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27 luglio 2018 Lago Negrè e Testa Sud di Bresses dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
15 luglio 2016 Cima di Fremamorta dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
17 agosto 2013 Giro (e Testa Sud) di Bresses da Terme di Valdieri
6 luglio 2013 Cima di Fremamorta dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
29 luglio 2012 Laghi e Cima di Fremamorta dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
30 giugno 2012 Lago Negré dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
9 giugno 2012 Cima di Fremamorta dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
27 agosto 2011 Cima di Fremamorta dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
3 luglio 2011 Laghi di Fremamorta e Testa Sud di Bresses da Terme di Valdieri
1 agosto 2010 Testa di Tablasses da Terme di Valdieri
24 luglio 2010 Laghi e Cima di Fremamorta dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
27 agosto 2009 Laghi di Fremamorta e Testa Sud di Bresses dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
21 agosto 2009 Laghi di Fremamorta da Terme di Valdieri
18 luglio 2009 Laghi e Cima di Fremamorta dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
30 agosto 2008 Laghi di Fremamorta e Testa Sud di Bresses dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)
11 agosto 2008 Laghi di Fremamorta dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri) (Stefano e Chiara)

27 luglio 2018 - LAGO NEGRE’ e TESTA SUD DI BRESSES dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano

Butto giù queste righe a poche ore dal crollo del ponte autostradale sul Polcevera (14 agosto 2018). Non ho gran voglia di scrivere, sono scosso e molto preoccupato per il futuro. Mi limito quindi a una sintetica relazione.
Anello lungo e spettacolare attraverso i passi di Fremamorta, di Prefouns, di Tablasses e di Bresses: in pratica una riedizione del giro fatto nel 2012 con mia mamma. Solo che allora, dal Prefouns, scendemmo giù al Valasco e alle Terme mentre questa volta, sempre dal Prefouns, ho tagliato in quota per il Passo di Tablasses e per la Testa Sud di Bresses. Direi che per lunghezza, fatica e bellezza del paesaggio i due itinerari si equivalgono.
Parto alle 7 in punto dal Gias delle Mosche (m. 1591) e, sopra il Pian della Casa, prendo il sentiero diretto per il Colle di Fremamorta dove giungo alle 9.10 (m. 2615, confine Italia-Francia).
Discesa nell'opposto versante in quelle che già furono le "terre di caccia" di Vittorio Emanuele II e che passarono alla Francia con il Trattato di Pace del 1947. Quindi risalita verso il Lago Negrè, il "piccolo mare" incastonato in uno splendido scenario alpestre (m. 2354, ore 10). Dal Negrè veloce ascesa al Passo di Prefouns dove arrivo alle 10.50 (m. 2620).
Al Prefouns imbocco la traccia che taglia a mezzacosta tutto il versante sud della Testa di Tablasses e che sbuca al Passo di Tablasses proprio sopra il tetto della casermetta militare (m. 2742, ore 11.30). Altri quindici minuti di faticosa salita su per sfasciumi e rocce rotte e alle 11.45, dopo ben 4 ore e 45 minuti di marcia sostenuta, sono in vetta alla Testa Sud di Bresses (m. 2820).
Infine classica discesa verso il fondovalle Gesso della Valletta passando dal Colletto di Bresses (m. 2618, confine Francia-Italia), dal Lago Soprano di Fremamorta (m. 2371), da quello mediano (m. 2375) e da quello sottano (m. 2354).
Alle 14.45, dopo quasi 8 ore di cammino ininterrotto, faccio ritorno al Gias delle Mosche concludendo così questa magnifica gita.


15 luglio 2016 - CIMA DI FREMAMORTA dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano

Quando l’autostrada, nella sua discesa da Montezemolo verso Priero, disegna un ampio curvone verso sinistra e d’improvviso appare la cerchia alpina dal Mindino al Monviso, quasi non ci credevo: è impossibile che quella roba bianca sia tutta neve, saranno nuvole. Avvicinandomi alle Terme di Valdieri mi rendo conto che quella di ieri sera e di stanotte non è stata una semplice spolverata ma una nevicata - è il caso di dirlo - con i fiocchi.
Al Gias delle Mosche (m. 1591) posteggio la macchina, mi guardo intorno un po’ perplesso e decido che, con queste condizioni, l’itinerario migliore per raggiungere la Cima di Fremamorta sia il sentiero diretto che dal Pian della Casa (m. 1743) sale al colle senza passare per i laghi. Fa freddo e io non ho i guanti; per fortuna ho messo i pantaloni lunghi e la maglia invernale. Intorno ai duemila metri di quota incontro la prima neve, asciutta e polverosa come in inverno: l’ambiente è magnifico.
Al bivio (m. 2140) abbandono la mulattiera che porta ai laghi e prendo l’itinerario di sinistra per il Colle di Fremamorta. Due fattori rallentano sensibilmente la mia marcia. Uno: talvolta il sentiero scompare completamente e allora devo fermarmi per capire da che parte passare; due: il terreno è insidioso perché non si vedono i buchi tra i massi e allora devo procedere con cautela per evitare malaugurate distorsioni. Folate di vento gelido si alternano a momenti di calma assoluta. Risalgo lentamente il vallone sprofondando a tratti negli accumuli di neve che si sono depositati all’interno del sentiero.
Giunto sul ciglio della balconata vengo investito da raffiche furiose mentre il lago si presenta cupo con le acque torbide e increspate dal vento. Non posso tenere le mani al coperto perché i bastoncini mi sono indispensabili e di conseguenza sono costretto a fermarmi tutte le volte che inizio a non sentire più le dita: infilo le mani in tasca per una trentina di secondi e riparto.
Il Colle di Fremamorta (m. 2615) è spazzato dal maestrale che, in più di un’occasione, mi costringe a recuperare prontamente l’equilibrio. Fortunatamente la traccia per la cima si tiene sul versante sud-orientale poco sotto il filo di cresta, e quindi al riparo del vento. Un po’ di attenzione sulle roccette sommitali incrostate di neve e ghiaccio ed eccomi finalmente in vetta (m. 2731) circondato da un paesaggio superbo.
La pila della macchina fotografica esala qui il suo ultimo respiro ricevendo tutte le mie maledizioni e costringendomi a un affannoso cambio con quella di riserva che porto sempre con me: povere le mie dita! D’altra parte non poter scattare più foto sarebbe stato oggi un delitto.
Per il ritorno abbandono ogni velleità e tutte le idee grandiose di possibili anelli (tipo scendere alle Terme attraverso il Colletto del Valasco) e ripiego sul percorso di salita per abbassarmi di quota il più in fretta possibile. Adesso ho finalmente modo di rilassarmi e di apprezzare pienamente lo splendido scenario della Val Gesso innevata. Il vento è calato e anche il freddo molla la presa. Incrocio alcuni escursionisti che salgono e che troveranno condizioni sicuramente migliori: siamo pur sempre al 15 luglio e tra poche ore tutta la neve sarà sparita.
Con i pantaloni zuppi e con gli scarponi pieni d’acqua, mi godo quest’ultimo tratto di comoda mulattiera e sotto un bel sole splendente faccio ritorno al Pian della Casa, oggi pittoresco più che mai. Ancora una ventina di minuti di cammino sulla sterrata per le Terme e al Gias delle Mosche concludo questa gita che, nelle mie intenzioni, avrebbe dovuto essere di tutto relax e che invece non dimenticherò tanto facilmente.


