3 febbraio 2026 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano
Passeggiata all’ora di pranzo da casa al Monte Calvo con bella neve (caduta nella notte) e cielo coperto. Non ho messo le ciaspole perché la salita è breve ma sarebbero state utili.
Sulla cima si apre una fugace occhiata di sole; poi le nubi si ricompattano e inizia a nevicare, a tratti intensamente.
Scendendo dal Calvo mi diverto sempre a inventare nuovi percorsi e questa volta seguo la valletta del ruscello che passa per la Costa Azzurra sopra l’elisoccorso. Qui trovo parecchia neve farinosa e il paesaggio - con tutti i pini imbiancati - è molto bello.
Rientro a casa tutto inzuppato perché nel frattempo la nevicata si è trasformata in un fitto grattarone (palline di ghiaccio).
28 gennaio 2026 - ANELLO DELLA BADIA da Tiglieto 
Stefano
Nella notte è nevicato (non tanto, una ventina di centimetri) e stamattina non vado al lavoro. Dopo aver giocato fuori con Alessandro - prima andiamo col bob, poi costruiamo anche un igloo! - mi viene l’idea di fare l’anello della Badia; Alessandro però non ne ha voglia e rimane a casa.
Parto senza ciaspole e raggiungo la mulattiera che da Bertalin conduce al ponte sull’Orba. Il paesaggio è ovattato, il cielo basso e nebbioso e tra i pini coperti di neve si avverte solo il borbottio dell’Orba.
Dalla piana di Badia risalgo verso Acquabuona e da Acquabuona scendo successivamente al ponte pedonale della Frera da Bassu (Ferriera Inferiore) dove l’Orba scorre impetuoso e spumeggiante. Nel frattempo fa capolino un timido raggio di sole e con il rialzo termico inizia anche il disgelo della neve sui rami: mi ritrovo così a camminare sotto una “grandinata” quasi battente che mi costringe a infilare la giacca a vento.
Dopo il guado problematico e avventuroso del Rio della Gerla, salgo al bivio di Casa Reborina e vado a concludere l’anello in Via Bertalin, mentre l’azzurro si impone finalmente nel cielo e un bel sole splende su Tiglieto imbiancata.
25 gennaio 2026 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano
Veloce scappata sulla montagnola sopra casa - il Monte Calvo - imbiancato da un palmo di neve fresca appena caduta.
Dall’elisoccorso raggiungo le case della Vrigna e qui imbocco l’antica mulattiera per la Crocetta: tra i radi pini innevati Tiglieto mi appare come in una cartolina di Natale. Risalgo quindi il costone sud-occidentale del Calvo fino alla grande croce di ferro posta sulla sommità del panettone roccioso. Il bianco della neve si mescola col bianco della nebbia e la breve dorsale che scende verso la Crocetta potrebbe sembrare - lavorando di immaginazione - la cresta di una ben più imponente montagna.
Più tardi la spessa coltre di nubi che grava sulla valle inizia a poco a poco a sollevarsi e il chiarore di un pallido sole si scorge in lontananza. Torno a casa mentre l’aria si intiepidisce e la neve inizia a cadere e a gocciolare dai rami.
10 febbraio 2025 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano
La nevicata di sabato 8 febbraio ha accumulato in Val d’Orba circa 30 centimetri di neve (forse anche qualcosina di più). Nonostante la domenica pomeriggio vi abbia piovuto sopra, lunedi mattina la situazione è ancora buona. Non mi lascio sfuggire l’occasione e ne approfitto per una breve ciaspolata prima di recarmi al lavoro.
Parto da casa alle 7.15 alle prime flebili luci dell’alba, col cielo basso e plumbeo ma col biancore della neve che rischiara debolmente la vallata. Dalla piazzola dell’elisoccorso - con le ciaspole ai piedi - raggiungo la Vrigna dove prendo la mulattiera che si innalza tra i radi pini di Costa Azzurra, da dove Tiglieto appare come in una cartolina natalizia.
Risalgo quindi il costone sud-occidentale del Calvo tagliato più in alto dalla curva panoramica della “strada delle Vasche”. Oltre la striscia d’asfalto il costone prosegue via via più stretto fino alla sommità del panettone roccioso (m. 739), con il fianco che guarda Tiglieto assai scosceso e caratterizzato da molteplici salti rocciosi. Dall’imponente croce in ferro del Calvo (alta quasi tre metri e ben visibile da Tiglieto) si gode una completa veduta di tutta l’alta Val d’Orba.
Durante la discesa il cielo si alza e si rischiara un poco, sebbene il sole non riesca ancora a perforare la spessa coltre di nubi. A guardare le previsioni meteo sembra certo che questa neve abbia i giorni contati: chissà se in Val d’Orba l’inverno finirà così oppure ci sarà ancora l’occasione per ritirar fuori le ciaspole.
10 novembre 2024 - GIRO DELL’OLBICELLA da Acquabuona (Tiglieto) 
Stefano, Alessandro
Bella camminata con Alessandro attraverso le dorsali che rinserrano il corso dell’Orba tra la piana della Badia di Tiglieto e la confluenza dell’Olbicella. L’itinerario risulta solo in parte segnato e si sviluppa su sentieri inediti, poco o per nulla frequentati, ma sempre in ottimo stato.
Partiamo da Acquabuona - dove ci ha accompagnato Chiara con la macchina - e seguiamo la stradina asfaltata che si inerpica ripidissima tra le villette fino in località Pian del Faggio. Qui ha inizio una comoda mulattiera (non segnata) che sale nella rada pineta guadagnando in breve la displuviale boscosa tra la valle dell'Orba e quella dell'Olbicella.
Dopo lo scollinamento, un bellissimo sentiero (anche questo non segnato) discende con una lunga picchiata a Pian del Fuoco sul fondovalle dell’Olbicella. Pian del Fuoco (o Pian del Fo’) è un ripiano ameno e pittoresco circondato da fitti boschi e sovrastato dalle scoscese scarpate rocciose del Bric Berton. E’ giunto il tempo di fare una sosta e Alessandro ne approfitta per curiosare qua e là tra i fienili e le antiche cascine poste ai margini dei prati. Mentre in quota spira un grecale freddo e fastidioso, qui in basso si sta d’incanto. Passiamo sull’altra sponda grazie a un ponticello di recente costruzione e costeggiamo il torrente lungo una stradina sterrata fino a incrociare la provinciale di Olbicella a un tiro di schioppo dal paese.
Alessandro cammina spedito e non si lamenta, ma è bene tenerlo sempre motivato: a tal proposito ci siamo portati nello zaino un modellino di motoscafo telecomandato da far girare sul grande lago che l’Orba forma alla confluenza dell’Olbicella. Poi c’è anche un altro argomento con cui spronare Alessandro, un argomento molto convincente: fermare non ci possiamo più fermare, indietro non possiamo tornare e a casa ci dobbiamo arrivare (con le nostre gambe); possibilmente con una certa solerzia dal momento che restano più o meno due ore e mezza di luce.
Una imponente e vetusta passerella ci traghetta sulla riva destra dell’Orba. Camminiamo per un breve tratto sul greto del fiume (segni bianco-rossi) in un paesaggio rude e desolato fino a incontrare una grande mulattiera sostenuta da muretti a secco. Il terreno è scabro e nudo, punteggiato qua e là di pini e arrossato dal sole che si abbassa a occidente. Più in alto la mulattiera si restringe a sentiero e la salita si fa dura. “Quanto manca alla casa dell’oblò? Non siamo ancora arrivati?”, implora Alessandro che ormai non ne ha più voglia. Ma adesso manca davvero poco: i segni bianco-rossi aggirano a nord il Bric Scaglione e infine, con percorso finalmente pianeggiante, si dirigono verso il Valico della Crocetta. Noi tagliamo giù a destra raggiungendo la provinciale di Tiglieto presso il curvone della tanto sospirata “casa dell’oblò” (così chiamata per il grande finestrone circolare che si affaccia sulla strada).
Siamo arrivati giusto in tempo, con il sole che sta calando dietro il Bric Berton e con le ombre che si allungano all’infinito prima di svanire. Abbiamo camminato per cinque ore e mezza e Alessandro si è comportato molto bene.
1 novembre 2024 - M. CALVO dal ponte sull’Orba (Tiglieto) 
Stefano
Dopo un mese di ottobre caratterizzato da piogge abbondanti e spesso torrenziali, novembre si apre finalmente col bel tempo stabile che - sembra - debba durare per un po’ di giorni. Stamattina il cielo è limpido e l’aria è mite e quieta come nelle classiche giornate di fine estate; peccato solo per il mal di gola e l’abbassamento di voce che mi hanno un po’ infastidito durante la settimana e che mi inducono oggi a fare una camminata breve dietro casa.
Parto dal ponte romanico sull’Orba presso la Badia e seguendo i segnavia F.I.E. costeggio dall’alto il corso del fiume sul quale si riflette l’azzurro cristallino del cielo. Il sentiero sbuca in località Bertalin e in breve arrivo alla chiesa di Tiglieto. Quindi, percorrendo le vie interne al paese, raggiungo la piazzola dell’elisoccorso e le soprastanti e antiche case della Vrigna. Da qui seguo dapprincipio la mulattiera che si innalza alle spalle della località Costa Azzurra e poi - fuori sentiero - rimonto direttamente il costone occidentale del Calvo in gran parte ricoperto da un rado boschetto di pini.
Incrociata la strada “delle vasche” in corrispondenza del “punto panoramico” (panchina e pannello informativo), percorro l’ultimo tratto di cresta fino alla spoglia e pietrosa sommità del Monte Calvo (m. 739) sormontata dalla grande croce in ferro alta quasi tre metri. Dal Calvo, nelle giornate più limpide, si abbraccia in un solo sguardo tutta l’alta Val d’Orba, il Monferrato e la cerchia alpina dalle Marittime al Rosa. Casa mia sta qua sotto, la vedo nitidamente. E’ quasi ora di pranzo e mi affretto dunque a scendere.
20 settembre 2024 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano, Alessandro, Gianni, Franca
Come raccontare una breve camminata pomeridiana con il nostro nipotino? Suggerita da Stefano avrebbe dovuto essere una facile passeggiata tra i boschi per raggiungere la cima che sovrasta Tiglieto.
E’ qui che partiamo, appena più in alto del centro del paese, per arrivare tra prati e antiche case verso il passo della Crocetta.
Però, poco dopo, mi si presenta una salita erta senza traccia di sentiero tra radi pini nati faticosamente sulle rocce di conglomerato, conosciute anche come puddinga e caratteristiche di questa zona. Meno male che ho tolto i tappi di gomma ai bastoncini leggerissimi in carbonio che senza vergogna uso per camminare sull’asfalto.
“Io aiuto la nonna, tu aiuti il nonno” ordina Stefano ad Alessandro che brontola perché avrebbe voluto giocare a nascondino tra gli alberi striminziti. Basta una parola di papà perché la prenda alla lettera e sconsolato qualche lacrima gli scenda sulle guance: “Come faccio? Il nonno è pesante” . “Maddai! Papà sta scherzando” gli dico e lui finalmente tranquillizzato gli sta vicino come un’ombra e gli chiede continuamente se ha bisogno.
Nuvole scure che oggi nascondono il crinale del Beigua, la pianura padana e le Alpi ci offrono però una bel panorama sulla valle dell’Orba e una veduta aerea sulle case di Tiglieto.
Raggiungiamo la strada che taglia il bosco e ci inerpichiamo sulla scarpata per continuare la linea della massima pendenza che sbuca sulla cima.
Eccoci alla croce del monte Calvo. Soffia una leggera tramontana. Gianni e Alessandro costruiscono un bell’“ometto” mentre Stefano fornisce le pietre che qui abbondano. Le bandiere di preghiera colorate sventolano sulle teste di nonno e nipote mentre cercano di decifrare le scritte sul dischetto metallico del punto trigonometrico murato nel 1935 sul basamento della croce.
Più volte in passato eravamo arrivati qui, salendo anche dal ben più lungo tracciato che parte da Rossiglione.
Il ritorno è senza storia, seguiamo il facile crinale che passa dai ruderi di casermette che risalgono agli anni ’20 e ci ritroviamo sulla strada che porta alla Crocetta. Alessandro ci chiede: “Nonno, nonna, è stato bello, vero?”.
20 aprile 2024 - ANELLO DELLA BADIA da Tiglieto 
Stefano
Dall’inverno all’estate in quindici giorni e dall’estate all’inverno in una settimana: questo è in sintesi l’andamento del mese di aprile. Alla mia quota i faggi hanno già messo le foglie ma ecco che lunedi potrebbe addirittura nevicare! Oggi la giornata è limpida e frizzante con il maestrale che spira incessantemente. I boschi e i prati sono verdissimi e i corsi d’acqua sono spumeggianti.
