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Foto Diga di Molare 3 maggio 2026
Stefano, Chiara, Alessandro
(fonte: www.molare.net di Vittorio Bonaria)
La decisione di innalzare la Diga Zerbino di 14 metri rispetto al progetto originale generava un grande problema: in un punto del perimetro del nuovo lago, in particolare dove l'avvallamento tra due crinali formava una sella (Sella Zerbino), l'argine naturale si sarebbe trovato a una quota inferiore rispetto alla quota massima d'invaso: l'acqua sarebbe quindi traboccata riversandosi nel meandro del Torrente Orba immediatamente a valle della diga principale.
Si provvide pertanto alla costruzione di una diga secondaria costituita da un muro di lunghezza sommitale di 110 metri e altezza massima di 14 metri. Tale sbarramento fu progettato e costruito in modo molto sbrigativo e senza il supporto di adeguate indagini geologiche. Poiché il terreno presentava zone di permeabilità elevata, ben presto, a bacino riempito, si verificarono le prime infiltrazioni all'interno della sella rocciosa sulla quale esso venne realizzato.
L'alba del 13 agosto 1935 era tersa e calda. Il 1935 stava per essere ricordato come un'annata relativamente siccitosa. I molti contadini che vivevano in Val d’Orba erano molto preoccupati poichè tale situazione stava compromettendo i raccolti e l'allevamento. La crisi idrica costrinse la direzione aziendale delle Officine Elettriche Genovesi a programmare un drastico taglio della produzione elettrica. Ciò aveva come inevitabile conseguenza la chiusura degli scarichi della diga con effetti negativi sul deflusso minimo del torrente ormai in perenne secca. I contadini si stavano accingendo a partire per i campi.
Alle 6.30 il boato di un lontano tuono spezzò la monotonia degli ultimi mesi. Gli sguardi si volsero speranzosi verso sud, verso i monti sopra i quali era visibile un'enorme nube di colore scurissimo che puntava spedita in direzione nord. Alle 7.30 si abbattè sulla valle un vero e proprio nubifragio.
Durante le prime ore del mattino del 13 agosto 1935 gli scarichi della diga principale rimasero chiusi ma ben presto il guardiano Abele De Guz si accorse che il livello stava innalzandosi vertiginosamente. Vennero attivati i sifoni che subito scaricarono a massimo regime assieme allo scaricatore di superficie. Ciò determinò i primi problemi a Ovada dove il deflusso del torrente aumentò rapidamente senza però allarmare eccessivamente gli abitanti del borgo.
Alle 10.30 il personale della centrale elettrica e il guardiano della diga attivarono la valvola a campana che funzionò solo per pochi minuti bloccandosi a causa del troppo fango e dei detriti che andavano via via accumulandosi sul fondo del lago.
Verso le 12.30 l'acqua iniziò a stramazzare pericolosamente sopra le due dighe posizionate alla stessa quota topografica. Ciò determinò l'interruzione del collegamento telefonico tra Molare e il Bric Zerbino.
Alle 13.00 le due dighe erano sovrastate da una lama di stramazzo di circa 2 metri e mezzo. Il guardiano della diga incrociava le dita.
Alle 13.15 la diga secondaria e tutta la Sella Zerbino collassarono sotto la spinta di una massa di acqua e fango stimata in circa 25 milioni di metri cubi.
Questa massa iniziò la sua devastante corsa verso valle percorrendo gli stretti meandri rocciosi. A Molare risparmiò il centro abitato ma ingenti danni riguardarono la centrale elettrica, alcune cascine e tutti i ponti, compreso quello della ferrovia Asti-Genova sul quale pochi minuti prima era transitato un treno.
Le località al confine con Ovada furono in gran parte distrutte e qui l'ondata inghiottì almeno venti persone e una settantina di case.
Alle 14 l’acqua raggiunse Ovada che all'epoca sfiorava i 10.000 abitanti. Furono rase al suolo trentacinque abitazioni e perirono sessantacinque persone.
Dopo Ovada colpì ancora i paesi di Silvano, Capriata e Predosa per poi riversarsi nella Bormida.