17 agosto 2013 - GIRO (e TESTA SUD) DI BRESSES da Terme di Valdieri

Franca, Stefano

Alla vigilia le gite di Stefano sono brevi, facili e tranquille. Dove ancora non è dato sapere. La mattina, in auto, si allungano, più o meno così: Laghi di Valrossa? No, come tutti i laghi saranno un po’ infossati. Meglio una cima. Testa di Tablasses? Si potrebbe fare la Testa di Tablasses (da Terme di Valdieri). Ma forse è meglio fare prima la Testa Sud di Bresses, traversare verso il Prefouns e salire poi alla Testa di Tablasses.
Due cime in una. Io dormo e non rispondo e chi tace acconsente. Salvo poi …
Ma andiamo con ordine. Alle 7,25 lasciamo la macchina poco prima di entrare alle Terme (mt. 1368) e ci incamminiamo verso il Valasco. Qualche nuvola passeggia stanca nel cielo calmo.
Bene la dolce salita al Piano Inferiore del Valasco (mt. 1763) con la Casa Reale di Caccia, bene la dolce salita al Piano Superiore del Valasco (mt. 1832). Il sole non è ancora arrivato, fa fresco e si cammina divinamente. Ma quando, attraversato il ponticello, la salita da dolce si fa erta, la musica cambia.
Le mie gambe diventano burro e se la fatica aumenta il burro è attraversato da un lieve tremolio. Non soffio neppure, semplicemente i battiti restano bassi e non vogliono saperne di salire. Sbadiglio e non certo per la noia perché l’ambiente è splendido e di una bellezza selvaggia ma solo perché sono in debito di ossigeno. Sto pagando la mancanza di allenamento di questo periodo.
Comunque avanzo, prima sulla bella strada militare poi su un terreno meno battuto che in alto è coperto da una frana e da residui vecchi nevai. Stiamo innalzandoci sopra la Valle Morta e costeggiamo la parete orientale della Testa di Tablasses. Stefano mi tiene al corrente dei progressi che fa l’altimetro, porta sulle spalle tutti i miei averi, mi osserva preoccupato. Torniamo indietro? Ma no, ce la faccio. In alto intravedo la casermetta al Passo di Tablasses. Il più è fatto.
Sul piazzaletto antistante la caserma (mt. 2742) tre giovani stambecchi ci danno il benvenuto, poi si allontanano discretamente. La caserma è la loro casa, non ci sono dubbi.
E’ quasi mezzogiorno, ora di un piccolo spuntino. Ci accomodiamo sui sassi a cui è appoggiato il tetto della costruzione e ci rifocilliamo. Davanti a noi il ripido pendio appena salito, alle spalle il passo con il confine di stato, vicinissima la Testa Sud di Bresses. Qualche voce sale, qualche voce scende. Gli stambecchi se ne stanno silenziosi in disparte. Le nuvole si sono fatte coraggio e hanno rubato un po’ di cielo. Ma solo un po’.
Pochi metri di salita e siamo sul versante francese: qualche lago occhieggia tra i sassi, un sentiero attraversa le pendici meridionali della Testa di Tablasses e va al Passo del Prefouns. Quello che avremmo dovuto percorrere.Ci ho pensato io, ma senza volere, ad accorciare la gita. E’ tardi, giocoforza rinunciare.
Rimane la Testa Sud di Bresses (mt. 2820), vicinissima, una confusione di sassi sulla quale lascio salire solo Stefano. Ma è come ci fossi stata, due passi davvero. Ed è una cima che nel 2008 avevo già messo in carniere.
L’orologio avanza indifferente, mezzogiorno e mezzo, ci aspetta una discesa infinita attraverso i Laghi di Fremamorta. Il cellulare non prende, neppure la fortissima rete francese SFR che su queste creste si spinge oltre i confini e cattura tutti i telefonini che passano. Prima che possa chiamare Gianni passerà un bel pò. Sto decisamente meglio, mi sono tornate le forze e le gambe mi sostengono bene attraverso gli sfasciumi.
Seguiamo la cresta di confine fino al Colletto di Bresses (mt. 2618) e ritorniamo in patria attraverso il ripidissimo sentiero che a stretti tornanti scende dal valico. In basso il Lago Soprano di Fremamorta (mt. 2371) che mano a mano scendiamo diventa più grande: in realtà due laghi affiancati e un unico nome. Bellissimo. Gente colorata e gioiosa sulla riva.
Una brevissima risalita (ogni lago è adagiato in una conca) e la discesa prosegue. Lago Mediano di Fremamorta, altra gente che sosta tranquilla, altra risalita. Ma quanto mi pesano le salite. Lago Sottano (mt. 2359). Gente anche qui e ancora ne arriva. E’ l’ultimo specchio d’acqua che vediamo. Bellissimi tutti, il colore cangiante a seconda che ci si specchi l’azzurro del cielo o il grigio delle rocce.
Il Gias delle Mosche (mt. 1591) è lontanissimo. Stefano, dietro di me, mi grida “attenta” ad ogni istante. Ha paura che scivoli sulla ghiaia che ricopre i massi, che mi inciampi tra gli sfasciumi. Ma avanzo lo stesso veloce. Davanti a noi l’Argentera è incappucciata dalle nuvole, forse già da questa mattina. Dove siamo noi il cielo è sostanzialmente sgombro, salvo qualche nuvoletta che ogni tanto si lascia scappare qualche goccia, ma solo per farci alzare gli occhi al cielo a guardarla.
Più in basso il telefono risorge. Con un messaggio la Francia, che abbiamo abbandonato da un pezzo, ci dà il benvenuto. Mi inchiodo nell’unico punto dove l’etere ci fa grazia di una tacca e telefono a Gianni mentre Stefano fa altrettanto con Chiara.
Salgono ancora degli escursionisti e mi chiedo curiosa dove arriveranno. Il nastro tortuoso della strada che si snoda lungo il fiume non è più un filo sottile. Il Gias delle Mosche si avvicina.
Alle tre e mezzo passate da poco attraversiamo il ponticello in legno sul Gesso della Valletta e saliamo alla strada. La macchina è alle Terme, quasi un’ora di cammino. Troppo, non per la stanchezza che stranamente non avverto più di tanto, quanto per il ritardo infinito che per colpa mia abbiamo accumulato.
Un’ auto si muove a passo d’uomo, il finestrino è abbassato. Scende alle Terme? Sì. Posso chiedere un passaggio? Si accomodi. E a Stefano, che sta in disparte: non sale anche lei? Stefano si vergogna un po’ ma poi cede. Si accomoda sul sedile e spegne il gps.
La rinuncia a tornare a piedi alle Terme ha compromesso la perfetta geometria dell’anello compiuto. Pazienza. La gita, lunga diciannove chilometri e con un dislivello di 1500 metri, è stata molto bella. Soprattutto per l’ambiente selvaggio in cui si svolge, per me motivo di grande fascino.


