i miei racconti

di Franca Caluzzi

HOME PAGE

Ma perché, perché,  mi lascio sempre convincere e poi finisco nei guai?

 

Il Colle della Lombarda

1996

     "Ho pensato una cosa … "
     Io mi spavento sempre quando mio figlio pensa qualcosa. Lo ascolto cercando di non farmi travolgere. Mio marito, che è più lungimirante, si spaventa più di me e si alza in piedi, palme sul tavolo, scrollando la testa. Comincia a protestare ancora prima dell'esposizione della grande idea mentre Stefano lo zittisce con un gesto della mano come a scacciare in insetto molesto. Si rivolge a me.
     "Io faccio il Colle della Maddalena, quello della Bonette e la Lombarda. Tu potresti fare il Colle della Lombarda, sono venti chilometri belli ripidi. Te la senti?"
     Mio figlio ha le idee grandiose, quando fa qualcosa esagera sempre. Si è studiato per bene la cartina e ha disegnato una linea che da Cuneo porta a Vinadio e un anello che attraversa tre passi, due sul confine tra l'Italia e la Francia e uno tutto in Francia. Io dovrei fare solo la parte finale di questo lunghissimo anello, avanti e indietro sullo stesso percorso, in bicicletta prima e in auto poi per andargli incontro. Duecentoquaranta chilometri e quattromila e cinquecento metri di dislivello per lui. Una pazzia! Doveva passare proprio di lì il Tour per suggerirgli la brillante idea?
     Naturalmente ha il suo tornaconto chiamandomi in causa e concedendomi l'onore della Lombarda. Il programma è questo:
     "Andiamo a Cuneo, io parto di lì, tu prosegui fino a Demonte"
     "Non conosco la strada"
     "Porti la cartina, se hai dei dubbi la guardi. Lasci la macchina e vai a Vinadio, così ti scaldi e fai un po' di pianura. Da Vinadio parte la salita. Attenzione, sono venti chilometri così" mette le mani in piedi a disegnare una verticale "Quando sei in cima puoi fare due cose, scendere a Isola 2000, sono cinque chilometri, oppure tornare subito indietro, vedi te. Io intanto salgo sulla Maddalena, vado di là (in Francia) e faccio la Bonette…"
     "E' la tappa del giro?"
     "Del Tour. Faccio la Bonette che è la più dura, poi arrivo a Isola, che è in fondo, salgo a Isola 2000 che è qua vicina al Passo". Il dito scorre sulla cartina stesa sul tavolo ma io non riesco a vedere perché mi allontana per non perdere il segno "la prima parte è nel bosco, mi hanno detto che è bella. Io invece la faccio in discesa, arrivo a Vinadio e torno a Cuneo".
     Semplice come bere un bicchier d'acqua.
     "Siccome tu fai prima - per la salita ci puoi mettere due ore, due ore e qualcosa, più il pezzo per arrivarci … " si interrompe per qualche calcolo e conclude "a mezzogiorno dovresti essere già di ritorno, prendi la macchina e mi vieni incontro".
     Ti presenta le cose in un modo che sembrano facili. Io vado, tu torni, tutto calcolato. Sta minando la mia resistenza, anche perché mi ricatta: "Se non vieni vado da solo".
     "Se non ce la fai rimani per strada!"
     "Mi arrangio".
     Bisogna proprio che vada anche io.
     Mio marito intuisce il mio cedimento e mette le mani avanti ad annunciare sicure catastrofi. Si siede sfinito, scrollando la testa, quel che poteva dire lo ha detto.

     Il cielo è stellato, sarà una bella giornata di luglio. E' fresco ma perché è ancora notte. Acqua ne troveremo? Una borraccia da sola non basta. La mia bici è sul tetto, quella di Stefano dentro. Abbiamo ricordato tutto? "Portati due barrette, la borraccia ce l'hai?, i soldi?, guarda che devi mangiare, il berretto?". Tutto deve stare in quelle tre tasche che abbiamo sulla schiena, anche la k-way per la discesa. A quelle quote ci vuole.
     Il blu del cielo sbiadisce, non si vedono più le stelle brillare. Tra poco sorgerà il sole, le cime delle Alpi Marittime sono già illuminate. Cuneo sta ancora dormendo, solo noi siamo svegli da ore. Stefano ha premura. "Il sacchetto con le scarpe? la pompetta? Vado, ciao". Quando lo supero in auto vedo la sua figura correre veloce nella strada ancora deserta. Duecentoquaranta chilometri! Tra poco inizieranno le montagne. Ho nelle orecchie le sue parole "Alla rotonda vai dritta. Qua c'è la cartina, vedi Demonte? Parti da lì". "Mangia!" era stata la sola parola che avevo saputo dirgli in saluto.