Purtroppo restano ancora visibili i danni provocati dall’alluvione del 4 ottobre 2021. Sotto Via
Bertalin (percorrendo l’anello in senso orario) il sentiero risulta parzialmente franato per alcuni metri: per adesso si riesce a passare “al pelo” facendo un po’ d’attenzione. Subito dopo, il ponticello sul Rio Masino ha i due appoggi danneggiati e l’accesso è interdetto da una rete arancione: ma ci si transita sopra ugualmente anche perché il guado non è banale (e soprattutto non è segnalato!). La passerella sul Rio Gerla non esiste più ma fortunatamente qui il guado è semplice.
Sarebbe ormai tempo che gli enti preposti mettessero in ordine - e in sicurezza! - i punti critici
dell’Anello della Badia dal momento che questo itinerario viene costantemente percorso dagli escursionisti durante tutte le stagioni dell’anno.
6 aprile 2024 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano, Chiara, Alessandro
Passeggiata da casa al Monte Calvo con Chiara, Alessandro e Marta, un’amichetta e compagna di scuola di Alessandro. Oggi è esplosa la primavera e l’aria è tiepida; i prati di Tiglieto sono verdissimi e qua e là cominciano a spuntare le prime fioriture.
Dapprima raggiungiamo le case della Vrigna e poi - tra pini e roccette - risaliamo il costone panoramico che incrocia la strada delle Vasche e che conduce direttamente alla grande croce di vetta.
Sul Calvo - accarezzato da un venticello mite - ci divertiamo a giocare a nascondino e a far rotolare massi giù per la montagna (ovviamente facendo il tutto con la massima attenzione).
In discesa altri giochi, con Alessandro e Marta che concludono la scarpinata rotolandosi giù per i prati della Vrigna.
10 aprile 2023 - ANELLO DELLA VAL GARGASSA dal Gargassino (Rossiglione) 
Stefano, Chiara, Alessandro
Nel pomeriggio di Pasquetta ho portato Chiara e Alessandro a percorrere l’anello della Val Gargassa. Il cielo è velato, non c’è vento, non c’è freddo e neppure caldo: si sta bene.
Partiamo dal campo sportivo di Rossiglione in località Gargassino (m. 327) al km n. 2 della provinciale per Tiglieto. Dopo un primo tratto nel bosco usciamo allo scoperto in una zona singolare e suggestiva, con le scoscese pareti rocciose che danno origine a una gola spettacolare. Facili passaggi attrezzati con catene e rustiche passerelle di legno aggiungono una nota caratteristica a questo luogo appartato e selvaggio, con il torrente che scorre placido tra un laghetto e l’altro. Alessandro è contento e cammina motivato con i suoi scarponcini nuovi.
Dopo il guado sul Gargassa e il passaggio dalla sponda sinistra a quella di destra, lo scenario si addolcisce e la valle si apre: raggiungiamo così la grande radura di Veirera (m. 400 circa) ai margini della quale si trova una cascina-rifugio di proprietà del Parco del Beigua. Siamo esattamente a metà del percorso.
Imbocchiamo ora il sentiero segnato con tre pallini gialli che si innalza deciso sul fianco sinistro della vallata permettendo una visione dall’alto del “canyon” precedentemente attraversato. Alla nostra destra appare il cosiddetto “Barcun dra Scignura” (Balcone della Signora), un caratteristico foro nello spalto roccioso che potrebbe rappresentare lo sfondo ideale per una scena con Willy il Coyote e Beep Beep. L’ambiente s’inasprisce sempre più: i tre pallini gialli risalgono il dorso di un costone fino ai piedi della Rocca Giana; poi piegano a destra e dopo una cengia facile ma esposta e attrezzata con funi d’acciaio giungono al Passo della Rocca dei Corvi (m. 510). Una brevissima deviazione consente di raggiungere il soprastante pulpito roccioso che offre un magnifico colpo d’occhio sul corso del Gargassa.
Dal passo scendiamo sul versante opposto per poi risalire brevemente fino all’incrocio con l’itinerario Rossiglione-Monte Calvo (pallino giallo) tra le cascine Majulla e Monterosso. L’anello è quasi concluso: una bella mulattiera scende decisa nella valle del Gargassino mentre il rombo fastidioso delle moto che sfrecciano sulla provinciale della Crocetta ci fa capire che ormai manca proprio poco.
Abbiamo camminato circa tre ore in un ambiente tra i più caratteristici e peculiari del Parco del Beigua. Il giro è risultato poco faticoso grazie ai dislivelli contenuti e i brevi passaggi attrezzati - peraltro molto facili - hanno aggiunto quel pizzico di avventura che Alessandro ha molto apprezzato.
19 marzo 2023 - ROCCA DELLA MARIETTA (per la cresta sud-ovest) dal ponte sull’Orba (Tiglieto) 
Stefano
Uscito di casa dopo pranzo per fare due passi nel Dano sopra Vara, transitando con la macchina sul ponte di Badia scorgo alla mia destra la Rocca della Marietta con la sua cresta spoglia e rupestre che scende giù fino al fiume e che sembra perfetta per una piccola “esplorazione”: decido che i miei due passi li farò lì.
Lascio la macchina al bivio per Olbicella e riattraverso l’Orba - questa volta a piedi - sull’antico ponte in pietra per dirigermi poi, tra fossi e boschetti non troppo intricati, verso l’evidente costone rivolto a occidente. Il primissimo tratto è quasi a picco sull’Orba: nulla di difficile, per carità, ma piuttosto malagevole e parecchio ripido (difficoltà EE, ovviamente non esiste sentiero). Spuntoni rocciosi si succedono con una certa ritmicità conferendo al paesaggio un’impronta di scabra e disadorna desolazione. Ciò che non mi aspettavo era di trovare una croce sopra una grossa rupe posta circa a metà della salita: per raggiungere questa croce occorre affrontare un passaggio leggermente impegnativo, un po’ ostico soprattutto in discesa (difficoltà F).
Da qui in avanti la cresta riprende a salire con maggiore regolarità e con scorci d’ambiente molto caratteristici. Rocce rossastre e logori pini rinsecchiti mi scortano fin sulla sommità della Rocca della Marietta che, a dispetto del cielo bigio, regala ugualmente una bella cartolina di Tiglieto con il Dente sullo sfondo.
Al ritorno discendo la cresta per un breve tratto fino a scovare un’evidente traccia che sfrutta una cengia per tagliare a mezzacosta lo scosceso versante meridionale. Giungo così - assai più comodamente di quanto preventivato - ai prati della Carpenè proprio ai piedi della rocca. Non mi resta che percorrere l’antico sentiero che collegava le case di Carpenè al nucleo storico di Badia (un bel sentiero che oggi non percorre più nessuno) per concludere così la mia piccola esplorazione.
20 novembre 2022 - GIRO DELL’OLBICELLA e M. CALVO da Tiglieto 
Stefano, Roberto
Lunga camminata in compagnia di Roberto su un percorso ad anello di oltre 20 km tra le dorsali che rinserrano i corsi dell’Orba e dell’Olbicella. L’itinerario, solo in parte segnato, si sviluppa su sentieri poco o per nulla frequentati ma sempre in ottimo stato.
Partiamo da Tiglieto (m. 500, ore 8.45) in una splendida mattinata dal sapore quasi invernale, limpida e ariosa, e scendiamo alla Badia per la bella mulattiera che costeggia dall’alto la gola del fiume. Passiamo sopra l’antico ponte romanico che il 4 ottobre dello scorso anno ha opposto una resistenza incrollabile alla furia impetuosa dell’Orba (6,63 metri misurati dall’idrometro, livello massimo di piena mai registrato!) e dai prati dell’abbazia (m. 378) risaliamo nel bosco fino al curvone della provinciale. Dopo 500 metri di asfalto, presso le prime case di Acquabuona, prendiamo a destra la stradina che si arrampica ripidissima tra le villette e che termina in località Pian del Faggio.
Qui ha inizio una comoda mulattiera non segnata che sale nella rada pineta guadagnando in breve la displuviale boscosa (m. 700 circa) tra la valle dell'Orba e quella dell'Olbicella. Dopo lo scollinamento, un bellissimo sentiero (anche questo non segnato) plana dopo una lunga picchiata a Pian del Fuoco sul fondovalle dell’Olbicella (m. 362, ore 11.45): è questa una zona prativa amena e pittoresca, rinserrata tra fitti boschi e tra le scoscese scarpate rocciose del Bric Berton. Adesso si incontrano dei segnavia bianco-rossi. Passiamo sull’altra sponda grazie a un ponticello di recente costruzione e costeggiamo il torrente lungo una stradina sterrata che incrocia la provinciale di Olbicella proprio a un tiro di schioppo dal paese (m. 343).
Dopo un breve spuntino, attraversiamo il ponte sull’Olbicella in direzione di Tiglieto e seguiamo sulla sinistra una sterrata in leggera discesa (palina e segnavia n. 531) fino a all’imponente e vetusta passerella che ci traghetta sulla riva destra dell’Orba. Camminiamo ora sul greto del fiume tra ciottoli e affioramenti rocciosi (segni bianco-rossi) in un ambiente insolito e suggestivo, fino a quando incontriamo la partenza di una grande mulattiera sostenuta da muretti a secco. Il terreno è scabro e nudo, punteggiato qua e là di pini e arrossato dal sole. Più in alto la mulattiera si restringe a sentiero e la salita si inasprisce su per l’aspro costone che costringe l’Orba a una serie di anse pronunciate. I segni bianco-rossi aggirano a nord-est il Bric Scaglione, scavalcano una dorsale secondaria e raggiungono la provinciale di Tiglieto al Valico della Crocetta (m. 626, ore 13.45).
Ma i saliscendi non sono ancora terminati: decidiamo infatti di proseguire fino in cima al Monte Calvo (m. 739, ore 14.10) per non concludere la gita senza aver prima ammirato il panorama dell’arco alpino.
Infine alle 14.45, dopo 5 ore di marcia pressochè ininterrotta, facciamo ritorno a Tiglieto concludendo così questo anello, decisamente lungo e anche abbastanza faticoso; che nelle giornate fredde e ventose come quella odierna, quando lo spartiacque è spazzato dalla gelida tramontana, rappresenta senz’altro una valida alternativa all’Alta Via.
2 ottobre 2022 - GIRO DELL’OLBICELLA da Tiglieto 
Stefano
Interessante percorso ad anello su sentieri inediti, poco o per nulla frequentati, attraverso le dorsali che racchiudono il corso dell'Orba tra la Badia di Tiglieto e la stretta dell’Olbicella. L’itinerario è segnato solo in parte e i sentieri sono tutti in ottimo stato; nonostante il dislivello complessivo risulti contenuto, la lunghezza del giro è di circa 18 km.
Parto da casa alle 7.40 (m. 500) e da Via Bertalin scendo a Badia per la mulattiera che costeggia dall’alto la gola del fiume (triangolo e cerchio barrato gialli). Passo sull’antico ponte romanico che il 4 ottobre 2021 ha opposto una robustezza incredibile alla piena dell’Orba (6,63 metri misurati dall’idrometro di Tiglieto, valore massimo mai registrato!) e dalla piana dell’abbazia (m. 378) salgo nel bosco fino al curvone della Cascinazza. Dopo 500 metri di asfalto prendo a destra la stradina che sale dietro il meccanico di Acquabuona (località Bianchina) e che si inerpica assai ripida fino a terminare a Pian del Faggio.
Qui ha inizio una comoda mulattiera (non segnata) che sale tra i pini con moderata pendenza e che raggiunge la displuviale boscosa (m. 700 circa) tra la valle dell'Orba e quella dell'Olbicella. Dopo lo scollinamento un bellissimo sentiero (sempre non segnato) scende con una lunga picchiata al fondovalle Olbicella a Pian del Fuoco (m. 362, ore 10): è questa una zona prativa amena e pittoresca, circondata da più parti da rossastre scarpate rocciose. Adesso si incontrano i segnavia bianco-rossi che dopo essere passati sull’altra sponda - grazie a un solido ponticello - costeggiano il torrente su una stradina sterrata che sbuca sulla provinciale di Olbicella a poche centinaia di metri dal paese (m. 343).
Attraversato il ponte sull’Olbicella (direzione Tiglieto), imbocco sulla sinistra una sterrata in leggera discesa (palina e segnavia n. 531). Un’imponente e assai vetusta passerella permette di guadagnare la riva destra orografica dell’Orba che seguo per un breve tratto tra ciottoli e affioramenti rocciosi (segni bianco-rossi). A un certo punto, appena sopra il livello del fiume, ci si immette su una larga mulattiera sostenuta da muri a secco. L’ambiente è scabro e nudo, punteggiato di pini e arrossato dal sole. Più oltre la mulattiera si restringe a sentiero e la salita si inasprisce, su per il costone che impone all’Orba una serie di anse pronunciate. I segni bianco-rossi procedono a zigzag sul terreno roccioso, aggirano a nord-est il Bric Scaglione e puntano dritti verso il Valico della Crocetta (m. 626). Io ora taglio a destra e raggiungo la stalla sopra il curvone della Carpenè (il curvone della casa “con l’oblò”).