6 luglio 2013 - CIMA DI FREMAMORTA dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano

La zona della Fremamorta merita sicuramente una visita all'anno, soprattutto a inizio estate quando i laghi sono ancora parzialmente coperti dal ghiaccio e dalla neve.
Parto prestissimo all’alba (ore 5.50) dal Gias delle Mosche (mt. 1591) e al Pian della Casa del Re (mt. 1743) imbocco l'ampia e comoda mulattiera che sale verso i laghi con infinite svolte. Poi, al bivio di quota 2140, prendo il sentiero che si stacca sulla sinistra e che sale direttamente al Colle di Fremamorta (mt. 2615). Un nevaio copre parte del sentiero ma non crea alcun problema.
Giunto sul ciglio della bastionata mi si presenta il bellissimo spettacolo del lago ancora completamente ghiacciato.
Alle 7.30 sono in vetta alla Fremamorta (mt. 2731): il primo sole comincia già a scaldare l’aria e si sta benissimo in maniche corte. In lontananza sbuffi di vapore risalenti dalla valle preannunciano un prossimo peggioramento del tempo.
Al ritorno scendo al Lago Soprano (mt. 2371) sfruttando l’ampio nevaio che inizia dal laghetto sotto il colle e che ricopre il fondo della conca.
Infine discesa al Pian della Casa percorrendo dapprima l’ottima mulattiera e, successivamente, il sentiero diretto che permette di evitare un tratto di risalita.
Al Pian della Casa grande affollamento di escursionisti in partenza. Ancora una veloce discesa lungo la strada sterrata e alle 9.20 sono già di ritorno alla macchina.


29 luglio 2012 - LAGHI e CIMA DI FREMAMORTA dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Angelo, Rossana, Alessandra, Amedeo, Chiara, Stefano

Oggi bella gita in Valle Gesso con Chiara, i suoi zii Angelo e Rossana, e i suoi cugini Alessandra e Amedeo.
Siamo partiti dal Gias delle Mosche e abbiamo seguito il sentiero che sale al Lago Sottano di Fremamorta. La giornata è splendida e ventilata: il cielo è limpido e non si avverte alcuna sensazione di afa.
La meta "ufficiale" della nostra escursione è il Lago Soprano di Fremamorta e qui Chiara, Rossana, Alessandra e Amedeo si fermano per un meritato riposo.
Io e Angelo proseguiamo con l'intenzione di vedere anche l'ultimo lago. A questo punto, però, sarebbe un peccato non salire fino al colle dove la vista si allarga e abbraccia tutta la conca di Fremamorta. La cima è un centinaio di metri sopra di noi: come possiamo tornare indietro proprio adesso, quando la vetta si trova a soli 15 minuti di cammino?
Senza indugiare risaliamo la ripida traccia che rimonta il pendio finale. Qui incrociamo due simpatici escursionisti che mi riconoscono come uno degli autori del sito. Angelo ci scatta una foto che ho ben piacere di inserire nella relazione della gita.
Ed eccoci in vetta ripagati dal sempre meraviglioso panorama.
Al Lago Soprano di Fremamorta ci ricompattiamo e, sollecitati da un vento fastidioso, iniziamo subito la discesa.
Al Lago Sottano, invece di seguire il percorso dell'andata, proseguiamo per il Colletto del Valasco scollinando in Valle Morta. Tracciati perfettamente lastricati, resti di pali telegrafici e scritte scolpite sulle rocce testimoniano quanto lavoro e quanta fatica sono stati fatti quassù.
Nel punto in cui la mulattiera riprende la salita per il Rifugio Questa, imbocchiamo il sentiero che, con numerosi tornanti, scende nel lariceto fino al Piano Superiore del Valasco.
Dopo una breve visita al Rifugio Valasco (ex-Casa Reale di Caccia), il gruppo si divide nuovamente: io e Angelo, che dobbiamo recuperare le auto al Gias delle Mosche, ci avvantaggiamo nella discesa per non fare aspettare troppo Chiara, Rossana, Alessandra e Amedeo che ci aspetteranno in fondo a Terme di Valdieri.
Alla fine ci ritroveremo tutti, stanchi e soddisfatti per questa bella gita.


