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27 agosto 2014 Prampa da Monteorsaro (Febbio)
25 agosto 2014 Il Passone dal Rescadore (Febbio)
2 agosto 2011 Cusna da Pian Vallese (Febbio)
25 luglio 2011 Cusna da Pian Vallese (Febbio)
1 agosto 2008 Cusna dal Rescadore (Febbio)
28 luglio 2008 Cusna da Casalino
29 giugno 2008 Cusna dal Rescadore (Febbio)
2 agosto 2004 Cusna dal Rescadore (Febbio)
21 maggio 1998 Cusna dal Rescadore (Febbio)
9 luglio 1991 Cusna da Civago
27 luglio 1990 Cusna dal Rescadore (Febbio)
24 luglio 1989 Cusna da Ligonchio
24 agosto 1988 Cusna dalla peschiera (Rifugio Zamboni)
luglio 1984 Cusna dai Prati di Sara
agosto 1983 Cusna dal Rescadore (Febbio)
agosto 1983 Cusna dai Prati di Sara
25 luglio 1982 Cusna dall'arrivo del 1° tronco seggiovia
18 luglio 1982 Cusna dall'arrivo del 2° tronco seggiovia
12 luglio 1982 Cusna dai Prati di Sara
1981 Cusna da ...
1980 Cusna da ... (con Stefano)

27 agosto 2014 - MONTE PRAMPA da Monteorsaro (Febbio)

Gianni, Franca

In questi pochi giorni di vacanza nell’Appennino Reggiano il Cusna è rimasto quasi sempre nascosto dalle nuvole che affollano il crinale e a malincuore rinuncio a salirci.
Il tempo è incerto e dalla finestra della casa di Calizzo – sono nata in questa minuscola frazione di Villa Minozzo – si vede il Prampa. Essendo il monte più alto (m. 1698) l’ho sentito nominare da sempre. Però ci sono salita poche volte, l’ultima tantissimi anni fa quando, mentre prendevamo il sole coricati sulla cima, ci era capitato di capitato di vedere da pochi metri la pancia di un caccia militare che ci aveva sfiorato.
Oggi andremo lì.
Alle 9 partiamo da Monteorsaro che fino a pochi decenni fa era un luogo di pastori e adesso è un grazioso paese con le case e l’oratorio in perfetto ordine. Una sorpresa ce la riserva il Rifugio Monteorsaro che non avevo ancora visto, una bella costruzione in pietra e legno che raggiungiamo in pochi minuti di sentiero (ma volendo ci si può arrivare in auto), con fiori, prati rasati e una splendida posizione panoramica che domina la conca di Febbio.
Il sentiero 621 attraversa il bosco ed esce allo scoperto alla Sella del Prampa (o Passo della Croce). Qui diventa 621B e si affianca al più importante e lungo itinerario Il Passone-Villaminozzo (623).
Venti minuti di cammino e siamo in vetta da dove possiamo vedere emergere dalle nuvole il lontano Ventasso dove siamo stati ieri.
Sulla cima c’è un piccolo basamento e sopra il basamento un sasso con scavata una nicchia e dentro le nicchia una piccola Madonna.
Verso il Cusna viaggiano nuvoloni neri, verso nord il panorama è aperto e possiamo riconoscere la Pietra di Bismantova. Il vento fa ondeggiare l’erba incolta e i cardi fioriti la colorano di viola.
Ai primi alberi, dove il 621B abbandona il sentiero per Villa Minozzo e scende per Monteorsaro, ci fermiamo a mangiare. Il piccolo agglomerato di Calizzo è visibile e Gianni che ha la vista di un falco riconosce le case.
Alle 14,30 terminiamo il piacevole anello che ha avuto come protagonista il Monte Prampa e ci prepariamo a fare ritorno in città: è l’ultima gita su questi monti.


