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26 agosto2014 Ventasso da Ventasso Laghi
luglio 1984 dal Ventasso da Ventasso Laghi
agosto 1983 Ventasso da Ventasso Laghi
14 luglio 1982 Ventasso da Ventasso Laghi

26 agosto 2014 - M. VENTASSO da Ventasso Laghi (Ramiseto)

Gianni, Franca

Sono passati trent’anni da quando eravamo stati sul Ventasso e Gianni aveva concluso la gita con una bella nuotata nel lago Calamone e oggi sembra il giorno adatto per questo “amarcord”. Il meteo sembra regalarci una giornata discreta.
In macchina, a Ramiseto, il nostro monte si staglia contro il cielo con la sua inconfondibile linea di cresta che culmina con un piccolo cono che lo fa assomigliare a un vulcano.
Fiduciosi lasciamo la macchina a Ventasso Laghi e ci meravigliamo quando le prime due persone che incontriamo esclamano: Ma lo sapete dove è il Ventasso? e indicano i nuvoloni dove si è nascosto. Sono le 9,20 e prevale l’ottimismo.
Al Lago Calamone ci vengono incontro i primi sbuffi di vento e una grande solitudine. Il lago è cupo, le panchine deserte, il Rifugio Venusta sbarrato. Il Lago Calamone si trova ad un'altitudine di circa 1400 m., è di origine glaciale ed è alimentato da tre sorgenti naturali. E’ il più vasto bacino naturale della provincia di Reggio Emilia.
Prendiamo il sentiero 661 che sale a destra del lago inerpicandosi nel bosco e quando usciamo allo scoperto ci investe un vento impetuoso. Non riesco ad allacciare il cappuccio della giacca e con una mano tengo fermo il berretto in testa per non farlo volare.
Rinunciare alla vetta sarebbe un delitto per cui proseguiamo con fatica cercando di non cadere. Le foto ai piedi della croce (ore 10,30) sono impossibili e sferzati dal vento e bagnati da una pioggerella fine ci affrettiamo verso il Bivacco S. Maria Maddalena.
Attraversata la lunga cresta il sentiero che scende si fa ripido e in qualche punto è necessario prestare attenzione (EE). L’itinerario più logico è farlo in salita.
La nebbia e la pioviggine non ci fanno vedere niente ma sentiamo delle voci che provengono dal rifugio e dopo una serie di zig-zag siamo alla radura dove in un angolo della bella chiesetta in pietra è stato attrezzato il bivacco. Peccato che io non mi sono nemmeno accorta della chiesetta – non sapevo che fosse una chiesetta - mentre Gianni – poteva dirmelo! – è entrato a visitarla.
Sono le 11,30 e ne approfittiamo per mangiare al riparo, bagnati e infreddoliti, con la porta che non ne vuole sapere di rimanere chiusa e cigolando si spalanca lasciando entrare folate di vento e di nebbia.
Bellissimo il sentiero 663 che contorna il versante nord est del Ventasso, tra pietraie, dirupi e una bella vegetazione di faggi, conifere e anche abeti bianchi (che non ho visto).
Vedere abbiamo potuto vedere ben poco con questo tempo da lupi e quando arriviamo al lago l’acqua grigia e increspata dal vento è un tutt’uno con il cielo e la minuscola isoletta si perde tra le brume.
Una gita breve, 7 chilometri e mezzo, con poco dislivello, neppure 500 metri, che avrebbe potuto essere panoramicissima e invece non lo è stata. E’ il rimpianto di Gianni che continua a ripetere: peccato!


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