30 giugno 2012 - LAGO NEGRE' dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano, Franca

L’escursione di oggi è stata un lungo e meraviglioso anello attraverso i valloni della Valletta, di Mollieres, di Prefouns e del Valasco, in ambiente alpino tra larici, laghi, fioriture e pietraie e con la compagnia di camosci e marmotte.
Quando mio figlio mi propone una gita di solito esordisce dicendo: “Facciamo un giro breve e tranquillo, ho bisogno di riposarmi anche io”. Il risultato si può riassumere così: 1600 metri di dislivello e 26 chilometri di lunghezza dei quali mi sono stati condonati gli ultimi 4 chilometri e i 200 metri di dislivello da Terme di Valdieri al Gias delle Mosche per recuperare l’auto.
Con questo non mi lamento, ora che l’ho fatta sono felice. Solo grazie all’aiuto di Stefano (tanto per dirne una mi ha portato sempre lo zaino) e alla sua pazienza per la mia lentezza, ho potuto fare una gita che meritava davvero di essere fatta.
Ma andiamo con ordine. Cuneo - Valdieri - Terme di Valdieri - Gias delle Mosche (1591 mt): qui termina il nostro viaggio in auto. Sono le 7 e 10 e il cielo è sereno, solo un po’ di nebbia in fondovalle. Le cime sono in ombra, intorno a noi il silenzio è interrotto solo dallo scorrere placido dell’acqua. Persino le mucche, custodite insieme a una moltitudine di vitellini all’interno di un recinto, dormono accovacciate.
Risaliamo ancora per poco la strada che ora è diventata una sterrata e attraversiamo il torrente. Siamo sulla sinistra orografica del Gesso della Valletta: le cime di Fremamorta e di Bresses si affacciano su questa sponda. Noi dobbiamo salire al Colle di Fremamorta.
La mulattiera a zig-zag prende quota rapidamente. Io sono senza zaino e la fatica è sopportabile. Intorno alle 8 il sole si affaccia tra le guglie del Gruppo dell’Argentera e il leggero pile che mi ero avvolta intorno al collo trova immediatamente posto nello zaino di Stefano. Una marmotta ci osserva indifferente e non si prende nemmeno la briga di fischiare; gruppi di camosci si lasciano guardare allontanandosi solo all’ultimo: si sono abituati alla presenza dell’uomo. I 1000 metri di dislivello dal fondovalle al colle diminuiscono con velocità costante, scanditi dall’altimetro del gps. Per fare prima trascuriamo i Laghi di Fremamorta e puntiamo direttamente al colle. Possiamo ammirare da vicino solo l'ultimo lago con le sponde quasi interamente libere dalla neve ma con un minuscolo iceberg che galleggia ancora nell’acqua. Una marmotta corre velocissima in direzione della caserma sul colle. Sembra voglia richiamare l’attenzione degli stambecchi che spesso stazionano intorno alla caserma e che oggi non si fanno vedere.
Alle 9,50 siamo al Colle di Fremamorta (2615 mt). La linea di cresta segna il confine tra Italia e Francia ma l’ambiente è identico: di qua i Laghi di Fremamorta, di là altri laghetti che si chiamano anch’essi di Fremamorta (Lacs de Fremamorte). Davanti a noi l'alto Vallone di Mollieres che con percorso sinuoso da est a ovest digrada fino al fondovalle Tinea. Dietro la Cima di Roguè e al Colle Saleses, si distende la Val Boreone che all'altezza di Saint Martin Vesubie (San Martino Lantosca) si immette nella Valle della Vesubia.
Su questi posti qualche digressione storica merita di essere fatta. Saint Martin Vesubie ad esempio. In questo paese, durante l'ultima guerra, erano concentrati oltre un migliaio di ebrei di diverse nazionalità; sotto la protezione dell’esercito italiano, che occupava alcuni territori della Francia meridionale, essi vissero un breve periodo di pace e tranquillità. Dopo l’8 settembre 1943, però, le truppe italiane dovettero ritirarsi e al loro seguito si unì la grande maggioranza degli ebrei di Saint Martin Vesubie che speravano così di sfuggire ai tedeschi. Uomini, donne, ma anche vecchi e bambini piccolissimi risalirono i fianchi di queste montagne e attraversarono il Colle Ciriegia e il Colle delle Finestre. Chissà, forse qualcuno passò anche di qua, dal Colle di Fremamorta. Scesero a Entracque e a Valdieri. Molti furono deportati e morirono nei campi di concentramento ma ce ne furono tanti che trovarono rifugio tra la gente del posto e che sopravvissero.
Scolliniamo e scendiamo sul versante francese. Passiamo intorno ai piccoli Laghi di Fremamorta e proseguiamo fino al Camp Soubran tra i rododendri  fioriti, le genzianelle, i gerani selvatici e i bellissimi larici. Dopo aver perduto 350 metri di quota raggiungiamo il bivio per il Lago Negré: sono le 10 e 45.
Qui incontriamo un gruppo di escursionisti di Marsiglia che, in perfetto italiano, si informano sulla nostra escursione e ci raccontano del loro trekking che sta per giungere al termine. Ci scattano una foto e insieme saliamo al Lago Negré (Lac Nègre), uno stupendo lago che è la meta principale della nostra gita. Bello come tutti i laghi che si incontrano in queste valli, mi stupisce per la sua grandezza. Un grande specchio d’acqua circondato da piccoli cespugli di rododendri fioriti.
Di nuovo una salita, oltre 300 metri di dislivello per salire al Passo del Prefouns. Se da lassù vedremo che c’è neve nel Vallone di Prefouns, per evitarla saremo costretti a percorrere il tracciato di mezzacosta fino al Passo di Tablasses e al Colletto di Bresses per poi scendere al Gias delle Mosche. Ma se la neve ha scoperto il sentiero scenderemo direttamente giù fino al Valasco. Ci siamo dimenticati la crema da sole e Stefano mi costringe a coprirmi le gambe con la camicia a mò di gonna: mi sento tanto una befana mentre affronto il bel sentiero che sale regolare verso il passo.
Al Passo del Prefouns ci affacciamo sul selvaggio e incombente vallone che precipita verso il Piano Superiore del Valasco. Siamo a quota 2620 e sono le 12 e 10, cinque ore esatte da quando abbiamo lasciato il Gias delle Mosche. Solo innocue lingue di neve resistono ai piedi della Cresta Savoia e delle altre guglie affilate che si alzano ai lati del vallone che assomiglia ad un’immensa frana. Scenderemo di qua. Tre guardie forestali francesi, addossate al muro della minuscola caserma, stanno mangiando. E’ ora di mangiare anche per noi prima di affrontare la discesa. Li salutiamo e mi guardano perplessi: il grande cappello non riesce a nascondere i miei anni.
Il primo tratto è veramente ripido. Faccio attenzione a non perdere l'equilibrio sui massi che si muovono e che Stefano mi segnala passo per passo. Ma in fondo ci sono abituata e non ho problemi. Mi volto ad osservare il valico che si allontana. In cresta si stagliano due figure che ci stanno osservando.
Abbiamo perso quota e il sentiero si è fatto facile. Sono le 13,30 e il Piano Superiore del Valasco è laggiù, tanto più in basso di noi. Sembra ancora irraggiungibile. Alle 14 incrociamo la grande mulattiera ex-militare di mezzacosta che collega la Valscura alla conca di Fremamorta. La stanchezza si fa sentire e il mio passo è lento. Il Valasco è vicino e vicini sono i suoi bellissimi prati.
L'antico sentiero reale che dal Piano Inferiore del Valasco scende alle terme è stato da poco aggiustato e, rispetto alla sterrata, permette di risparmiare un buon quarto d'ora di cammino. Quando arrivo a Terme di Valdieri (ore 16,10) mi siedo su una panchina, bevo, mi rimetto in ordine e aspetto Stefano che deve ancora risalire al Gias delle Mosche per recuperare la macchina. E’ finita. Una bella, bellissima escursione che davvero valeva la pena di essere fatta.