Macino velocemente i 2 km di asfalto che ancora mi separano da casa e alle 12.10, dopo quattro ore e mezza di cammino ad andatura sostenuta, concludo questo bel giro; che nelle giornate con il “marino” come quella odierna, quando lo spartiacque è avvolto dalle nubi e immerso nella nebbia, rappresenta senz’altro una valida alternativa all’Alta Via.
18 dicembre 2021 – ANELLO DELLA BADIA da Tiglieto 
Stefano
Nonostante le temperature diurne si siano alzate sensibilmente, resiste ancora un po’ di neve in Val d’Orba, grazie alle notti stellate e soprattutto all’assenza del “marin”: nelle vallette in ombra e nelle vicinanze dei corsi d’acqua, è rimasta addirittura leggera e polverosa proprio come quando è caduta una decina di giorni fa.
Purtroppo sono sempre visibili i danni provocati dall’alluvione dello scorso 4 ottobre. Il ponticello
sul Rio Masino sotto Via Bertalin presenta i due sostegni laterali in cemento erosi e quasi scalzati, e ci si transita sopra a proprio rischio e pericolo (l’accesso è interdetto da una recinzione e da un’ordinanza del Comune di Tiglieto). Quello sul Rio Gerla è stato completamente spazzato via dalla furia dell’acqua e non se ne trovano manco più i resti: fortunatamente qui il guado è semplice. Infine la passerella dietro le case di Badia risulta sbarrata e vietata al transito ma in questo caso non ne comprendo il motivo perché a occhio appare integra: siccome l’attraversamento del rigagnolo è difficoltoso a causa degli argini in pietra (e con neve e ghiaccio può diventare anche pericoloso), ho strisciato sotto le due reti poste agli imbocchi per poterci passar sopra. Aggiungo a titolo informativo che ieri pomeriggio (17 dicembre) ho trovato in rete una comunicazione la quale dava per ripristinato l’intero Anello della Badia grazie a deviazioni appositamente predisposte e segnalate in loco: io non ho visto assolutamente alcunchè e allo stato attuale – e sperando di non essere cieco - ritengo questo itinerario non percorribile in totale
sicurezza. Per il resto i sentieri sono in ordine e il traverso a mezzacosta tra il Rio Gerla e la Ferriera
Inferiore è stato protetto con nuovissime funi d’acciaio.
Mentre la sponda destra dell’Orba (dove si trova la “Frera da Bassu”) è un congelatore, quella sinistra risulta accogliente e baciata dal sole e mi chiedo come mai la vecchia ferriera venne costruita sul lato più freddo e inospitale dove in questi dieci giorni non si è sciolto neanche un centimetro di neve.
Anche la piana della Badia in inverno si comporta come un grande freezer, soprattutto di notte e al primo mattino: poi il sole riesce ad accedere e, se nel frattempo non giunge dall’Olbicella una estrema propaggine della fredda nebbia padana, tutta la conca si mitiga un po’.
La rete a recinzione della proprietà privata della Marchesa Raggi risulta abbattuta per alcuni metri nel tratto che costeggia la strada, probabilmente per opera dei cinghiali. Ne approfitto ed entro per la prima volta nel parco tra i maestosi alberi secolari, potendo così osservare il complesso dell’abbazia dal lato - per così dire - inedito.
Quindi, tagliando per i prati innevati e attraversato l’antico ponte romanico che il 4 di ottobre ha opposto una robustezza indistruttibile alla piena dell’Orba (6,63 metri misurati dall’idrometro di Tiglieto, valore massimo mai registrato!), prendo il sentiero che costeggia dall’alto la gola del fiume e in Via Bertalin concludo l’anello: ancora dieci minuti di strada e sono di ritorno a casa.
11 dicembre 2021 - ROCCA DELLA MARIETTA da Tiglieto 
Stefano
A differenza dell’altro ieri, oggi è una splendida mattinata di sole, con un filo di tramontana che mantiene l’aria asciutta e pungente come si conviene alle belle giornate d’inverno.
Dal curvone della villa “con l’oblò”, risalgo la ripida stradina appena imbiancata come da zucchero a velo, e sul piazzale della stalla metto le ciaspole. Da qui percorro la forestale ben innevata fino all’ampia insellatura che precede il Bric Scaglione. Con un bel percorso su sentiero nella rada pineta, aggiro a nord il mammellone dello Scaglione per sbucare sulla panoramica dorsale che guarda l’Olbicella. Quindi, tra roccette e pini nani, scollino sul Bric Scaglione e ne discendo dalla parte opposta il ripido pendio rivolto in faccia alla Badia; finchè una sorta di istmo dà accesso all’esile crestina rocciosa che termina sulla Rocca della Marietta (m. 614), proprio in fronte a Tiglieto.
Da quassù, attingendo dal gergo militare, si tengono sotto tiro i due ponti sull’Orba, quello della provinciale e quello storico di epoca romanica; mentre da laggiù, la Rocca della Marietta ha l’aspetto di un rude cono roccioso simile al baluardo di una fortezza.
Proprio sotto la rocca, sta l’antica cascina della Carpenè dove ha vissuto in gioventù il bisnonno di Alessandro; che, in questo momento, è a casa ad aspettarmi perché non vede l’ora di uscire con il bob.
9 dicembre 2021 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano
La nevicata di ieri (8 dicembre) ha depositato in Val d’Orba 20-30 centimetri di neve farinosa, leggera e inconsistente, sufficiente comunque per togliere la polvere dalle ciaspole. La mattinata è rigida, pienamente invernale, così come il paesaggio imbiancato e l’atmosfera ovattata: i fievoli rintocchi delle campane sembrano giungere da una chiesa lontana.
Ho poco meno di tre ore a disposizione, all’una devo essere a Sampierdarena per farmi estrarre un dente. Parto quindi direttamente da casa e di buon passo raggiungo la piazzola dell’elisoccorso. Poi, ciaspole ai piedi, salgo alla Vrigna e prendo la mulattiera che si innalza tra i radi pini di Costa Azzurra: Tiglieto è una cartolina natalizia, con i boschi tutti imbiancati sotto un cielo metallico.
Prima di sbucare sulla sterrata che si dirige verso la Crocetta, abbandono la mulattiera e rimonto a destra (fuori sentiero) il costone sud-occidentale del Calvo, intersecato da una curva panoramica della strada delle Vasche da cui si abbraccia con lo sguardo tutta l’alta Val d’Orba. Il costone prosegue via via più stretto verso la croce sommitale, con il fianco che guarda Tiglieto assai scosceso e caratterizzato da molteplici salti rocciosi.
Al di là della copertura nuvolosa spiccano il Monviso e il Rocciamelone illuminati dal sole, mentre in ombra sono le colline del Monferrato che progressivamente digradano verso la valle del Tanaro e la città di Asti. Dall’antica croce di ferro battuto, alta due metri e mezzo e ben visibile da Tiglieto, si gode infine un’ampia prospettiva delle valli Gargassa e Stura, fino allo sbocco di quest’ultima in pianura oltre gli ultimi rilievi delle Ciazze (a sinistra) e della Colma (a destra).
Un primo timido raggio di sole fa capolino proprio nel preciso istante in cui rientro in casa, dando quella pennellata di luce che mancava al paesaggio: peccato soltanto che non sia sbucato un po’ prima.
21 marzo 2021 - M. CALVO Da Tiglieto 
Stefano, Alessandro
Il calendario ha ufficializzato l’arrivo della primavera ma se non fosse per il verde dei prati e per i raggi del sole che giorno dopo giorno si fanno più robusti e duraturi sembrerebbe di essere a gennaio, con estese gelate mattutine e tramontana pungente durante l’intero arco della giornata. Volevo portare Alessandro sul Beigua, la cima “con i piloni” come la chiama lui: non ci è mai stato e i tralicci dei ripetitori lo incuriosiscono. Però lassù farà sicuramente un freddo cane e immagino già le raffiche di vento sibilare lamentose tra le antenne. Il Beigua può aspettare, faremo due passi sopra casa.
Saliamo alla chiesetta della Vrigna e proseguiamo su per il sentiero che si innalza alle spalle delle case di Costa Azzurra. Poi abbandoniamo il tracciato e rimontiamo a destra, in un rado boschetto di pini, il costone occidentale del Monte Calvo incrociando la strada “delle vasche” in corrispondenza del punto panoramico (panchina e pannello informativo).
La tramontana rinforza sensibilmente e ci sferza con violente folate ma Alessandro non sembra curarsene: si diverte infatti a “scalare” le roccette che cingono la cresta in prossimità della croce; e vorrebbe pure fermarsi qui a giocare (a cosa di preciso non so).
Brevissima sosta in vetta per non gelare e poi giù via quasi di corsa fino al boschetto riparato dal vento, dove Alessandro può finalmente mettersi a giocare al supereroe. Al termine della discesa, sui prati della Vrigna appena intiepiditi dal sole, si getta nell’erba e inizia a rotolarsi come un cagnolino: ride, è contento, segno che la passeggiata comunque gli è piaciuta.
16 gennaio 2021 - M. POGGIO dalle Vasche di Tiglieto
Stefano
Giornata fredda e serena, con un filo di tramontana che accarezza i crinali. Dalle vasche di Tiglieto seguo la stradina per il Colle di Masca (o Passo Fruia) fino alla selletta dello Scaiun. Qui svolto a sinistra e risalgo gli aperti pendii fino alla sommità del Monte Poggio. La neve è dura, quasi ghiacciata, ma in superficie è ruvida: quindi ci si cammina perfettamente senza faticare. Questa dorsale, a cavallo tra le valli Orba e Gargassa, dalle cime arrotondate e povere di vegetazione, si presta molto bene alle ciaspolate. La gamba sta migliorando, ogni giorno che passa la sento più forte e più stabile.
14 gennaio 2021 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano
Terza passeggiata al Monte Calvo sotto un sole “battente” e un cielo blu cobalto. Dalla piazzola dell’elisoccorso, per i prati innevati, raggiungo la Vrigna dove imbocco la mulattiera che conduce alla strada “delle vasche”. Presso le case che si incontrano prima della strada, svolto a destra e risalgo nella pineta il costone che arriva diretto sul Calvo. La neve è trasformata e poco faticosa, soltanto un po’ marcia nei punti maggiormente esposti al sole. In discesa vedo una decina di cinghiali in perfetta fila indiana attraversare a mezzacosta il pendio innevato in direzione di Villa Margherita.
8 gennaio 2021 - BRIC SCAGLIONE da Tiglieto 
Stefano
Il paesaggio intorno a Tiglieto continua a essere un incanto e le cime arrotondate alle spalle del paese sembrano ricoperte di panna. Risalgo la provinciale fino al curvone della Carpenè (quello della villa con l’oblò) e prendo la mulattiera che porta verso il Bric Scaglione, inoltrandomi in un ambiente “lappone”: uno spettacolo meraviglioso! Al ritorno a casa la gamba mi fa male e la sera fatico a stare in piedi. Sono un po’ in apprensione ma per fortuna, l’indomani mattina, il dolore è passato del tutto.
6 gennaio 2021 - BADIA da Tiglieto (ritorno ad Acquabuona) 
Stefano
Altri 20 cm. di neve caduti nella giornata di ieri hanno reso il paesaggio fiabesco e oggi Tiglieto è una magnifica cartolina. Da Via Bertalin, ciaspole ai piedi, prendo il sentiero che scende giù al fiume ed è come camminare nella panna montata. Passo l’Orba sull’antico ponte in pietra e raggiungo la Badia attraversando i prati innevati. Poi salgo alla Cascinazza di Acquabuona dove Chiara e Alessandro, di ritorno dalla spesa, mi caricano in macchina e mi riportano a casa.
3 gennaio 2021 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano
Una bufera di neve nella notte tra l’1 e il 2 gennaio ha depositato al suolo un manto davvero cospicuo, come da anni non si vedeva. La salita al Calvo passando per la Vrigna è stata quindi decisamente faticosa giacchè, pur con le ciaspole, sprofondavo parecchio. Cielo per lo più nuvoloso, con alcuni squarci di azzurro e timide occhiate di sole. Alberi stracarichi di neve. Oggi la coscia deve aver accusato lo sforzo perché in discesa mi ha fatto un po’ male.
