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Foto Rocca della Marasca e Rocca Vaccaria 26 ottobre 2019
Stefano, Roberto
Gita con Roberto vicino a casa. Lasciamo una macchina a Vara Inferiore per il ritorno e partiamo alle 8.40 da San Pietro d’Olba (m. 526) immerso in un clima tipicamente padano
Gita con Roberto vicino a casa. Lasciamo una macchina a Vara Inferiore per il ritorno e partiamo alle 8.40 da San Pietro d’Olba (m. 526) immerso in un clima tipicamente padano
Aria umida e mite risalente dalla Valle del Po è affluita per tutta la notte sul versante settentrionale dell’Appennino ammantandolo di una coperta di nubi basse che poggia i suoi lembi sopra il crinale di spartiacque: dalla parte del mare sole e tramontana tesa, a tratti sferzante; da questa parte, invece, grigio e quiete atmosferica con le foglie ingiallite degli alberi perfettamente immobili
Aria umida e mite risalente dalla Valle del Po è affluita per tutta la notte sul versante settentrionale dell’Appennino ammantandolo di una coperta di nubi basse che poggia i suoi lembi sopra il crinale di spartiacque: dalla parte del mare sole e tramontana tesa, a tratti sferzante; da questa parte, invece, grigio e quiete atmosferica con le foglie ingiallite degli alberi perfettamente immobili
Inserisco ora un bel racconto di Giuseppe Pino Vitale di San Pietro pubblicato sulla pagina facebook “Urbe, Alta Valle dell’Orba”. “Fino alle soglie del 1900, la mulattiera che passa dalla Marasca era l’unica strada che permettesse alla gente dell’Olba di raggiungere “la Marina” attraverso il Passo del Faiallo. Da qui passavano le “pedone” con le loro gerle cariche di formaggette, funghi e frutti di bosco da recapitare ai clienti di Genova, per ritornare poi in Valle con altri prodotti: pesci, limoni, arance e soprattutto sale. Carovane di muli a basto che trasportavano verghe e lingotti di ferro, pronto per essere lavorato e trasformato in chiodi, catene ed ancore nei cantieri navali di Voltri; e ne risalivano poi carichi di minerale ferroso (ematite, limonite, magnetite, pirite…) proveniente dall’Isola d’Elba, per essere poi lavorato nelle nostre ferriere e trasformato in metallo mediante la cosiddetta “siderurgia a basso fuoco” che aveva bisogno di due elementi fondamentali: l’acqua, per dare la forza motrice ai magli ed il carbone per alimentare i forni. Due fonti di energia che all’Olba certo non mancavano! ...
Inserisco ora un bel racconto di Giuseppe Pino Vitale di San Pietro pubblicato sulla pagina facebook “Urbe, Alta Valle dell’Orba”. Fino alle soglie del 1900, la mulattiera che passa dalla Marasca era l’unica strada che permettesse alla gente dell’Olba di raggiungere “la Marina” attraverso il Passo del Faiallo. Da qui passavano le “pedone” con le loro gerle cariche di formaggette, funghi e frutti di bosco da recapitare ai clienti di Genova, per ritornare poi in Valle con altri prodotti: pesci, limoni, arance e soprattutto sale. Carovane di muli a basto che trasportavano verghe e lingotti di ferro, pronto per essere lavorato e trasformato in chiodi, catene ed ancore nei cantieri navali di Voltri; e ne risalivano poi carichi di minerale ferroso (ematite, limonite, magnetite, pirite…) proveniente dall’Isola d’Elba, per essere poi lavorato nelle nostre ferriere e trasformato in metallo mediante la cosiddetta “siderurgia a basso fuoco” che aveva bisogno di due elementi fondamentali: l’acqua, per dare la forza motrice ai magli ed il carbone per alimentare i forni. Due fonti di energia che all’Olba certo non mancavano! ...
