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11 settembre 2016 Alpe di Succiso e Casarola dal Passo del Cerreto
6 ottobre 2011 Alpe di Succiso e Casarola dal Passo del Cerreto
7 maggio 2011 Alpe di Succiso dal Passo del Cerreto
1 giugno 2008 Alpe di Succiso dal Passo del Cerreto
20 settembre 2007 Alpe di Succiso dal Passo del Cerreto
27 ottobre 2005 Alpe di Succiso dal Passo del Lagastrello
20 maggio 2004 Alpe di Succiso e Casarola dal Passo del Cerreto
10 maggio 2001 Alpe di Succiso e Casarola dal Passo del Cerreto
26 novembre 1994 Alpe di Succiso dal Passo del Cerreto
12 luglio 1991 Alpe di Succiso dal Passo del Lagastrello
20 luglio 1990 Alto dal Passo del Cerreto
31 agosto 1988 Alpe di Succiso e Casarola dal Passo del Cerreto

11 settembre 2016 - ALPE DI SUCCISO e M. CASAROLA dal Passo del Cerreto

Stefano, Roberto

Dopo cinque anni di assenza sono tornato sull’Appennino Reggiano a cui sono sentimentalmente legato per averlo girato in lungo e in largo da bambino e da ragazzo; oggi sono in compagnia di Roberto che non è mai stato su queste montagne e che è curioso di conoscerle.
Da Aulla percorriamo la tortuosa strada statale 63 fino al Passo del Cerreto (m. 1261) dove posteggiamo al cospetto dell’Alpe di Succiso, meta della nostra gita; una bella colazione al bar-ristorante del valico e siamo pronti per partire (ore 8).
Il Passo del Cerreto acquistò importanza dopo che gli Estensi vi fecero costruire, intorno al 1830, la Via Regia Militare di Lunigiana che migliorò sensibilmente i collegamenti tra l’Alto Tirreno e la Val Padana. In precedenza i lenti cammini dei pellegrini avvenivano su strade spesso impervie e faticose, come la Via Parmesana che partiva da Sassalbo e che superava la catena appenninica al Passo dell’Ospedalaccio; ed è proprio verso questo antico valico che ci dirigiamo, seguendo il sentiero 00/GEA (segni bianco-rossi) che parte dal retro del bar-ristorante.
Dopo aver aggirato a mezzacosta il versante nord del Colle Ospedalaccio (anticamente detto Monte Rapinale), sbuchiamo di nuovo sul crinale in prossimità del Passo dell’Ospedalaccio (m. 1271) che raggiungiamo in leggera discesa.
Qui sorge un grande cippo dell’epoca napoleonica che marcava il confine tra l’Impero Francese (a sud) e il Regno d’Italia (a nord); un confine di fatto formale dal momento che Napoleone Bonaparte regnava su entrambi. I sassalbini lo recuperarono dal bosco in cui era stato rovesciato per ordine dei sovrani restaurati dopo il 1815 (fonte: http://www.parcoappennino.it).
Subito dopo imbocchiamo a sinistra il sentiero 00/671/GEA che si inerpica fuori dal bosco su per le pendici del Monte Alto. Al bivio successivo abbandoniamo l’itinerario 00 di spartiacque e svoltiamo a destra sul sentiero 671/GEA che sale in diagonale in direzione di un costone boscoso (detto Costa della Marinella perché il vento di mare ne scioglie in fretta la neve).
Scavalcata la Costa della Marinella presso quota 1533, entriamo dentro una bella faggeta che ci accompagna in leggera discesa fino all’amena conca del Prataccio (m. 1509), posta al centro di un magnifico anfiteatro di origine glaciale. Sul fondo di questa conca, che un tempo ospitava un lago ora completamente interrato, serpeggia un piccolo ruscello che dà vita al Fiume Secchia (in realtà, dopo questo lungo periodo di siccità, a serpeggiare è rimasto soltanto l’alveo asciutto).
Presso il crocevia posto ai margini della radura prendiamo a sinistra il sentiero 671/GEA che inizia a salire tra cespugli di lampone passando vicino alla Sorgente del Secchia (m. 1536). Più in alto, superate alcune macchie di faggi, l’ambiente si fa severo e la pendenza sostenuta. Con numerosi tornanti che ne permettevano il transito anche ai muli, la mulattiera rimonta l’aspro pendio tra strati di arenaria uniformemente inclinati fino a guadagnare lo stretto intaglio del Passo di Pietratagliata (m. 1750) sullo spartiacque Secchia-Enza.
Qui abbandoniamo la Grande Escursione Appenninica che scende al Bivacco Ghiaccioni in alta Valle Liocca e svoltiamo a destra sul sentiero 671. Sopra il passo incombono grossi spuntoni rocciosi che aggiriamo sulla destra con un traverso leggermente esposto attrezzato con un cavo d’acciaio (è possibile scalarli direttamente utilizzando una breve e facile ferrata).
Il sentiero risale ora la cresta meridionale dell’Alpe di Succiso alternando tratti ripidi ad altri più dolci o quasi pianeggianti. Ormai siamo in vista della cima: affrontiamo di slancio le ultime balze in un ambiente suggestivo che ricorda molto da vicino quello delle Alpi Liguri e raggiungiamo così la vetta (m. 2017, ore 10.45); una “gabbia di Faraday” protegge dai fulmini la piccola statua della Madonna con il Bambino mentre, a pochi metri di distanza, si trova un segnale trigonometrico.
Purtroppo spira un vento umido e fastidioso di provenienza orientale che, oltre ad apportare foschia nell’aria, spinge sopra di noi nubi sempre più consistenti.
Dalla sommità dell’Alpe proseguiamo in cresta sul sentiero 667 in direzione del Casarola che costituisce il pilastro orientale dell’intero gruppo montuoso. Superata la Sella del Casarola (m. 1945), arriviamo in breve sull’omonima cima (m. 1979) e, poco oltre, sull’anticima settentrionale, quest’ultima contrassegnata da un ometto di pietre. Dopo il Casarola il crinale di spartiacque Secchia-Enza si addolcisce abbassandosi considerevolmente di quota e prosegue poi, tra ampi pascoli, fino alla solitaria elevazione del Monte Ventasso.
Tornati alla Sella del Casarola, imbocchiamo sulla sinistra il sentiero 675 che ci riporterà alle Sorgenti del Secchia. Dopo una vertiginosa discesa giù per praterie d’alta quota solcate dagli “schiocchi” (che nel dialetto reggiano significano “gole”), entriamo nella faggeta; ancora un breve tratto piuttosto ripido e poi usciamo dal bosco al Prataccio dove chiudiamo il nostro piccolo anello.
Qui ci fermiamo a mangiare; tantissimi escursionisti popolano questo pittoresco angolo di appennino tra cui molte famiglie con i bambini al seguito.
Infine tranquillo ritorno al Cerreto dove arriviamo alle 13.45, giusto in tempo per vedere al bar la partenza del GP di motociclismo. Bella gita, su sentieri perfettamente segnati e in luoghi paesaggisticamente pregevoli che sono piaciuti molto a Roberto e che se non fossero così lontani da casa mia frequenterei sicuramente più spesso.