30 dicembre 2020 - ROCCA DELLA MARIETTA dal Passo della Crocetta (Tiglieto) 
Stefano
Passeggiata con le ciaspole alla Rocca della Marietta, pronunciato cocuzzolo roccioso di forma conica che guarda in faccia Tiglieto e domina dall’alto i due ponti della Badia. Dalla sommità del Bric Scaglione si scende a sinistra per risalire poi, tra pini e roccette, la breve crestina che porta in vetta. Oggi cielo ancora grigio ma niente freddo. La gamba migliora costantemente.
28 dicembre 2020 - BRIC SCAGLIONE dal Passo della Crocetta (Tiglieto) 
Stefano, Chiara, Alessandro
Dopo ulteriori 20 cm. di neve caduti durante la notte e nel primo mattino, con Chiara e Alessandro faccio questa passeggiata sotto un cielo grigio, in un ambiente ovattato e “finlandese”. Io con le ciaspole traccio il solco, Chiara e Alessandro (sprovvisti di ciaspole) ci camminano dentro. Ai piedi della salita finale, Alessandro si ferma con Chiara a giocare nella neve; io proseguo brevemente fino in cima al Bric Scaglione. Alessandro si è divertito molto, sta prendendo confidenza con la neve. La mia gamba la sento sempre più “solida” e sicura.
26 dicembre 2020 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano, Paolo
Ambiente da fiaba dopo la moderata nevicata del giorno di Natale. Decido di andare senza ciaspole sottovalutando però la quantità di neve caduta: sarebbe stato meglio averle. Mi tiene compagnia mio cognato Paolo che porta anche il suo cane. Saliamo dalla mulattiera che passa per la Vrigna, tra i pini ammantati di bianco. La temperatura è gradevole, il cielo è limpido e la neve è fantastica, farinosissima. La gamba migliora sensibilmente. E’ stata proprio una bella passeggiata.
30 ottobre 2020 - GIRO DEL LAIONE da Acquabuona (Tiglieto) 
Stefano
Parto dall'officina del meccanico di Acquabuona (Tiglieto) nel tardo pomeriggio di una tranquilla giornata di metà autunno e percorro la stradina (Via del Faggio) che si innalza ripida alle spalle della località Borgo Bianchina.
Al termine dell'asfalto prende il via una bella mulattiera proprio sul ciglione meridionale del grande anfiteatro che ospita il complesso storico dell'abbazia. Si sale in moderata pendenza nella rada pineta fino a raggiungere il crinale boscoso che separa nettamente la valle dell'Orba da quella dell'Olbicella. Questa dorsale, che ha origine presso la confluenza dei due torrenti a poche centinaia di metri dal paese di Olbicella, si eleva da subito scoscesa e inaccessibile fino al Bric della Bandita per dirigersi poi, con meno aspri saliscendi, attraverso il Passo delle Rocche e i bricchi Cucco-Laione-Bia-Colma, verso la sella di Montà (San Pietro d'Olba). A questo punto trascuro la diramazione di destra, che scende giù per l'opposto versante al Pian del Fuoco e proseguo a sinistra a mezzacosta tagliando il versante est del Monte Laione. Poco oltre una marcata insellatura tra il Laione e il Bric della Bia, seguo sulla sinistra la sterrata che scende, in un bel paesaggio agreste, tra le coltivazioni dell'azienda Dal Pian e che termina in località Bolla di Acquabuona.
Per stradine interne faccio quindi ritorno a Borgo Bianchina e alla macchina dove concludo questo breve e inedito anello.
6 giugno 2020 - LAGHETTI DELL'OLBICELLA da Cascinetta (Olbicella) 
Stefano, Chiara, Alessandro
Partenza da Cascinetta di Olbicella
- Ale, pomeriggio andiamo a fare una camminata?
- No, non ci andiamo
- Perchè? Non la vuoi fare una camminata? Viene anche la mamma
- Ma papà, basta camminate!
- E dai ...
- Uff, ti ho detto basta camminate. Non me lo fare ripetere più
- Volevo andare a Olbicella ...
- Con la macchina?
- Si, in macchina ... e poi a piedi. Se non vieni ci vado da solo
- Dove? A Olbicella?
- Si. E poi ai laghetti di Pian del Fuoco
- A tirare le pietre nell'acqua?
- Certo. Ci vieni o no?
- Si che ci vengo!
- Sei contento di camminare?
- Si. Papà, qui come si chiama?
- Frazione Cascinetta
- E' una località?
- Si, però c'è solo una vecchia casa
- E' nel comune di ...?
- Molare
- In provincia di ...?
- Alessandria
- E questa è la frazione Serra Superiore
- E' una località?
- Si, con una sola casa ...
- E' proprio un posto fantastico
- Ti piace questo ponte?
- E' un ponte traballante? Come quello di Vara?
- No, questo è fisso, non si muove
- Perchè non si muove?
- Perchè no
Al Pian del Fuoco
- Siamo quasi arrivati al Pian del Fuoco. Guardate come è bello qui!
- Una cascata!
- Non è una cascata ... E’ un trogolo
- Un trologo?
- Non trologo, tro-go-lo. Serve per prendere l'acqua e per lavarci la roba. Guarda che bella la canaletta sospesa che porta l'acqua al trogolo!
- Quanta acqua!
- Chiara, è vero che è un bel posto questo?
- Molto
- Ma non c'eri mai stata qui?
- No, mai
- Ora andiamo ai laghetti
- Dove sono?
- Un po' più avanti ma manca poco. Guarda Ale, guarda sulla pietra. Per andare ai laghetti dobbiamo seguire questi segni bianco-rossi. Capitano, facci strada che noi ti seguiamo!
- Agli ordini!
Sulla spiaggetta di un laghetto del Torrente Olbicella
- Dai papà, tira anche tu in acqua una pietra grossa; anzi, una pietra enorme
- Sei un esploratore della natura?
- Si!
- Allora proviamo a guadare il torrente!
- Dai!
- Papaa! Vienimi a prendere, sono intrappolato!
- Arrivo, arrivo ... scatto solo una foto
- Vienii!
Al ritorno
- Ti è piaciuta la camminata di oggi?
- Si, è stata proprio bellissima
- Guardate che bel prato! Passiamo di qui! Venite, in fondo al prato ci sono dei tavoli e delle panche. Dai che ci riposiamo un po' ... C'è anche il dondolo! Meglio di così ...
- Cosa è quel cartello laggiù?
- C'è scritto il nome della località: si chiama Serra Inferiore. C'è solo questa casa. Quando sono passato di qui un mese e mezzo fa, dietro la rete c'era un cane lupo. Oggi però non c'è, non vedo la macchina del padrone
- Mamma, ho paura dei cani
- Ma era bravo ... abbaiava per salutarmi ... e comunque ora non c'è
- Quando abbaiano, i cani salutano?
- Eh si ... (magari) Allora, vi è piaciuto questo giretto?
- E' stato bellissimo!
- A te Chiara, è piaciuto?
- Si, sono posti molto carini ... a parte le rane che mi fanno un po' schifo. E poi mi è piaciuto perchè non mi hai fatto stancare
30 aprile 2020 - ANELLO DI MONTEROSA da Tiglieto 
Stefano, Alessandro
Alla Carpenè
- Allora, oggi andiamo alla scoperta di un sentiero che dalla Carpenè scende giù fino a Badia. Ho visto sulla cartina che c'è, dobbiamo trovarlo. Ok?
- A Badia dove? Da Suor Rossella?
- No, arriva giù dalla casa di Mauro
- Dall'idraulico?
- Si, dall'idraulico. Poi saliamo dal sentiero con le ringhiere
- Qual è il sentiero con le ringhiere?
- Quello che facciamo quando andiamo al fiume, quando passiamo da Via Bertalin. Hai capito?
- Ah, si
- Ecco, qui siamo alla Carpenè. La mamma mi ha detto che in questa casa ci è nato il tuo bisnonno Augusto
- Chi è Augusto?
- Era il tuo bisnonno, il nonno della mamma, il papà del nonno Giorgio
- Il nonno di Giorgio?
- No, il papà di Giorgio. Era il tuo bisnonno
- Ah, però ora dov'è Augusto
- Eh, ora è in cielo. Ti piace qui?
- Si, è proprio bello
- Aiutami a cercare l'inizio del sentiero, dovrebbe essere qui vicino. Ah ecco, l'ho trovato, vieni
- Lì?
- Si, qui
Sul sentiero che scende giù a Badia
- Uhh, guarda che bella la Badia giù in mezzo al prato
- Papaa, mi togli le scarpe? Sono piene d'acqua!
- Non sono piene d'acqua, si sono bagnate con l'erba. Non bisogna toglierle
- Ma io voglio che me le svuoti!
- Ma non si possono svuotare! Sono inzuppate, non c'è l'acqua dentro!
- Ma io le voglio svuotare. Toglimele!
- Ti ho detto che dentro non c'è acqua, sono solo inzuppate! Anch'io ho i piedi bagnati, poi si asciugheranno
- Dove, al sole?
- Si, al sole. E poi non hai detto che sei un esploratore della natura? Stai esplorando, è normale avere i piedi bagnati. Altrimenti che esploratore sei? Dai, che ora erba non ce n'è più e il sentiero è asciutto
- Che bel sentiero!
- Si, vedrai che di acqua non te ne entra più
- Papà, qui dove siamo?
- Siamo sopra a Monterosa
- Dove abita Elio "pizza"?
- Si, ma non ci passiamo. Ci giriamo tutto intorno
- Ora però ho fame. Ci fermiamo a far merenda?
- Va bene, però cerchiamo una roccia dove sederci
Quasi a Badia
- Ale, non distrarti e stai attento a non cadere che qui ci sono tante pietre. Tra un po' sbuchiamo sulla strada
- Dov'è la strada?
- E' qua sotto, tra poco ci arriviamo. Poi l'attraversiamo e riprendiamo il sentiero dall'altra parte
- Giù di qui?
- Si, vai giù e cerca dove inizia il sentiero
- Papà, ora dove vado?
- Aspetta, scatto questa foto e arrivo. Eccolo là l'inizio del sentiero, devi scendere di lì
A Badia
- Ora?
- Siamo sulla stradina del campo di Badia. Adesso seguiamo i segni gialli e andiamo su dal sentiero con le ringhiere
- Papà, facciamo una corsa!
Nella gola dell'Orba, sulla mulattiera che sale a Tiglieto
- Mamma mia, che rumore che fa il fiume!
- E' pieno d'acqua, stanotte deve aver piovuto tanto
- Guarda, c'è la schiuma laggiù
- Non è schiuma. E' perchè c'è tant'acqua spumeggiante
- Cos'è spumeggiante?
- Vuol dire che fa la schiuma ...
- Papà, che ne dici se giochiamo a nascondino?
- Quii?! Sei matto? Ci sono i precipizi. E' pericoloso!
- Ma si, giochiamo!
- No, qui no! Giochiamo più su quando inizia il bosco. Guarda che bello l'Orba da qui
- Guarda papà, il ponte!
- Si, è il ponte di Badia
- Ora però possiamo giocare a nascondino?
- Ti ho detto più in su
Nascondino
- Conta fino a venti che io mi nascondo
- Si!
- E non guardare!
- Ok!
Quasi arrivati
- Papà, sono un po' stanco
- Dai che ormai siamo arrivati
- Arriviamo dalla cucina?
- Si, passiamo dalla cucina. E facciamo un grande "buuh!" alla mamma. Va bene?
- Si, facciamole un grandissimo "buuh" così si spaventa
24 aprile 2020 - GIRO DELL'OLBICELLA e M. LAIONE da Tiglieto 
Stefano
Interessante percorso ad anello, per me inedito e in buona parte sconosciuto, sulle dorsali che demarcano il corso dell'Orba tra la confluenza con l'Olbicella (a valle) e quella con il Carpescio (a monte).
Parto alle 8 in punto da casa (località Casavecchia di Tiglieto, m. 500) e, salendo per la mulattiera che passa dalla Vrigna, raggiungo la strada "delle Vasche" e il Valico della Crocetta (m. 626). La giornata si preannuncia radiosa, tiepida e senza una bava d'aria: una perfetta giornata di primavera.
Al di là del passo si trova il punto d'arrivo del cosiddetto "Sentiero del Pellegrino" (segnavia n. 531), un lunghissimo itinerario di oltre 10 ore di cammino che parte dalla lontana Acqui Terme. Io ne seguirò un breve tratto in senso contrario, fino al ponte della provinciale sull'Olbicella. Questo sentiero, dopo aver aggirato a nord-est il cocuzzolo del Bric Scaglione, percorre in discesa tra pini e roccette il rude costone della montagna che, alla soglia del paese di Olbicella, costringe l'Orba a un'ansa pronunciata. In prossimità del fiume il sentiero si trasforma in una comoda mulattiera sostenuta da muretti a secco; i segni bianco-rossi proseguono poi lungo la sponda destra fino a incontrare un'imponente passerella che permette il passaggio dalla parte opposta.
