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HOME PAGEGite Roccione Ghiliè, Cima Ghiliè e Cima di Mercantour e Cima di Roghè

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4 agosto 2019 Cima di Roghè dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
13 agosto 2016 Cima di Mercantour dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
2 agosto 2012 Cima Ghiliè dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
9 agosto 2011 Cima Ghiliè dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
20 luglio 2011 Roccione Ghiliè e Cima Ghiliè dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
4 luglio 2010 Cima di Mercantour dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

4 agosto 2019 - CIMA DI ROGHE’ dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano

Nota: la strada che dalle Terme di Valdieri sale al Gias delle Mosche è per buona parte in condizioni deprecabili e passa davvero la voglia di fare gite in tutta la Valle Gesso della Valletta

Parto dal Gias delle Mosche (m. 1591) alle 7.30 con poche idee e ben confuse. Al Pian della Casa (m. 1743) prendo la mulattiera per il Colle di Fremamorta e passo gran parte della salita a congetturare sui possibili itinerari e sugli eventuali anelli da percorrere. La nebbia improvvisa e del tutto inaspettata che prende a salire veloce dal fondovalle Gesso, invece che indispettirmi, sbroglia i miei dilemmi: al di là del Colle di Fremamorta (m. 2615, ore 9.40) il cielo è sgombro da nubi e una montagna dall’aspetto un po’ lunare cattura la mia attenzione.
Si chiama Cime de Roguè perché adesso si trova in Francia; ma fino al 1947 era italiana, si chiamava Cima di Roghè e faceva parte delle cosiddette “terre di caccia” della corona sabauda che abbracciavano entrambi i versanti delle Alpi Marittime. E’ situata su una dorsale secondaria che si stacca dalla cresta di spartiacque presso il nodo orografico di Pagarì di Saleses (posto tra i valichi di Fremamorta e di Ciriegia) e che separa la valle del Boreone (a est) da quella di Mollieres (a ovest).
Per raggiungere la Roghè occorre scendere lungo la mulattiera in territorio francese fino a intercettare, sulla sinistra e non segnalato, un vecchio sentiero militare che taglia in direzione sud tutta la testata del vallone; poco più in basso occhieggiano come gemme preziose alcune piccole pozze azzurre (Lacs de Fremamorte). Il sentiero sale a svolte tra immense distese di sfasciumi verso la soprastante Bassa di Roghè, ampia insellatura (m. 2581) tra la Pagarì di Saleses e, appunto, la Cima di Roghè.
Non mi resta che seguire agevolmente il detritico crestone (qualche rado ometto) e raggiungere così la panoramicissima vetta (m. 2705, ore 10.45). Davanti a me si distende il grande vallone di Mollieres che digrada verso ovest fino a sfociare in Val Tinea poco a sud di Isola (nel punto in cui, una volta, si trovava l’antico posto di frontiera di Ponte Negri). E questo è il panorama: a nord, la Cima e il Colle di Fremamorta; a est, l’Argentera, la Nasta, il Baus, il Bastione, il Brocan la Ghiliè e, sullo sfondo, il Gelas. Di fronte a me, la mulattiera militare che risale a zigzag il versante francese del Colle di Fremamorta e che dovrò percorrere al ritorno per scollinare in Italia.
Eccomi dunque sul Colle di Fremamorta: il cielo del Piemonte si è rasserenato lasciando spazio a una magnifica giornata, non calda e leggermente ventilata. La discesa verso il Pian della Casa è lunga e spossante, non si arriva mai. Poi, dal Pian della Casa al Gias delle Mosche, ancora due chilometri abbondanti di strada sterrata con un fondo che neanche ai tempi del Re d’Italia faceva così schifo.
Alle 13.40 concludo così questa bella escursione nata quasi per caso e do un arrivederci al prossimo anno alla magnifica Valle Gesso sperando che, nel frattempo, il parco si metta una mano sulla coscienza e l’altra nel portafogli e sistemi un po’ questa benedetta strada.