L’ondata andò calmandosi dopo che alle 14.30 la pioggia era cessata. Nel suo percorso aveva lasciato 111 morti: i corpi di alcuni di questi furono trovati molti anni dopo
Oggi siamo andati a visitare la Diga di Molare partendo dalla località Garrone sul versante destro della Val d’Orba (9 km da casa). Lasciata l’auto presso la Cascina Rapallino (m. 406), seguiamo quel che resta dell’antica via di accesso alla diga: è la carrozzabile che un tempo collegava le case di Garrone e di Ortiglieto alla provinciale di Olbicella sull’opposto versante, transitando sopra i ponti della diga principale e di quella secondaria. Dopo il crollo di Sella Zerbino questa strada venne definitivamente abbandonata
Oggi siamo andati a visitare la Diga di Molare partendo dalla località Garrone sul versante destro della Val d’Orba (9 km da casa). Lasciata l’auto presso la Cascina Rapallino (m. 406), seguiamo quel che resta dell’antica via di accesso alla diga: è la carrozzabile che un tempo collegava le case di Garrone e di Ortiglieto alla provinciale di Olbicella sull’opposto versante, transitando sopra i ponti della diga principale e di quella secondaria. Dopo il crollo di Sella Zerbino questa strada venne definitivamente abbandonata
La prima parte del percorso è tutta in discesa, all’interno di un fitto bosco di castagni e roveri; dopo quattro tornanti raggiungiamo il ponte in calcestruzzo sul Rio delle Brigne (m. 325)
La prima parte del percorso è tutta in discesa, all’interno di un fitto bosco di castagni e roveri; dopo quattro tornanti raggiungiamo il ponte in calcestruzzo sul Rio delle Brigne (m. 325)
Al di là del ponte procediamo a mezzacosta sopra la sponda del vecchio invaso: la strada si riduce a mulattiera fino a diventare un sentierino di montagna a causa delle frane e dei numerosi smottamenti del terreno
Al di là del ponte procediamo a mezzacosta sopra la sponda del vecchio invaso: la strada si riduce a mulattiera fino a diventare un sentierino di montagna a causa delle frane e dei numerosi smottamenti del terreno
Ben presto giungiamo in vista della diga che ci appare robusta e grandiosa
Ben presto giungiamo in vista della diga che ci appare robusta e grandiosa
Passiamo sopra lo scaricatore di superficie ...
Passiamo sopra lo scaricatore di superficie ...
... e percorriamo il ponte sommitale in direzione della torretta ...
... e percorriamo il ponte sommitale in direzione della torretta ...
... che ospitava la cabina di manovra
... che ospitava la cabina di manovra
Giù in basso, tra gli acquitrini e la fitta vegetazione, è ben visibile la presa della valvola a campana che il 13 agosto 1935 funzionò solo per pochi minuti prima di otturarsi con fango e detriti
Giù in basso, tra gli acquitrini e la fitta vegetazione, è ben visibile la presa della valvola a campana che il 13 agosto 1935 funzionò solo per pochi minuti prima di otturarsi con fango e detriti
Osserviamo gli enormi bocchettoni scolmatori che si rivelarono del tutto insufficienti a smaltire l’eccezionale piena dell’Orba
Osserviamo gli enormi bocchettoni scolmatori che si rivelarono del tutto insufficienti a smaltire l’eccezionale piena dell’Orba
La curiosità ci spinge a entrare (ma non a scendere) nel cunicolo d’ispezione ...
La curiosità ci spinge a entrare (ma non a scendere) nel cunicolo d’ispezione ...
... che attraversa l’intero corpo della diga
... che attraversa l’intero corpo della diga
Nel cunicolo che scende verso il fondo si trovano piastrelle di ceramica con l’indicazione delle varie quote: 322 costituisce la quota massima s.l.m. di riempimento dell’invaso
Nel cunicolo che scende verso il fondo si trovano piastrelle di ceramica con l’indicazione delle varie quote: 322 costituisce la quota massima s.l.m. di riempimento dell’invaso
Ammiriamo da un’altra prospettiva l’imponenza della diga: ci appare fosca, solitaria, un po’ malinconica con la sua architettura ottocentesca di stile umbertino che la colloca fuori dal nostro tempo. Qui l’Orba non scorre più da novant’anni: nella sua furia devastatrice si è creato un nuovo alveo e la vecchia ansa intorno al Bric Zerbino è un canyon inaridito
Ammiriamo da un’altra prospettiva l’imponenza della diga: ci appare fosca, solitaria, un po’ malinconica con la sua architettura ottocentesca di stile umbertino che la colloca fuori dal nostro tempo. Qui l’Orba non scorre più da novant’anni: nella sua furia devastatrice si è creato un nuovo alveo e la vecchia ansa intorno al Bric Zerbino è un canyon inaridito
Prendiamo lentamente la via del ritorno - la stessa dell’andata - ...
Prendiamo lentamente la via del ritorno - la stessa dell’andata - ...
... ragionando sul fatto che un’opera del genere, così peculiare e così permeata di storia, dovrebbe essere adeguatamente valorizzata per diventare un richiamo turistico di tutto l’Ovadese
... ragionando sul fatto che un’opera del genere, così peculiare e così permeata di storia, dovrebbe essere adeguatamente valorizzata per diventare un richiamo turistico di tutto l’Ovadese
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