Appena superato il ponte della provinciale sul Torrente Olbicella (m. 343), si stacca a sinistra una stradina sterrata (palina e segnavia n. 555) che costeggia il corso di questo importante affluente dell'Orba fino alla minuscola frazione di Case Serra. Poco oltre un bel ponticello metallico mi traghetta sull'altro lato della gola in prossimità di un'amena zona prativa: il suo nome è Pian del Fuoco (o Pian del Fo', m. 362) e giace ai piedi di scoscese e pittoresche scarpate rocciose.
Qui il navigatore GPS mi aiuta a rintracciare l'inizio del sentiero - non segnato - che, scavallando la dorsale Cucco-Laione-Montà, conduce in Val d'Orba ad Acquabuona. Questo sentiero, mai fatto prima d'ora, si presenta in ottime condizioni di percorribilità: è ben pulito, ben tracciato e sufficientemente segnalato con ometti di pietre; smarrirlo è pressochè impossibile. Al termine di una salita costante e piuttosto faticosa, guadagno la linea di displuvio Olbicella-Orba tra il Bric del Cucco e il Monte Laione e, abbandonando momentaneamente il sentiero, raggiungo sulla destra per cresta la cima di quest'ultimo (m. 732, ore 11.35). Dal Laione si ha una vista inedita del Bric Berton, della Costalunga di Palo, delle case dei Moretti disposte sul ciglio dello spartiacque Olbicella-Erro e del mio paese, Tiglieto, adagiato sull'ariosa e assolata costa meridionale del Monte Calvo.
Dopo aver percorso a ritroso il breve tratto di cresta, inizio ora la picchiata su Acquabuona con scorci paesaggistici bucolici che fanno da cornice al complesso della Badia. In località Bianchina il sentiero sfocia in uno stretto nastro d'asfalto che, dopo una ripida serpentina tra le villette all'ombra di pini e di abeti, sbocca a sua volta sulla strada provinciale (m. 510) presso le ultime case di Acquabuona in direzione Tiglieto.
Non mi resta a questo punto che seguire il pallino barrato giallo, attraversare l'Orba sulla passerella della Ferriera Inferiore (Frera da Bassu, m. 412) e risalire infine l'opposto versante all'ombra rinfrancante della faggeta.
Alle 13.30 passo davanti alla chiesa di Tiglieto e dopo una manciata di minuti faccio rientro a casa concludendo così, sotto un caldo sole pre-estivo, un anello inedito di 17 km e 750 metri di dislivello che mi ha soddisfatto oltre ogni aspettativa.
16 aprile 2020 - BRIC SCAGLIONE da Tiglieto 
Stefano, Alessandro
Alla Carpenè
- Che bello che è qui. Papà, qui come si chiama?
- Siamo alla Carpenè. Ora saliamo su dai prati e passiamo davanti alla stalla dell'asinotto. Poi andiamo al Monte Scaglione. Sei pronto?
- Si che sono pronto!
- Guarda, Alessandro, nel prato lì sotto c'è l'asinotto
- Cosa fa l'asinotto? Mangia il fieno?
- Si, sta mangiando il fieno
Sulla dorsale verso il Bric Scaglione
- Dai Ale, vien tardi. Andiamo che la mamma ci aspetta per mangiare
- Ste, un attimo, devo prima segare questo albero. Perchè è caduto questo albero?
- Perchè era vecchio, non ce la faceva più a stare in piedi
- Papà, ma dove sono i cartelli?
- I segni?
- Si. Dove sono?
- Tra un po' ci sono. Cammina che poi li vedi. Forza, in marcia!
- Va bene capitano!
I segni bianco-rossi
- Ecco i cartelli!
- Hai visto che c’erano? Bianco e rosso. Indovina cosa c'è scritto sopra
- C'è scritto Tiglieto
- Ma come fai a saperlo?!
- Eh, così ...
Sul Bric Scaglione
- Siamo in cima, Ale, siamo sul Bric Scaglione. Ti piace?
- Si!
- Guarda laggiù in fondo, c'è Olbicella!
- Dove? Dove?
- Laggiù!
- Ma dove laggiù?
- Laggiù! Dritto davanti a te!
- Là?
- Si, là!
- Ora mi dai il Buondì Motta?
- Tieni. Vuoi anche un po' d'acqua?
- Si, voglio due bicchieri
Nascondino
- Papà, giochiamo a nascondino?
- Va bene. Tu conta che io mi nascondo
- Uno. Due. Tre. Quattro ...
- Non guardare, eh! Se guardi non vale!
- No che non guardo!
- Ti ho trovato!
- Ma porca miseria!
Verso la Crocetta
- Ora la facciamo una caccia al tesoro?
- Dopo, Ale. Adesso bisogna fare questo sentiero fino alla Crocetta. Devi aiutarmi a cercare i segni bianchi e rossi sennò non troviamo più la strada e ci perdiamo. Mi raccomando
- Cerchiamo i cartelli?
- Si, i cartelli
- Eccone uno, papà!
- Bravissimo! Ora cerchiamo il prossimo
- Papaa!
- Cosa c'è?
- Sono stanco
- Dai che manca poco alla Crocetta, ci siamo quasi
- Però alla Crocetta ci sono i cartelli?
- Certo che ci sono! Ce ne sono tantissimi
- Andiamo?
- Arrivo
Alla Crocetta
- Ale, guarda che bei cartelli! Bianchi e rossi. Siamo alla Crocetta!
- Dove? Dove sono i cartelli?
- Sei stato in gamba, sei un gran camminatore. Ora ci manca solo la discesa dalla Vrigna
Ritorno per la Vrigna
- Papà, la facciamo una corsa?
- E va beh, facciamola ...
- Papà, tu scappa e io sono il mostro che ti insegue
- Arrrrhhhh! Ti prendo!
- Aiuto! Il mostro!
- Sei stanco, Ale?
- No che non lo sono
- Ma qui dove siamo?
- Siamo sotto la Vrigna, tra poco arriviamo dall'elisoccorso. Ti è piaciuta la gita?
- Si, mi è piaciuto tanto il Monte Scaglione. Però ho un'idea. Quando arriviamo a casa lo facciamo un enorme "buuh!" alla mamma? Così si trova paura
8 aprile 2020 - M. CALVO da Tiglieto 
Stefano, Alessandro
Ci si mette d'accordo su dove andare
- Ale, dove vuoi andare a camminare stamattina?
- Voglio andare ... al lago della Chiusa!
- Ma no dai, ci siam già stati. Sai dove ti porto invece?
- Dove?
- Sul Monte Calvo, dove c'è una croce enorme
- Con la macchina?
- No, in macchina non si può, lo sai ... E' vietato, c'è il coronavirus
- Ma io voglio andare in macchina!
- Se non si può, non si può. Ci danno la multa
- Senti papà, ho un'idea
- Cosa?
- Che ne dici se andiamo alle Case Reborina?
- No. Oggi andiamo sul Calvo che non ci sei mai stato!
- Ma io volevo andare alle Case Reborina ...
- Il Monte Calvo è bellissimo, c'è un panorama stupendo, si vede tutta Tiglieto
- No, il Monte Calvo è brutto, è bruttissimo!
- Ma non dire fesserie. Guarda che dove si passa non ci sono cani
- Dove si passa?
- Dalla stradina dietro la casa di Alberto. E poi dopo la casa di Robino c'è il sentiero
- C'è il sentiero?
- Si, il sentiero che porta alla Vrigna. Allora, andiamo sul Calvo?
- Si passa dietro Alberto?
- Ti ho detto di si!
- E i cani dove sono?
- Non ci sono cani dove passiamo!
- Ah ...
- Se non vieni ci vado da solo! Allora vieni? Si o no?
- Va bene ... a che ora andiamo?
- Alle nove e mezza, quando finiscono i cartoni
- Ok ... La sai una cosa, Stefano?
- Cosa?
- Il Monte Calvo è proprio un bel monte! Mi piace andare sul Monte Calvo
Sulla mulattiera che sale alla Vrigna incontriamo un gattino che ci seguirà per tutto il tempo
- Ti piace il micio?
- Si! Cosa fa?
- Ci segue. Salutalo
- Ciao micio
- Eccoci, Ale. Siamo alla Vrigna. Ti piace la chiesetta?
- Si. Dai micio, vieni!
Sul sentiero che porta alla Crocetta
- Micio. Perchè non vieni?
- Vai, che ti segue. Non ti girare, vedrai che viene
- Ti piace Tiglieto vista dall'alto?
- Si. Cos'è lì sotto?
- E' la Costa Azzurra, c'è la casa di Emilio. La vedi?
- Eh si!
Sotto la strada delle "vasche"
- Mi piace qui! Qui dove siamo?
- Siamo quasi dalla strada delle "vasche"
- Si ma qui come si chiama?
- Non lo so
Sulla strada delle "vasche"
- Papà ... Quanto manca?
- Manca poco, siamo quasi arrivati. Ora facciamo un pezzettino di strada, poi c'è il sentiero che ci porta sul Calvo
- Si, ma dov'è il micio?
- E' lì che gioca sotto la strada
- Che cosa fa?
- Va a caccia
- Va a caccia di formiche?
- No, di lucertole. Dai Ale, qui sulla strada sbrighiamoci che se passano i Carabinieri Forestali ci danno la multa
Sul costone roccioso del Calvo
- Bravissimo Ale! Sei proprio bravo. Questo è un percorso difficile, per gente adulta. Attento a dove metti i piedi
- Mi dai la mano?
- Vieni che ti aiuto
- Ora però togliti che vado da solo
- Bravo Ale!
- Cosa fa il micio?
- Ti accarezza. Accarezzalo anche tu
- Dai, che siamo arrivati!
- Ti piace qui?
- Si!
- Hai visto che croce grande?
- Eh si!
- Micio ... Micio ...
- Ale, sali in cima alle pietre della croce che ti faccio una foto col micio
- Poi la mandiamo ai nonni?
- Si
- E alla nonna Teresa e al nonno Giorgio?
- Si
- La mandiamo anche alla mamma?
- Si
- E allo zio Paolo?
- Si, la mandiamo anche a lui
- Allora ti è piaciuta la gita?
- Si, mi è piaciuta. E' vero Stefano che noi siamo dei camminatori?
- Ovvio
- Questa è la Vrigna?
- Si, tra poco siamo a casa
- Perchè il micio non viene?
- Si è fermato a casa sua. Lui è arrivato
- E dove abita?
- Abita qui vicino, sotto la Vrigna
- Dove?
- Di preciso non lo so
- Papà, poi ci torniamo alla Vrigna?
- Certo
- Quando, domani?
- Poi ci torniamo. Ora però vieni che è ora di mangiare e la mamma ci aspetta
- E il micio?
- E' andato a mangiare anche lui
4 aprile 2020 - MORBETTO e M. CALVO da Tiglieto 
Stefano
Giornata primaverile di cielo sereno, foschia e soleggiamento pieno, con temperature mattutine leggermente inferiori alla media e moderata ventilazione settentrionale in alto sui crinali. Parto alle 8.30 da casa (Tiglieto, m. 500) e giù da Via Bertalin prendo a sinistra il sentiero segnato che entra nella valletta del Rio Masino.
Alla Colla Minetti (m. 552) percorro un breve tratto della provinciale in direzione di Tiglieto e presso Case Matellona (m. 530, palina con indicazione per Morbetto) imbocco una stradina forestale che risale con decisione il fianco sinistro orografico del Vallone della Gerla (segnavia: due lineette gialle). A un bivio successivo tengo la sinistra (sempre due lineette gialle) e, con un bel sentiero panoramico, raggiungo la displuviale Orba-Gargassa in località Morbetto (m. 830).
Qui passa l'itinerario di crinale “Valico della Crocetta-Colla di Masca (o Passo Fruia)" segnato con due quadrati gialli che adesso seguirò in direzione di Tiglieto. Dopo una breve discesa fino alla selletta di Femmina Morta (m. 795) e un tratto a mezzacosta sul versante occidentale del Poggio, oltrepasso l'intaglio roccioso dello Scaiùn dopo il quale la dorsale prende ad abbassarsi con maggior decisione.
Abbandono ora i due quadrati gialli per seguire fedelmente il crinale che mi porta a toccare una modesta cima di cui ignoro il nome, proprio sopra le "Vasche di Tiglieto". Non mi resta quindi che scendere alla Colla dell'Albergasso e risalire in pochi minuti allo spalto roccioso del Monte Calvo (m. 739), sormontato da una pesante croce in ferro alta due metri e mezzo.
