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27 dicembre 2018 Cima Missun dal Giairetto (Upega)
8 settembre 2018 Cimone dal bivio Tanarello (Ponte di Nava)
21 aprile 2018 Cima Missun dal Giairetto (Upega)
13 ottobre 2017 Il Ferà da Upega
29 ottobre 2016 Cima Bertrand da Upega
8 ottobre 2015 Cima Bertrand da Upega
23 novembre 2014 Cima Missun dal Giairetto (Upega)
6 gennaio 2014 Cima Missun da Upega
22 agosto 2013 Cima di Pertegà da Upega
12 maggio 2013 Cima Bertrand da Upega
3 gennaio 2013 Cima Missun da Upega
23 dicembre 2012 Cima Missun da Upega
14 agosto 2012 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)
22 gennaio 2012 Cima Missun dal Giairetto (Upega)
17 novembre 2011 Cima di Pertegà da Carnino
16 ottobre 2011 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)
18 agosto 2011 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)
25 febbraio 2011 Cima Missun da Upega
31 marzo 2010 Cima Missun dalla Colletta delle Salse (Upega)
30 giugno 2005 Cime Bertrand e Missun dal Giairetto (Upega)
3 ottobre 2002 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)
8 giugno 2000 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)

27 dicembre 2018 - CIMA MISSUN dal Giairetto (Upega)

Stefano

Feste di Natale all’insegna dell’alta pressione con temperature in montagna abbondantemente sopra media e favonio caldo e secco che per giorni ha spazzolato le creste e le vallate alpine del Piemonte.
Oggi il vento si è calmato e fa più freddo: sembra insomma di stare a dicembre. Riesco a partire con le ciaspole ai piedi dall’area picnic del Giairetto (m. 1585, 3,5 km sopra Upega) nonostante l’innevamento sia decisamente al limite.
Sopra la “militare” Monesi-Limone (m. 1900 circa) il manto cresce sensibilmente e anche la neve è bella: compatta ma non dura e soprattutto mai crostosa. Tracce di sci e di ciaspole mi accompagnano nella salita verso il crinale e poi lungo tutta la dorsale fino in vetta alla Missun (m. 2356). Panorama suggestivo con il mare e la Liguria sotto la coperta mite e umida della maccaja.
Al ritorno tiro giù direttamente nel vallone del Giairetto facendo lo slalom tra i larici. La neve è leggera e farinosa e la discesa con le ciaspole è stupenda e velocissima: in un baleno raggiungo la “militare” a lato della quale sorge ora un nuovo rifugetto.
Infine stradina e qualche scorciatoia fino all’area picnin dove concludo positivamente questa prima ciaspolata della stagione.


8 settembre 2018 - M. CIMONE dal bivio Tanarello (Ponte di Nava)

Stefano, Roberto

Oggi gita d’esplorazione con Roberto alla ricerca dei sentieri “scomparsi” della Val Tanarello; volevamo un po’ d’avventura e ne abbiamo trovato a sufficienza. Sulle cartine sembra tutto facile, tutto molto logico e lineare: si sale per questo sentiero, si scende per quest’altro, si fa un pezzo di cresta ed ecco che vien fuori un bel giro ad anello. Poi, sul terreno, si scopre che quel sentiero svanisce nel nulla, che quell’altro è quasi impercorribile e che quell’altro ancora proprio non esiste; ed ecco allora che la cartina studiata con tanta minuzia diventa buona soltanto per fasciarci il panino con il prosciutto. Però non siamo degli sprovveduti e ci siamo attrezzati di conseguenza. La nostra arma risolutiva è stata il navigatore GPS di mia mamma al quale ci siamo affidati ciecamente dal principio alla fine, come un non vedente al proprio cane accompagnatore; e pensare che fino a oggi l’avevo sempre guardato con malcelata sufficienza considerandolo - a torto! - un giocattolo tecnologico di scarsa utilità.
Presso l’area picnic che si incontra tra Ponte di Nava e Viozene (m. 950 circa), posteggiamo la macchina e ci incamminiamo (ore 7.15) sulla strada sterrata che si inoltra nella valle del Torrente Tanarello; obiettivo dichiarato, la Cima di Piano Cavallo che domina la Gola delle Fascette. Dopo il Ponte Schiarante (m. 951) iniziano i problemi perché lo stacco del sentiero che vogliamo fare proprio non si vede e non c’è verso di trovarlo. I nostri arditi propositi sembrano naufragare e già si mormora di Valdinferno e di Antoroto per raddrizzare la giornata.
Provvidenzialmente, sulla mappa caricata nel navigatore, è presente una traccia reale inserita da un escursionista che, come noi, aveva piacere a giocare al piccolo esploratore. Grazie all’estrema precisione del rilevatore riusciamo a trovare l’introvabile: a lato della strada, perfettamente occultato dietro le fronde degli alberi, scoviamo l’imbocco del sentiero. Alcuni segni rossi stinti dal tempo e qualche bollo azzurro ci confermano che ci siamo sulla retta via; il morale torna a essere buono.
Saliamo a svolte nel fitto bosco fino a un costone che offre un bel colpo d’occhio sull’anfiteatro del Frontè-Saccarello da cui il Tanarello ha origine. Fino a questo punto il sentiero è stato pulito e ben marcato; un po’ meno evidente da qui ai ruderi delle Case Baussun (m. 1341) dove comunque arriviamo abbastanza agevolmente; sopra Case Baussun scompare del tutto.
Ci ritroviamo così a razzolare nell’erba alta tra ortiche e rovi che sempre crescono rigogliosi sui terreni concimati intorno alle vecchie malghe abbandonate; Roberto, in pantaloncini corti, ne esce martoriato. Io tengo gli occhi incollati al display del GPS e procedo dritto come un cinghiale tra arbusti e ramaglie avendo cura soltanto di far coincidere la freccia indicante la nostra posizione con il tracciato della mappa. Presi dalla sconforto e dalla rassegnazione, siamo quasi sul punto di abbandonare la partita quando incredibilmente ritroviamo il sentiero e, come per magia, anche i segni rossi: la tensione si scioglie e torniamo a essere fiduciosi.
Il problema è che questo sentiero, peraltro non bello, conduce con un lunghissimo mezzacosta alla Colla Bassa sopra Upega (e qui cartina e GPS concordano) mentre noi vogliamo raggiungere la Cima di Piano Cavallo o, per consolazione, almeno una significativa elevazione della cresta di spartiacque Tanarello-Negrone che adesso ci sovrasta alla nostra destra. Ci aspetta quindi un ulteriore tratto “a vista”, si spera questa volta su terreno scoperto.
Appena il bosco si trasforma in un rado lariceto e l’intricato sottobosco in ripide chine prative, rompiamo ogni indugio e tiriamo su dritti per la linea di massima pendenza: ora, più che i cinghiali, imitiamo i camosci. E dopo tanto penare, mettiamo finalmente piede su un punto imprecisato della cresta proprio sopra Viozene, sicuramente ancora lontano dall’agognato Piano Cavallo; ma non importa: appena più a est c’è una bella montagnola da conquistare e per oggi ce n’è d’avanzo. La cima bifida e la presenza di un piccolo ripetitore sulla gobba orientale ci permettono di dedurre che siamo finiti sul Monte Cimone (m. 1832, ore 10.25).
Dai ripetitori si ha di regola un panorama notevole: in lontananza, oltre Gola delle Fascette, riconosciamo la Cresta del Ferà fino al Pertegà; a sud il Saccarello; a nord, proprio davanti a noi, il Mongioie e il Conoia; appena più defilato il Pizzo d'Ormea; a est il profondo solco vallivo che corre verso Ponte di Nava.
Al ritorno ci proponiamo di seguire lo stesso percorso di salita ma, senza volerlo, deviamo leggermente verso destra. Questo errore ci consente di incrociare inopinatamente dei segni bianco-rossi verniciati di recente; una palina porta l'indicazione per il Ponte Schiarante attraverso un percorso un po' più lungo che passa per Dova Soprana e per le Case dell'Isola. L'itinerario sembra ben segnato e ci pare una buona idea seguirlo. Fino alle Case Dova nessun problema: il sentiero quasi non esiste ma le tacche bianco-rosse sono chiare e abbondanti e ci permettono di scendere in tutta tranquillità.
Presso i ruderi di Dova Soprana (m. 1334) viviamo invece momenti di panico e di tensione; la traccia sparisce nella boscaglia e non c'è più verso di trovarla: imprecazioni e ricerca frenetica dei segni che, dopo una palina, sembrano spariti pure loro! Infine l'ennesimo miracolo della giornata: nel bosco sotto le case ritroviamo sentiero e segnavia.
Ora possiamo definitivamente rilassarci; il sentiero si trasforma in una comoda mulattiera che, dopo una lunga e tortuosa discesa, sbuca sulla sterrata presso le Case dell'Isola (m. 1060), circa un chilometro e mezzo a monte del Ponte Schiarante. Breve deviazione sul greto del Tanarello, dove ne approfitto per pulirmi un po' gli scarponi e i vestiti tutti sporchi di fango, e infine tranquillo ritorno alla macchina.
Arriviamo all'area picnic alle 13.40 un po' stanchi, un po' graffiati (io con una zecca sotto il braccio come souvenir), comunque soddisfatti per una gita diversa dal solito che ci ha impegnato a fondo sia fisicamente che mentalmente.


21 aprile 2018 - CIMA MISSUN dal Giairetto (Upega)

Stefano, Roberto

Ultima ciaspolata della stagione alla Missun, a più di cinque mesi di distanza dalla prima fatta al Mondolè (era il 17 novembre 2017): trovammo tanta neve allora e troviamo tanta neve adesso, a conferma di un inverno davvero lungo e ricco di precipitazioni.
Partiamo (io e Roberto) alle 7.20 dall’area picnic del Giairetto (m. 1585, 3,5 km sopra Upega): in basso il manto nevoso è un po’ al limite ma ben presto cresce sensibilmente fino a raggiungere il metro di spessore. Percorriamo un breve tratto della strada militare Monesi-Limone fino al costone che separa i valloni del Giairetto e del Corvo (m. 1900 circa); lassù in alto, sopra le ultime file di larici, svetta nel cielo azzurro la meta della nostra gita.
Mano a mano che saliamo la neve è sempre più bella; inaspettatamente bella direi, considerate le temperature quasi estive dell’ultima settimana: il manto è compatto e ben rassodato da una tramontana asciutta e gradevole; non si sprofonda e neppure si suda!
Poco prima di raggiungere il crinale di spartiacque Tanaro-Roia (confine Italia-Francia) voltiamo a sinistra e tra radi larici su terreno via via sempre più aperto iniziamo il tratto finale di avvicinamento alla cima. A un certo momento a Roberto cade di mano lo smartphone; è questione di un attimo: non appena tocca la neve inizia una lenta e inarrestabile scivolata verso il Vallone del Giairetto. Non possiamo far altro che seguirne con attenzione la traiettoria fino a quando, dopo un cambio di pendenza, scompare definitivamente alla nostra vista. Non scendiamo a cercarlo, lo faremo al ritorno; anche perché, molto realisticamente, le possibilità di ritrovarlo ci appaiono subito abbastanza remote. Per fortuna era vecchiotto e di non troppo valore ma a Roberto scoccia soprattutto il fatto di non poter più scattar foto: proprio ora, tra l’altro, che ci troviamo nella parte più panoramica della gita!
Ai piedi della cuspide sommitale ci superano come razzi quattro scialpinisti che ci precedono di poco sulla vetta (m. 2356) dove giungiamo alle 10.05, in 2 ore e 45 minuti di tranquilla camminata. La visibilità è buona ma non straordinaria come sempre capita nelle giornate con vento da N. o da N.E. In ogni caso il panorama è molto bello: sia verso il Bego che si staglia bianchissimo al di là del Roia; sia verso il Frontè e la conca di Monesi; sia verso il Col di Tenda e la Rocca dell’Abisso; e sia verso le maggiori cime delle Liguri: Mongioie, Conoia, Pizzo d'Ormea, Marguareis.
Al ritorno ripercorriamo fedelmente le nostre tracce fino al punto esatto in cui è caduto il telefonino; poi, in verità senza troppa convinzione, scendiamo lungo l'ipotetica linea che dovrebbe aver seguito e - incredibile a dirsi - lo troviamo quasi subito, integro e funzionante, appena sopra un marcato cambio di pendenza.
Questa breve ricerca ci invoglia a proseguire giù per il vallone, su un terreno (tra virgolette) "inesplorato" che non dovrebbe comunque riservarci spiacevoli sorprese: del resto un pizzico d'avventura non guasta mai. E così, quasi per caso, ne esce fuori una discesa divertente, una sorta di slalom tra i larici con la neve che ha mollato quanto basta per permetterci di affrontare in spensieratezza pendii anche abbastanza sostenuti. Piccoli salti di roccia sono facilmente aggirabili e in men che non si dica divoriamo gli oltre trecento metri di dislivello che ci separano dalla strada militare. Qui sostiamo un poco per un veloce spuntino; fa caldo, un caldo da fine maggio, ma la neve è ancora tanta e quasi sommerge i pannelli di legno con tanto di capannina dove Roberto si siede per mangiare.
Infine ultima parte di discesa nel meraviglioso Bosco delle Navette su neve ormai massacrata dal sole. Alle 12 punto concludiamo la nostra gita presso il ponte della provinciale sul Rio Giairetto. Roberto si dice rammaricato per la fine della “stagione ciaspolatoria”; io no e considerato che a Tiglieto ho passato un inverno lungo e spossante posso solo rallegrarmi di questo piccolo anticipo d’estate.