25 agosto 2014 - IL PASSONE dal Rescadore (Febbio)

Gianni, Franca

Alle 8 e mezzo lasciamo la macchina sulla strada tra gli impianti da sci di Febbio (Rescadore) e Pian Vallese, dove il sentiero 615 entra nel bosco. Si tratta di un antico “tratturo” utilizzato per la transumanza delle greggi nel loro peregrinare tra Emilia e Toscana che raggiunge l’ampia conca di Pian Vallese (m. 1289) e prosegue nel bosco. Il tempo è discreto, né caldo né freddo, e non c’è vento.
Saliamo in silenzio in compagnia dei ricordi visto che per noi era l’itinerario più usato per andare al Cusna. Di diverso, tra allora e adesso, è che non vedo bestie al pascolo, né mucche nei prati di Pian Vallese, né pecore nei pascoli alti.
Improvvisamente la vegetazione boschiva lascia spazio al grande anfiteatro. Nuvole sfilacciate si scontrano col crinale ma per il resto il cielo è azzurro.
Superiamo il bivio per la Capanna Vallestrina e continuiamo a salire i trecento metri di dislivello che ci separano dal Passone. Il sentiero diventa faticoso e il circo glaciale si allarga in tutta la sua bellezza. Il silenzio è rotto da qualche fischio di marmotta, l’erica fiorita risalta tra l’erba verde. Sul passo ancora distante si stagliano le sagome di alcuni cavalli e la croce che noi abbiamo battezzato “croce di canne d’organo”.
Lo raggiungiamo alle 10,45, nel punto chiamato Il Passone, storico valico tra Val d’Asta, Val d’Ozola e Val Dolo a quota 1850. Il Prado è davanti a noi, puledri e asini pascolano vicini e il Cusna è nascosto dalla Piella. Il basamento della croce di canne d’organo è stato rifatto e anche i tubi in acciaio che suonano col vento sembrano nuovi.
Il sentiero 615 continua e arriva al Rifugio Cesare Battisti dove eravamo ieri ma per oggi basta così. Torniamo indietro e ripercorriamo i nostri passi nel silenzio e nella solitudine del bellissimo anfiteatro fino a quando incontriamo il bivio per la Capanna Vallestrina. C’è il cartello ma l’itinerario 615A non compare nella mappa del navigatore: una ghiotta occasione per rilevare la traccia.
Il sentiero è ottimo e ci porta velocemente alla baita dove incontriamo due fungaioli. E’ mezzogiorno e siamo alla base del circo glaciale dominato dall’imponente parete dell’Alpe di Vallestrina.
Scenderemo sul 611, un bel “tratturo” che ci fa perdere quota velocemente anche se in molti tratti è invaso dal fango. Dovremmo seguirlo fino a incrociare il 609 per il Rescadore ma quando troviamo una comoda sterrata che svolta a sinistra, indicata nel navigatore come Anello del Cusna e diretta a Pian Vallese, l’abbandoniamo e seguiamo questa traccia. Viva il navigatore!
Alle 13 ci fermiamo per il pranzo in una bella radura, poi riprendiamo il cammino sulla carrareccia che in inverno è utilizzata come pista per il fondo e sbuca a Pian Vallese e ci ricongiungiamo con l’itinerario di questa mattina. Una gita terminata alle 14,30, dall’itinerario contorto ma piacevole e interessante. 10 i chilometri percorsi e 770 i metri di dislivello. 


2 agosto 2011 - M. CUSNA da Pian Vallese (Febbio)