Dalla vetta discendo l'opposto costone roccioso in direzione del Valico della Crocetta e, dopo un breve tratto di asfalto, svolto a sinistra su di una stradina che termina presso alcune abitazioni. Da qui parte una bella mulattiera, recentemente sistemata, che scende in un bell'ambiente aspro tra rocce e pini silvestri e che sbuca più in basso nella frazioncina della Vrigna davanti alla chiesetta del 1924.
Infine giù per prati, tratti di mulattiera e stradine interne, alle 12.30 faccio ritorno a casa concludendo così, in quattro ore esatte di cammino, questo piacevole anello.
11 gennaio 2020 - ANELLO DELLA BADIA da Acquabuona 
Stefano, Chiara, Alessandro
Decidiamo di fare una camminata
- Ale, andiamo a fare una passeggiata?
- Si, andiamo! Dove?
- Facciamo un sentiero che scende sull’Orba e poi facciamo un ponte di ferro sul fiume
- No, andiamo a Badia!
- Si che ci andiamo. Però ci arriviamo facendo il sentiero
- Ah. E dove andiamo?
- Te l’ho detto, a Badia. Però partiamo da Acquabuona
- Ah. E la mamma?
- Viene anche la mamma. E la nonna Teresa. Va bene?
- Si!
Partenza dalla provinciale sotto Acquabuona
- Dove si va di qui?
- Alla Ferriera Inferiore
- Ah. Andiamo al ponte di ferro?
- Si
- E’ bello questo bosco. Sembra il bosco di Masha e Orso
- Ti piace?
- Si, è proprio bello. Mi piace tanto
La passerella sull’Orba alla Ferriera Inferiore
- Uhh, che ponte!
- Hai visto? E’ il ponte sul fiume Orba
- Che bel ponte! Ma qui dove siamo?
- Alla Ferriera Inferiore
- Ale, stai attento che ci sono i precipizi! Vai piano!
- Va bene. Ma qui dove siamo?
- Dopo la Ferriera
- Ah, e come si chiama?
- Si chiama ... niente, non ha un nome
- Mamma, cosa c’era scritto in quel cartello?
- Divieto di passaggio quando piove forte. Ora togliti la giacca che inizia la salita
Al crocevia di Casa Reborina
- Ho caldo. E’ finita la salita?
- Si, è finita. Ora è tutta in piano e poi c’è la discesa
- Papà, qui dove siamo?
- Al bivio di Casa Reborina
- E cos’è?
- E’ un bivio!
- Ah
- Ale, segui bene i segni gialli sennò ci perdiamo
- Ok
- Guarda lassù. Lo vedi Tiglieto?
- Si che lo vedo
Il ponticello sul Rio Masino
- Che bel ponte che è questo! Ma che ponte è?
- E’ il ponte sul torrente Masino
- Ah. E quando c’è la Badia?
- Manca poco. Ora è tutta discesa. Poi a Badia c’è la macchina della nonna
Giù per la mulattiera nella gola dell’Orba
- Dai Ale, alzati che tra un po’ viene buio. Poi ci sono i lupi
- Va bene
- Guarda Ale! Le gole dell’Orba! Guarda che lago profondo!
- Uhh, che bello! Papà, poi lo prendiamo un budino al cioccolato quando siamo a casa?
- Ale, attento alle rocce. Vai piano
- Papà, dove sono la mamma e la nonna?
- Sono davanti
- Mammaaa!
- Non ti sente, è davanti. Ora la raggiungiamo, siamo quasi a Badia
- Papà, ho un’idea. Andiamo a fare una foto sul ponte di pietra!
- Però il ponte è chiuso
- Ma perché?
- Perché c’è stata l’alluvione e si è un po’ rovinato. Ci hanno messo le transenne. Però andiamo a vedere se si può passare lo stesso. Va bene?
- Ok. Ma la mamma e la nonna dove sono?
- Te l’ho detto, sono avanti
Sul ponte romanico
- Papà! Guarda la mamma e la nonna!
- Si, sono sul ponte di Badia
- Papà. La facciamo una corsa?
- Dai
- Papà. Voglio una granita al lampone
- E va bè, poi quando siamo a casa ...
Al bivio per Olbicella, dove Teresa ha lasciato la sua macchina
- Ora dove vai?
- Vado a prendere la macchina ad Acquabuona. Tu vai a casa con la mamma e la nonna
- Ah, e poi dove vai?
- Vengo a casa. Ti è piaciuta la camminata?
- Si, mi è piaciuta. Poi ci ritorniamo sui ponti di ferro e sui precipizi?
- Si, ci ritorniamo
- Quando, domani?
- No, domani ci riposiamo
- Ho un’idea. Ci ritorniamo sabato prossimo!
- Va bene
12 maggio 2019 - M. CALVO dal Gargassino (Rossiglione) 
Stefano
A febbraio sembrava di stare in aprile, adesso sembrano i primi di marzo: non ci si capisce più niente. Domenica scorsa addirittura nevicava (a Tiglieto!), mentre oggi cielo coperto, vento e freddo. Altro che “radiose giornate di maggio”: tutto il pellet che ho risparmiato in inverno lo sto bruciando ora! In più con questo tempo schifoso passa anche la voglia di farsi ore di macchina per camminare; per fortuna che a pochi minuti d’auto da casa posso sempre fare dei bei giri.
Oggi è la volta della Val Gargassa e del Monte Calvo, il bricco che si eleva alle spalle del mio paese. Il percorso è vario e caratteristico: all’andata percorre un’ondulata e panoramica dorsale mentre al ritorno, nella parte conclusiva, si snoda all’interno della forra del Torrente Gargassa.
La partenza è presso il campo sportivo di Rossiglione in località Gargassino (m. 327, ore 9), al km n. 2 della provinciale per Tiglieto. Una bella mulattiera segnata con un pallino giallo sale nel bosco fino a guadagnare la soprastante dorsale nei pressi di alcune cascine. Poco più avanti trascuro la deviazione a sinistra per Case Veirera (tre pallini gialli che seguirò al ritorno) e proseguo su un buon sentiero tra piccole vallette e dorsali punteggiate di pini in un ambiente rude e solitario. Dopo le rovine di una cascina (m. 515) e una ripida rampa attrezzata con scalini di legno, scavalco la cresta della Rocca dei Castellaschi (m.618) per scendere brevemente alla Sella Cian Crastàn. Risalito ancora un ampio crinale molto panoramico con splendida vista sul Monte Rosa, piego a destra per imboccare una stradina poderale che, alla Colla Albergasso (m. 700), sbuca sulla strada asfaltata delle Vasche di Tiglieto proprio a piedi del cocuzzolo sommitale del Calvo. In pochi minuti raggiungo i resti della casermetta della Milizia contraerea e, poco oltre, l’antica e possente croce in ferro battuto (m. 739, ore 10.40) sferzata da una tramontana fredda e rabbiosa sotto un cielo livido che di primaverile non ha proprio nulla.
Veloce sguardo al circondario di Ovada e all’alta Valle d’Orba, quindi rapido dietrofront e veloce discesa lungo lo stesso itinerario fino al bivio per Case Veirera, dove svolto a destra (segnavia: tre pallini gialli).
Il sentiero, a tratti ripido ed eroso dall’acqua, raggiunge il fondo di un valloncello appartato, guada un magro ruscelletto e rimonta l’opposto versante fino al Passo della Rocca dei Corvi (m. 510), dopo il quale si incontra una facile cengia attrezzata con funi d’acciaio. Da quassù si ha una visione d’insieme del piccolo “canyon” in cui scorre il Torrente Gargassa; inoltre alla mia sinistra compare il caratteristico “Barcun dra Scignura” (Balcone della Signora), caratteristico foro in uno spalto roccioso di scuro conglomerato.
Con una veloce discesa raggiungo la grande radura di Veirera (m. 400 circa), ai margini della quale si trova una cascina-rifugio di proprietà del Parco del Beigua. Si entra ora nella spettacolare forra dove, tra torrioni e suggestive conformazioni rocciose, gorgheggiano le limpide acque del Gargassa. Rustiche passerelle di legno e brevi passaggi attrezzati con catene aggiungono una nota caratteristica a questo luogo così selvaggio.
Dopo quattro ore di cammino spedito, alle 13 in punto, concludo questa bella gita proprio mentre comincia a cadere qualche goccia di pioggia: e pensare che le previsioni (ancora stamattina!) davano per oggi sole pieno e cielo limpido!
25 gennaio 2019 - ANELLO DELLA BADIA dal ponte sull’Orba (Tiglieto) 
Stefano
Primo assaggio di vero inverno con mezzo metro di neve intorno a casa e temperature piuttosto rigide: non so se dire “finalmente!” oppure “purtroppo” ... Fatto è che ne approfitto al volo per una (faticosa) ciaspolata pomeridiana sul classico anello della Badia segnato con un pallino giallo barrato.
La salita dal ponte della provinciale sull’Orba (m. 389) verso le case di Tiglieto si snoda in uno scenario pittoresco, quasi di alta montagna, con la mulattiera che si innalza a mezzacosta tra i pini argentati e con le staccionate a picco sul fiume. La neve è asciutta e farinosa e il mio incedere è lento e gravoso.
Dopo un breve tratto asfaltato (Via Bertalin), il sentiero si tuffa nella valletta del Rio Masino (m. 454) e procede con dolci saliscendi nel bosco prima di iniziare la discesa verso il letto dell’Orba. Nella fredda ombra del pomeriggio raggiungo la Ferriera Inferiore (Frera da Bassu, m. 412) dove una passerella in ferro mi traghetta sull’assolato versante di Acquabuona. Quindi salita nella neve soffice fino a sbucare sulla
provinciale Urbe-Tiglieto e poi ancora discesa, lenta e spossante, lungo l’antico viottolo che conduce giù alla
Badia.
Breve deviazione all’antico monastero cistercense del XII secolo (accanto al quale si raccoglie lo storico e originario borgo di Tiglieto) e poi “traversata” della piana che mi prosciuga delle ultime energie rimaste: così che arrivo al ponte romanico fradicio di sudore e con le gambe vuote. Sembra finita ma ancora non è: dalla quercia secolare detta “di Napoleone” alla provinciale saranno non più di duecento metri ma son metri che valgono chilometri e io devo fermarmi un paio di volte a prender fiato. Che fatica inattesa per una “ciaspolatina” sotto casa!
10 ottobre 2018 - ANELLO DELLA BADIA dal ponte sull’Orba (Tiglieto) 
Gianni, Franca
Un giro breve, ben segnato (segnavia pallino giallo barrato) e ben mantenuto, che si sviluppa vicino alle rive dell'Orba, là dove sorge la storica Abbazia di Santa Maria alla Croce nota più semplicemente come Badia di Tiglieto. La conca è riparata dai venti e dalle nebbie che si sviluppano in quota: è questo è l'itinerario che abbiamo scelto per questa mattina.
Ufficialmente il sentiero si sviluppa in senso antiorario con partenza dalla Badia, noi preferiamo percorrerlo in senso orario per un semplice motivo: i vasti pianori dove sorge l'abbazia ci appaiono alla fine del giro e diventano la meta da raggiungere.
Attraversiamo l'Orba sull’antico ponte alla cui estremità si alza maestosa una quercia secolare e al di là
della provinciale ci inoltriamo sulla strada asfaltata fino a incrociare il sentiero che costeggia il fiume. Ponti e ponticelli in legno superano i rii che corrono verso l'Orba, un fiume anche se ufficialmente è classificato torrente: a scuola avevo studiato che la differenza tra torrenti e fiumi sta nel fatto che i torrenti possono andare in secca e i fiumi mai. L'Orba in secca non ci va, anche d'estate il suo corso si allarga in laghetti suggestivi dove è possibile tuffarsi. Per me quindi resta un fiume, a dispetto delle carte geografiche e delle mappe.
Un imponente ponte pedonale in ferro, ben alto dal fondo dell'alveo, supera l'Orba lasciandosi alle spalle la
Ferriera per trovare, poco più in alto, Casa Quizza.
Una larga e breve sterrata ci porta alla provinciale che va in direzione di Tiglieto. La seguiamo in discesa fino a che, dopo poche curve, siamo al bivio con il sentiero che a tornanti raggiunge la Badia. In realtà, appena imboccato, il sentiero ci conduce ad una comitiva di escursionisti. E' il gruppo Scarponi di Pontedecimo che ha appena iniziato l'anello nella direzione opposta alla nostra.
