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Foto Ferà 13 ottobre 2017
Stefano, Roberto
Quante volte, dalla mulattiera che sale alla Chiusetta e al Colle dei Signori, oppure tra le fronde dei larici delle Navette, ho rivolto lo sguardo alla lunga e imponente costiera che dal Pertegà si spinge a est fin sopra il baratro delle Fascette separando in maniera ben netta il Vallone di Carnino da quello di Upega; pensavo: prima o poi ci devo andare; e invece, per un motivo o per l’altro, non l’ho mai fatta. Oggi è la volta buona e Roberto, che già la conosce, mi farà da guida. Partiamo da Upega (m. 1297) alle 8.20 ...
Quante volte, dalla mulattiera che sale alla Chiusetta e al Colle dei Signori, oppure tra le fronde dei larici delle Navette, ho rivolto lo sguardo alla lunga e imponente costiera che dal Pertegà si spinge a est fin sopra il baratro delle Fascette separando in maniera ben netta il Vallone di Carnino da quello di Upega; pensavo: prima o poi ci devo andare; e invece, per un motivo o per l’altro, non l’ho mai fatta. Oggi è la volta buona e Roberto, che già la conosce, mi farà da guida. Partiamo da Upega (m. 1297) alle 8.20 ...
 ... e imbocchiamo la bella e comoda mulattiera che porta al Colle delle Selle Vecchie
... e imbocchiamo la bella e comoda mulattiera che porta al Colle delle Selle Vecchie
Dopo i ruderi delle Case Nivorina (m. 1606) attraversiamo il Torrente Negrone ormai ridotto a misero rigagnolo ...
Dopo i ruderi delle Case Nivorina (m. 1606) attraversiamo il Torrente Negrone ormai ridotto a misero rigagnolo ...
... e ci addentriamo nel magnifico lariceto delle Navette che ancora non presenta la sua veste autunnale; niente di strano, considerato che perdura un tenace clima di fine estate e che l’autunno (quello vero, freddo e piovoso) neanche accenna a profilarsi all’orizzonte
... e ci addentriamo nel magnifico lariceto delle Navette che ancora non presenta la sua veste autunnale; niente di strano, considerato che perdura un tenace clima di fine estate e che l’autunno (quello vero, freddo e piovoso) neanche accenna a profilarsi all’orizzonte
Su di un ripiano prativo, ormai in vista del crinale, attraversiamo una seconda volta l’alveo asciutto del torrente ...
Su di un ripiano prativo, ormai in vista del crinale, attraversiamo una seconda volta l’alveo asciutto del torrente ...
... e con un ultimo tratto di ripida salita nel bosco ...
... e con un ultimo tratto di ripida salita nel bosco ...
 ... raggiungiamo la strada militare poco prima del Colle delle Selle Vecchie (m. 2098, ore 10.15), ...
... raggiungiamo la strada militare poco prima del Colle delle Selle Vecchie (m. 2098, ore 10.15), ...
... alle falde meridionali del Pertegà. Qui, un po’ per pigrizia, un po’ per scarso interesse, rinunciamo all’idea originaria di percorrere integralmente la costiera iniziando dal suo pilastro occidentale, il Pertegà, ...
... alle falde meridionali del Pertegà. Qui, un po’ per pigrizia, un po’ per scarso interesse, rinunciamo all’idea originaria di percorrere integralmente la costiera iniziando dal suo pilastro occidentale, il Pertegà, ...
... e decidiamo di abbordare la Cresta del Ferà al Passo di Framargal (m. 2179), comodamente raggiungibile in pochi minuti di rotabile sterrata
... e decidiamo di abbordare la Cresta del Ferà al Passo di Framargal (m. 2179), comodamente raggiungibile in pochi minuti di rotabile sterrata
Dopo essere scesi brevemente a un’ampia insellatura, ...
Dopo essere scesi brevemente a un’ampia insellatura, ...
... affrontiamo dapprima una serie di cenge leggermente esposte sul lato di Upega che richiedono un minimo di attenzione; ...
... affrontiamo dapprima una serie di cenge leggermente esposte sul lato di Upega che richiedono un minimo di attenzione; ...
... riguadagnata successivamente la dorsale, ...
... riguadagnata successivamente la dorsale, ...
... ne percorriamo il filo (bolli rossi sbiaditi) ...
... ne percorriamo il filo (bolli rossi sbiaditi) ...