13 ottobre 2017 - IL FERA' da Upega

Stefano, Roberto

Quante volte, dalla mulattiera che sale alla Chiusetta e al Colle dei Signori, oppure tra le fronde dei larici delle Navette, ho rivolto lo sguardo alla lunga e imponente costiera che dal Pertegà si spinge a est fin sopra il baratro delle Fascette separando in maniera ben netta il Vallone di Carnino da quello di Upega; pensavo: prima o poi ci devo andare; e invece, per un motivo o per l’altro, non l’ho mai fatta.
Oggi è la volta buona e Roberto, che già la conosce, mi farà da guida. Partiamo da Upega (m. 1297) alle 8.20 e imbocchiamo la bella e comoda mulattiera che porta al Colle delle Selle Vecchie. Dopo i ruderi delle Case Nivorina (m. 1606) attraversiamo il Torrente Negrone ormai ridotto a misero rigagnolo e ci addentriamo nel magnifico lariceto delle Navette che ancora non presenta la sua veste autunnale; niente di strano, considerato che perdura un tenace clima di fine estate e che l’autunno (quello vero, freddo e piovoso) neanche accenna a profilarsi all’orizzonte.
Su di un ripiano prativo, ormai in vista del crinale, attraversiamo una seconda volta l’alveo asciutto del torrente e con un ultimo tratto di ripida salita nel bosco raggiungiamo la strada militare poco prima del Colle delle Selle Vecchie (m. 2098, ore 10.15), alle falde meridionali del Pertegà.
Qui, un po’ per pigrizia, un po’ per scarso interesse, rinunciamo all’idea originaria di percorrere integralmente la costiera iniziando dal suo pilastro occidentale, il Pertegà, e decidiamo di abbordare la Cresta del Ferà al Passo di Framargal (m. 2179), comodamente raggiungibile in pochi minuti di rotabile sterrata.
Dopo essere scesi brevemente a un’ampia insellatura, affrontiamo dapprima una serie di cenge leggermente esposte sul lato di Upega che richiedono un minimo di attenzione; riguadagnata successivamente la dorsale, ne percorriamo il filo (bolli rossi sbiaditi) fino alla vetta del Ferà (m. 2235, ore 11.40), massima elevazione a est del Framargal. Ai piedi del vertiginoso versante nord si distendono i ripiani prativi del Vallone dei Maestri punteggiati dalle antiche costruzioni delle Selle di Carnino mentre di fronte a noi, pressappoco alla nostra stessa quota, si apre la grande conca sospesa di Piaggia Bella.
Dal Ferà ritorniamo sui nostri passi di alcune decine di metri per tagliare poi in diagonale lo scosceso fianco meridionale e giungere in ripida discesa al Colletto del Ferà (m. 2180).
Inizia ora il tratto più delicato della nostra traversata: una cengia attrezzata con una fune d’acciaio (di scarsa utilità poiché disancorata in diversi punti) ci permette di passare, sull’ombroso lato di Carnino, alla base delle strapiombanti pareti rocciose del Torrione Mader e del Dente Mader e di sbucare al successivo colletto che precede la Rocca del Ferà; nulla di difficile, per carità, ma da evitare col terreno bagnato o, peggio ancora, con ghiaccio e neve.
Per facili roccette risaliamo alla Rocca del Ferà (m. 2221), oltre la quale la costiera si “ammorbidisce” per digradare sensibilmente verso i piani erbosi del Praet. Dal Praet alla Cima del Caplet il percorso risulta meno evidente e i bolli rossi, radi e sbiaditi, non sono di grande aiuto; anche Roberto ha qualche difficoltà nel reperire il giusto tracciato che “saltella” un po’ da una parte e un po’ dall’altra del crinale tra fitti boschetti di pini e selvaggi dirupi.
Dal Caplet (m. 1958) iniziamo infine una ripida discesa su vaghe tracce giù per il costone alla base del quale, presso un’ampia sella prativa, incrociamo finalmente la grande mulattiera che un tempo costituiva l’unica via di comunicazione tra Upega e Carnino. Non ci resta che percorrerla, tra bellissimi colori autunnali, fino alla pittoresca borgata di Upega (ore 14) con le sue case in pietra tutte addossate l’una all’altra.
Qui concludiamo il nostro anello che mi ha permesso di esplorare, in questi luoghi incantevoli da me assiduamente frequentati, un angolo di montagna estremamente selvaggio e, per così dire, “fuori mano” che ancora non conoscevo.


29 ottobre 2016 - CIMA BERTRAND da Upega

Stefano

A distanza di un anno ho ripetuto questa bella escursione che, sul finire di ottobre, regala scorci magnifici del Bosco delle Navette “incendiato” dai colori dell’autunno.
A Upega (m. 1297, ore 8.30) imbocco la ripida stradina asfaltata sulla sponda sinistra del Torrente Negrone e, poco più in alto, la bella e antica mulattiera che porta al Colle delle Selle Vecchie. Dopo i ruderi delle Case Nivorina (m. 1606) il vallone si allarga e sopra le chiome multicolori dei larici appare l’imponente costiera di spartiacque Tanaro-Roia con la Bertrand a sinistra e la Cima di Velega a destra. La mulattiera sale immersa nella quiete del bosco alternando tratti più ripidi ad altri in falsopiano e sbuca infine sulla rotabile ex-militare Monesi-Limone a poche centinaia di metri di distanza dal Colle delle Selle Vecchie che si raggiunge in pochi minuti (m. 2097).
Le Selle Vecchie dividono il Vallone di Upega dal Vallone di Rio Freddo (Vallon du Refrei) e nel 1947 venne qui piantato il nuovo cippo che segna la frontiera tra l’Italia e la Francia. Alle Selle Vecchie passa anche la cosiddetta “strada cannoniera”, una grande mulattiera tracciata tutta in quota e costruita oltre due secoli fa dalle truppe della Francia rivoluzionaria in guerra contro gli Austro-Piemontesi.
Oggi non vado proprio avanti, il mio cuore è come un motore che non riesce a salire di giri; sarà un po’ di stanchezza, sarà l’antibiotico che ho preso per tutta la settimana compresa stamattina ma poco importa: la giornata è splendida e io non ho nessuna premura.
Un breve tratto di discesa porta al Colle del Vescovo (m. 2190), dopodichè riprendo a salire verso la Cima di Velega mentre alle mie spalle il panorama si allarga sulla testata della Val Roia e, molto più lontano, in perfetta linea con il Colle della Boaria, verso il Monviso. La mulattiera raggiunge così la poco significativa Cima di Velega (m. 2384) che altro non è che l'anticima settentrionale della Bertrand. Splendida la vista verso il Mongioie e il Bric di Conoia, verso il massiccio del Marguareis, verso l'Argentera e il Matto, e verso il Clapier e il Gelas. La "Cannoniera" procede a ridosso del filo di cresta in direzione della Bertrand ormai vicina mentre in basso alla mia sinistra si distende il Vallone di Upega in parte ammantato dal grande lariceto delle Navette.
A mezzogiorno in punto, dopo ben tre ore e mezza di salita (un tempo francamente scandaloso), giungo in vetta alla Bertrand (m. 2481). Ho fame, ho sete e ho le gambe incatramate: fisicamente uno sfacelo! Va già bene che mi sono portato tanto da mangiare e tanto da bere.
Dopo essermi rimesso un po’ in sesto, con un breve tratto a ritroso mi riporto sulla "Cannoniera" che abbandona il crinale poco a nord della cima e, tra magnifici colori, scendo verso la Colla Rossa tagliando a mezzacosta l'aspro versante orientale della montagna.
Poco sotto la Colla Rossa svolto a sinistra per seguire l'itinerario che discende il costone fino alla ex-militare. Un'esplosione di colori mi accoglie al Poggio Lagone (m. 1898) mentre tutt'intorno il Bosco delle Navette è all'apice del suo splendore.
Attraversata la Monesi-Limone, imbocco la pista forestale che conduce in leggera discesa alle Case Cacciatori (m. 1841) poste al centro di un'amena radura. Dalla parte opposta del prato inizia un’ampia e comoda mulattiera che scende decisa nel bosco e che sbuca poco sopra Upega presso l’antica Cappella della Madonna della Neve (m. 1336).
Alle 14.30, tra le case in pietra di Upega tutte addossate l’una all’altra, concludo il percorso ad anello vario e remunerativo che permette di esplorare i magnifici boschi e i crinali di queste belle e poco frequentate terre di confine.


8 ottobre 2015 - CIMA BERTRAND da Upega

Stefano

La rete di sentieri che parte da Upega e che si dirama a ventaglio nello splendido Bosco delle Navette è ampia e ben tenuta: offre varie alternative per raggiungere le due cime maggiori della zona, la Bertrand e la Missun, e anche nella stagione invernale si presta perfettamente per le escursioni con le ciaspole.
Oggi sono salito alla Bertrand percorrendo in gran parte mulattiere che ancora non conoscevo e che mi hanno permesso di compiere un bellissimo giro in questo angolo di Alpi Liguri del tutto estraneo al turismo di massa e ricco di natura incontaminata.
Upega, raggiungibile in auto attraverso l’ardita provinciale realizzata negli anni cinquanta per lo sfruttamento del legname, è un caratteristico paesino di montagna con le case in pietra addossate l’una all’altra. Di etnia e di lingua brigasca, e quindi più ligure che piemontese, appartenne alla Contea di Nizza durante il Regno di Sardegna e al comune di Briga Marittima durante il Regno d’Italia. Dopo la sconfitta militare e la cessione dell’alta Roia alla Francia, passò alla provincia di Cuneo unitamente alle borgate di Piaggia e di Carnino con le quali costituì il nuovo comune di Briga Alta.
A Upega parcheggio la macchina nella piazzetta sopra la chiesa (m. 1297) e dopo un breve tratto di ripida strada asfaltata imbocco, presso un tornante a destra, una bella e antica mulattiera (segni bianco-rossi). Superati due piloni votivi, procedo tra ampi terrazzamenti e muretti a secco con vista sulla Bertrand e sulla magnifica foresta delle Navette. Il tratturo risale con pendenza regolare il fianco sinistro orografico del Vallone di Upega in direzione dell’evidente Colle delle Selle Vecchie, ben visibile in alto. Il fondo della mulattiera è quanto di meglio si possa chiedere a un tracciato di montagna: fossero sempre così, le suole degli scarponi durerebbero più di vent’anni.
Dopo i ruderi delle Case Nivorina (m. 1606) guado l’omonimo rio e mi porto sul lato opposto del vallone dove, tra le fronde dei larici, si scorge l’imponente Cima di Pertegà con la cresta orlata di neve. La mulattiera, bellissima, riprende a salire immersa nel bosco alternando tratti più ripidi ad altri in falsopiano, per sbucare poi su un’ampia radura non lontana dal colle. I segni bianco-rossi mi guidano a destra dove guado per la seconda volta il Rio Nivorina. Infine, dopo un’ultima decisa impennata, mi ritrovo sulla rotabile militare Monesi-Limone a poche centinaia di metri dal Colle delle Selle Vecchie (m. 2098).
Il Colle delle Selle Vecchie è un’ampia insellatura che divide il Vallone di Upega dal Vallone di Rio Freddo (Vallon du Refrei). Dal 1947 segna il confine tra Italia e Francia mentre prima di allora tutto l’alto corso della Roia dal Balcone di Marta al Tenda era provincia di Cuneo. A nord la dorsale si innalza repentinamente fino alla Cima di Pertegà mentre a sud sale in modo assai più graduale.
La mulattiera che percorro adesso era in origine una “strada cannoniera napoleonica” costruita oltre due secoli fa dalle truppe del Generale Massena durante la prima campagna d’Italia. Venne poi riutilizzata e sistemata dal Regio Esercito nell’ambito dei lavori di fortificazione della frontiera occidentale.
Passato il Colle del Vescovo (m. 2190) la mulattiera si sposta sul versante della Roia e offre belle vedute sul massiccio del Marguareis appena spolverato di neve. Dopo aver superato la diramazione che scende alla Bassa della Crocetta e a Morignolo, e dopo aver sfiorato a est la Cima di Velega (m. 2384), lascio a sinistra la “cannoniera” diretta alla Colla Rossa e con un breve tratto di cresta raggiungo la Cima Bertrand (m. 2481).
Il cielo, questa mattina limpidissimo, si è via via sporcato di nubi che però, fortunatamente, restano sempre al di sopra della mia testa. In lontananza, come avvolto dalle tenebre, si delinea cupo e minaccioso il profilo della Fascia.
In discesa seguo il crestone meridionale della Bertrand, aspro e scosceso, che però non presenta passaggi difficoltosi. In tal modo raggiungo velocemente la Colla Rossa (m. 2179) dove imbocco il sentiero segnato per il Poggio Lagone (tacche bianco-rosse).
Con un bel percorso tra i larici tinti dei primi colori dell’autunno sbuco sulla Monesi-Limone presso la curva del Poggio Lagone (m. 1898).
Attraverso la strada e proseguo lungo il sentiero che conduce direttamente a Upega passando per il Piano Formigola (m. 1820). Da qui in avanti il tracciato scenderà a rotta di collo lungo il filo di una dorsale boscosa mettendo a dura prova i muscoli delle gambe e le dita dei piedi. In basso la pendenza diminuisce e il sentiero si trasforma in una larga mulattiera che termina sulla provinciale un chilometro circa sopra Upega.
Nell'alpeggio ai margini del Bosco delle Navette sotto l’antica Chiesetta della Madonna della Neve, si stanno completando le operazioni per il trasferimento degli animali in vista dell’arrivo della fredda stagione. Ancora poche centinaia di metri di asfalto e mi ritrovo alla macchina dove concludo questo bel percorso ad anello.