... Ed ancora slitte trainate da buoi (le cosiddette “leze”) che trasportavano “fasciame”, ossia tavole di rovere segate lungo la venatura naturale del legno, utilizzate poi per la costruzione di barche e galee, sempre per i cantieri navali di Voltri e dintorni. In alcuni tratti della strada si possono ancora osservare i solchi lasciati dai pattini delle “leze” incisi sulle pietre del selciato, a perenne ricordo. Chiunque avesse dovuto recarsi a Genova o nei suoi dintorni, per qualsiasi motivo, era obbligato a percorrere questo sentiero… Anche chi aveva deciso di emigrare per sempre nelle Americhe o più semplicemente di trasferirsi in Francia, durante i mesi invernali, per fare il segantino. Quando percorrerete questa strada, sicuramente per vostra libera scelta e per passione, vi chiedo di pensare per un momento ai nostri Avi Urbaschi, ed anche ai loro poveri animali, costretti per necessità di sopravvivenza a passare da qui in qualsiasi condizione climatica. In alcuni punti si possono ancora vedere delle croci a ricordo di quanti, per incidenti di percorso, hanno perso la vita. Anche questa povera Gente ha contribuito a fare la Storia e la grandezza di Genova”
... Ed ancora slitte trainate da buoi (le cosiddette “leze”) che trasportavano “fasciame”, ossia tavole di rovere segate lungo la venatura naturale del legno, utilizzate poi per la costruzione di barche e galee, sempre per i cantieri navali di Voltri e dintorni. In alcuni tratti della strada si possono ancora osservare i solchi lasciati dai pattini delle “leze” incisi sulle pietre del selciato, a perenne ricordo. Chiunque avesse dovuto recarsi a Genova o nei suoi dintorni, per qualsiasi motivo, era obbligato a percorrere questo sentiero… Anche chi aveva deciso di emigrare per sempre nelle Americhe o più semplicemente di trasferirsi in Francia, durante i mesi invernali, per fare il segantino. Quando percorrerete questa strada, sicuramente per vostra libera scelta e per passione, vi chiedo di pensare per un momento ai nostri Avi Urbaschi, ed anche ai loro poveri animali, costretti per necessità di sopravvivenza a passare da qui in qualsiasi condizione climatica. In alcuni punti si possono ancora vedere delle croci a ricordo di quanti, per incidenti di percorso, hanno perso la vita. Anche questa povera Gente ha contribuito a fare la Storia e la grandezza di Genova”
Sopra le ultime case di Marasca abbandoniamo il cerchio giallo diretto al Passo del Faiallo ...
Sopra le ultime case di Marasca abbandoniamo il cerchio giallo diretto al Passo del Faiallo ...
... e, dopo un tratto di discesa su strada asfaltata, affrontiamo la breve ma avventurosa “scalata” della Rocca della Marasca (tacche rosse sbiadite): ...
... e, dopo un tratto di discesa su strada asfaltata, affrontiamo la breve ma avventurosa “scalata” della Rocca della Marasca (tacche rosse sbiadite): ...
... una salita che prevede il transito all’interno di un piccolo pertugio sotto un masso incastrato (una sorta di Buco della Marmotta del Corborant in scala ridotta) ...
... una salita che prevede il transito all’interno di un piccolo pertugio sotto un masso incastrato (una sorta di Buco della Marmotta del Corborant in scala ridotta) ...
... e un passaggio leggermente impegnativo sul piccolo camino che dà accesso alla vetta (poco più che EE in condizioni normali, sicuramente F con la roccia bagnata come oggi)
... e un passaggio leggermente impegnativo sul piccolo camino che dà accesso alla vetta (poco più che EE in condizioni normali, sicuramente F con la roccia bagnata come oggi)
Alle 9.50 mettiamo piede sulla cima nord-ovest della Rocca della Marasca (m. 910) completamente avvolti dalla nebbia; ed è un vero peccato perché da qui si ha una vista superba sui dolci rilievi delle Langhe e verso il Monviso
Alle 9.50 mettiamo piede sulla cima nord-ovest della Rocca della Marasca (m. 910) completamente avvolti dalla nebbia; ed è un vero peccato perché da qui si ha una vista superba sui dolci rilievi delle Langhe e verso il Monviso
Ridiscesi con molta attenzione dalla stessa parte, imbocchiamo nel bosco un sentiero pianeggiante (tacche arancioni) che incrocia ben presto la bella mulattiera proveniente dal Maraschino e segnata con due crocette gialle
Ridiscesi con molta attenzione dalla stessa parte, imbocchiamo nel bosco un sentiero pianeggiante (tacche arancioni) che incrocia ben presto la bella mulattiera proveniente dal Maraschino e segnata con due crocette gialle
Guadato il Rio della Notte gonfio d’acqua, saliamo al soprastante ripiano dei Roncazzi ...
Guadato il Rio della Notte gonfio d’acqua, saliamo al soprastante ripiano dei Roncazzi ...
... e alla Cappella dei Cianetti ...
... e alla Cappella dei Cianetti ...
... per poi seguire il classico itinerario ...
... per poi seguire il classico itinerario ...
... che conduce al Passo del Faiallo
... che conduce al Passo del Faiallo
Tra Case Zanotta, il Bric Dato e il Faiallo il sentiero è stato risistemato e allargato per iniziativa del Comune di Urbe e ora si percorre davvero bene
Tra Case Zanotta, il Bric Dato e il Faiallo il sentiero è stato risistemato e allargato per iniziativa del Comune di Urbe e ora si percorre davvero bene
Nel frattempo il sole ha asciugato l’aria e dissolto le nubi che ristagnavano sui versanti padani facendo venir fuori una bella giornata; resta ancora un po’ di ventilazione da nord ma nulla di fastidioso. Nel tardo autunno e in inverno, quando l’angolo di incidenza dei raggi solari si riduce al minimo, l’irraggiamento non è più sufficiente a diradare questo tipo di copertura di matrice adriatica e da Genova può capitare, per più giorni consecutivi, di vedere il Reixa “portare il cappello”. Dopo esserci divorati due strudel veramente squisiti alla “Nuvola sul Mare” (m. 1061, ore 12.30), ...
