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Foto Prati di Capenardo e Candelozzo 3 marzo 2016
Gianni, Franca
Continuano le nostre perlustrazioni sulle alture della Val Bisagno, questa volta sul Monte Candelozzo. Lasciamo la macchina due chilometri prima di Davagna dove si stacca la strada per Capenardo e inizia il sentiero con le due righe verticali rosse. E’ una giornata splendida ma ventosa e benedico il pile che ho aggiunto all’ultimo minuto nello zaino, i guanti e il berretto di lana. Il sentiero attraversa più volte la strada ed è, all’inizio, in buone condizioni
Continuano le nostre perlustrazioni sulle alture della Val Bisagno, questa volta sul Monte Candelozzo. Lasciamo la macchina due chilometri prima di Davagna dove si stacca la strada per Capenardo e inizia il sentiero con le due righe verticali rosse. E’ una giornata splendida ma ventosa e benedico il pile che ho aggiunto all’ultimo minuto nello zaino, i guanti e il berretto di lana. Il sentiero attraversa più volte la strada ed è, all’inizio, in buone condizioni
Più avanti, superato l’abitato di Paravagna e oltrepassato un trogolo, è invece invaso da una barriera invalicabile di rovi. E’ l’occasione per conoscere un giovane che dalla strada, due metri più in alto, ci indica un varco che ci permette di raggiungerlo. Ci racconta che i “passetti”, cioè le scorciatoie che tagliano la strada, non si possono più fare, che ogni tanto dà qualche sforbiciata col decespugliatore anche perché c’è un bambino che da Capenardo viene a scuola a piedi, che proprio nel tratto dove siamo finiti ha spostato i segnavia per farli passare nel varco (non li avevamo visti) e che insieme ad altri ha lavorato ad aggiustare la strada carrozzabile. Se in questi posti non si fa un po’ di volontariato, conclude, non c’è nessun altro che se ne occupi. Vero. Per il momento abbandoniamo le righe rosse e seguiamo la strada asfaltata. Tanto le ritroveremo a Capenardo
Più avanti, superato l’abitato di Paravagna e oltrepassato un trogolo, è invece invaso da una barriera invalicabile di rovi. E’ l’occasione per conoscere un giovane che dalla strada, due metri più in alto, ci indica un varco che ci permette di raggiungerlo.  Ci racconta che i “passetti”, cioè le scorciatoie che tagliano la strada, non si possono più fare, che ogni tanto dà qualche sforbiciata col decespugliatore anche perché c’è un bambino che da Capenardo viene a scuola a piedi, che proprio nel tratto dove siamo finiti ha spostato i segnavia per farli passare nel varco (non li avevamo visti) e che insieme ad altri ha lavorato ad aggiustare la strada carrozzabile. Se in questi posti non si fa un po’ di volontariato, conclude, chi se ne occupa? Per il momento abbandoniamo le righe rosse e seguiamo la strada asfaltata. Tanto le ritroveremo a Capenardo
Il Candelozzo e il monte Prati di Capenardo si guardano, l’uno di fronte all’altro. Il primo a nord, il secondo a sud. Sul monte di Capenardo Gianni non era mai salito e i miei ricordi risalgono a quando ero bambina e col tram che ci lasciava a Prato venivo qui con mamma e papà a fare le scampagnate. Eppure lo vediamo dalla finestra tutti i giorni quando siamo seduti in cucina. E’ una lacuna che dobbiamo colmare
Il Candelozzo e il monte Prati di Capenardo si guardano, l’uno di fronte all’altro. Il primo a nord, il secondo a sud. Sul monte di Capenardo Gianni non era mai salito e i miei ricordi risalgono a quando ero bambina e col tram che ci lasciava a Prato venivo qui con mamma e papà a fare le scampagnate. Eppure lo vediamo dalla finestra tutti i giorni quando siamo seduti in cucina. E’ una lacuna che dobbiamo colmare
Il percorso è breve. Grandi pozzanghere allagano la sterrata, ...
Il percorso è breve. Grandi pozzanghere allagano la sterrata, ...
... nei prati recintati pascolano le mucche limousine e i tori, bestie queste ultime che superano la tonnellata e non mi ci vorrei trovare a tu per tu, affondano nel fango fino agli stinchi
... nei prati recintati pascolano le mucche limousine e i tori, bestie queste ultime che superano la tonnellata e non mi ci vorrei trovare a tu per tu, affondano nel fango fino agli stinchi
La cima è occupata dai ripetitori della televisione e dai tralicci dell’alta tensione, in pratica non ci si può mettere piede. Le antenne sono brutte sempre ma qui sono l’emblema della bruttezza. Il panorama invece è notevole, le Alpi Liguri bianche di neve fanno da cornice al mare e qualche nuvoletta innocua galleggia in un cielo tutto azzurro
La cima è occupata dai ripetitori della televisione e dai tralicci dell’alta tensione, in pratica non ci si può mettere piede. Le antenne sono brutte sempre ma qui sono l’emblema della bruttezza. Il panorama invece è notevole, le Alpi Liguri bianche di neve fanno da cornice al mare e qualche nuvoletta innocua galleggia in un cielo tutto azzurro
Non mancano immagini curiose come quella, purtroppo sfocata, che vede i grattacieli di Piazza Dante spuntare al di là della cava della “ex Cementifera” tra il Forte Ratti e il Forte Richelieu
Non mancano immagini curiose come quella, purtroppo sfocata, che vede i grattacieli di Piazza Dante spuntare al di là della cava della “ex Cementifera” tra il Forte Ratti e il Forte Richelieu
(il Monte Candelozzo da Capenardo)
(il Monte Candelozzo da Capenardo)
(l'Alpesisa da Capenardo)
(l'Alpesisa da Capenardo)
In pochi minuti torniamo in paese, attraversiamo le poche case ...