9 giugno 2012 - CIMA DI FREMAMORTA dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano

Nonostante le previsioni del tempo non fossero favorevoli, mi sono messo ugualmente in viaggio e ho fatto bene: a Borgo San Dalmazzo le strade erano allagate ma risalendo la Valle Gesso il cielo si andava via via schiarendo.
E' sempre un piacere tornare nei posti belli e la conca dei Laghi di Fremamorta merita almeno una visita all'anno.
Sono partito dal Gias delle Mosche alle 7.30 e, al Piano della Casa del Re, ho imboccato l'ampia e comoda mulattiera che sale ai laghi con infinite svolte.
Al bivio Colle di Fremamorta-Lago Mediano ho seguito la via diretta per il colle e, una volta giunto sul ciglio della balconata, mi è apparso il bellissimo spettacolo del lago ancora ghiacciato.
Alle 9.20 sono arrivato in vetta accolto da un venticello fresco e dall'immancabile grandioso panorama. Salta subito all'occhio come sulle Marittime ci sia molta meno neve rispetto agli anni scorsi.
Se si escludono i fugaci incontri con le marmotte, i camosci e gli stambecchi, durante tutta la gita non ho incontrato anima viva.
A volte mi chiedo come dovessero apparire questi luoghi quando brulicavano di militari in armi, quando settantadue anni fa, esattamente il 10 giugno 1940, iniziavano le operazioni belliche contro la Francia. Se mi fermo e osservo la vallata e le mulattiere, immagino lunghe colonne di soldati salire lentamente verso le posizioni a ridosso del crinale: fanti, alpini, militi, infagottati nelle loro divise di panno grigioverde, con gli scarponi e le fasce mollettiere intrise di fango, sudati sotto il peso dello zaino, dell'elmetto e del fucile. Vedo piccole pattuglie svalicare la cresta e spingersi giù tra i larici fino al ponte in legno sul Boreone alla frontiera del Regno, mentre dal fondo del vallone di Mollieres sale l'eco lontana di una scarica di fucileria. Quassù immagino fitte schiere di reticolati stesi sulla spianata del colle e i piccoli calibri da montagna posizionati al riparo delle rocce. Il terrapieno dinnanzi alla caserma è popolato da drappelli di soldati, ufficiali, portaordini, muli: tutto intorno, rotoli di filo spinato e cassette di munizioni, mentre dal fondovalle risalgono le teleferiche e le linee telegrafiche. A pensarci oggi sembra preistoria, eppure tutto ciò è accaduto solo pochi decenni fa.
Al ritorno sono sceso al Lago Soprano, al Bivacco Guiglia e al Lago Mediano: qui un insidioso scivolo di neve ostruiva la mulattiera fino ad immergersi nelle acque gelate.
Colto dalla pigrizia, anzichè aggirare il nevaio dall'alto e proseguire poi per il Lago Sottano e il Gias delle Mosche, ho preferito seguire il tracciato che riporta al Pian della Casa.
Alle 11.30, dopo una veloce discesa, ho fatto ritorno alla macchina.