23 novembre 2014 - CIMA MISSUN dal Giairetto (Upega)

Stefano

Prima uscita con le ciaspole nonostante lo scarso innevamento attualmente presente sulle Liguri. Prima di partire da casa, ero indeciso se portare o meno le ciaspole; poi, all’ultimo momento, le ho infilate in macchina; i ramponi, fortunatamente, li avevo già messi nello zaino la sera prima e si sono rivelati indispensabili nel brevissimo tratto ripido subito sotto la cima.
Posteggio l’auto presso l’area picnic del Giairetto (3,5 km sopra Upega, m. 1585) e mi incammino lungo la stradina sterrata; la temperatura è abbondantemente sopra lo zero e il cielo è bianco smerigliato per la presenza di estese velature stratificate.
Con le ciaspole legate allo zaino, salgo a passo spedito tra i larici ormai spogli nel gran Bosco delle Navette seguendo le scorciatoie che tagliano i tornanti della pista forestale. Raggiunta la strada ex-militare Monesi-Limone (m. 1900 circa), la percorro per un breve tratto verso destra fino al curvone che scavalca la costa tra i valloni del Giairetto e del Rio Corvo.
Qui svolto a sinistra e rimonto il dorso del costone trovando, dopo alcune centinaia di metri, la prima neve. Non è una neve bella: è dura, già vecchia, quasi gelata, e sarebbero stati sufficienti i soli ramponi; però, visto che ormai le ho portate e che mi pesano sullo zaino, metto le ciaspole.
Dopo aver raggiunto il crinale di spartiacque Tanaro-Roia (Confine di Stato) poco a sud della Colla Rossa, piego a sinistra e, tenendomi sotto il filo di cresta, mi dirigo verso la Cima Missun. Nel frattempo il sole è scomparso dietro strati di nubi via via più consistenti in lento avanzamento da ovest. L’ultima ripida rampa che conduce in vetta (m. 2356) l’affronto di slancio con le ciaspole ai piedi.
La neve però è molto dura e in discesa sono indispensabili i ramponi: i primi metri subito sotto la cima li percorro addirittura con la faccia rivolta verso monte; poi tolgo i ramponi e rimetto le ciaspole che garantiscono comunque una camminata più stabile senza il rischio di incappare in spiacevoli distorsioni alle caviglie.
Il ritorno è tranquillo, lungo lo stesso percorso di salita. Nello splendido lariceto delle Navette una distesa di aghi ricopre tutta la fanghiglia accumulata dalle straordinarie precipitazioni di questo mese: cosicchè faccio ritorno alla macchina con gli scarponi completamente puliti. Adesso non resta che sperare in un radicale cambiamento del tempo e in una ventata di inverno che spazzi finalmente via quest’autunno monsonico e catastrofico.


6 gennaio 2014 - CIMA MISSUN da Upega

Stefano

Oggi bellissima gita con le ciaspole alla Missun in una splendida giornata di sole. Non fa particolarmente freddo ma, dopo le pioggie monsoniche di Natale ed un inizio di gennaio tristemente autunnale, il paesaggio profuma finalmente d’inverno. Negli ultimi tre giorni qui ha fatto di tutto: acqua, neve, vento. Fortunatamente, in coda alla perturbazione, c’è stata una benefica nevicata che ha imbiancato i larici e posato sul terreno una spanna di neve fresca.
Parto con le ciaspole ai piedi dal parcheggio di Upega (m. 1297) e seguo la provinciale innevata per Monesi fino all’area picnic del Giairetto (m. 1585), al confine tra le province di Cuneo e di Imperia.
Abbandonata la strada, salgo tra i larici nel gran Bosco delle Navette fino a sbucare sul costone che separa i valloni del Rio Giairetto e del Rio Corvo.
Attraversata la rotabile ex-militare (m. 1900 circa) proseguo lungo la dorsale in un ambiente immacolato e pittoresco. Il manto nevoso non è uniforme e alterna tratti di neve morbida e farinosa, dove faccio un po’ di fatica, a tratti di neve più dura spazzata dal vento dove cammino molto meglio.
Raggiunto il crinale di spartiacque Tanaro-Roia sul Confine di Stato poco a sud della Colla Rossa, svolto a sinistra e tenendomi poco sotto il filo della cresta (che presenta notevoli cornici) mi dirigo verso la vicina Cima Missun. Tre scialpinisti mi raggiungono e mi superano e mi stimolano ad accelerare il passo. Risalgo di slancio l’ultima ripida rampa ed arrivo in vetta (m. 2356) al cospetto di un panorama magnifico: dietro il Redentore si distende il mare dorato con la Corsica all’orizzonte. Dalla parte opposta si stagliano le cime maggiori delle Liguri dal Pizzo d’Ormea alla Punta Marguareis.
Al ritorno percorro lo stesso itinerario e le tracce dell’andata mi consentono di scendere abbastanza veloce, almeno fino al ponte del Giairetto. Da qui in avanti, invece, i tre chilometri e mezzo di strada che mi separano da Upega sembrano non finire mai.
Tra le pittoresche case di Upega concludo questa bella gita: il dislivello contenuto, gli ampi spazi aperti e soleggiati, i pendii dolci e sicuri la rendono particolarmente indicata in inverno con le ciaspole.


22 agosto 2013 - CIMA DI PERTEGA' da Upega

Chiara, Stefano

La Cima di Pertegà è una bella montagna che si innalza sulla cresta di confine (spartiacque Tanaro-Roia) tra il Colle dei Signori (a nord) e il Colle di Selle Vecchie (a sud). Vista da Upega appare imponente e slanciata; se la si guarda da nord (per esempio dal Marguareis) ricorda invece il profilo di una balena rivolta verso occidente.
In realtà oggi dovevamo andare alla Bertrand ma al Poggio Lagone due escursionisti ci hanno messo in guardia da alcuni pastori maremmani che gironzolavano sotto la Colla Rossa. Così, per evitare problemi di ogni sorta, abbiamo modificato il programma. Ma andiamo con ordine.
Al mattino a Upega il tempo è splendido. Parcheggiamo l’auto di fronte alla Cappella della Madonna della Neve (mt. 1336) e ci incamminiamo lungo la mulattiera che sale alle Baite dei Cacciatori. In alto si staglia imponente la Cima di Pertegà.
Con una ripida salita all’ombra dei larici raggiungiamo la pittoresca radura delle Baite dei Cacciatori (mt. 1841). Come già accennato, al Poggio Lagone (mt. 1898) decidiamo di cambiare itinerario: seguiamo la vecchia strada militare Monesi-Limone in direzione nord e arriviamo al Colle di Selle Vecchie (mt. 2098) alle pendici meridionali della Cima di Pertegà.
Qui Chiara si ferma ad aspettarmi: risalgo il ripido versante sud e in breve sono in vetta al Pertegà (mt. 2404). Bel colpo d’occhio sulla cresta del Ferà, sul Marguareis e grande panorama verso le Alpi Marittime.
Al ritorno scendo sul più agevole versante occidentale fino ad incrociare la mulattiera che mi riporta al Colle di Selle Vecchie.
Breve spuntino e poi ci rimettiamo in marcia. Percorriamo alcune centinaia di metri sulla strada Monesi-Limone in direzione sud, dopodiché imbocchiamo un ottimo sentiero (non segnato) che conduce direttamente a Upega. Con una lunga discesa facciamo ritorno alla macchina.
In fin dei conti dobbiamo ringraziare i pastori maremmani che ci hanno dirottato su un percorso che ancora non conoscevamo e che si è rivelato decisamente bello
.


12 maggio 2013 - CIMA BERTRAND da Upega

Stefano

A tre settimane dall’incidente in bici sono tornato in montagna per una gita semplice e tranquilla. Le mie condizioni fisiche non sono ottimali: ho ancora molto male alla schiena e non riesco a respirare a fondo. Due giorni fa ho ripetuto le radiografie che hanno evidenziato la frattura di una costola. Comunque ho già ripreso a pedalare (seppur a ritmi ridotti) ed oggi sono qui ad Upega per una bella scarpinata nella quiete dei boschi.
Posteggio la macchina sopra il tornante di fronte alla Cappella della Madonna della Neve (mt. 1336), metto lo zaino sulla spalla destra in modo che non prema sul lato sinistro della schiena e mi incammino lungo la mulattiera che sale alle Baite dei Cacciatori.
Le Case Cacciatori (mt. 1841) si trovano in una pittoresca radura circondata da larici e abeti alle pendici orientali della Cima Bertrand. Per la stagione in corso c’è ancora parecchia neve. Fortunatamente non si sprofonda altrimenti non potrei proseguire: ho portato un solo bastoncino e ogni contraccolpo è doloroso.
Raggiungo la strada militare Monesi-Limone e la seguo per un breve tratto in direzione nord. Poi l’abbandono per salire a sinistra tra i larici lungo un costone innevato fino ad incontrare la mulattiera proveniente dalla Colla Rossa. Trascuro la mulattiera e proseguo su terreno scoperto direttamente in direzione della vetta.
Sulla Cima Bertrand (mt. 2481) si trova il cippo di confine del 1947: prima di quella data la montagna era interamente in territorio italiano.
In discesa ripercorro lo stesso itinerario e dalle morenti distese di neve faccio ritorno al verde rigoglioso dei prati che circondano Upega.
Ho la schiena tutta indolenzita e faccio un po’ di fatica a togliermi gli scarponi: però non mi posso lamentare, è andata meglio del previsto.



3 gennaio 2013 - CIMA MISSUN da Upega

Stefano, Roberto

A dieci giorni di distanza sono tornato sulla Missun, questa volta in compagnia di Roberto e in una giornata di tempo splendido. Alla partenza da Upega (ore 8.45) non fa freddo e la giornata si preannuncia mite: ci sarà da faticare anche questa volta? Invece per fortuna le temperature si manterranno relativamente basse e con le ciaspole cammineremo bene.
Fino al Giairetto saliamo lungo la provinciale innevata, poi seguiamo le scorciatoie che tagliano i tornanti della pista forestale e ci portiamo sul costone a cavallo tra i valloni del Giairetto e del Corvo.
Oltrepassata la Monesi-Limone proseguiamo lungo la dorsale che, dopo la debole nevicata di ieri, alterna tratti di farina a tratti di neve dura: tutto sommato si sale bene senza faticare troppo.
Roberto è in maniche corte, incurante del vento freddo che comincia a spirare non appena ci avviciniamo alla cresta di confine.
Con un ultimo ripido tratto di salita alle 12.15 raggiungiamo la vetta. Roberto col binocolo vede la Corsica e l’Isola d’Elba mentre io scatto un po’ di foto al panorama circostante.
Al ritorno ci dirigiamo verso la Colla Rossa attraverso splendide distese innevate. Poi svoltiamo a destra passando vicino ai ruderi di una vecchia malga e scendiamo su bellissima neve farinosa verso il Poggio Lagone.
Dal Poggio Lagone imbocchiamo una pista forestale che si stacca in discesa dalla Monesi-Limone e che ci porta alle Case Cacciatori in una pittoresca radura tra larici e abeti.
Infine, con un lungo percorso nel bosco, alle 15.30 facciamo ritorno a Upega a conclusione di una bellissima ciaspolata.


23 dicembre 2012 - CIMA MISSUN da Upega

Stefano

Eccomi a Upega (ore 7.50) all'inizio della strada innevata per la Colletta delle Salse. E' l'alba di una giornata che si preannuncia molto mite: il cielo coperto ha impedito il rigelo notturno del manto nevoso e oggi, con le ciaspole, ci sarà da faticare.
La strada sale con pendenza moderata nel bellissimo Bosco delle Navette, un tempo riserva di legname pregiato con cui la Repubblica di Genova costruiva navi e imbarcazioni: da qui il nome di Navette. La neve è umida e nella parte mediana dell'itinerario tende a formare un fastidioso zoccolo sotto le ciaspole: una buona traccia di scialpinisti mi aiuta a fare meno fatica.
Con una ripida salita mi porto sul costone che s'innalza tra i valloni del Rio Giairetto e del Rio Corvo e che si salda alla cresta di confine poco a sud della Colla Rossa. Qui la neve è compatta e si cammina molto meglio.
Una volta raggiunta la displuviale Roia-Tanaro al confine con la Francia, procedo verso sud tenendomi sotto il filo della cresta sul lato orientale e in breve sono sulla Cima Missun (ore 10.10).
In discesa neve tutto sommato discreta fino alla strada Monesi-Colle di Tenda (quota 1900 metri) mentre al di sotto è ormai polenta.
All'area pic-nic del Giairetto l'innevamento è ancora ottimo ma le temperature di oggi e quelle previste per i prossimi giorni consumeranno inesorabilmente il manto nevoso: peccato.
Con grande fatica, sprofondando ad ogni passo, percorro i tre chilometri e mezzo di strada dal Giairetto a Upega che sembrano non finire mai e finalmente, a mezzogiorno in punto, faccio ritorno alla macchina.


