i miei racconti

di Franca Caluzzi

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Qualche volta i ricordi possono far volare la fantasia. In prima elementare mi avevano messo gli occhiali e il mio banco era quello più vicino alla cattedra. Mi chiamavano "Quattrocchi"

 

Gli occhiali magici

 

     C'era una volta un bambino che portava gli occhiali. Gli occhiali erano tondi come due monete scintillanti e trasparenti come l'acqua del fiume. Alessandro era l'unico bambino dell'asilo ad averli perché ai tempi della favola erano rari come le foglioline di quadrifoglio tra l'erba dei prati. Da quando la sua mamma glieli aveva posati sul naso e si era raccomandata che non li togliesse mai i suoi amici lo prendevano in giro e lo chiamavano Quattrocchi. Era per questo che da allora lui piangeva e si rincantucciava in un angolo, triste e solo.
     Ma un giorno la mamma, che non voleva vedere piangere il suo bambino, gli aveva rivelato un segreto. "Un segreto importante", gli aveva detto, "che conosceremo solo noi due". "Che cosa, mamma? Lo possiamo raccontare a papà?" "A papà soltanto, se no che segreto sarebbe?". Alessandro era rimasto immobile. Aspettava. "I tuoi occhiali sono magici", gli aveva infine sussurrato la mamma col dito sulle labbra per fargli segno di tacere. "Magici? Come magici?" aveva esclamato il bambino con la bocca spalancata per lo stupore. "Sono magici", aveva spiegato la mamma, "perché possono farti vedere quello che desideri. Pensa a qualcosa e quello che pensi ti apparirà".
      Alessandro aveva pensato a quanto sarebbe stato bello arrampicarsi su un albero e subito si era trovato in un grande bosco popolato di animali di ogni specie: lumache, gazze, scoiattoli, grilli, cervi, ricci e gufi. Erano animali parlanti che lo trattavano da pari a pari, senza prenderlo in giro per quei due vetrini tondi che aveva sul naso, e soprattutto senza chiamarlo Quattrocchi. Anzi, gentilmente, avvicinandosi a lui gli chiedevano: "Come ti chiami?". E come lo sapevano correvano a dirlo agli altri e poi arrivavano tutti insieme, in una grande radura, e lo mettevano al centro e loro intorno a fare girotondo.
     Alessandro era riuscito a mantenere il segreto un giorno soltanto e poi lo aveva rivelato a Ettore, che all'asilo era seduto vicino a lui. Quello aveva sgranato gli occhi. "Davvero?". Il segreto non era più un segreto. Ora tutti avrebbero voluto provare quei due vetrini tondi e trasparenti come l'acqua del fiume. "Beh, forse si può fare" aveva suggerito la maestra Susanna e delicatamente aveva sfilato gli occhiali dal viso del bambino per posarli sul naso di tutti gli altri. "Cosa vedi?" aveva chiesto a ciascuno e tutti avevano risposto "Niente, non vedo più niente, solo nebbia". "Allora sono magici davvero, perché Ale ci vede benissimo e voi invece siete diventati come le talpe". Di fronte a una prova così evidente tutti i bambini avevano creduto. Quegli occhiali erano magici. Sì, però … "Perché maestra Susanna sono magici solo per Ale?"
     Poi, un giorno, era successo che uno di loro che si era messo a tavola vicino ad Alessandro aveva visto un topolino che mangiava la sua pasta col sugo di cipolle. Se c'era una cosa che non sopportava quella era il sugo di cipolle. E quando la maestra gli aveva detto "Bravo Tonino è così che si pulisce il piatto" lui era stato zitto e le aveva lasciato credere che a mangiare la pasta era stato lui e non il topolino. E un altro che giocava con Ale vicino alla fontanella si era ritrovato sulle rive su un grande lago dove grosse trote che sembravano siluri gli passavano accanto e i girini scodinzolavano nell'acqua bassa della riva e gli facevano il solletico ai piedi.
     Dopo questi fatti straordinari qualcuno aveva mormorato che forse la magia si "attaccava", un po' come il morbillo e la varicella, e l'aveva anche chiesto alla maestra Susanna. "Certo che è contagiosa", aveva risposto lei, "basta stare vicino ad Ale". Così era capitato che un giorno, giocando a girotondo, tutti i bambini si erano trasformati in cavalieri e tutti ma proprio tutti si erano trovati in una prateria verdissima dove cavalli e cavalieri correvano al galoppo. "Avete visto bambini?" aveva esclamato la maestra Susanna "La magia è una bella malattia. Evviva la magia!". E cavalli e cavalieri avevano trascinato Alessandro in un girotondo sfrenato.