... fino alla vetta del Ferà (m. 2235, ore 11.40), massima elevazione a est del Framargal
... fino alla vetta del Ferà (m. 2235, ore 11.40), massima elevazione a est del Framargal
Ai piedi del vertiginoso versante nord si distendono i ripiani prativi del Vallone dei Maestri punteggiati dalle antiche costruzioni delle Selle di Carnino mentre di fronte a noi, pressappoco alla nostra stessa quota, si apre la grande conca sospesa di Piaggia Bella
Ai piedi del vertiginoso versante nord si distendono i ripiani prativi del Vallone dei Maestri punteggiati dalle antiche costruzioni delle Selle di Carnino mentre di fronte a noi, pressappoco alla nostra stessa quota, si apre la grande conca sospesa di Piaggia Bella
Dal Ferà ritorniamo sui nostri passi di alcune decine di metri ...
Dal Ferà ritorniamo sui nostri passi di alcune decine di metri ...
... per tagliare poi in diagonale lo scosceso fianco meridionale e giungere in ripida discesa al Colletto del Ferà (m. 2180)
... per tagliare poi in diagonale lo scosceso fianco meridionale e giungere in ripida discesa al Colletto del Ferà (m. 2180)
Inizia ora il tratto più delicato della nostra traversata: una cengia attrezzata con una fune d’acciaio (di scarsa utilità poiché disancorata in diversi punti) ci permette di passare, ...
Inizia ora il tratto più delicato della nostra traversata: una cengia attrezzata con una fune d’acciaio (di scarsa utilità poiché disancorata in diversi punti) ci permette di passare, ...
... sull’ombroso lato di Carnino, ...
... sull’ombroso lato di Carnino, ...
... alla base delle strapiombanti pareti rocciose del Torrione Mader (a sinistra nella foto) e del Dente Mader (in basso in primo piano) e di sbucare al successivo colletto che precede la Rocca del Ferà; nulla di difficile, per carità, ma da evitare col terreno bagnato o, peggio ancora, con ghiaccio e neve
... alla base delle strapiombanti pareti rocciose del Torrione Mader (a sinistra nella foto) e del Dente Mader (in basso in primo piano) e di sbucare al successivo colletto che precede la Rocca del Ferà; nulla di difficile, per carità, ma da evitare col terreno bagnato o, peggio ancora, con ghiaccio e neve
Per facili roccette risaliamo alla Rocca del Ferà (m. 2221), ...
Per facili roccette risaliamo alla Rocca del Ferà (m. 2221), ...
... oltre la quale la costiera si “ammorbidisce” per digradare sensibilmente verso i piani erbosi del Praet
... oltre la quale la costiera si “ammorbidisce” per digradare sensibilmente verso i piani erbosi del Praet
Dal Praet alla Cima del Caplet il percorso risulta meno evidente e i bolli rossi, radi e sbiaditi, non sono di grande aiuto; anche Roberto ha qualche difficoltà nel reperire il giusto tracciato che “saltella” un po’ da una parte e un po’ dall’altra del crinale tra fitti boschetti di pini e selvaggi dirupi
Dal Praet alla Cima del Caplet il percorso risulta meno evidente e i bolli rossi, radi e sbiaditi, non sono di grande aiuto; anche Roberto ha qualche difficoltà nel reperire il giusto tracciato che “saltella” un po’ da una parte e un po’ dall’altra del crinale tra fitti boschetti di pini e selvaggi dirupi
Dal Caplet (m. 1958) iniziamo infine una ripida discesa su vaghe tracce giù per il costone alla base del quale, presso un’ampia sella prativa, incrociamo finalmente la grande mulattiera che un tempo costituiva l’unica via di comunicazione tra Upega e Carnino
Dal Caplet (m. 1958) iniziamo infine una ripida discesa su vaghe tracce giù per il costone alla base del quale, presso un’ampia sella prativa, incrociamo finalmente la grande mulattiera che un tempo costituiva l’unica via di comunicazione tra Upega e Carnino
Non ci resta che percorrerla, tra bellissimi colori autunnali, ...
Non ci resta che percorrerla, tra bellissimi colori autunnali, ...
... fino alla pittoresca borgata di Upega (ore 14) ...
... fino alla pittoresca borgata di Upega (ore 14) ...
... con le sue case in pietra tutte addossate l’una all’altra. Qui concludiamo il nostro anello che mi ha permesso di esplorare, in questi luoghi incantevoli da me assiduamente frequentati, un angolo di montagna estremamente selvaggio e, per così dire, “fuori mano” che ancora non conoscevo
... con le sue case in pietra tutte addossate l’una all’altra. Qui concludiamo il nostro anello che mi ha permesso di esplorare, in questi luoghi incantevoli da me assiduamente frequentati, un angolo di montagna estremamente selvaggio e, per così dire, “fuori mano” che ancora non conoscevo
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