14 agosto 2012 - CIMA BERTRAND dal Giairetto (Upega)

Gianni, Stefano, Franca

Siamo tornati sulle Alpi Liguri in una giornata dal tempo incerto con cielo velato e nubi addossate ai monti. Peccato per il panorama perchè tutte le principali cime sono rimaste nascoste.
Partiti alle 8 dall'area picnic del Giairetto (3,5 km sopra Upega) saliamo nel bellissimo Bosco delle Navette tra verdi radure e larici maestosi.
Incrociata la rotabile ex-militare Monesi-Limone proseguiamo lungo la dorsale a cavallo tra i valloni del Rio Giairetto e del Rio Corvo. L'ultimo tratto, poco sotto il crinale che segna il confine di stato tra Italia e Francia, è costituito da roccia frantumata di colore rossiccio: da qui il nome di Colla Rossa che raggiungiamo alle 9,20.
Stefano avrebbe voluto fare la ripida cresta meridionale ma la nebbia ci ha fatto scegliere il più comodo itinerario che risale a mezzacosta tutto il versante est della Bertrand e che guadagna il crinale poco a nord della vetta.
Un grosso branco camosci che attraversa la fascia rocciosa sotto la cima fa rotolare qualche pietra. Ci teniamo al riparo e li osserviamo: sfilano sopra di noi un centinaio di animali, troppo lontani per essere ripresi dalla nostra fotocamera.
Arrivati sulla displuviale Roia-Tanaro (confine Italia-Francia), svoltiamo a sinistra e procediamo in direzione sud verso la vetta ormai vicina.
Alle 10,30 siamo in cima alla Bertrand. Le altre cime - Marguareis, Ballaur, Saline, Mongioie, Conoia e Pizzo d'Ormea - sono purtroppo incappucciate dalle nuvole.
Il ritorno alla Colla Rossa lo facciamo percorrendo lo stesso itinerario di salita, dopodichè seguiamo la traccia che passa vicino ai ruderi di un'antica malga, entra nel lariceto e sbuca sulla Monesi-Limone al Poggio Lagone.
Anche qui si notano gli effetti della lunga assenza di precipitazioni: corsi d'acqua quasi asciutti e gran seccume ovunque. Alcune mucche, in fila indiana, si dirigono verso l'abbeveratoio.
Dopo aver superato il Ponte del Corvo abbandoniamo la strada ed iniziamo la discesa all'interno dello splendido Bosco delle Navette.
Alle 13,30 siamo di ritorno al Giairetto. Bellissimi i lariceti e l'ambiente alpino che abbiamo attraversato: resta solo un po' di rimpianto per non aver potuto godere del panorama.


22 gennaio 2012 - CIMA MISSUN dal Giairetto (Upega)

Stefano

La ricerca di un po' di neve mi ha condotto sulle belle montagne brigasche dell'alta Val Tanaro. In inverno la Missun si conferma una gita particolarmente azzeccata: breve, semplice e molto panoramica.
Temperature incredibilmente elevate (ma ormai non ci si fa nemmeno più caso) e neve relegata sopra i 2000 mt di quota. Cielo inizialmento coperto da spesse velature che si sono via via diradate nel corso della mattinata.
Sono partito alle 8.20 dall'area picnic del Giairetto e, tagliando i tornanti della sterrata nello splendido Bosco delle Navette, ho raggiunto la rotabile ex-militare Monesi-Limone. Dopodichè ho proseguito lungo la dorsale che separa il Rio Giairetto dal Rio Corvo e che si salda al crinale di spartiacque Tanaro-Roia (cresta di confine con la Francia) poco a sud dell'ampia depressione della Colla Rossa.
Nonostante il manto nevoso particolarmente esiguo, durante tutta la salita non ho mai trovato ghiaccio e i ramponi sono rimasti nello zaino.
Alle 10.15 sono arrivato in vetta alla Missun da dove ho potuto ammirare uno splendido panorama: dietro il Redentore e sopra uno sterminato mare di nubi si distingueva nitido il profilo montuoso della Corsica. Dalla parte opposta il panorama è assai meno gratificante con il versante sud delle Liguri desolatamente spoglio di neve.
Alla Colla Rossa ho incontrato alcuni nevai completamente ghiacciati: camminarci sopra era praticamente impossibile. Così, dopo aver rischiato di cadere un paio di volte, mi sono deciso a mettere i ramponi.
Dalla Colla Rossa sono sceso lungo la dorsale che interseca la Monesi-Limone al Poggio Lagone. Qui i ramponi non erano più necessari.
Finalmente il sole si è fatto largo tra le velature rendendo il paesaggio luminoso e suggestivo.
Al Poggio Lagone ho svoltato a destra e mi sono incamminato lungo la Monesi-Limone in direzione del Vallone del Rio Giairetto.
Dopo aver superato il Ponte del Corvo ho imboccato la pista forestale che scende all'area picnic del Giaretto e alle 12.15 ho fatto ritorno alla macchina.


17 novembre 2011 - CIMA DI PERTEGA' da Carnino

Stefano

Oggi giornata splendida e non eccessivamente fredda per la stagione in corso.
Sono partito da Carnino Superiore (ore 8.45) alla volta della Cima di Pertegà. Al Rifugio Don Barbera, raggiunto in due ore di tranquillo cammino, ho trovato la prima neve.
Dal rifugio sono salito al vicinissimo Colle dei Signori dove ho imboccato la rotabile ex-militare Monesi-Colle di Tenda in direzione Monesi. La carrareccia, in leggera salita, taglia a mezzacosta tutto il versante settentrionale della Cima di Pertegà.
Alcuni tratti, particolarmente suggestivi, risultano scavati nella roccia. Da questi angusti terrazzini si gode una fantastica vista sulle più importanti montagne delle Alpi Liguri tra le quali il Mongioie, il Bric di Conoia e la Cima Palù.
Poco prima di giungere al Passo di Framargal (accentuata depressione tra la Cresta del Ferà e la Cima di Pertegà), ho abbandonato la rotabile e sono salito a destra su per i campi innevati puntando direttamente alla vetta. La neve, che alterna tratti di crosta a tratti di farina, ha reso la parte finale estremamente faticosa.
Alle 12.15 sono arrivato in vetta alla Pertegà. Da quassù il panorama è grandioso: al di là del Passo di Framargal si snoda l'elegante ed affilata Cresta del Ferà.
In discesa ho seguito lo stesso itinerario dell'andata. Al Colle dei Signori il sole si sta già abbassando e le ombre si allungano veloci giù per i fianchi della montagna fino ad arrivare a lambire le malghe alle Selle di Carnino. Non mi resta che percorrere la comoda mulattiera che scende giù inoltrandosi nella stretta Gola della Chiusetta.
Alle 14.45 sono di ritorno a Carnino.


16 ottobre 2011 - CIMA BERTRAND dal Giairetto (Upega)

Stefano

Continua l'interminabile serie di belle giornate di sole e così ho deciso di andare a vedere il grande Bosco delle Navette nella sua veste autunnale.
Partenza alle 8 in punto dall'area picnic del Giairetto presso il ponte della provinciale sull'omonimo rio (3,5 km sopra il caratteristico villaggio di Upega). Sono salito nello splendido bosco seguendo il sentiero che taglia i tornanti della stradina sterrata: bellissimi scorci panoramici verso la Cima Missun ammantata da un'immensa distesa di larici multicolori che sembrano usciti da un dipinto.
In una mezz'oretta di cammino ho raggiunto la rotabile ex-militare Monesi-Colle di Tenda. Alla partenza l'aria era pungente ma già al comparire dei primi raggi di sole la temperatura si è fatta gradevolissima.
Lasciata la Monesi-Colle di Tenda ho risalito il filo del costone che si innalza tra i valloni del Rio Giairetto (a sud) e del Rio Corvo (a nord) giungendo in breve sulla cresta di confine poco a sud della Colla Rossa.
Dalla Colla Rossa ho seguito la traccia che rimonta inizialmente il crinale meridionale della Bertrand per spostarsi poi sul ripido versante prativo che precipita in Valle Roia. In questo tratto ho avvistato alcuni branchi di camosci particolarmente spaventati dalla mia presenza.
Alle 9.50 sono arrivato in vetta alla Bertrand. Gran panorama a 360 gradi e clima perfetto: sole tiepido e neanche una bava d'aria. Di fronte a me, nitidissime, la Cima della Fascia e la Punta Marguareis. Laggiù in basso si vede la mulattiera ex-militare proveniente dalla Colla Rossa che risale a mezzacosta tutto il versante orientale della montagna e che guadagna il crinale poche centinaia di metri a nord della cima.
La discesa l'ho fatta quasi tutta correndo ed in meno di un'ora ho fatto ritorno alla macchina. Così, dopo averci ciaspolato in inverno ed esserci passato in estate, ho avuto modo di conoscere il bellissimo Bosco delle Navette con i colori pastellati dell'autunno.


18 agosto 2011 - CIMA BERTRAND dal Giairetto (Upega)

Stefano e Chiara

Finalmente è arrivata l'estate (quella vera): meglio tardi che mai. La giornata è splendida, calda al punto giusto.
Abbiamo deciso di recarci in alta Valle Tanaro per salire su questa bella montagna posta sul crinale di confine con la Francia. Per questo siamo partiti alle 8.15 dall'area picnic del Giairetto (presso il ponte della provinciale sull'omonimo rio), pochi chilometri sopra il villaggio di Upega.
Abbiamo imboccato la pista forestale che sale nello splendido Bosco delle Navette e che sbuca, a circa 1900 mt di quota, sulla rotabile sterrata ex-militare Monesi-Limone. Abbiamo quindi svoltato a destra e abbiamo seguito quest'ultima fino al vicino Poggio Lagone dove, sulla sinistra, si stacca una traccia che conduce alla Colla Rossa.
Il sentiero, dopo essere uscito dal bosco di larici, passa vicino ad una malga diroccata e punta dritto verso la Colla Rossa, ampia depressione che si apre sul crinale di spartiacque Roia-Tanaro tra le cime Missun e Bertrand.
Dopo aver raggiunto la Colla Rossa (ore 10.15) abbiamo imboccato una mulattiera ex-militare che risale a mezzacosta tutto il versante orientale della Bertrand. La mulattiera riguadagna il crinale poco a nord della vetta della Bertrand. Bel panorama sulle Alpi Marittime e sull'alta Valle Roia.
Alle 11.15 siamo in vetta. A meridione si riconoscono la Cima Missun e, alle sue spalle, il nodo montuoso Frontè-Saccarello. In fondovalle Roia si intravede l'abitato di Tenda. Chiara ha fame ed incomincia subito a mangiare con la schiena appoggiata al cippo di confine datato 1947 (prima di allora la cima si trovava interamente in territorio italiano).
Al ritorno seguiamo lo stesso itinerario dell'andata. Il paesaggio è molto bello ed i colori, nonostante la stagione estiva sia al termine, sono ancora vivi ed intensi.
Ritorniamo sulla Monesi-Limone al ponte sul Rio Corvo. La costruzione di questa bellissima strada risale addirittura al 1500: venne infatti realizzata per il trasporto del sale. A fine Ottocento, con la creazione del campo trincerato del Tenda, passò nelle mani dei militari. Durante gli anni trenta la rotabile venne sistemata ed allargata e fu utilizzata come arteria di collegamento tra le fortificazioni dei Settori di Copertura I e II del Vallo Alpino.
Scendiamo lungo la pista forestale che collega la Monesi-Limone al ponte della provinciale sul Rio Giairetto. Un buon sentiero all'ombra dei larici permette di tagliarne alcuni tornanti.
Alle 13.45 facciamo ritorno all'area picnic del Giairetto contenti e soddisfatti per questa bella gita.


 25 febbraio 2011 - CIMA MISSUN da Upega

Stefano

Dopo quasi un anno sono tornato su questa bella cima e in questi splendidi boschi.
Partenza da Upega con cielo sereno e aria frizzante: la temperatura era di -4°C ma già allo spuntar del sole si capiva che sarebbe stata una giornata gradevolissima.
Sono salito fino all'area pic-nic del Giairetto percorrendo la strada provinciale completamente innevata e camminando all'interno di una provvidenziale traccia di scialpinisti che mi ha accompagnato fino in vetta.
Dopo aver superato la rotabile militare Monesi – Limone ho proseguito tra i larici nel vallone del Rio Giaretto fino a sbucare sulle ampie distese innevate che scendono dalla cresta di confine.
Dopo 3 ore di cammino sono arrivato in vetta.
Al ritorno sono ridisceso alla strada militare e l’ho seguita in direzione nord fino al Poggio Lagone.
Da qui sono sceso alle Baite dei Cacciatori poste in un bellissimo ripiano: in questo tratto ho dovuto battere la traccia su neve estremamente collosa che si aggrappava alle ciaspole in pesantissimi zoccoli.
Alle Case dei Cacciatori ho fortunatamente trovato una nuova traccia che mi ha accompagnato giù fino ad Upega


31 marzo 2010 - CIMA MISSUN dalla Colletta delle Salse (Upega)

Stefano

Sono partito alle 9.15 dalla Colletta delle Salse, sul confine tra le province di Imperia e Cuneo.
Il tempo è splendido e l'aria frizzante.
A piedi lungo la strada asfaltata, coperta da un dito di neve ghiacciata, ho raggiunto il ponte sul Rio Giairetto (area picnic).
Quindi, infilate le ciaspole, sono salito nel bosco delle Navette utilizzando la carrareccia innevata che porta sulla ex-strada militare di mezzacosta Monesi – Colle di Tenda.
Il giorno precedente era nevicato e su un fondo di neve compatta si erano posati dai 5 ai 10 cm di neve fresca.
Attraversata la strada, ho seguito la traccia di uno scialpinista lungo la dorsale che si salda alla cresta di confine in corrispondenza della Colla Rossa.
Poco prima della Colla Rossa ho svoltato a sinistra ed in breve, tenendomi sul lato orientale del crinale, sono giunto in vetta (ore 11).
Panorama a 360° dalla Costa Azzurra alle Marittime e alle Liguri. Solamente la vista verso Albenga era preclusa da nuvole basse.
Discesa direttamente nel vallone disseminato di larici che porta alla strada Monesi – Colle di Tenda in corrispondenza del ponte in pietra sul Rio Giairetto.
Infine ho ripercorso in senso inverso la carrareccia fino all’area picnic dove sono arrivato alle 12.30.
Posto bellissimo ed ideale per le escursioni con le ciaspole.