Ecco la Badia, oggi chiusa, circondata dai prati e dai monti con il profilo che sfuma nel cielo lattiginoso. Per tornare alla macchina facciamo una breve deviazione. Gianni stacca da un albero le piccole mele succose che nessuno raccoglierà per regalarle al nostro nipotino. Era maggio dell'anno scorso quando eravamo venuti qui, dalla Casetta dei Ghiri e dalla Ca' Neuva, a giocare con lui. Gli alberi di mele avevano lasciato cadere i fiori e i frutti appena spuntati erano nascosti tra le foglie. I colori erano il trionfo della primavera, ora invece sono quelli dolci dell'autunno, più spenti ma sempre belli.
4 marzo 2018 - ANELLO DELLA BADIA dal ponte sull’Orba (Tiglieto) 
Stefano
Dopo una settimana di temperature polari, di copiose nevicate e di forti disagi, questo è il paesaggio che si presenta domenica mattina nei dintorni di casa mia. In alto sui monti c’è nebbia e così opto per una ciaspolata a bassa quota sui sentieri di Tiglieto: il classico anello della Badia segnato con un pallino giallo barrato sarà oggi un percorso perfetto, suggestivo e faticoso oltre ogni mia più rosea aspettativa.
La salita dal ponte della provinciale sull’Orba (m. 389) verso le case di Tiglieto offre una vista spettacolare sul fiume ghiacciato e si svolge in un ambiente davvero incantevole, con la mulattiera che serpeggia a mezzacosta tra le fronde dei pini cariche di neve e con le staccionate a picco sul fiume.
Incrociata e percorsa per un breve tratto Via Bertalin, il sentiero si rituffa nel bosco e attraversa il Rio Masino (m. 454) su un ponticello dove è ben visibile il cospicuo spessore del manto. Presso il bivio di Casa Reborina (m. 480, palina segnaletica) abbandono l’itinerario per la Colla dei Minetti e per il Bric del Dente (triangolo giallo) e scendo giù a destra verso il letto dell’Orba; passo il Rio della Gerla (Rian dra Gerla) su un altro ponticello di legno e poi affronto un ostico traverso a mezzacosta dove il sentiero è completamente scomparso sotto una piccola slavina.
Alla Ferriera Inferiore (Frera da Bassu, m. 412) imbocco quindi la passerella di ferro sull’Orba che mi porta sul versante di Acquabuona. Da qui salita estremamente faticosa con le ciaspole che affondano nella neve soffice fino a raggiungere Casa Quizza e a sbucare successivamente sulla provinciale Urbe-Tiglieto. Breve tratto su asfalto e poi discesa lungo l’antica strada che conduce giù alla Badia, l’antico monastero cistercense del XII secolo posto ai margini di una piana (m. 378) dove il tempo sembra essersi fermato. Nel frattempo il cielo si è coperto di nubi scure e foriere di nuove precipitazioni; ma il paesaggio resta comunque sempre suggestivo.
Per concludere l’anello percorro infine il caratteristico ponte romanico, possente struttura in
pietra che si imbocca presso una cappelletta e che, insieme alla Badia, è un po’ il simbolo di
Tiglieto. Dalla parte opposta si erge la maestosa quercia secolare detta “di Napoleone”: narra
la leggenda che il grande condottiero sia passato un giorno proprio su questo ponte. Arrivo alla macchina dopo oltre tre ore di duro cammino: non è stata una semplice passeggiata di ripiego; al contrario, è stata una ciaspolata davvero ben riuscita, decisa all’ultimo minuto quasi per
caso e per via del tempo incerto, e che in futuro, quando le condizioni lo permetteranno, ripeterò molto volentieri.
4 luglio 2016 - ANELLO DELLA VAL GARGASSA dal Gargassino (Rossiglione) 
Gianni, Franca
A distanza di un mese ripercorriamo in parte le orme di Stefano quando è salito al Calvo. Ci limitiamo al solo anello della Val Gargassa, breve, selvaggio, mai banale.
Un mese fa si presentava nella sua forma più smagliante, oggi i colori sono appiattiti da un cielo grigio e uniforme che non è il massimo per appagare la vista ma ci risparmia dal calore soffocante delle “rocce nere” quando sono bruciate dal sole.
Partiamo dal campo sportivo di Rossiglione, in località Gargassino, a due chilometri dal paese sulla provinciale per Tiglieto. Il manto erboso è punteggiato di fiorellini bianchi e gialli. “Vedete?” sembra dire “mi sto riposando dopo le partite di campionato”.
Come Stefano percorriamo l’anello in senso antiorario (due X gialle) e ci ritroviamo a costeggiare il torrente tra stretti sentieri e rocce che a tratti sono protette da catene. Le acque del Gargassa scorrono tranquille sul fondo di questo singolare canyon e non creano oggi problemi ai due guadi che incontriamo sul percorso.
A Veirera, il punto più lontano raggiunto dall’anello, una delle antiche cascine è stata ristrutturata di recente ed è diventata rifugio del Parco. Chissà perché me la immaginavo circondata da una bella e curata prateria con area picnic. E invece … I pannelli solari scintillano sul tetto, la porta e le imposte chiuse lasciano immaginare una moderna e funzionale struttura pronta a ricevere i visitatori, ma intorno l’erba ormai ingiallita dall’estate che sta avanzando è altissima e gli arbusti sono cresciuti disordinati e invadenti. Un’aria di abbandono che fa male.
Esploriamo brevemente la zona alle spalle del rifugio: cartelli indicatori ci dicono che nei pressi c’è una sorgente sulfurea, il segnavia del cerchio barrato segnala il percorso che con una lunga traversata arriva a Rossiglione (Rossiglione-Veirera).
Tornati sui nostri passi, sulla grande prateria dove il sentiero delle due X gialle si incrocia con quello dei tre pallini, proseguiamo il nostro giro.
Saliamo allontanandoci dal torrente che lasciamo più in basso e contorniamo le ripide pareti di
conglomerato. Il caratteristico foro nella roccia del “Barcun dra Signura” lascia spuntare il cielo. Nei tratti più esposti robuste catene servono come corrimano. Mai un passo uguale all’altro, ognuno richiede attenzione.
Ora scendiamo, prima sul ripido e poi a mezza costa tra rocce e alberi, attraversiamo un bosco di pini e
incontriamo il sentiero per il Monte Calvo (cerchio giallo pieno). L’ambiente è mutato, non più selvaggio ma dolce e riposante, e il percorso si snoda tranquillo costeggiando la tenuta Monterosso e alcune vecchie cascine. Il Gargassino è vicino.
7,6 chilometri lo sviluppo dell’itinerario, 300 metri il dislivello, 3 ore il tempo di cammino effettivo.
18 giugno 2016 - ANELLO DELLA BADIA dal ponte sull’Orba (Tiglieto) 
Gianni, Franca
In questi giorni di tempo imburrascato abbiamo scelto un itinerario riparato dai venti che soffiano forte sui crinali: un anello che si sviluppa nella conca della Badia dove quasi mille anni fa i monaci cistercensi avevano costruito il loro monastero.
Forse anche loro avevano cercato rifugio in questo posto per le stesse ragioni per cui oggi noi lo abbiamo
scelto: soleggiato, circondato da campi fertili bagnati dal torrente Orba, paesaggisticamente molto bello. Il nostro anello è breve e con poco dislivello ma non manca di suggestione.
Iniziamo la nostra camminata nei pressi dell’antico ponte che attraversa l’Orba e seguiamo in senso orario il pallino giallo barrato che è il segnavia della nostra escursione. Sul cippo è incisa la data del 1667 mentre alla fine del ponte una quercia secolare si è guadagnata l’appellativo di Albero Monumentale.
La provinciale di Tiglieto taglia il nostro itinerario che prosegue su di una stradina asfaltata (via Antonia Pesce) che porta ai campi sportivi e ad alcune case, prima di lasciare posto al sentiero che dopo un ponticello in legno costeggia dall’alto il corso dell’Orba. Il fiume, incidendo la roccia, ha scavato un vero e proprio canyon, ricco di anfratti che nascondono bellissimi laghetti. I segnavia sono due, il nostro pallino barrato e il triangolo giallo del Dente.
Il sentiero risale il bosco e si allontana dal fiume avvicinandosi a Tiglieto dove va ad incrociare una stradina asfaltata che si chiama via Bertalin e che si segue per un brevissimo tratto fino a che, ad un tornante, si abbandona per riprendere il sentiero che si stacca sulla destra. I segni della svolta però sono sbiaditi e ci accorgiamo dell’errore solo più in alto.
Incontriamo ora un bel ponticello in legno e una casa, immersa nel bosco, che sembra quella delle fiabe. Erba rasata sul sentiero, cespugli fioriti, una macchia di colore tra il verde tenero del fogliame. Le ciliegie, diversamente da Vara dove i frutti verdi e ancora acerbi si mimetizzano tra le fronde, sono rosse e succose.A un bivio ci sono dei cartelli indicatori: Case Reborina dovrebbero essere nei pressi. Qui il pallino giallo barrato abbandona il triangolo giallo che sale al Dente e svolta a destra per seguire una sterrata in una zona di recente disboscamento e poi, prima che questa scenda dritta al fiume, svolta a sinistra (occhio alla deviazione anche qui poco visibile) per costeggiare nel bosco il corso dell’acqua.
Un terzo ponticello in legno perfettamente conservato , vecchi ruderi nel bosco e ci ritroviamo nei pressi della vecchia casa di Ferriera Inferiore dove il sentiero, vicinissimo al greto del torrente, è invaso dalle acacie spinose che rendono difficile il passaggio. Sarebbe bello che il Parco intervenisse a far pulire questo breve tratto, l’unico del percorso ad aver bisogno di qualche lavoro.Un lungo ponte pedonale in ferro passa alto sull’Orba e ci porta sull’altra sponda dove, poco più su, tra il verde dei prati curati, c’è Casa Quizza. In questo angolo suggestivo avremmo voluto fare una sosta per mangiare qualcosa ma c’è un fuoristrada posteggiato e dunque ci sono i padroni …
Proseguendo lungo la larga sterrata che si avvicina alla provinciale Gianni nota la sagoma di un animale. Un grosso tacchino? Immobile. Troppo immobile. Ci prendiamo la briga di scendere nel bosco per vedere cos’è: un tacchino finto, appoggiato ad un piedistallo, butterato di piccoli fori. Ma chi è che ha avuto il cattivo gusto di piazzare questa statua? Più avanti c’è un orso, in piedi, le zampe anteriori appoggiate al petto.
Una spiegazione ci deve pur essere.
E infatti c’è. Si tratta di bersagli per gli arcieri che qui hanno un campo permanente, gli Arcieri Selva dell’Olba. Siamo di nuovo sulla provinciale, la seguiamo per tre o quattrocento metri e a un tornante svoltiamo a sinistra sul sentiero che scende a serpentine fino alla grande piana della Badia.Sempre bella l’abbazia, mille anni di storia racchiusi tra le volte ad arco e tra i mattoni pieni che ne disegnano l’architettura, circondata da prati e da grandi alberi. Un gruppetto di visitatori sta uscendo dal monastero, noi li salutiamo e ci incamminiamo per fare ritorno alla nostra auto ormai vicina.8,3 chilometri e 230 metri di dislivello, un po’ meno rispetto a due anni fa quando all’anello avevamo aggiunto qualche variante.
5 giugno 2016 - M. CALVO dal Gargassino (Rossiglione) 
Stefano
Percorso molto vario e interessante nel Parco del Beigua che, nella prima parte, si snoda all’interno della spettacolare gola del Torrente Gargassa e, successivamente, risale ampie e ondulate dorsali fino alla panoramica vetta del Monte Calvo.
Il Calvo è una cima abbastanza sgraziata costituita da un pronunciato dorso roccioso di scuro conglomerato che si eleva sullo spartiacque Stura-Orba sopra le case di Tiglieto. All’estremità occidentale della cresta sorge un’antica croce in ferro battuto mentre sotto il punto più elevato, sul lato che guarda Tiglieto, si trovano i ruderi di una casermetta della Milizia per la DIfesa ControAerea Territoriale (DI.CA.T.). Come suggerisce il nome del monte, la sommità è “pelata” e quasi priva di vegetazione: vi si trova solo un po’ d’erba magra e alcuni cespugli che spuntano qua e là tra rocce nerastre che paiono eruttate dal cratere d’un vulcano e che nelle torride giornate estive diventano calde e inospitali, quasi ributtanti. In compenso offre un vasto panorama circolare dal Tobbio al Dente al Beigua, sull’alta Val d’Orba e su tutto il territorio del circondario di Ovada.
La partenza è presso il campo da calcio di Rossiglione in località Gargassino (m. 327), al km n. 2 della provinciale per Tiglieto. Dopo un primo tratto nel bosco si esce allo scoperto in una zona singolare e suggestiva, con le scoscese pareti di conglomerato che danno origine a una spettacolare gola. La rada vegetazione s’è tinta d’un bel verde brillante dopo i piovaschi degli ultimi giorni mentre tra i roccioni gorgheggiano placide e limpide le acque del Gargassa. Rustiche passerelle di legno e brevi passaggi attrezzati con catene aggiungono una nota caratteristica a questo luogo così selvaggio.