     Avevo immaginato che la salita al Colle della Lombarda potesse essere come fare due volte il Faiallo. E invece … A quattro chilometri dalla vetta vado in crisi. Una fame feroce mi assale. Mi fermo e infilo le mani nelle tasche. Non ho nemmeno una merendina, l'ho data a Stefano che l'ha preferita alla barretta e la barretta è rimasta in macchina. Tanti preparativi e nemmeno un quadretto di zucchero! Quando incrocio un'auto che scende la fermo.
     "Sur le pas il y est un bar? Je suis affamè"
     «N'est pas possible manger sur le pas. Il y a un bar a Isola".
     L'auto con la targa gialla riparte e si ferma appena più sotto. Scende l'autista, moglie e bambini mi guardano. Ha un'enorme baguette il mano.
     "Voulez vous le pain?" E' incerto, ha timore che non gradisca.
     "Sì, grazie, merci" afferro il pane come un'ancora di salvezza "Merci". La baguette si accorcia e in pochi minuti sparisce, ingoiata dalla mia bocca insieme ad ampie sorsate. Ora sì che posso affrontare l'ultimo tratto! Gli ultimi alberi lasciano il posto alle rocce e ai ghiaioni. Il confine è lassù. La giornata è splendida e calda e sto di nuovo bene. Continuo a salire e incontro qualche auto francese che sconfina in Italia. La strada è stretta e loro si fermano nei rari slarghi e mi aspettano. Mi hanno vista da lontano, non vogliono stringermi, la precedenza alle bici! Mi salutano e mi fanno coraggio.
     "Bonjour. Vous ètes près le pas. Adieu"
     "Adieu"
     In discesa, al ritorno, devo andare pianissimo e tenere le mani incollate sui freni. Mi vengono i crampi, il collo fa male. Finalmente a Vinadio mi aspettano i dolci saliscendi fino a Demonte. Sono arrivata. Stanca, soddisfatta, tranquilla.
     Arrivata? Tranquilla? Improvvisamente mi viene paura. Solo adesso mi rendo conto di quanta strada devo percorrere in auto. Mamma mia quanto è lunga! Stefano dove sarà? E' pomeriggio inoltrato e io avrei dovuto andargli incontro molto prima. Avrà sete. Mi aveva detto di preparargli due borracce. Le guardo sconsolata, sono vuote. C'è una fonte più su, mi ci ero fermata prima, ma se mentre prendo l'acqua lui scende e non ci vediamo? Perché gli ho dato retta, perché? Accosto a lato di uno slargo, prendo le borracce, corro alla fonte che è sotto la strada e guardo in su. Prego che non passi in questo momento. E' passata una bicicletta. Oddio! E se fosse stato lui? Non ho visto niente di rosa, Stefano ha la k-way rosa e in discesa deve metterla per forza. Risalgo la scarpata e non cosa fare. E' come lanciare una moneta. Salgo, se fosse stato lui forse avrebbe visto la macchina. Forse.
     E' tardi, sono quasi le cinque di sera e non vedo nessuno. Da una parte c'è l'Italia e dall'altra la Francia. Stefano sarà di qua oppure di là? Fermo con un gesto le poche macchine che passano. "Vous avez vu un garçon avec la biciclette?". Mi fanno segno di no. Continuo a chiedere, a chiedere. E' sempre più tardi. Tra poco resterò sola sul colle.
     Fino a che …
     "Vous avez vu un garçon avec la biciclette?"
     Un finestrino si abbassa, una coppia si guarda negli occhi.
     "Après St. Etienne j'ai vu un garçon"
     "Comme est habillé"
     "De rouge". 
     Oddio! Potrebbe essere lui.
     "St. Etienne ?"
     Mi fanno un segno col braccio, giù, parecchio più giù.
     Ha ancora tutta la salita.
     Se è lui.

     Quando lo incontro è tanto stanco che si appoggia alla portiera perché non riesce nemmeno a sganciare la tacchetta per scendere. E' digiuno da questa mattina: "non hanno voluto le lire". Qui al confine non accettano lire? Mi infurio. In auto c'è la barretta. Gliela do, con l'acqua. Non riesce a masticarla, è troppo stanco. Ha bevuto l'acqua del fiume. "Siediti" ordino "la bicicletta la carico io". Ma mio figlio ha un soprassalto di orgoglio "Io in cima alla Lombarda ci arrivo in bici. Anche morto. E se ci riesco continuo".
Mi arrendo. Lo seguo adagio come fanno le ammiraglie al Tour. Una strada senza fine. A Cuneo è calata la notte. A Genova Gianni non ha nostre notizie dall'alba di questa mattina.
     Spero che per un bel po' non mi si avvicini dicendo "Ho pensato una cosa …"