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27 dicembre 2018 Cima Missun dal Giairetto (Upega)
8 settembre 2018 Cimone dal bivio Tanarello (Ponte di Nava)
21 aprile 2018 Cima Missun dal Giairetto (Upega)
13 ottobre 2017 Il Ferà da Upega
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8 ottobre 2015 Cima Bertrand da Upega
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23 dicembre 2012 Cima Missun da Upega
14 agosto 2012 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)
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16 ottobre 2011 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)
18 agosto 2011 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)
25 febbraio 2011 Cima Missun da Upega
31 marzo 2010 Cima Missun dalla Colletta delle Salse (Upega)
30 giugno 2005 Cime Bertrand e Missun dal Giairetto (Upega)
3 ottobre 2002 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)
8 giugno 2000 Cima Bertrand dal Giairetto (Upega)

27 dicembre 2018 - CIMA MISSUN dal Giairetto (Upega)

Stefano

Feste di Natale all’insegna dell’alta pressione con temperature in montagna abbondantemente sopra media e favonio caldo e secco che per giorni ha spazzolato le creste e le vallate alpine del Piemonte.
Oggi il vento si è calmato e fa più freddo: sembra insomma di stare a dicembre. Riesco a partire con le ciaspole ai piedi dall’area picnic del Giairetto (m. 1585, 3,5 km sopra Upega) nonostante l’innevamento sia decisamente al limite.
Sopra la “militare” Monesi-Limone (m. 1900 circa) il manto cresce sensibilmente e anche la neve è bella: compatta ma non dura e soprattutto mai crostosa. Tracce di sci e di ciaspole mi accompagnano nella salita verso il crinale e poi lungo tutta la dorsale fino in vetta alla Missun (m. 2356). Panorama suggestivo con il mare e la Liguria sotto la coperta mite e umida della maccaja.
Al ritorno tiro giù direttamente nel vallone del Giairetto facendo lo slalom tra i larici. La neve è leggera e farinosa e la discesa con le ciaspole è stupenda e velocissima: in un baleno raggiungo la “militare” a lato della quale sorge ora un nuovo rifugetto.
Infine stradina e qualche scorciatoia fino all’area picnin dove concludo positivamente questa prima ciaspolata della stagione.


8 settembre 2018 - M. CIMONE dal bivio Tanarello (Ponte di Nava)

Stefano, Roberto

Oggi gita d’esplorazione con Roberto alla ricerca dei sentieri “scomparsi” della Val Tanarello; volevamo un po’ d’avventura e ne abbiamo trovato a sufficienza. Sulle cartine sembra tutto facile, tutto molto logico e lineare: si sale per questo sentiero, si scende per quest’altro, si fa un pezzo di cresta ed ecco che vien fuori un bel giro ad anello. Poi, sul terreno, si scopre che quel sentiero svanisce nel nulla, che quell’altro è quasi impercorribile e che quell’altro ancora proprio non esiste; ed ecco allora che la cartina studiata con tanta minuzia diventa buona soltanto per fasciarci il panino con il prosciutto. Però non siamo degli sprovveduti e ci siamo attrezzati di conseguenza. La nostra arma risolutiva è stata il navigatore GPS di mia mamma al quale ci siamo affidati ciecamente dal principio alla fine, come un non vedente al proprio cane accompagnatore; e pensare che fino a oggi l’avevo sempre guardato con malcelata sufficienza considerandolo - a torto! - un giocattolo tecnologico di scarsa utilità.
Presso l’area picnic che si incontra tra Ponte di Nava e Viozene (m. 950 circa), posteggiamo la macchina e ci incamminiamo (ore 7.15) sulla strada sterrata che si inoltra nella valle del Torrente Tanarello; obiettivo dichiarato, la Cima di Piano Cavallo che domina la Gola delle Fascette. Dopo il Ponte Schiarante (m. 951) iniziano i problemi perché lo stacco del sentiero che vogliamo fare proprio non si vede e non c’è verso di trovarlo. I nostri arditi propositi sembrano naufragare e già si mormora di Valdinferno e di Antoroto per raddrizzare la giornata.
Provvidenzialmente, sulla mappa caricata nel navigatore, è presente una traccia reale inserita da un escursionista che, come noi, aveva piacere a giocare al piccolo esploratore. Grazie all’estrema precisione del rilevatore riusciamo a trovare l’introvabile: a lato della strada, perfettamente occultato dietro le fronde degli alberi, scoviamo l’imbocco del sentiero. Alcuni segni rossi stinti dal tempo e qualche bollo azzurro ci confermano che ci siamo sulla retta via; il morale torna a essere buono.
Saliamo a svolte nel fitto bosco fino a un costone che offre un bel colpo d’occhio sull’anfiteatro del Frontè-Saccarello da cui il Tanarello ha origine. Fino a questo punto il sentiero è stato pulito e ben marcato; un po’ meno evidente da qui ai ruderi delle Case Baussun (m. 1341) dove comunque arriviamo abbastanza agevolmente; sopra Case Baussun scompare del tutto.
Ci ritroviamo così a razzolare nell’erba alta tra ortiche e rovi che sempre crescono rigogliosi sui terreni concimati intorno alle vecchie malghe abbandonate; Roberto, in pantaloncini corti, ne esce martoriato. Io tengo gli occhi incollati al display del GPS e procedo dritto come un cinghiale tra arbusti e ramaglie avendo cura soltanto di far coincidere la freccia indicante la nostra posizione con il tracciato della mappa. Presi dalla sconforto e dalla rassegnazione, siamo quasi sul punto di abbandonare la partita quando incredibilmente ritroviamo il sentiero e, come per magia, anche i segni rossi: la tensione si scioglie e torniamo a essere fiduciosi.
Il problema è che questo sentiero, peraltro non bello, conduce con un lunghissimo mezzacosta alla Colla Bassa sopra Upega (e qui cartina e GPS concordano) mentre noi vogliamo raggiungere la Cima di Piano Cavallo o, per consolazione, almeno una significativa elevazione della cresta di spartiacque Tanarello-Negrone che adesso ci sovrasta alla nostra destra. Ci aspetta quindi un ulteriore tratto “a vista”, si spera questa volta su terreno scoperto.
Appena il bosco si trasforma in un rado lariceto e l’intricato sottobosco in ripide chine prative, rompiamo ogni indugio e tiriamo su dritti per la linea di massima pendenza: ora, più che i cinghiali, imitiamo i camosci. E dopo tanto penare, mettiamo finalmente piede su un punto imprecisato della cresta proprio sopra Viozene, sicuramente ancora lontano dall’agognato Piano Cavallo; ma non importa: appena più a est c’è una bella montagnola da conquistare e per oggi ce n’è d’avanzo. La cima bifida e la presenza di un piccolo ripetitore sulla gobba orientale ci permettono di dedurre che siamo finiti sul Monte Cimone (m. 1832, ore 10.25).
Dai ripetitori si ha di regola un panorama notevole: in lontananza, oltre Gola delle Fascette, riconosciamo la Cresta del Ferà fino al Pertegà; a sud il Saccarello; a nord, proprio davanti a noi, il Mongioie e il Conoia; appena più defilato il Pizzo d'Ormea; a est il profondo solco vallivo che corre verso Ponte di Nava.
Al ritorno ci proponiamo di seguire lo stesso percorso di salita ma, senza volerlo, deviamo leggermente verso destra. Questo errore ci consente di incrociare inopinatamente dei segni bianco-rossi verniciati di recente; una palina porta l'indicazione per il Ponte Schiarante attraverso un percorso un po' più lungo che passa per Dova Soprana e per le Case dell'Isola. L'itinerario sembra ben segnato e ci pare una buona idea seguirlo. Fino alle Case Dova nessun problema: il sentiero quasi non esiste ma le tacche bianco-rosse sono chiare e abbondanti e ci permettono di scendere in tutta tranquillità.
Presso i ruderi di Dova Soprana (m. 1334) viviamo invece momenti di panico e di tensione; la traccia sparisce nella boscaglia e non c'è più verso di trovarla: imprecazioni e ricerca frenetica dei segni che, dopo una palina, sembrano spariti pure loro! Infine l'ennesimo miracolo della giornata: nel bosco sotto le case ritroviamo sentiero e segnavia.
Ora possiamo definitivamente rilassarci; il sentiero si trasforma in una comoda mulattiera che, dopo una lunga e tortuosa discesa, sbuca sulla sterrata presso le Case dell'Isola (m. 1060), circa un chilometro e mezzo a monte del Ponte Schiarante. Breve deviazione sul greto del Tanarello, dove ne approfitto per pulirmi un po' gli scarponi e i vestiti tutti sporchi di fango, e infine tranquillo ritorno alla macchina.
Arriviamo all'area picnic alle 13.40 un po' stanchi, un po' graffiati (io con una zecca sotto il braccio come souvenir), comunque soddisfatti per una gita diversa dal solito che ci ha impegnato a fondo sia fisicamente che mentalmente.


21 aprile 2018 - CIMA MISSUN dal Giairetto (Upega)

Stefano, Roberto

Ultima ciaspolata della stagione alla Missun, a più di cinque mesi di distanza dalla prima fatta al Mondolè (era il 17 novembre 2017): trovammo tanta neve allora e troviamo tanta neve adesso, a conferma di un inverno davvero lungo e ricco di precipitazioni.
Partiamo (io e Roberto) alle 7.20 dall’area picnic del Giairetto (m. 1585, 3,5 km sopra Upega): in basso il manto nevoso è un po’ al limite ma ben presto cresce sensibilmente fino a raggiungere il metro di spessore. Percorriamo un breve tratto della strada militare Monesi-Limone fino al costone che separa i valloni del Giairetto e del Corvo (m. 1900 circa); lassù in alto, sopra le ultime file di larici, svetta nel cielo azzurro la meta della nostra gita.
Mano a mano che saliamo la neve è sempre più bella; inaspettatamente bella direi, considerate le temperature quasi estive dell’ultima settimana: il manto è compatto e ben rassodato da una tramontana asciutta e gradevole; non si sprofonda e neppure si suda!
Poco prima di raggiungere il crinale di spartiacque Tanaro-Roia (confine Italia-Francia) voltiamo a sinistra e tra radi larici su terreno via via sempre più aperto iniziamo il tratto finale di avvicinamento alla cima. A un certo momento a Roberto cade di mano lo smartphone; è questione di un attimo: non appena tocca la neve inizia una lenta e inarrestabile scivolata verso il Vallone del Giairetto. Non possiamo far altro che seguirne con attenzione la traiettoria fino a quando, dopo un cambio di pendenza, scompare definitivamente alla nostra vista. Non scendiamo a cercarlo, lo faremo al ritorno; anche perché, molto realisticamente, le possibilità di ritrovarlo ci appaiono subito abbastanza remote. Per fortuna era vecchiotto e di non troppo valore ma a Roberto scoccia soprattutto il fatto di non poter più scattar foto: proprio ora, tra l’altro, che ci troviamo nella parte più panoramica della gita!
Ai piedi della cuspide sommitale ci superano come razzi quattro scialpinisti che ci precedono di poco sulla vetta (m. 2356) dove giungiamo alle 10.05, in 2 ore e 45 minuti di tranquilla camminata. La visibilità è buona ma non straordinaria come sempre capita nelle giornate con vento da N. o da N.E. In ogni caso il panorama è molto bello: sia verso il Bego che si staglia bianchissimo al di là del Roia; sia verso il Frontè e la conca di Monesi; sia verso il Col di Tenda e la Rocca dell’Abisso; e sia verso le maggiori cime delle Liguri: Mongioie, Conoia, Pizzo d'Ormea, Marguareis.
Al ritorno ripercorriamo fedelmente le nostre tracce fino al punto esatto in cui è caduto il telefonino; poi, in verità senza troppa convinzione, scendiamo lungo l'ipotetica linea che dovrebbe aver seguito e - incredibile a dirsi - lo troviamo quasi subito, integro e funzionante, appena sopra un marcato cambio di pendenza.
Questa breve ricerca ci invoglia a proseguire giù per il vallone, su un terreno (tra virgolette) "inesplorato" che non dovrebbe comunque riservarci spiacevoli sorprese: del resto un pizzico d'avventura non guasta mai. E così, quasi per caso, ne esce fuori una discesa divertente, una sorta di slalom tra i larici con la neve che ha mollato quanto basta per permetterci di affrontare in spensieratezza pendii anche abbastanza sostenuti. Piccoli salti di roccia sono facilmente aggirabili e in men che non si dica divoriamo gli oltre trecento metri di dislivello che ci separano dalla strada militare. Qui sostiamo un poco per un veloce spuntino; fa caldo, un caldo da fine maggio, ma la neve è ancora tanta e quasi sommerge i pannelli di legno con tanto di capannina dove Roberto si siede per mangiare.
Infine ultima parte di discesa nel meraviglioso Bosco delle Navette su neve ormai massacrata dal sole. Alle 12 punto concludiamo la nostra gita presso il ponte della provinciale sul Rio Giairetto. Roberto si dice rammaricato per la fine della “stagione ciaspolatoria”; io no e considerato che a Tiglieto ho passato un inverno lungo e spossante posso solo rallegrarmi di questo piccolo anticipo d’estate.