In pochi minuti torniamo in paese, attraversiamo le poche case ...
... e ci ritroviamo sul sentiero che ora ha ben tre segnavia: le due righe verticali rosse, il quadrato pieno rosso che arriva da Prato e il cerchio barrato che prosegue per Canate e che tra poco abbandoneremo. Il Candelozzo ce l’abbiamo davanti, prativo verso levante, ricoperto dal bosco a occidente. Roveri prima e una fitta chioma di pini più in alto, verde cupo, che in questa stagione contrasta con il pallore dell’erba. Non sembrano nati a caso, sembra che qualcuno, chissà quando, li abbia piantati. Ad ogni modo il Candelozzo mi rimanda all’immagine curiosa di un ragazzo con i capelli rasati e il ciuffo sparato col gel
... e ci ritroviamo sul sentiero che ora ha ben tre segnavia: le due righe verticali rosse, il quadrato pieno rosso che arriva da Prato e il cerchio barrato che prosegue per Canate e che tra poco abbandoneremo. Il Candelozzo ce l’abbiamo davanti, prativo verso levante, ricoperto dal bosco a occidente. Roveri prima e una fitta chioma di pini più in alto, verde cupo, che in questa stagione contrasta con il pallore dell’erba. Non sembrano nati a caso, sembra che qualcuno, chissà quando, li abbia piantati. Ad ogni modo il Candelozzo mi rimanda all’immagine curiosa di un ragazzo con i capelli rasati e il ciuffo sparato col gel
Percorriamo la lunga cresta, prima pianeggiante e poi ripida, ...
Percorriamo la lunga cresta, prima pianeggiante e poi ripida, ...
. e ci ritroviamo in vetta, in compagnia di una piccola ma bella croce in legno
... e ci ritroviamo in vetta, in compagnia di una piccola ma bella croce in legno
Bello il panorama a levante, con l’Aiona bianchissima e placidamente distesa e le Apuane che spuntano appena ma anche da così lontano assomigliano ai denti bianchi e scintillanti di un pescecane
Bello il panorama a levante, con l’Aiona bianchissima e placidamente distesa e le Apuane che spuntano appena ma anche da così lontano assomigliano ai denti bianchi e scintillanti di un pescecane
Bello il panorama a sud con il mare all’orizzonte mentre a nord e a ovest ci è interdetto dagli alberi
Bello il panorama a sud con il mare all’orizzonte mentre a nord e a ovest ci è interdetto dagli alberi
Con un simile spettacolo sarebbe bello fermarci a mangiare in vetta ma il vento soffia ed è un vento freddo
Con un simile spettacolo sarebbe bello fermarci a mangiare in vetta ma il vento soffia ed è un vento freddo
A rompere la monotonia della discesa incontriamo un branco di cavalli proprio sul sentiero per cui, nel dubbio non gradiscano la nostra presenza, ci spostiamo e passiamo più in basso. A ridosso del paese, appena riparati dal vento, mangiamo qualcosa prima di proseguire la discesa, in parte su strada e in parte su sentiero, che ci riporta alla macchina. 11 chilometri, 660 metri di dislivello, 3 ore e 40 di cammino effettivo

A rompere la monotonia della discesa incontriamo un branco di cavalli proprio sul sentiero per cui, nel dubbio non gradiscano la nostra presenza, ci spostiamo e passiamo più in basso. A ridosso del paese, appena riparati dal vento, mangiamo qualcosa prima di proseguire la discesa, in parte su strada e in parte su sentiero, che ci riporta alla macchina. 11 chilometri, 660 metri di dislivello, 3 ore e 40 di cammino effettivo  

Il tracciato dell’escursione rilevato con il gps. Partenza dalla località Chiappaiolo (2 km prima di Davagna presso il bivio per Capenardo, m. 520) - Paravagna (m. 613) - Colle di Capenardo (m. 751) - Monte Prati di Capenardo (m. 854) - Colle di Capenardo - Monte Bastia (m. 885) - dorsale sud-occidentale del Candelozzo - Monte Candelozzo (m. 1036, spartiacque tirrenico-padano) - Colle di Capenardo - Paravagna - località Chiappaiolo
Il tracciato dell’escursione rilevato con il gps. Partenza dalla località Chiappaiolo (2 km prima di Davagna presso il bivio per Capenardo, m. 520) - Paravagna (m. 613) - Colle di Capenardo (m. 751) - Monte Prati di Capenardo (m. 854) - Colle di Capenardo - Monte Bastia (m. 885) - dorsale sud-occidentale del Candelozzo - Monte Candelozzo (m. 1036, spartiacque tirrenico-padano) - Colle di Capenardo - Paravagna - località Chiappaiolo
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