13 agosto 2016 - CIMA DI MERCANTOUR dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano

Oggi gita lunga e faticosa alla Cima di Mercantour con partenza dal Gias delle Mosche (m. 1591).
Il piacevole tepore del sole mi accoglie dopo un'ora e mezza di cammino al Colle di Ciriegia (m. 2543), sul confine tra Italia e Francia, dopo che tutta la salita nel vallone l'ho percorsa all'ombra.
Su questo valico, nei giorni successivi all'armistizio dell'8 settembre 1943, passarono reparti italiani della IV armata in ripiegamento verso il territorio nazionale. Al loro seguito, per non cadere nelle mani dei tedeschi, abbandonarono la Francia anche ottocento ebrei che si trovavano nella residenza coatta di Saint Martin Vesubie nella zona di occupazione italiana; attraverso il Ciriegia e il Colle di Finestra raggiunsero rispettivamente le Terme di Valdieri e San Giacomo di Entracque dove trovarono però un bando che li obbligava a presentarsi immediatamente ai comandi germanici. In trecentocinquanta si consegnarono finendo così deportati e soltanto diciotto di loro sopravvissero; i restanti trovarono invece rifugio presso le popolazioni locali o tentarono la fuga verso territori neutrali.
Sempre al Colle di Ciriegia, il 13 aprile 1945, truppe gaulliste di fanteria alpina attaccarono le postazioni fortificate difese dai soldati della Littorio: l'azione non riuscì e gli assalitori francesi subirono pesanti perdite lasciando nelle mani degli italiani cinquantatrè prigionieri compreso il maggiore comandante del battaglione.
Dal Ciriegia seguo la mulattiera che scende sul versante opposto nel Vallone di Cavalet finchè, dopo aver perduto duecento metri esatti di dislivello, incontro sulla sinistra l'inizio della traccia (bivio non segnalato, m. 2345) che, con una breve ma ripida salita, porta al Lago di Mercantour (m. 2453), alle pendici sud-occidentali dell'omonima cima.
Numerosi ometti mi guidano lungo una grossa colata di sfasciumi e poi su un canale di erba e detriti che termina sulla spalla occidentale della Cima di Mercantour. Ancora un tratto di dura salita ed eccomi in vetta (m. 2775), al cospetto dell’Argentera e della Nasta.
Bel panorama verso il Matto, le Teste Sud e Nord di Bresses, il Gelas e la testata della Valle del Boreone.
Al ritorno seguo un sentierino, meno ripido e più agevole di quello fatto in salita, che conduce a una sella tra la cima e il Caire Negre di Mercantour, sulla cresta che separa il Vallone degli Erps (a sinistra) da quello di Cavalet (a destra). Da qui scendo giù a destra per la pietraia lungo un’ottima traccia segnalata con numerosi ometti che termina presso la sponda orientale del lago, quest'ultimo adagiato sul fondo di un vasto anfiteatro chiuso a nord dalla Serra del Mercantour e a est dal Caire Negre.
Costeggio il lago fino al ciglione meridionale della conca dove imbocco il sentiero che scende deciso verso il fondo del Vallone di Cavalet. A quota 2345 incrocio la mulattiera militare che, attraverso il Colle di Ciriegia, collegava Valdieri al posto di confine del Regno d’Italia in località Tre Ponti sul Boreone.
Il sole picchia forte e rende ancor più dura l’erta risalita verso il valico. Sul fianco sinistro del vallone, protetto da speroni rocciosi, sorge l’opera difensiva del Vallo Alpino che il 13 aprile 1945 fu teatro del duro scontro, risoltosi a favore degli italiani, tra i soldati francesi del III Regiment d’Infanterie Alpine e tredici granatieri della Littorio.
Al Colle di Ciriegia mi lascio alle spalle il territorio transalpino e supero il cippo di confine facendo così rientro in Italia.
L’aspro e severo vallone che scende a balze fino al Pian della Casa del Re è tutto un’immensa distesa di pietrame sopra cui, sapientemente tracciata, serpeggia la grande mulattiera militare. A quota 2192 si incontrano i ruderi di un ricovero intitolato al caporale degli alpini Antonio Vivalda (medaglia d’argento, caduto il 19 giugno 1917), che poteva ospitare fino a cinque soldati e assolveva ai compiti di controllo della linea telefonica. Dal ciglio dell'ultima balza posso finalmente scorgere il Pian della Casa con la sterrata che mi riporterà alla macchina.
A distanza di sei anni ho quindi ripetuto questa bella gita; allora feci molta meno fatica poichè - erano i primi giorni di luglio - vi era ancora tanta neve e la discesa nel Vallone di Ciriegia fu una lunghissima ed entusiasmante sciata con gli scarponi; oggi invece è stata decisamente più dura.