13 ottobre 2017 - IL FERA' da Upega

Stefano, Roberto

Quante volte, dalla mulattiera che sale alla Chiusetta e al Colle dei Signori, oppure tra le fronde dei larici delle Navette, ho rivolto lo sguardo alla lunga e imponente costiera che dal Pertegà si spinge a est fin sopra il baratro delle Fascette separando in maniera ben netta il Vallone di Carnino da quello di Upega; pensavo: prima o poi ci devo andare; e invece, per un motivo o per l’altro, non l’ho mai fatta.
Oggi è la volta buona e Roberto, che già la conosce, mi farà da guida. Partiamo da Upega (m. 1297) alle 8.20 e imbocchiamo la bella e comoda mulattiera che porta al Colle delle Selle Vecchie. Dopo i ruderi delle Case Nivorina (m. 1606) attraversiamo il Torrente Negrone ormai ridotto a misero rigagnolo e ci addentriamo nel magnifico lariceto delle Navette che ancora non presenta la sua veste autunnale; niente di strano, considerato che perdura un tenace clima di fine estate e che l’autunno (quello vero, freddo e piovoso) neanche accenna a profilarsi all’orizzonte.
Su di un ripiano prativo, ormai in vista del crinale, attraversiamo una seconda volta l’alveo asciutto del torrente e con un ultimo tratto di ripida salita nel bosco raggiungiamo la strada militare poco prima del Colle delle Selle Vecchie (m. 2098, ore 10.15), alle falde meridionali del Pertegà.
Qui, un po’ per pigrizia, un po’ per scarso interesse, rinunciamo all’idea originaria di percorrere integralmente la costiera iniziando dal suo pilastro occidentale, il Pertegà, e decidiamo di abbordare la Cresta del Ferà al Passo di Framargal (m. 2179), comodamente raggiungibile in pochi minuti di rotabile sterrata.
Dopo essere scesi brevemente a un’ampia insellatura, affrontiamo dapprima una serie di cenge leggermente esposte sul lato di Upega che richiedono un minimo di attenzione; riguadagnata successivamente la dorsale, ne percorriamo il filo (bolli rossi sbiaditi) fino alla vetta del Ferà (m. 2235, ore 11.40), massima elevazione a est del Framargal. Ai piedi del vertiginoso versante nord si distendono i ripiani prativi del Vallone dei Maestri punteggiati dalle antiche costruzioni delle Selle di Carnino mentre di fronte a noi, pressappoco alla nostra stessa quota, si apre la grande conca sospesa di Piaggia Bella.
Dal Ferà ritorniamo sui nostri passi di alcune decine di metri per tagliare poi in diagonale lo scosceso fianco meridionale e giungere in ripida discesa al Colletto del Ferà (m. 2180).
Inizia ora il tratto più delicato della nostra traversata: una cengia attrezzata con una fune d’acciaio (di scarsa utilità poiché disancorata in diversi punti) ci permette di passare, sull’ombroso lato di Carnino, alla base delle strapiombanti pareti rocciose del Torrione Mader e del Dente Mader e di sbucare al successivo colletto che precede la Rocca del Ferà; nulla di difficile, per carità, ma da evitare col terreno bagnato o, peggio ancora, con ghiaccio e neve.
Per facili roccette risaliamo alla Rocca del Ferà (m. 2221), oltre la quale la costiera si “ammorbidisce” per digradare sensibilmente verso i piani erbosi del Praet. Dal Praet alla Cima del Caplet il percorso risulta meno evidente e i bolli rossi, radi e sbiaditi, non sono di grande aiuto; anche Roberto ha qualche difficoltà nel reperire il giusto tracciato che “saltella” un po’ da una parte e un po’ dall’altra del crinale tra fitti boschetti di pini e selvaggi dirupi.
Dal Caplet (m. 1958) iniziamo infine una ripida discesa su vaghe tracce giù per il costone alla base del quale, presso un’ampia sella prativa, incrociamo finalmente la grande mulattiera che un tempo costituiva l’unica via di comunicazione tra Upega e Carnino. Non ci resta che percorrerla, tra bellissimi colori autunnali, fino alla pittoresca borgata di Upega (ore 14) con le sue case in pietra tutte addossate l’una all’altra.
Qui concludiamo il nostro anello che mi ha permesso di esplorare, in questi luoghi incantevoli da me assiduamente frequentati, un angolo di montagna estremamente selvaggio e, per così dire, “fuori mano” che ancora non conoscevo.


29 ottobre 2016 - CIMA BERTRAND da Upega

Stefano

A distanza di un anno ho ripetuto questa bella escursione che, sul finire di ottobre, regala scorci magnifici del Bosco delle Navette “incendiato” dai colori dell’autunno.
A Upega (m. 1297, ore 8.30) imbocco la ripida stradina asfaltata sulla sponda sinistra del Torrente Negrone e, poco più in alto, la bella e antica mulattiera che porta al Colle delle Selle Vecchie. Dopo i ruderi delle Case Nivorina (m. 1606) il vallone si allarga e sopra le chiome multicolori dei larici appare l’imponente costiera di spartiacque Tanaro-Roia con la Bertrand a sinistra e la Cima di Velega a destra. La mulattiera sale immersa nella quiete del bosco alternando tratti più ripidi ad altri in falsopiano e sbuca infine sulla rotabile ex-militare Monesi-Limone a poche centinaia di metri di distanza dal Colle delle Selle Vecchie che si raggiunge in pochi minuti (m. 2097).
Le Selle Vecchie dividono il Vallone di Upega dal Vallone di Rio Freddo (Vallon du Refrei) e nel 1947 venne qui piantato il nuovo cippo che segna la frontiera tra l’Italia e la Francia. Alle Selle Vecchie passa anche la cosiddetta “strada cannoniera”, una grande mulattiera tracciata tutta in quota e costruita oltre due secoli fa dalle truppe della Francia rivoluzionaria in guerra contro gli Austro-Piemontesi.
Oggi non vado proprio avanti, il mio cuore è come un motore che non riesce a salire di giri; sarà un po’ di stanchezza, sarà l’antibiotico che ho preso per tutta la settimana compresa stamattina ma poco importa: la giornata è splendida e io non ho nessuna premura.
Un breve tratto di discesa porta al Colle del Vescovo (m. 2190), dopodichè riprendo a salire verso la Cima di Velega mentre alle mie spalle il panorama si allarga sulla testata della Val Roia e, molto più lontano, in perfetta linea con il Colle della Boaria, verso il Monviso. La mulattiera raggiunge così la poco significativa Cima di Velega (m. 2384) che altro non è che l'anticima settentrionale della Bertrand. Splendida la vista verso il Mongioie e il Bric di Conoia, verso il massiccio del Marguareis, verso l'Argentera e il Matto, e verso il Clapier e il Gelas. La "Cannoniera" procede a ridosso del filo di cresta in direzione della Bertrand ormai vicina mentre in basso alla mia sinistra si distende il Vallone di Upega in parte ammantato dal grande lariceto delle Navette.
A mezzogiorno in punto, dopo ben tre ore e mezza di salita (un tempo francamente scandaloso), giungo in vetta alla Bertrand (m. 2481). Ho fame, ho sete e ho le gambe incatramate: fisicamente uno sfacelo! Va già bene che mi sono portato tanto da mangiare e tanto da bere.
Dopo essermi rimesso un po’ in sesto, con un breve tratto a ritroso mi riporto sulla "Cannoniera" che abbandona il crinale poco a nord della cima e, tra magnifici colori, scendo verso la Colla Rossa tagliando a mezzacosta l'aspro versante orientale della montagna.
Poco sotto la Colla Rossa svolto a sinistra per seguire l'itinerario che discende il costone fino alla ex-militare. Un'esplosione di colori mi accoglie al Poggio Lagone (m. 1898) mentre tutt'intorno il Bosco delle Navette è all'apice del suo splendore.
Attraversata la Monesi-Limone, imbocco la pista forestale che conduce in leggera discesa alle Case Cacciatori (m. 1841) poste al centro di un'amena radura. Dalla parte opposta del prato inizia un’ampia e comoda mulattiera che scende decisa nel bosco e che sbuca poco sopra Upega presso l’antica Cappella della Madonna della Neve (m. 1336).
Alle 14.30, tra le case in pietra di Upega tutte addossate l’una all’altra, concludo il percorso ad anello vario e remunerativo che permette di esplorare i magnifici boschi e i crinali di queste belle e poco frequentate terre di confine.


8 ottobre 2015 - CIMA BERTRAND da Upega

Stefano

La rete di sentieri che parte da Upega e che si dirama a ventaglio nello splendido Bosco delle Navette è ampia e ben tenuta: offre varie alternative per raggiungere le due cime maggiori della zona, la Bertrand e la Missun, e anche nella stagione invernale si presta perfettamente per le escursioni con le ciaspole.
Oggi sono salito alla Bertrand percorrendo in gran parte mulattiere che ancora non conoscevo e che mi hanno permesso di compiere un bellissimo giro in questo angolo di Alpi Liguri del tutto estraneo al turismo di massa e ricco di natura incontaminata.
Upega, raggiungibile in auto attraverso l’ardita provinciale realizzata negli anni cinquanta per lo sfruttamento del legname, è un caratteristico paesino di montagna con le case in pietra addossate l’una all’altra. Di etnia e di lingua brigasca, e quindi più ligure che piemontese, appartenne alla Contea di Nizza durante il Regno di Sardegna e al comune di Briga Marittima durante il Regno d’Italia. Dopo la sconfitta militare e la cessione dell’alta Roia alla Francia, passò alla provincia di Cuneo unitamente alle borgate di Piaggia e di Carnino con le quali costituì il nuovo comune di Briga Alta.
A Upega parcheggio la macchina nella piazzetta sopra la chiesa (m. 1297) e dopo un breve tratto di ripida strada asfaltata imbocco, presso un tornante a destra, una bella e antica mulattiera (segni bianco-rossi). Superati due piloni votivi, procedo tra ampi terrazzamenti e muretti a secco con vista sulla Bertrand e sulla magnifica foresta delle Navette. Il tratturo risale con pendenza regolare il fianco sinistro orografico del Vallone di Upega in direzione dell’evidente Colle delle Selle Vecchie, ben visibile in alto. Il fondo della mulattiera è quanto di meglio si possa chiedere a un tracciato di montagna: fossero sempre così, le suole degli scarponi durerebbero più di vent’anni.
Dopo i ruderi delle Case Nivorina (m. 1606) guado l’omonimo rio e mi porto sul lato opposto del vallone dove, tra le fronde dei larici, si scorge l’imponente Cima di Pertegà con la cresta orlata di neve. La mulattiera, bellissima, riprende a salire immersa nel bosco alternando tratti più ripidi ad altri in falsopiano, per sbucare poi su un’ampia radura non lontana dal colle. I segni bianco-rossi mi guidano a destra dove guado per la seconda volta il Rio Nivorina. Infine, dopo un’ultima decisa impennata, mi ritrovo sulla rotabile militare Monesi-Limone a poche centinaia di metri dal Colle delle Selle Vecchie (m. 2098).
Il Colle delle Selle Vecchie è un’ampia insellatura che divide il Vallone di Upega dal Vallone di Rio Freddo (Vallon du Refrei). Dal 1947 segna il confine tra Italia e Francia mentre prima di allora tutto l’alto corso della Roia dal Balcone di Marta al Tenda era provincia di Cuneo. A nord la dorsale si innalza repentinamente fino alla Cima di Pertegà mentre a sud sale in modo assai più graduale.
La mulattiera che percorro adesso era in origine una “strada cannoniera napoleonica” costruita oltre due secoli fa dalle truppe del Generale Massena durante la prima campagna d’Italia. Venne poi riutilizzata e sistemata dal Regio Esercito nell’ambito dei lavori di fortificazione della frontiera occidentale.
Passato il Colle del Vescovo (m. 2190) la mulattiera si sposta sul versante della Roia e offre belle vedute sul massiccio del Marguareis appena spolverato di neve. Dopo aver superato la diramazione che scende alla Bassa della Crocetta e a Morignolo, e dopo aver sfiorato a est la Cima di Velega (m. 2384), lascio a sinistra la “cannoniera” diretta alla Colla Rossa e con un breve tratto di cresta raggiungo la Cima Bertrand (m. 2481).
Il cielo, questa mattina limpidissimo, si è via via sporcato di nubi che però, fortunatamente, restano sempre al di sopra della mia testa. In lontananza, come avvolto dalle tenebre, si delinea cupo e minaccioso il profilo della Fascia.
In discesa seguo il crestone meridionale della Bertrand, aspro e scosceso, che però non presenta passaggi difficoltosi. In tal modo raggiungo velocemente la Colla Rossa (m. 2179) dove imbocco il sentiero segnato per il Poggio Lagone (tacche bianco-rosse).
Con un bel percorso tra i larici tinti dei primi colori dell’autunno sbuco sulla Monesi-Limone presso la curva del Poggio Lagone (m. 1898).
Attraverso la strada e proseguo lungo il sentiero che conduce direttamente a Upega passando per il Piano Formigola (m. 1820). Da qui in avanti il tracciato scenderà a rotta di collo lungo il filo di una dorsale boscosa mettendo a dura prova i muscoli delle gambe e le dita dei piedi. In basso la pendenza diminuisce e il sentiero si trasforma in una larga mulattiera che termina sulla provinciale un chilometro circa sopra Upega.
Nell'alpeggio ai margini del Bosco delle Navette sotto l’antica Chiesetta della Madonna della Neve, si stanno completando le operazioni per il trasferimento degli animali in vista dell’arrivo della fredda stagione. Ancora poche centinaia di metri di asfalto e mi ritrovo alla macchina dove concludo questo bel percorso ad anello.