Più in alto l’ambiente si addolcisce e dopo aver superato due guadi sbuco nella grande radura di Veirera (m. 400 circa), ai margini della quale si trova una cascina-rifugio di proprietà del Parco del Beigua. Qui incontro un po’ di difficoltà nel reperire il sentiero, segnato con tre pallini gialli, che sale al Passo della Rocca dei Corvi e che va poi a congiungersi con l’itinerario Gargassino-Monte Calvo. Dopo un inconcludente peregrinare tra le case e l’erba alta, trovo finalmente la palina in legno “Sentiero Natura” che mi indirizza sulla giusta traccia.
Il sentiero si innalza deciso sul fianco sinistro della vallata permettendo una visione dall’alto di questo piccolo canyon. Alla mia destra compare il cosiddetto “Barcun dra Scignura” (balcone della signora), caratteristico foro in uno spalto roccioso che sarebbe lo sfondo ideale per una scena con Wile Coyote e l’inafferrabile “Beep Beep”. I tre pallini gialli risalgono il dorso di un costone fino ai piedi delle bastionate della Rocca Giana. Poi piegano a destra e, dopo una facile cengia attrezzata con funi d’acciaio, arrivano al Passo della Rocca dei Corvi (m. 510).
Una breve deviazione permette di raggiungere il soprastante pulpito roccioso che offre un magnifico colpo d’occhio sul corso del Gargassa.
Dal passo il sentiero scende sull’opposto versante in una valletta appartata. Poi riprende a salire fino a incrociare l’itinerario Gargassino-Monte Calvo segnato con un pallino giallo.
Si procede ora con dolci saliscendi per piccoli valloncelli e larghe dorsali punteggiate di pini in un ambiente aspro e solitario. Superata la Sella del Bercante (m. 481) e i ruderi della Cascina Castellaschi (m. 515), affronto una ripida rampa tra gli alberi sistemata con alcuni scalini di legno e guadagno così una piccolo intaglio sulla cresta rocciosa della Rocca dei Castellaschi (m.618) da cui si può vedere l’ultima parte del percorso. Dopo una breve discesa alla Sella Cian d’ Crastàn, risalgo un’ampio crinale che termina su un poggio panoramico. Svolto a destra e imbocco una stradina sterrata che procede ai margini di un podere e che, alla Colla Albergasso (m. 700), incontra la strada asfaltata Valico della Crocetta-Vasche di Tiglieto, proprio a piedi del cocuzzolo del Calvo.
Ancora pochi minuti di cammino e sono di fronte alla casermetta della DI.CA.T. Percorro infine la breve cresta sommitale (ampie vedute verso i pascoli del Monte Le Ciazze) e ne raggiungo l’estremità occidentale dove si trova un’antica croce di ferro (m. 739) ben visibile dalle sottostanti case di Tiglieto.
Mi piacerebbe scendere direttamente a casa ma devo recuperare la macchina che ho lasciato al campo di Rossiglione. Così seguo fedelmente il pallino giallo e, con una piacevole e comoda discesa, faccio ritorno al Gargassino dove concludo questa bella escursione.
5 settembre 2015 - PASSO DELLA CROCETTA dalla Badia per il ponte di Olbicella (ritorno a
Tiglieto) 
Gianni, Franca
Quella che avrebbe dovuto essere un’escursione ad anello con partenza e arrivo alla Badia di Tiglieto è diventata per colpa di un acquazzone una traversata: Badia, Olbicella, Monte Scaglione, Passo della Crocetta, Tiglieto. Eppure il tempo era bello …
Alle 9 lasciamo la macchina al ponte della Badia e ci incamminiamo veloci verso Olbicella lungo la strada asfaltata. L’Orba, con giravolte tortuose, scorre sotto di noi. Un po’ prima del centro abitato (ore 9,40) troviamo un cartello: Passo della Crocetta ore 1,30, un tempo un po’ stretto che per noi diventerà di due ore.
Attraversiamo il fiume su di un bel ponte in ferro e tavole di legno e seguiamo i segnavia bianco-rossi
dell’itinerario 531 che arriva da Acqui Terme. Per un tratto seguiamo il letto del fiume e poi, con un lungo tornante che sembra riportarci sui nostri passi, cominciamo a salire tra pini e rocce. L’ambiente è selvaggio, in basso corre il fiume e sull’altro versante si vede la strada asfaltata che abbiamo appena percorso. Un cippo con inciso l’antico simbolo SJ segna un confine: da una parte possiamo osservare Olbicella e dall’altra Badia con la bella abbazia circondata da verdi prati.
Più in alto l’ambiente si fa più dolce, le rocce lasciano il posto all’erba e i pini si infittiscono. La salita si trasforma in un lungo saliscendi che ci porta a sfiorare la cima del Monte Scaglione e si conclude al Passo della Crocetta (ore 11,45).
Squilla il telefonino: è Stefano che in bicicletta ci viene incontro al passo. Ma il cielo diventa scuro, bisogna sbrigarsi.
Mangiamo veloci un boccone e seguiamo per un breve tratto la stradina asfaltata in direzione del Monte Calvo, poi l’abbandoniamo svoltando a destra per Tiglieto dapprima su di un bel sentiero che scende tra prati e boschetti e poi sulle stradine che si snodano alle spalle del paese. Il cielo si è fatto ancora più scuro e cadono le prime gocce di pioggia.
Il telefonino squilla di nuovo: è Stefano che, lasciata la bicicletta a casa, sta salendo in macchina lungo la provinciale per darci un passaggio. Si conclude qui (ore 12,30) la nostra breve e piacevole traversata, appena in tempo per evitare gli scrosci di pioggia che osserveremo dalla finestra della casa di Tiglieto dove il nostro nipotino Alessandro ci tende le manine per essere preso in braccio.
11 i chilometri percorsi e 400 i metri di dislivello in salita.
11 maggio 2014 - ANELLO DELLA BADIA da Tiglieto 
Stefano, Gianni, Franca
Tra Vara e Tiglieto ci sono pochi chilometri. Eppure, quando soffia lo scirocco, i due paesi sembrano lontanissimi. Vara si lascia schiaffeggiare dal vento e immergere nella nebbia che sale dal mare, Tiglieto gode di spazi di sereno tra i quali il sole si può affacciare. Così lasciamo Vara e raggiungiamo Stefano a Tiglieto per una breve gita pomeridiana: l’Anello della Badia.
Essendo un anello si può cominciare dove si vuole: per Stefano è sufficiente uscire di casa, salire alla Chiesa parrocchiale, percorrere un breve tratto in discesa e imboccare via Bertalin per incontrare il sentiero con il pallino giallo barrato che è il segnavia dell’Anello. In realtà all’inizio sono due i segnavia che incontriamo: a fianco del pallino barrato c’è infatti il triangolo giallo che sale al Dente.
Tutto intorno è un trionfo di colori. Non è caldo, non è freddo, si sta d’incanto.
Il sentiero si snoda nel bosco, attraversa un ponticello sul Rio Masino, raggiunge Case Reborina. Scompare il triangolo giallo e rimane il pallino barrato.
Il sentiero largo e comodo scende in una zona disboscata di fresco, qualche tronco è accatastato sui margini. Un altro ponticello ci permette di superare il Rio della Gerla che corre a gettarsi nell’Orba. Ce la stiamo prendendo comoda e ci godiamo il paesaggio.
Il fiume è vicino e in prossimità del ponte pedonale in ferro (siamo in località Ferriera Inferiore) facciamo una breve deviazione per scendere sul greto. Poi risaliamo e attraversiamo il ponte per raggiungere l’altra sponda dove, su un prato di un verde smagliante, troviamo Casa Quizza.
Da qui una sterrata ci conduce, in una quindicina di minuti, alla provinciale che percorriamo per circa 400 metri prima di svoltare a sinistra. I segnavia sono chiari e non c’è pericolo di sbagliare.
Nel bosco si snoda una serpentina che scende alla Badia: è l’antica strada utilizzata prima della costruzione della provinciale.
Costeggiamo la recinzione del parco della Badia con alberi secolari e prati di smeraldo e raggiungiamo l’abbazia di Santa Maria alla Croce chiamata semplicemente Badia. Bellissimo il contesto in cui si trova, una grande piana sull’Orba. Fondata nel 1120 fu abitata dai monaci cistercensi fino al diciottesimo secolo. Da allora è proprietà privata dei marchesi Salvago Raggi.
I monaci fecero diverse opere ma una delle più importanti e che ancora adesso si può osservare fu la
deviazione del fiume che qui faceva una grande ansa e durante le piene allagava i terreni coltivati della Badia. Il cocuzzolo roccioso che costringeva l’Orba ad aggirarlo fu in parte demolito e in quel grande intaglio il fiume poté scorrere liberamente senza pericolo di allagare la piana.
Nonostante l’assenza dei frati, che alcuni anni fa dopo importanti opere di ristrutturazione avevano provato
di nuovo ad abitarla, la Badia è meta di molte visite e oggi abbiamo trovato alcuni volontari a presidiarla e a spiegare la sua storia e la sua architettura. A questo scopo e a garantire l’apertura del complesso nei giorni festivi è stata costituita l’Associazione Amici dell’Abbazia Cistercense Santa Maria alla Croce di Tiglieto.
Le nuvole si sono allontanate, il cielo si è fatto azzurro e il sole ci regala un dolce tepore.
Lasciamo la Badia e attraversiamo di nuovo il fiume, questa volta sull’antico ponte romanico. Alla fine del ponte c’è una grande quercia, un Albero Monumentale come lo definisce il cartello che lo accompagna. Attraversiamo la provinciale nei pressi degli impianti sportivi di Tiglieto e proseguiamo il nostro anello che diventa spettacolare perché più in basso l’Orba passa spumeggiando attraverso un vero canyon con pareti rocciose a picco e, più a valle, si allarga in due grandi specchi d’acqua.
Poi il sentiero sale e si allontana dal fiume. Stiamo per raggiungere Tiglieto e la fine della nostra gita: circa 9
chilometri lo sviluppo, 300 metri il dislivello.
E’ un anello che merita di essere percorso e che si snoda sulle due sponde del fiume che Manzoni, nella sua ode “Marzo 1821”, ricorda come “l’Orba selvosa”.
26 luglio 2012 - ANELLO DELLA VAL GARGASSA dal Gargassino (Rossiglione) 
Cesare D., Dino, Paolo, Angela, Sara, Guglielmo, Gianni, Franca
Alle otto e un quarto siamo al campo sportivo di Rossiglione (località Gargassino), imbocchiamo il sentiero che dal lato opposto al parcheggio si dirige verso il Monte Calvo e al bivio che conduce all'agriturismo svoltiamo a sinistra. Ancora una deviazione, sempre a sinistra, e iniziamo il percorso che contorna la bastionata di conglomerato dal caratteristico colore scuro (rocce nere di Rossiglione). Un breve tratto è attrezzato con una catena.
Cesare ci mostra il foro nella roccia che ricorda la Madonna inginocchiata che prega.
Scendiamo e attraversiamo il campo scout in località Vereira. Superato il ponte sul Torrente Gargassa, saliamo nel bosco per raggiungere la "Strada di Napoleone", un tracciato ancora evidente attribuito all'occupazione napoleonica durante la Campagna d'Italia.
Senza rendercene conto la superiamo e arriviamo sulla sommità della dorsale tra lo Stura e il Gargassa per poi ridiscendere lungo il sentiero con il rombo giallo e incrociare finalmente la "Strada di Napoleone". La mulattiera è pianeggiante, in molti tratti sostenuta da muri a secco, e ci conduce all'alveo del torrente che snodandosi tra le rocce forma deliziosi laghetti.
Uno di questi è il laghetto di Budra (Laiu d' Budra), con acque profonde e limpidissime che invitano a un bel bagno. La siccità degli ultimi tempi ne ha abbassato il livello che di solito - è Cesare che ce lo dice - è più alto di circa mezzo metro. Una piccola cascata scende dalle rocce ed è lì che, a nuoto e muniti di bottigliette in plastica, facciamo rifornimento di acqua.
Sono passate le quattordici quando percorriamo a ritroso il sentiero napoleonico che, pare, avrebbe dovuto portare fino ai piedi del Dente e invece si ferma proprio sopra il laghetto di Budra.
Ridiscesi al campo scout di Vereira iniziamo il tratto più selvaggio della gita con il sentiero che si snoda nel canyon del tortuoso Torrente Gargassa. Catene e passerelle facilitano il percorso.
Alle 16,15 siamo nuovamente al campo sportivo di Rossiglione a conclusione di questa interessante e insolita gita.