2 agosto 2012 - CIMA GHILIE' dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano, Franca

Cima Ghiliè: una delle tante cime della bella Val di Gesso, un monte a cui basterebbe una manciata di centimetri per raggiungere quota 3000. E' qui che devo arrivare, 1400 metri più in alto del Gias delle Mosche dove lasciamo la macchina. A dire il vero si potrebbe proseguire fino al Pian della Casa del Re ma l'auto è bassa e rischia di toccare sotto.
Alle 6,30 ci mettiamo in cammino, Stefano con la mia roba nello zaino, io leggera e senza niente in spalla. Risaliamo la strada, un pò sterrata e un pò asfaltata, in un silenzio perfetto. E' bello partire così presto, la valle che riposa ancora nell'ombra, l'aria pungente, il cielo terso.
Poco dopo le 7 iniziamo la salita verso il Rifugio Remondino. Il largo sentiero si snoda nel Vallone di Assedras con ampi tornanti. Ci fanno compagnia i larici che con le loro chiome di morbidi aghi sono le ultime sentinelle in grado di arrampicarsi fin quassù.
Un bivio e un cartello: il rifugio a sinistra, il Colle di Mercantour a destra. Ora il sentiero è un ripido e stretto percorso di caccia fatto costruire dai Savoia e risistemato successivamente dai militari. Avrebbe bisogno di manutenzione: se dovesse franare, l'accesso al Colle Est del Mercantour diventerebbe problematico.
Poi un lungo traverso pressochè in piano ci conduce nella gorgia di Balma Ghiliè.
Il sole fa capolino tra le cime sopra di noi quando ormai stiamo per raggiungere il Colle Est del Mercantour (o Colle di Ghiliè). Sono le 9 e un quarto. Il tempo di mangiare qualche biscotto e proseguiamo verso sinistra attraverso i ghiaioni.
Con una ripida salita raggiungiamo l'altipiano sommitale: un ammasso caotico di sfasciumi, lastroni di roccia e piccoli laghetti.
Alle 10,30 siamo finalmente in vetta! Alle mie spalle fa da barriera la bastionata del Brocan, della Nasta e del Baus mentre, dietro la Nasta, svetta sua maestà l'Argentera. Mille metri sotto di noi, alla testata della Valle della Rovina, fanno bella mostra di sè i due grandi laghi del Chiotas e del Brocan in mezzo ai quali si trova il Rifugio Genova.
Peccato che il contenitore in acciaio ancorato alla croce sia senza coperchio e desolatamente vuoto. Se ci fosse il quaderno di vetta avrei scritto qualcosa: è la prima volta che salgo quassù e sarà molto difficile che possa ritornarci.
Dopo una breve sosta scendiamo giù per i ripidi sfasciumi del cono terminale e ritroviamo il laghetto senza nome che si trova ai suoi piedi.
E' mezzogiorno quando dal Vallone di Balma Ghiliè possiamo rivedere la strada del Pian della Casa snodarsi sul fondo del Gesso della Valletta.
Percorriamo a ritroso il lungo traverso e il tratto ripido al termine del quale ritroviamo il sentiero del Rifugio Remondino.
Quando l'orologio non segna ancora l'una a trenta, poso finalmente i piedi sulla strada pianeggiante. E' una sensazione strana dopo tanto ripido: la grande fatica (per me) è quasi terminata. Alle 14 in punto infatti raggiungiamo l'auto e, in riva ad un ruscello all'ombra dei larici, plachiamo la sete e mangiamo un boccone. Anche questa è fatta!