23 novembre 2014 - CIMA MISSUN dal Giairetto (Upega)

Stefano

Prima uscita con le ciaspole nonostante lo scarso innevamento attualmente presente sulle Liguri. Prima di partire da casa, ero indeciso se portare o meno le ciaspole; poi, all’ultimo momento, le ho infilate in macchina; i ramponi, fortunatamente, li avevo già messi nello zaino la sera prima e si sono rivelati indispensabili nel brevissimo tratto ripido subito sotto la cima.
Posteggio l’auto presso l’area picnic del Giairetto (3,5 km sopra Upega, m. 1585) e mi incammino lungo la stradina sterrata; la temperatura è abbondantemente sopra lo zero e il cielo è bianco smerigliato per la presenza di estese velature stratificate.
Con le ciaspole legate allo zaino, salgo a passo spedito tra i larici ormai spogli nel gran Bosco delle Navette seguendo le scorciatoie che tagliano i tornanti della pista forestale. Raggiunta la strada ex-militare Monesi-Limone (m. 1900 circa), la percorro per un breve tratto verso destra fino al curvone che scavalca la costa tra i valloni del Giairetto e del Rio Corvo.
Qui svolto a sinistra e rimonto il dorso del costone trovando, dopo alcune centinaia di metri, la prima neve. Non è una neve bella: è dura, già vecchia, quasi gelata, e sarebbero stati sufficienti i soli ramponi; però, visto che ormai le ho portate e che mi pesano sullo zaino, metto le ciaspole.
Dopo aver raggiunto il crinale di spartiacque Tanaro-Roia (Confine di Stato) poco a sud della Colla Rossa, piego a sinistra e, tenendomi sotto il filo di cresta, mi dirigo verso la Cima Missun. Nel frattempo il sole è scomparso dietro strati di nubi via via più consistenti in lento avanzamento da ovest. L’ultima ripida rampa che conduce in vetta (m. 2356) l’affronto di slancio con le ciaspole ai piedi.
La neve però è molto dura e in discesa sono indispensabili i ramponi: i primi metri subito sotto la cima li percorro addirittura con la faccia rivolta verso monte; poi tolgo i ramponi e rimetto le ciaspole che garantiscono comunque una camminata più stabile senza il rischio di incappare in spiacevoli distorsioni alle caviglie.
Il ritorno è tranquillo, lungo lo stesso percorso di salita. Nello splendido lariceto delle Navette una distesa di aghi ricopre tutta la fanghiglia accumulata dalle straordinarie precipitazioni di questo mese: cosicchè faccio ritorno alla macchina con gli scarponi completamente puliti. Adesso non resta che sperare in un radicale cambiamento del tempo e in una ventata di inverno che spazzi finalmente via quest’autunno monsonico e catastrofico.


6 gennaio 2014 - CIMA MISSUN da Upega

Stefano

Oggi bellissima gita con le ciaspole alla Missun in una splendida giornata di sole. Non fa particolarmente freddo ma, dopo le pioggie monsoniche di Natale ed un inizio di gennaio tristemente autunnale, il paesaggio profuma finalmente d’inverno. Negli ultimi tre giorni qui ha fatto di tutto: acqua, neve, vento. Fortunatamente, in coda alla perturbazione, c’è stata una benefica nevicata che ha imbiancato i larici e posato sul terreno una spanna di neve fresca.
Parto con le ciaspole ai piedi dal parcheggio di Upega (m. 1297) e seguo la provinciale innevata per Monesi fino all’area picnic del Giairetto (m. 1585), al confine tra le province di Cuneo e di Imperia.
Abbandonata la strada, salgo tra i larici nel gran Bosco delle Navette fino a sbucare sul costone che separa i valloni del Rio Giairetto e del Rio Corvo.
Attraversata la rotabile ex-militare (m. 1900 circa) proseguo lungo la dorsale in un ambiente immacolato e pittoresco. Il manto nevoso non è uniforme e alterna tratti di neve morbida e farinosa, dove faccio un po’ di fatica, a tratti di neve più dura spazzata dal vento dove cammino molto meglio.
Raggiunto il crinale di spartiacque Tanaro-Roia sul Confine di Stato poco a sud della Colla Rossa, svolto a sinistra e tenendomi poco sotto il filo della cresta (che presenta notevoli cornici) mi dirigo verso la vicina Cima Missun. Tre scialpinisti mi raggiungono e mi superano e mi stimolano ad accelerare il passo. Risalgo di slancio l’ultima ripida rampa ed arrivo in vetta (m. 2356) al cospetto di un panorama magnifico: dietro il Redentore si distende il mare dorato con la Corsica all’orizzonte. Dalla parte opposta si stagliano le cime maggiori delle Liguri dal Pizzo d’Ormea alla Punta Marguareis.
Al ritorno percorro lo stesso itinerario e le tracce dell’andata mi consentono di scendere abbastanza veloce, almeno fino al ponte del Giairetto. Da qui in avanti, invece, i tre chilometri e mezzo di strada che mi separano da Upega sembrano non finire mai.
Tra le pittoresche case di Upega concludo questa bella gita: il dislivello contenuto, gli ampi spazi aperti e soleggiati, i pendii dolci e sicuri la rendono particolarmente indicata in inverno con le ciaspole.


22 agosto 2013 - CIMA DI PERTEGA' da Upega

Chiara, Stefano

La Cima di Pertegà è una bella montagna che si innalza sulla cresta di confine (spartiacque Tanaro-Roia) tra il Colle dei Signori (a nord) e il Colle di Selle Vecchie (a sud). Vista da Upega appare imponente e slanciata; se la si guarda da nord (per esempio dal Marguareis) ricorda invece il profilo di una balena rivolta verso occidente.
In realtà oggi dovevamo andare alla Bertrand ma al Poggio Lagone due escursionisti ci hanno messo in guardia da alcuni pastori maremmani che gironzolavano sotto la Colla Rossa. Così, per evitare problemi di ogni sorta, abbiamo modificato il programma. Ma andiamo con ordine.
Al mattino a Upega il tempo è splendido. Parcheggiamo l’auto di fronte alla Cappella della Madonna della Neve (mt. 1336) e ci incamminiamo lungo la mulattiera che sale alle Baite dei Cacciatori. In alto si staglia imponente la Cima di Pertegà.
Con una ripida salita all’ombra dei larici raggiungiamo la pittoresca radura delle Baite dei Cacciatori (mt. 1841). Come già accennato, al Poggio Lagone (mt. 1898) decidiamo di cambiare itinerario: seguiamo la vecchia strada militare Monesi-Limone in direzione nord e arriviamo al Colle di Selle Vecchie (mt. 2098) alle pendici meridionali della Cima di Pertegà.
Qui Chiara si ferma ad aspettarmi: risalgo il ripido versante sud e in breve sono in vetta al Pertegà (mt. 2404). Bel colpo d’occhio sulla cresta del Ferà, sul Marguareis e grande panorama verso le Alpi Marittime.
Al ritorno scendo sul più agevole versante occidentale fino ad incrociare la mulattiera che mi riporta al Colle di Selle Vecchie.
Breve spuntino e poi ci rimettiamo in marcia. Percorriamo alcune centinaia di metri sulla strada Monesi-Limone in direzione sud, dopodiché imbocchiamo un ottimo sentiero (non segnato) che conduce direttamente a Upega. Con una lunga discesa facciamo ritorno alla macchina.
In fin dei conti dobbiamo ringraziare i pastori maremmani che ci hanno dirottato su un percorso che ancora non conoscevamo e che si è rivelato decisamente bello
.


12 maggio 2013 - CIMA BERTRAND da Upega

Stefano

A tre settimane dall’incidente in bici sono tornato in montagna per una gita semplice e tranquilla. Le mie condizioni fisiche non sono ottimali: ho ancora molto male alla schiena e non riesco a respirare a fondo. Due giorni fa ho ripetuto le radiografie che hanno evidenziato la frattura di una costola. Comunque ho già ripreso a pedalare (seppur a ritmi ridotti) ed oggi sono qui ad Upega per una bella scarpinata nella quiete dei boschi.
Posteggio la macchina sopra il tornante di fronte alla Cappella della Madonna della Neve (mt. 1336), metto lo zaino sulla spalla destra in modo che non prema sul lato sinistro della schiena e mi incammino lungo la mulattiera che sale alle Baite dei Cacciatori.
Le Case Cacciatori (mt. 1841) si trovano in una pittoresca radura circondata da larici e abeti alle pendici orientali della Cima Bertrand. Per la stagione in corso c’è ancora parecchia neve. Fortunatamente non si sprofonda altrimenti non potrei proseguire: ho portato un solo bastoncino e ogni contraccolpo è doloroso.
Raggiungo la strada militare Monesi-Limone e la seguo per un breve tratto in direzione nord. Poi l’abbandono per salire a sinistra tra i larici lungo un costone innevato fino ad incontrare la mulattiera proveniente dalla Colla Rossa. Trascuro la mulattiera e proseguo su terreno scoperto direttamente in direzione della vetta.
Sulla Cima Bertrand (mt. 2481) si trova il cippo di confine del 1947: prima di quella data la montagna era interamente in territorio italiano.
In discesa ripercorro lo stesso itinerario e dalle morenti distese di neve faccio ritorno al verde rigoglioso dei prati che circondano Upega.
Ho la schiena tutta indolenzita e faccio un po’ di fatica a togliermi gli scarponi: però non mi posso lamentare, è andata meglio del previsto.



3 gennaio 2013 - CIMA MISSUN da Upega

Stefano, Roberto

A dieci giorni di distanza sono tornato sulla Missun, questa volta in compagnia di Roberto e in una giornata di tempo splendido. Alla partenza da Upega (ore 8.45) non fa freddo e la giornata si preannuncia mite: ci sarà da faticare anche questa volta? Invece per fortuna le temperature si manterranno relativamente basse e con le ciaspole cammineremo bene.
Fino al Giairetto saliamo lungo la provinciale innevata, poi seguiamo le scorciatoie che tagliano i tornanti della pista forestale e ci portiamo sul costone a cavallo tra i valloni del Giairetto e del Corvo.
Oltrepassata la Monesi-Limone proseguiamo lungo la dorsale che, dopo la debole nevicata di ieri, alterna tratti di farina a tratti di neve dura: tutto sommato si sale bene senza faticare troppo.
Roberto è in maniche corte, incurante del vento freddo che comincia a spirare non appena ci avviciniamo alla cresta di confine.
Con un ultimo ripido tratto di salita alle 12.15 raggiungiamo la vetta. Roberto col binocolo vede la Corsica e l’Isola d’Elba mentre io scatto un po’ di foto al panorama circostante.
Al ritorno ci dirigiamo verso la Colla Rossa attraverso splendide distese innevate. Poi svoltiamo a destra passando vicino ai ruderi di una vecchia malga e scendiamo su bellissima neve farinosa verso il Poggio Lagone.
Dal Poggio Lagone imbocchiamo una pista forestale che si stacca in discesa dalla Monesi-Limone e che ci porta alle Case Cacciatori in una pittoresca radura tra larici e abeti.
Infine, con un lungo percorso nel bosco, alle 15.30 facciamo ritorno a Upega a conclusione di una bellissima ciaspolata.


23 dicembre 2012 - CIMA MISSUN da Upega

Stefano

Eccomi a Upega (ore 7.50) all'inizio della strada innevata per la Colletta delle Salse. E' l'alba di una giornata che si preannuncia molto mite: il cielo coperto ha impedito il rigelo notturno del manto nevoso e oggi, con le ciaspole, ci sarà da faticare.
La strada sale con pendenza moderata nel bellissimo Bosco delle Navette, un tempo riserva di legname pregiato con cui la Repubblica di Genova costruiva navi e imbarcazioni: da qui il nome di Navette. La neve è umida e nella parte mediana dell'itinerario tende a formare un fastidioso zoccolo sotto le ciaspole: una buona traccia di scialpinisti mi aiuta a fare meno fatica.
Con una ripida salita mi porto sul costone che s'innalza tra i valloni del Rio Giairetto e del Rio Corvo e che si salda alla cresta di confine poco a sud della Colla Rossa. Qui la neve è compatta e si cammina molto meglio.
Una volta raggiunta la displuviale Roia-Tanaro al confine con la Francia, procedo verso sud tenendomi sotto il filo della cresta sul lato orientale e in breve sono sulla Cima Missun (ore 10.10).
In discesa neve tutto sommato discreta fino alla strada Monesi-Colle di Tenda (quota 1900 metri) mentre al di sotto è ormai polenta.
All'area pic-nic del Giairetto l'innevamento è ancora ottimo ma le temperature di oggi e quelle previste per i prossimi giorni consumeranno inesorabilmente il manto nevoso: peccato.
Con grande fatica, sprofondando ad ogni passo, percorro i tre chilometri e mezzo di strada dal Giairetto a Upega che sembrano non finire mai e finalmente, a mezzogiorno in punto, faccio ritorno alla macchina.


