambini della Terra. Gli operai sono molto piccoli e si chiamano elfi. Indossano una divisa con un buffo cappelluccio a punta e sono dei grandi lavoratori. Infatti, quando si avvicinano le feste, lavorano giorno e notte senza fermarsi mai. C'è chi legge le lettere spedite dai bambini e segna su di un grande registro i giochi che hanno chiesto, c'è chi è addetto al magazzino e sistema le scatole con i giocattoli in pile tanto alte che arrivano al cielo, c'è chi è addetto alla spedizione e prepara i pacchi. Un lavoro frenetico. Babbo Natale partirà con la sua slitta trainata dalle renne la notte in cui è nato Gesù Bambino e in una sola notte visiterà le case di tutti i bambini della Terra.
     Tutto questo succede da che mondo è mondo.
     Il Natale si stava avvicinando e nei magazzini della grande fabbrica circondata dai ghiacci in un paese lontano lontano gli elfi lavoravano sodo. Fino a che… Fino a che era stato assunto un nuovo elfo. Piccolo come i suoi compagni e con il buffo cappelluccio a punta sembrava come loro in tutto e per tutto e invece non gli andava bene niente e un giorno brontolava e l'altro pure. Proclamava che gli elfi lavoravano troppo, che la notte dovevano riposare e che non era giusto continuare così. Era riuscito a convincere gli elfi che lo stavano ad ascoltare a non fare più gli straordinari e quando era l'ora lasciavano tutti insieme la fabbrica e tornavano nelle loro casette.
      Le lettere dei bambini erano ancora ammucchiate nei sacchi, le pile dei giocattoli non arrivavano al cielo, nessun pacco era stato preparato. I papà, le mamme e i bambini di tutti i paesi della Terra non sapevano del grande pericolo che li minacciava. Avevano addobbato grandi alberi con palline e luci colorate, avevano raccolto nei boschi l'erba "cocca" per fare i prati ai presepi e festoni colorati venivano appesi alle case. Il Natale si avvicinava a grandi passi ma Babbo Natale piangeva. Seduto sulla slitta si teneva la testa tra le mani e la sua barba bianca si bagnava di lacrime. Le renne scrollavano il capo. Gli elfi, pentiti, avrebbero voluto poter tornare indietro. La magia del Natale stava sparendo. Le luci sugli alberi si spegnevano, i colori delle palline e il verde degli abeti addobbati a festa svanivano, tutto stava diventando grigio. I bambini erano tristi. Le mamme e i papà non capivano. Gesù sarebbe nato in una notte qualsiasi. Una cosa mai accaduta.
      Alessandro, in silenzio, di nascosto da mamma e papà, nella notte della vigilia era sceso dal letto. Aveva preso dal cassetto un foglio e una matita e con tanto sforzo e qualche scarabocchio perchè ancora era piccolo aveva scritto a Gesù di far tornare le luci del Natale sulla Terra. Perché senza le luci le letterine non le avrebbe lette nessuno e i bambini non avrebbero potuto avere il loro dono e Gesù Bambino sarebbe rimasto solo nella capanna senza che nessuno potesse ricordarsi di Lui, della Sua Mamma, di San Giuseppe, della capanna e del bue e dell'asinello. Era uscito nel buio della notte per imbucare il messaggio nella cassetta delle lettere in fondo al viale imbiancato di neve ed era tornato ad addormentarsi nel suo lettino. Il mattino, quando si era svegliato, i colori erano tornati, l'acqua scorreva sotto il ponticello e vicino al camino di tutte le case della Terra erano posati i doni.
     Come questo potesse essere accaduto è rimasto per sempre un mistero. Nessuno ha mai saputo che era stato Alessandro ad aver salvato la magia della notte di Natale. Neppure mamma e papà avevano capito di chi fossero quelle piccole orme sul viale imbiancato di neve.
L'elfo dispettoso, commosso dalla letterina che Gesù in persona aveva voluto fargli leggere, era diventato anche lui un bravo elfo e da allora come i suoi compagni ha sempre lavorato sodo perché ogni anno torni la magia.
     Come è sempre stato da che mondo è mondo.