9 agosto 2011 - CIMA GHILIE' dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano, Luca, Serena

Dopo soli venti giorni sono ritornato in vetta alla Ghiliè, bella e panoramicissima cima della Valle Gesso della Valletta: questa volta in compagnia di Luca e di sua moglie Serena.
Siamo partiti dal Gias delle Mosche e, dopo aver raggiunto il Pian della Casa del Re, ci siamo incamminati lungo il sentiero per il Rifugio Remondino fino alla biforcazione per il Colle Est del Mercantour.
Con una ripida serpentina abbiamo guadagnato il ciglio meridionale del Vallone di Assedras. Poi, con percorso a mezzacosta, siamo entrati nella gorgia di Balma Ghiliè.
Il Maestrale che da questa notte sta spazzando il Nord-Ovest e la Sardegna ha completamente ripulito il cielo: l'atmosfera è limpida e la visibilità è ottima. Quando soffia il Maestrale tutto il Cuneese rimane fortunatamente riparato dal vento: oggi infatti si sta proprio d'incanto.
Risaliamo un piccolo nevaio che ancora resiste a nord del Colle Est di Mercantour e del Roccione Ghiliè.
Dopo il colle svoltiamo a sinistra e rimontiamo i pendii, in parte coperti di neve, che adducono all'altipiano sommitale. Alcuni giovani stambecchi restano indifferenti al nostro passaggio.
Ed ecco la Cima Ghiliè che si staglia nel cielo terso.
Da un piccolo intaglio nelle rocce si può osservare parte del percorso fatto dopo il Colle Est del Mercantour.
In vetta il panorama è eccezionale! 1000 mt sotto di noi, alla testata della Valle della Rovina, fanno bella mostra di sè i due grandi laghi del Chiotas e del Brocan. Di fronte, invece, si possono ammirare alcune tra le più belle cime delle Marittime: si susseguono infatti, in un dedalo di rocce e dirupi, il Brocan, la Nasta, l'Argentera ed il Baus. Ad oriente il panorama è dominato dall'inconfondibile profilo del Gelas.
Luca e Serena, che ringrazio molto per la compagnia, sono entusiasti. Sicuramente le Marittime costituiscono un concentrato di ambienti e di paesaggi superlativi. La Valle Gesso, con i suoi valloni selvaggi e dirupati, le sue cime aspre e severe, i laghi, i camosci, gli stambecchi, rappresenta un piccolo scrigno di bellezze forse ancora poco conosciuto (e forse ciò non è un male).


20 luglio 2011 - ROCCIONE GHILIE' e CIMA GHILIE' dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano

Nel bar di Valdieri, mentre facevo colazione, ero in preda ad una forte indecisione: dove andare stamattina? Poi, tutto ad un tratto, mi è venuta in mente una vetta che per soli due metri non raggiunge i 3000: è la Cima Ghiliè, bella montagna situata alla testata della Valle della Valletta nel punto esatto di saldatura tra la catena dell'Argentera e la cresta di spartiacque. Ho lasciato quindi la macchina al Gias delle Mosche e alle 7.15 mi sono messo in cammino. La mattinata è splendida anche se sembra di stare in autunno: aria limpida, cielo terso e temperatura di 6 °C (a proposito, se questa è un'estate calda, Dio ci scampi dalle estati fresche!). Al Pian della Casa del Re ho raggiunto e superato una colonna di Alpini in marcia verso il Rifugio Remondino. Al bivio di quota 2100 ho imboccato il sentiero per il Colle Est del Mercantour. Con un ripida serpentina il tracciato guadagna il ciglio meridionale del Vallone di Assedras per poi scendere nella gorgia di Balma Ghigliè. Alle 9.10 sono sbucato sul Colle Est del Mercantour che separa la Valle Gesso della Valletta dalla Valle del Boreone. In pochi minuti sono salito al soprastante Roccione Ghiliè (2690 mt) che si eleva tra i colli ovest ed est del Mercantour. Dopo essere ridisceso al colle mi sono incamminato verso la Cima Ghiliè cercando di evitare, per quanto possibile, i nevai che ancora resistono nelle gole e nei canaloni. La notte stellata e le basse temperature li hanno trasformati in autentici blocchi di ghiaccio! Fortunatamente nella giornata di ieri ci sono state deboli nevicate miste a grandine che, se non altro, hanno reso ruvide le superfici dei nevai. Ho risalito abbastanza agevolmente la pietraia facendo però attenzione al vetrato che, qua e là, ricopre subdolamente qualche macigno. D'altro canto la neve ed il ghiaccio hanno immobilizzato i massi e non c'è il rischio che si muovano a tradimento sotto le suole degli scarponi. Alle 10.10 sono arrivato in vetta. Considerato che mi trovo a 2998 mt di altezza e che io sono alto 1.81, mi basta alzare le mani sopra la testa per permettere, almeno a loro, di toccare i fatidici 3000. Fantastico il panorama che si può ammirare dalla cima. Giù in basso, alla testata della Valle della Rovina, fanno bella mostra di se i due grandi laghi Brocan e Chiotas in mezzo ai quali si trova il Rifugio Genova. Di fronte a me si susseguono e si sovrappongono in un dedalo di rocce e dirupi quattro tra le massime elevazioni delle Marittime: il Brocan, la Nasta, l'Argentera ed il Baus. Il ritorno sarà lungo l'itinerario fatto in salita (escluso, s'intende, il Roccione Ghiliè). Ora i nevai, un poco ammorbiditi dai raggi del sole, mi tornano molto graditi: un po' correndo e un po' scivolandoci sopra me li divoro in un baleno. Al bivio per il Remondino incontro nuovamente la colonna di Alpini che scende verso il Pian della Casa. Alle 12.35 raggiungo la macchina al Gias delle Mosche.


4 luglio 2010 - CIMA DI MERCANTOUR dal Gias delle Mosche

Stefano

In questa domenica di caldo feroce sono andato a cercare un po' di fresco in Valle Gesso. Ho lasciato la macchina al Gias delle Mosche e alle 7.25 mi sono messo in marcia verso il Pian della Casa.
Al Pian della Casa ho attraversato il torrente e imboccato la mulattiera per il Colle di Ciriegia. Dopo aver risalito un ripido macereto sono entrato nell'ampio e bellissimo vallone del Ciriegia ancora completamente innevato.
Poichè la neve era ancora piuttosto dura ho infilato i ramponi e ho fatto la salita al colle tutta su neve in un ambiente maestoso e severo.
Dal Ciriegia sono sceso sul versante opposto nel vallone di Cavalet e, in corrispondenza di una casamatta sul fianco sinistro del vallone, ho seguito la traccia che risale al lago di Mercantour ancora coperto di neve.
Superato il lago e procedendo prima su neve e poi su terreno scoperto, sono arrivato in vetta al Mercantour (10.45).
Dalla cima il panorama è davvero superbo: l'Argentera, la Nasta, il Bastione, il Brocan e la Ghiliè rivelano da qui tutta la loro aspra imponenza.
La discesa èstata veloce. Dal Colle di Ciriegia ho infatti sfruttato il lunghissimo nevaio per una divertente "sciata" fuori stagione.
Alle 13.30 ho fatto ritorno alla macchina.


 

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