27 agosto 2011 - CIMA DI FREMAMORTA dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano

Splendida giornata di fine estate con cielo terso e limpidissimo.
Siamo partiti dal Gias delle Mosche sopra Terme di Valdieri alle 7.30 e, dopo aver raggiunto il Pian della Casa del Re (ore 7.55), abbiamo imboccato la bella mulattiera che sale a svolte verso la balconata dei Laghi di Fremamorta.
Al bivio segnalato con il cartello Colle di Fremamorta-Lago mediano di Fremamorta (ore 8,45) scegliamo la via diretta per il Colle.
Alle 9,50 giungiamo al Colle di Fremamorta. Da qui il sentiero per la vetta sale ripido sul filo di cresta con vista meravigliosa sulla lunga balconata in cui sono incastonati i Laghi di Fremamorta e con splendidi scorci sull'alto Vallone di Mollieres in territorio francese. Altri laghi, adagiati alla testata del Vallone di Mollieres, portano il nome di Fremamorta.
Alle 10.10 siamo in vetta. Il Maestrale ha ripulito il cielo e la visibilità è eccezionale: nella trasparenza cristallina dell'aria risaltano nitidi i profili delle cime.
Al ritorno scendiamo verso il Lago Soprano di Fremamorta sulle cui sponde arriviamo alle 11.15.
Dopo un veloce spuntino consumato al cospetto della Regina delle Marittime alle 11.30 riprendiamo la discesa verso il Pian della Casa. La mulattiera scende a tornanti con scorci suggestivi sull'aspra corona di montagne che cinge la Valle Gesso della Valletta.
Un ultimo sguardo all'incantevole Pian della Casa e alle 13 concludiamo questa veloce e bellissima gita.


3 luglio 2011 - LAGHI DI FREMAMORTA e TESTA SUD DI BRESSES da Terme di Valdieri

Stefano

In questa giornata di tempo finalmente buono sono tornato in Valle Gesso per un'escursione semplice e molto bella. Avrei voluto salire in auto fino al Gias delle Mosche ma un canale trasversale di scolo troppo pronunciato ed il conseguente rischio di toccare sotto mi hanno persuaso ad invertire la marcia e a lasciare l'auto giù alle Terme di Valdieri. Alle 7,40 con passo spedito mi sono messo in cammino sulla strada ex-militare che conduce al Pian della Casa del Re (strada realizzata poco prima del secondo conflitto mondiale) e in mezz'ora ho raggiunto il Gias delle Mosche. Dopo aver attraversato il torrente sulla nuova passerella in legno (posizionata nel 2009 in sostituzione della precedente spazzata via da una valanga), ho imboccato la ex-mulattiera reale di caccia che, con una serie infinita di tornanti, si arrampica sull'erto fianco sinistro del Vallone della Valletta.
Poco prima di arrivare al Lago Sottano di Fremamorta ho incontrato una coppia di escursionisti di Borgo San Dalmazzo che mi hanno domandato se sono "il ragazzo del sito di escursionismo". Piacevolmente sorpreso da questo attimo di "celebrità", ho ripreso con maggior lena il cammino ed alle 9.45 ho raggiunto il Lago Soprano di Fremamorta.
Ho imboccato quindi il sentiero che, con una lunga teoria di tornanti, conduce sulla sommità del Colletto di Bresses. Alle 10.40, dopo 3 ore di marcia spedita, ho raggiunto la Testa Sud di Bresses.
Gran panorama dalla vetta verso le cime circostanti e soprattutto sui sottostanti Laghi di Fremamorta che scintillano al sole.
Al ritorno ho seguito lo stesso itinerario dell’andata. La discesa dai laghi al Gias delle Mosche (che ho raggiunto alle 13.20) è stata interminabile.
Alle 13.45 ho fatto ritorno alla macchina alle Terme di Valdieri.