14 agosto 2012 - CIMA BERTRAND dal Giairetto (Upega)

Gianni, Stefano, Franca

Siamo tornati sulle Alpi Liguri in una giornata dal tempo incerto con cielo velato e nubi addossate ai monti. Peccato per il panorama perchè tutte le principali cime sono rimaste nascoste.
Partiti alle 8 dall'area picnic del Giairetto (3,5 km sopra Upega) saliamo nel bellissimo Bosco delle Navette tra verdi radure e larici maestosi.
Incrociata la rotabile ex-militare Monesi-Limone proseguiamo lungo la dorsale a cavallo tra i valloni del Rio Giairetto e del Rio Corvo. L'ultimo tratto, poco sotto il crinale che segna il confine di stato tra Italia e Francia, è costituito da roccia frantumata di colore rossiccio: da qui il nome di Colla Rossa che raggiungiamo alle 9,20.
Stefano avrebbe voluto fare la ripida cresta meridionale ma la nebbia ci ha fatto scegliere il più comodo itinerario che risale a mezzacosta tutto il versante est della Bertrand e che guadagna il crinale poco a nord della vetta.
Un grosso branco camosci che attraversa la fascia rocciosa sotto la cima fa rotolare qualche pietra. Ci teniamo al riparo e li osserviamo: sfilano sopra di noi un centinaio di animali, troppo lontani per essere ripresi dalla nostra fotocamera.
Arrivati sulla displuviale Roia-Tanaro (confine Italia-Francia), svoltiamo a sinistra e procediamo in direzione sud verso la vetta ormai vicina.
Alle 10,30 siamo in cima alla Bertrand. Le altre cime - Marguareis, Ballaur, Saline, Mongioie, Conoia e Pizzo d'Ormea - sono purtroppo incappucciate dalle nuvole.
Il ritorno alla Colla Rossa lo facciamo percorrendo lo stesso itinerario di salita, dopodichè seguiamo la traccia che passa vicino ai ruderi di un'antica malga, entra nel lariceto e sbuca sulla Monesi-Limone al Poggio Lagone.
Anche qui si notano gli effetti della lunga assenza di precipitazioni: corsi d'acqua quasi asciutti e gran seccume ovunque. Alcune mucche, in fila indiana, si dirigono verso l'abbeveratoio.
Dopo aver superato il Ponte del Corvo abbandoniamo la strada ed iniziamo la discesa all'interno dello splendido Bosco delle Navette.
Alle 13,30 siamo di ritorno al Giairetto. Bellissimi i lariceti e l'ambiente alpino che abbiamo attraversato: resta solo un po' di rimpianto per non aver potuto godere del panorama.


22 gennaio 2012 - CIMA MISSUN dal Giairetto (Upega)

La ricerca di un po' di neve mi ha condotto sulle belle montagne brigasche dell'alta Val Tanaro. In inverno la Missun si conferma una gita particolarmente azzeccata: breve, semplice e molto panoramica.
Temperature incredibilmente elevate (ma ormai non ci si fa nemmeno più caso) e neve relegata sopra i 2000 mt di quota. Cielo inizialmento coperto da spesse velature che si sono via via diradate nel corso della mattinata.
Sono partito alle 8.20 dall'area picnic del Giairetto e, tagliando i tornanti della sterrata nello splendido Bosco delle Navette, ho raggiunto la rotabile ex-militare Monesi-Limone. Dopodichè ho proseguito lungo la dorsale che separa il Rio Giairetto dal Rio Corvo e che si salda al crinale di spartiacque Tanaro-Roia (cresta di confine con la Francia) poco a sud dell'ampia depressione della Colla Rossa.
Nonostante il manto nevoso particolarmente esiguo, durante tutta la salita non ho mai trovato ghiaccio e i ramponi sono rimasti nello zaino.
Alle 10.15 sono arrivato in vetta alla Missun da dove ho potuto ammirare uno splendido panorama: dietro il Redentore e sopra uno sterminato mare di nubi si distingueva nitido il profilo montuoso della Corsica. Dalla parte opposta il panorama è assai meno gratificante con il versante sud delle Liguri desolatamente spoglio di neve.
Alla Colla Rossa ho incontrato alcuni nevai completamente ghiacciati: camminarci sopra era praticamente impossibile. Così, dopo aver rischiato di cadere un paio di volte, mi sono deciso a mettere i ramponi.
Dalla Colla Rossa sono sceso lungo la dorsale che interseca la Monesi-Limone al Poggio Lagone. Qui i ramponi non erano più necessari.
Finalmente il sole si è fatto largo tra le velature rendendo il paesaggio luminoso e suggestivo.
Al Poggio Lagone ho svoltato a destra e mi sono incamminato lungo la Monesi-Limone in direzione del Vallone del Rio Giairetto.
Dopo aver superato il Ponte del Corvo ho imboccato la pista forestale che scende all'area picnic del Giaretto e alle 12.15 ho fatto ritorno alla macchina.


17 novembre 2011 - CIMA DI PERTEGA' da Carnino

Stefano

Oggi giornata splendida e non eccessivamente fredda per la stagione in corso.
Sono partito da Carnino Superiore (ore 8.45) alla volta della Cima di Pertegà. Al Rifugio Don Barbera, raggiunto in due ore di tranquillo cammino, ho trovato la prima neve.
Dal rifugio sono salito al vicinissimo Colle dei Signori dove ho imboccato la rotabile ex-militare Monesi-Colle di Tenda in direzione Monesi. La carrareccia, in leggera salita, taglia a mezzacosta tutto il versante settentrionale della Cima di Pertegà.
Alcuni tratti, particolarmente suggestivi, risultano scavati nella roccia. Da questi angusti terrazzini si gode una fantastica vista sulle più importanti montagne delle Alpi Liguri tra le quali il Mongioie, il Bric di Conoia e la Cima Palù.
Poco prima di giungere al Passo di Framargal (accentuata depressione tra la Cresta del Ferà e la Cima di Pertegà), ho abbandonato la rotabile e sono salito a destra su per i campi innevati puntando direttamente alla vetta. La neve, che alterna tratti di crosta a tratti di farina, ha reso la parte finale estremamente faticosa.
Alle 12.15 sono arrivato in vetta alla Pertegà. Da quassù il panorama è grandioso: al di là del Passo di Framargal si snoda l'elegante ed affilata Cresta del Ferà.
In discesa ho seguito lo stesso itinerario dell'andata. Al Colle dei Signori il sole si sta già abbassando e le ombre si allungano veloci giù per i fianchi della montagna fino ad arrivare a lambire le malghe alle Selle di Carnino. Non mi resta che percorrere la comoda mulattiera che scende giù inoltrandosi nella stretta Gola della Chiusetta.
Alle 14.45 sono di ritorno a Carnino.


16 ottobre 2011 - CIMA BERTRAND dal Giairetto (Upega)

Stefano

Continua l'interminabile serie di belle giornate di sole e così ho deciso di andare a vedere il grande Bosco delle Navette nella sua veste autunnale.
Partenza alle 8 in punto dall'area picnic del Giairetto presso il ponte della provinciale sull'omonimo rio (3,5 km sopra il caratteristico villaggio di Upega). Sono salito nello splendido bosco seguendo il sentiero che taglia i tornanti della stradina sterrata: bellissimi scorci panoramici verso la Cima Missun ammantata da un'immensa distesa di larici multicolori che sembrano usciti da un dipinto.
In una mezz'oretta di cammino ho raggiunto la rotabile ex-militare Monesi-Colle di Tenda. Alla partenza l'aria era pungente ma già al comparire dei primi raggi di sole la temperatura si è fatta gradevolissima.
Lasciata la Monesi-Colle di Tenda ho risalito il filo del costone che si innalza tra i valloni del Rio Giairetto (a sud) e del Rio Corvo (a nord) giungendo in breve sulla cresta di confine poco a sud della Colla Rossa.
Dalla Colla Rossa ho seguito la traccia che rimonta inizialmente il crinale meridionale della Bertrand per spostarsi poi sul ripido versante prativo che precipita in Valle Roia. In questo tratto ho avvistato alcuni branchi di camosci particolarmente spaventati dalla mia presenza.
Alle 9.50 sono arrivato in vetta alla Bertrand. Gran panorama a 360 gradi e clima perfetto: sole tiepido e neanche una bava d'aria. Di fronte a me, nitidissime, la Cima della Fascia e la Punta Marguareis. Laggiù in basso si vede la mulattiera ex-militare proveniente dalla Colla Rossa che risale a mezzacosta tutto il versante orientale della montagna e che guadagna il crinale poche centinaia di metri a nord della cima.
La discesa l'ho fatta quasi tutta correndo ed in meno di un'ora ho fatto ritorno alla macchina. Così, dopo averci ciaspolato in inverno ed esserci passato in estate, ho avuto modo di conoscere il bellissimo Bosco delle Navette con i colori pastellati dell'autunno.


18 agosto 2011 - CIMA BERTRAND dal Giairetto (Upega)

Stefano e Chiara

Finalmente è arrivata l'estate (quella vera): meglio tardi che mai. La giornata è splendida, calda al punto giusto.
Abbiamo deciso di recarci in alta Valle Tanaro per salire su questa bella montagna posta sul crinale di confine con la Francia. Per questo siamo partiti alle 8.15 dall'area picnic del Giairetto (presso il ponte della provinciale sull'omonimo rio), pochi chilometri sopra il villaggio di Upega.
Abbiamo imboccato la pista forestale che sale nello splendido Bosco delle Navette e che sbuca, a circa 1900 mt di quota, sulla rotabile sterrata ex-militare Monesi-Limone. Abbiamo quindi svoltato a destra e abbiamo seguito quest'ultima fino al vicino Poggio Lagone dove, sulla sinistra, si stacca una traccia che conduce alla Colla Rossa.
Il sentiero, dopo essere uscito dal bosco di larici, passa vicino ad una malga diroccata e punta dritto verso la Colla Rossa, ampia depressione che si apre sul crinale di spartiacque Roia-Tanaro tra le cime Missun e Bertrand.
Dopo aver raggiunto la Colla Rossa (ore 10.15) abbiamo imboccato una mulattiera ex-militare che risale a mezzacosta tutto il versante orientale della Bertrand. La mulattiera riguadagna il crinale poco a nord della vetta della Bertrand. Bel panorama sulle Alpi Marittime e sull'alta Valle Roia.
Alle 11.15 siamo in vetta. A meridione si riconoscono la Cima Missun e, alle sue spalle, il nodo montuoso Frontè-Saccarello. In fondovalle Roia si intravede l'abitato di Tenda. Chiara ha fame ed incomincia subito a mangiare con la schiena appoggiata al cippo di confine datato 1947 (prima di allora la cima si trovava interamente in territorio italiano).
Al ritorno seguiamo lo stesso itinerario dell'andata. Il paesaggio è molto bello ed i colori, nonostante la stagione estiva sia al termine, sono ancora vivi ed intensi.
Ritorniamo sulla Monesi-Limone al ponte sul Rio Corvo. La costruzione di questa bellissima strada risale addirittura al 1500: venne infatti realizzata per il trasporto del sale. A fine Ottocento, con la creazione del campo trincerato del Tenda, passò nelle mani dei militari. Durante gli anni trenta la rotabile venne sistemata ed allargata e fu utilizzata come arteria di collegamento tra le fortificazioni dei Settori di Copertura I e II del Vallo Alpino.
Scendiamo lungo la pista forestale che collega la Monesi-Limone al ponte della provinciale sul Rio Giairetto. Un buon sentiero all'ombra dei larici permette di tagliarne alcuni tornanti.
Alle 13.45 facciamo ritorno all'area picnic del Giairetto contenti e soddisfatti per questa bella gita.


 25 febbraio 2011 - CIMA MISSUN da Upega

Stefano

Dopo quasi un anno sono tornato su questa bella cima e in questi splendidi boschi.
Partenza da Upega con cielo sereno e aria frizzante: la temperatura era di -4°C ma già allo spuntar del sole si capiva che sarebbe stata una giornata gradevolissima.
Sono salito fino all'area pic-nic del Giairetto percorrendo la strada provinciale completamente innevata e camminando all'interno di una provvidenziale traccia di scialpinisti che mi ha accompagnato fino in vetta.
Dopo aver superato la rotabile militare Monesi – Limone ho proseguito tra i larici nel vallone del Rio Giaretto fino a sbucare sulle ampie distese innevate che scendono dalla cresta di confine.
Dopo 3 ore di cammino sono arrivato in vetta.
Al ritorno sono ridisceso alla strada militare e l’ho seguita in direzione nord fino al Poggio Lagone.
Da qui sono sceso alle Baite dei Cacciatori poste in un bellissimo ripiano: in questo tratto ho dovuto battere la traccia su neve estremamente collosa che si aggrappava alle ciaspole in pesantissimi zoccoli.
Alle Case dei Cacciatori ho fortunatamente trovato una nuova traccia che mi ha accompagnato giù fino ad Upega


31 marzo 2010 - CIMA MISSUN dalla Colletta delle Salse (Upega)

Stefano

Sono partito alle 9.15 dalla Colletta delle Salse, sul confine tra le province di Imperia e Cuneo.
Il tempo è splendido e l'aria frizzante.
A piedi lungo la strada asfaltata, coperta da un dito di neve ghiacciata, ho raggiunto il ponte sul Rio Giairetto (area picnic).
Quindi, infilate le ciaspole, sono salito nel bosco delle Navette utilizzando la carrareccia innevata che porta sulla ex-strada militare di mezzacosta Monesi – Colle di Tenda.
Il giorno precedente era nevicato e su un fondo di neve compatta si erano posati dai 5 ai 10 cm di neve fresca.
Attraversata la strada, ho seguito la traccia di uno scialpinista lungo la dorsale che si salda alla cresta di confine in corrispondenza della Colla Rossa.
Poco prima della Colla Rossa ho svoltato a sinistra ed in breve, tenendomi sul lato orientale del crinale, sono giunto in vetta (ore 11).
Panorama a 360° dalla Costa Azzurra alle Marittime e alle Liguri. Solamente la vista verso Albenga era preclusa da nuvole basse.
Discesa direttamente nel vallone disseminato di larici che porta alla strada Monesi – Colle di Tenda in corrispondenza del ponte in pietra sul Rio Giairetto.
Infine ho ripercorso in senso inverso la carrareccia fino all’area picnic dove sono arrivato alle 12.30.
Posto bellissimo ed ideale per le escursioni con le ciaspole.



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