Nel frattempo il sole ha asciugato l’aria e dissolto le nubi che ristagnavano sui versanti padani facendo venir fuori una bella giornata; resta ancora un po’ di ventilazione da nord ma nulla di fastidioso. Nel tardo autunno e in inverno, quando l’angolo di incidenza dei raggi solari si riduce al minimo, l’irraggiamento non è più sufficiente a diradare questo tipo di copertura di matrice adriatica e da Genova può capitare, per più giorni consecutivi, di vedere il Reixa “portare il cappello”. Dopo esserci divorati due strudel veramente squisiti alla “Nuvola sul Mare” (m. 1061, ore 12.30), ...
... ci dirigiamo a Casa Tassara (m. 1002), ...
... ci dirigiamo a Casa Tassara (m. 1002), ...
... raggiungiamo il crinale al Passo Vaccaria (m. 1115) ...
... raggiungiamo il crinale al Passo Vaccaria (m. 1115) ...
... e con una breve deviazione saliamo anche alla Madonnina della Rocca Vaccaria ...
... e con una breve deviazione saliamo anche alla Madonnina della Rocca Vaccaria ...
... (m. 1167, ore 13.20)
... (m. 1167, ore 13.20)
Il panorama è bello ma non eccelso ...
Il panorama è bello ma non eccelso ...
... per la residua umidità nell’aria e la conseguente foschia nei bassi strati
... per la residua umidità nell’aria e la conseguente foschia nei bassi strati
Passiamo dal Rifugio Argentea affollato di escursionisti (m. 1090) ...
Passiamo dal Rifugio Argentea affollato di escursionisti (m. 1090) ...
... e al Passo Pian di Lerca (m. 1034) abbandoniamo le bandierine bianco-rosse dell’Alta Via ...
... e al Passo Pian di Lerca (m. 1034) abbandoniamo le bandierine bianco-rosse dell’Alta Via ...
... per scendere verso Vara Inferiore
... per scendere verso Vara Inferiore
Purtroppo le piogge monsoniche di inizio settimana, che tanti danni hanno arrecato in Valle Stura e nell’Alessandrino, hanno in parte rovinato il sentiero segnato con il quadrato giallo che taglia i tornanti della sterrata della Bucastrella: speriamo che l’anno prossimo il Parco del Beigua riesca a sistemarlo un po’
Purtroppo le piogge monsoniche di inizio settimana, che tanti danni hanno arrecato in Valle Stura e nell’Alessandrino, hanno in parte rovinato il sentiero segnato con il quadrato giallo che taglia i tornanti della sterrata della Bucastrella: speriamo che l’anno prossimo il Parco del Beigua riesca a sistemarlo un po’
Infine, dopo l’ultimo avventuroso guado, ...
Infine, dopo l’ultimo avventuroso guado, ...
... risaliamo a Vara Inferiore (m. 672, ore 15.10) terminando così questa bella gita autunnale che, con un percorso “a ferro di cavallo”, ci ha permesso di contornare l’alto bacino dell’Orba e di attraversare ambienti (e climi) molto diversi tra di loro
... risaliamo a Vara Inferiore (m. 672, ore 15.10) terminando così questa bella gita autunnale che, con un percorso “a ferro di cavallo”, ci ha permesso di contornare l’alto bacino dell’Orba e di attraversare ambienti (e climi) molto diversi tra di loro
Il tracciato dell’escursione rilevato con il gps. Partenza da San Pietro d’Olba (m. 526) - mulattiera per la Marasca (cerchio giallo) - cima NO della Rocca della Marasca (m. 910) - Rio della Notte - mulattiera per i Roncazzi (due crocette gialle) - Colla dei Cianetti (m. 931) - Bric Dato (m. 1102) - Passo del Faiallo (m. 1061) - Passo Vaccaria (m. 1115) - Rocca Vaccaria (m. 1167) - Rifugio Argentea (m. 1090) - Passo Pian di Lerca (m. 1034) - strada sterrata della Bucastrella (scorciatoie) - ponte sull’Orba (m. 635) - Vara Inferiore (m. 672)

Il tracciato dell’escursione rilevato con il gps. Partenza da San Pietro d’Olba (m. 526) - mulattiera per la Marasca (cerchio giallo) - cima NO della Rocca della Marasca (m. 910) - Rio della Notte - mulattiera per i Roncazzi (due crocette gialle) - Colla dei Cianetti (m. 931) - Bric Dato (m. 1102) - Passo del Faiallo (m. 1061) - Passo Vaccaria (m. 1115) - Rocca Vaccaria (m. 1167) - Rifugio Argentea (m. 1090) - Passo Pian di Lerca (m. 1034) - strada sterrata della Bucastrella (scorciatoie) - ponte sull’Orba (m. 635) - Vara Inferiore (m. 672)

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