6 ottobre 2011 - ALPE DI SUCCISO dal Passo del Cerreto

Elio, Claudio, Lodovico, Renato, Chiara, Paolo, Dino, Bruno, Gianni, Franca

Siamo tornati su questa bella montagna dell'Appennino Tosco-Emiliano. Il tempo è buono, solo un pò di nebbia vagante in quota.
Alle 8,20 siamo partiti dal piazzale del Passo del Cerreto e abbiamo raggiunto il Passo dell'Ospedalaccio (ore 9,05).
Seguiamo ora il sentiero 671, davanti a noi il monte Alto. Tra poco incontreremo un bivio e ci divideremo: un gruppetto svolterà a destra verso le sorgenti del Secchia mentre l'altro salirà sul monte Alto e poi ci raggiungerà.
Io sono nel primo gruppo che si ritrova in breve nel vasto anfiteatro dove nasce il Secchia (ore 9,45).
Al Passo di Pietratagliata (ore 10,25) incontriamo una pattuglia di militari in esercitazione.
Il sentiero 671 segue ora il crinale, più o meno ripido, sempre affilato ma senza problemi, e ci offre una bella vista sul monte Alto e sull'anfiteatro glaciale "I Ghiaccioni" a nord. Proseguiamo con vari saliscendi lungo il crinale e alle 11,20 siamo in vetta.
Il tempo di scattare qualche foto e proseguiamo verso Est (sentiero 667), scendiamo alla Sella e raggiungiamo la vicina cima del monte Casarola (ore12).
Qui avremmo voluto fermarci ad aspettare i nostri amici ma un vento fastidioso ci spinge a ritornare alla Sella sottostante per trovare un pò di riparo.
Mentre ci riposiamo e ci ristoriamo addossati alla parete poco sotto la Sella del Casarola, torniamo un pò indietro nel tempo e osserviamo i nostri amici.
Alle 10,50 mettono piede in vetta al monte Alto. Poi facendo attenzione alla discesa non esattamente banale (il cartello che indicava il Monte Alto segnalava "tratto molto esposto") alle 11,20 sono al Passo di Pietratagliata. Si divertono a seguire il filo di cresta e alle 12,10 sono in vetta all'Alpe.
Per non farci aspettare rinunciano a salire sul Casarola e ci raggiungono sotto la Sella.
D i nuovo tutti insieme scendiamo lungo il sentiero 675 che ci riporta alle Sorgenti del Secchia (ore 14,30) dove il percorso ad anello si chiude e ritroviamo il sentiero dell'andata.
Concludiamo la gita al Passo del Cerreto alle ore 16.


7 maggio 2011 - ALPE DI SUCCISO dal Passo del Cerreto

Stefano e Chiara

Dopo tre anni siamo tornati sulle montagne dell'Appennino Reggiano da me ben conosciute ed alle quali sono particolarmente affezionato per averle frequentate fin da bambino.
Abbiamo parcheggiato la macchina al Passo del Cerreto, sull'antica "Via militare di Lunigiana" realizzata dal Duca di Modena Francesco IV d'Este nel 1831. Dopo un'ottima colazione al bar-ristorante del valico, ci incamminiamo (ore 9) lungo il sentiero 00-G.E.A. in direzione dell'Alpe di Succiso.
Abbandonato il sentiero 00 di crinale che si arrampica ripidissimo sul costone del Monte Alto, proseguiamo lungo l'itinerario G.E.A. che ci conduce nel bellissimo anfiteatro glaciale alle sorgenti del Secchia.
Con un’erta salita sbuchiamo sul Passo di Pietratagliata e, superato con attenzione il breve tratto esposto, risaliamo la dorsale fino in vetta all’Alpe di Succiso (ore 12).
Al ritorno proseguiamo lungo il crinale fino alla Sella del Casarola da dove, seguendo il ripidissimo sentiero n. 675, scendiamo alle sorgenti del Secchia.
Alle 15 in punto siamo al Passo del Cerreto a mangiare un’ottima fetta di torta nel bar-ristorante “Giannarelli”.


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