Stefano, Chiara

Durante la settimana trascorsa a Calizzo (Villa Minozzo - RE) non potevamo certo non salire sul Cusna, montagna simbolo dell'Appennino Reggiano.
Con i suoi 2121 mt è la seconda cima più alta dell’Appennino Settentrionale dopo il Cimone. Non è posta sul crinale di spartiacque ma, al pari del Cimone, è spostata più a nord in territorio emiliano. Il profilo della catena del Cusna ricorda quello di un uomo disteso: per questo viene chiamata anche l'Uomo Morto o il Gigante.
Siamo partiti da Pian Vallese alle 7.30 ed abbiamo imboccato il sentiero 615. L'itinerario sale ripido nel bosco di faggi fino a sbucare nell'ampio anfiteatro di origine glaciale ai piedi dell'imponente dorsale. La giornata è splendida: l'aria è tersa e frizzante e si cammina senza sudare.
Il sentiero prende quota sui ripidi pendii prativi con numerose svolte e raggiunge il Passone dove è collocata una croce a canne d’organo che risuona con il vento.
Dopo aver incontrato alcuni cavalli che pascolano liberamente sotto la Piella proseguiamo lungo il crinale in direzione del Cusna con bella vista sulle Alpi Apuane e sul dirimpettaio massiccio del Prado. La visibilità è ottima e sullo sfondo si riconosce l'Alpe di Succiso. Laggiù in basso, sul versante reggiano, si snodano le piste da sci di Febbio.
Siamo arrivati all'ampia insellatura che si apre tra il Sasso del Morto ed il Cusna. Abbiamo adesso due alternative: o salire direttamente per facili roccette lungo il filo della cresta oppure tagliare il versante nord-orientale del Cusna ed intercettare i sentieri diretti alla vetta provenienti dai Prati di Sara e dalla peschiera Zamboni.
Chiara preferisce evitare l'aereo itinerario di cresta e così scegliamo la seconda opzione (un po' più lunga ma priva di qualsiasi difficoltà). Alle 11.25 siamo in vetta.
Mentre Chiara si riposa e si gode il sole di questa splendida giornata io scendo alla sella e risalgo sul Cusna percorrendo nei due sensi il suggestivo sentierino EE. L'ho fatto più volte da bambino e oggi mi sarebbe dispiaciuto non provarlo.
Al ritorno seguiamo l'itinerario 617 che porta alla peschiera Zamboni e che scende assai ripido fino alla stazione di partenza del secondo tronco della seggiovia.
Infine, seguendo le piste da sci, facciamo ritorno al Rescadore (ore 15.15). Dopo esserci rifocillati al bar degli impianti, lascio Chiara sui prati a godersi il meritato riposo e mi incammino verso Pian Vallese per recuperare la macchina.


25 luglio 2011 - M. CUSNA da Pian Vallese (Febbio)

Gianni, Franca

Il tempo, come al solito in questo mese di luglio, è sempre incerto. Non si può programmare un'escursione ma solo approfittare degli intervalli di sereno tra una perturbazione e l'altra.
Partiamo da Rescadore (Febbio) alle 8. Per ora il cielo è sereno e fa piuttosto freddo.
Superato Pian Vallese proseguiamo nel bosco di faggi sino all'anfiteatro del circo glaciale del Passone.
Raggiungiamo il Passone alle 9,30. Alle nostre spalle la Cima di Vallestrina e, pochi metri sopra il valico, la croce di canne d'organo che ricorda una ragazza precipitata, un inverno di tanti anni fa, da questo pendio. Dal Passone possiamo ammirare il monte Prado (ci saliremo domani), il rifugio Cesare Battisti e le Alpi Apuane.
Seguiamo il crinale in direzione nord ovest, raggiungiamo la Piella (m. 2071) e alle 10,30 siamo alla stazione della seggiovia.
Con un lungo traverso arriviamo alla selletta sotto il Cusna dove incontriamo una ventina di escursionisti danesi. Una ragazza bionda guida, ogni settimana da giugno a settembre, comitive di connazionali in trekking che partono e arrivano a Castelnuovo Garfagnana descrivendo un lungo anello che attraversa le Apuane e tocca la cima del monte Cusna.
Il sentiero sale ripido tra roccette e ci porta, alle 11 in punto, in vetta.
La visibilità è buona ma grossi nuvoloni minacciosi ci consigliano di non fermarci troppo. Un saluto ai danesi che nel frattempo sono arrivati e alle 11,20 scendiamo.
Al primo bivio prendiamo il sentiero 617 che rapidamente scende nel profondo vallone nord est fino a incontrare il bosco. Questo è tanto cresciuto che abbiamo avuto qualche difficoltà a trovare la stazione intermedia della seggiovia (13). Una curiosità: nella stazione, la cui apertura è protetta da una robusta rete, razzolano tra i cavi e la ruota della seggiovia alcuni esemplari di galline, pavoni, capre e pecore. Una specie di Arca di Noè a scopo didattico per far vedere come gli animali domestici debbano essere protetti dalla presenza del lupo e della volpe.
Mangiamo velocemente per paura della pioggia imminente e alle 13,15 proseguiamo la discesa lungo la sterrata di servizio agli impianti. Anche le piste sono state invase dalla vegetazione e in alcuni tratti risultano quasi impraticabili.
La pioggia, benevola, ci lascia arrivare asciutti alla macchina e poi si decide a scendere dai nuvoloni neri che ingombrano il cielo (14).


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