1 agosto 2010 - Testa di Tablasses da Terme di Valdieri

Stefano

Quinta gita consecutiva in Valle Gesso. Tempo bello e niente caldo. Partenza da Terme di Valdieri alle 7.30.
Veloce salita al Piano Superiore del Valasco che ho raggiunto alle 8.30.
Dopo aver attraversato il torrente ho preso il sentiero che risale a tornanti la Valle Morta. All’incrocio con la grande mulattiera militare di mezzacosta Fremamorta – Valscura, ho seguito quest’ultima in direzione del Rifugio Questa fino all’imbocco dell’aspro Vallone di Prefouns.
Seguendo il sentiero che risale il vallone (sentiero dapprima in ottimo stato poi ridotto a malagevole traccia su ripidi sfasciumi) sono salito al Passo di Prefouns dove si trova un ricovero militare ancora in eccellenti condizioni. Bella vista sul sottostante e pittoresco Lago Negre.
Dal passo ho seguito a sinistra il sentierino di mezzacosta in direzione del Passo di Tablasses fino al canalino detritico che taglia la sovrastante bastionata rocciosa e che conduce sulla sassosa cupola della Testa di Tablasses.
In alcune relazioni la salita alla Testa di Tablasses per l’itinerario da me seguito viene classificata in F / F+. A mio avviso è un semplice EE (nulla di più).
Alle 11.00 in punto sono giunto in vetta dove si trova un grande ometto di pietre.
La Testa di Tablasses, vista da sud, è un imponente ammasso di detriti. A nord invece precipita in Valle Morta in un baratro vertiginoso.
Complice il cielo completamente sgombro da nuvole, ho potuto godere di un grande panorama su tutte le cime della Valle Gesso.
Discesa a Terme di Valdieri per lo stesso itinerario di salita.
Alle 14 ho fatto ritorno alla macchina, stanco morto.


24 luglio 2010 - LAGHI e CIMA DI FREMAMORTA dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano e Chiara

Altra bella gita in Valle Gesso, approfittando di una splendida giornata fresca e con cielo terso.
Un appunto al Parco delle Alpi Marittime: il tratto di strada sterrata sopra l’albergo delle Terme presenta un avvallamento che è difficile superare senza toccare sotto con l’auto. Sarebbe il caso che il Parco provvedesse a sistemarlo al più presto.
Siamo partiti dal Gias delle Mosche alle ore 9 e abbiamo seguito la strada fino al Piano della Casa del Re per poi imboccare la mulattiera che conduce ai Laghi di Fremamorta.
Bella visuale sul Vallone di Assedras con il Remondino e la Cima di Nasta.
Alle 12.15 siamo arrivati al Lago Soprano di Fremamorta.
Chiara si è fermata sulla sponda del lago mentre io ho proseguito per il Colle e la Cima di Fremamorta che ho raggiunto alle 13.10.
Gran panorama verso le cime della Valle Gesso e soprattutto bellissima vista sui sottostanti cinque laghi di Fremamorta.
Poi con una veloce discesa ho raggiunto Chiara al Lago Soprano dove abbiamo mangiato.
Al ritorno siamo passati dal Lago Mediano di Fremamorta dove abbiamo preso il sentiero (già fatto all’andata) che scende al Piano della Casa.
Ritorno alla macchina alle 16.40.


27 agosto 2009 - LAGHI DI FREMAMORTA e TESTA SUD DI BRESSES dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

Stefano e Alessandro di Vara Sup.

Tempo soleggiato con un po’ di nuvolaglia non fastidiosa.
Partenza dal gias delle Mosche alle 8.30.
Veloce salita alla testa sud di Bresses passando per i laghi di Fremamorta e per il colletto di Bresses.
Arrivo in vetta alle 11.30. Notati alcuni stambecchi sotto la cima.
Discesa al sottostante passo di Tablasses e lungo tutto il pietroso canalone che conduce in valle Morta. Presenti ancora grossi nevai.
Poi solito itinerario fino al Valasco e alle terme di Valdieri, e risalita finale al gias delle Mosche.
Arrivo alla macchina alle 16.15.


21 agosto 2009 - ANELLO VALASCO - LAGHI DI FREMAMORTA - GIAS DELLE MOSCHE da Terme di Valdieri

Stefano e Chiara

Tempo splendido.
Partenza da Terme di Valdieri alle 8.30.
Siamo saliti al Piano del Valasco e qui abbiamo preso il sentiero che risale la valle Morta fino ad imboccare la grande mulattiera militare che collega la valle Scura alla Fremamorta.
Dopo aver superato il colletto del Valasco, siamo scesi al lago inferiore di Fremamorta e siamo poi risaliti ai due laghi successivi. Abbiamo raggiunto il terzo lago alle 13.00.
Bellissimo panorama sull’Argentera e la Nasta.
Discesa interminabile al Gias delle Mosche e a Terme di Valdieri dove siamo giunti alle 17.15.


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