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HOME PAGEGite Rama, Bric Camulà, Cima Fontanaccia, Bric Resonau, Bric Damè, Rocca del Turnou e Cima del Pozzo

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12 novembre 2016 Rocca del Turnou dal Laione (Piampaludo)
25 settembre 2016 Argentea e Rama da Vara Inferiore
28 luglio 2015 Rocca del Turnou dal Dano (Vara Inferiore)
10 febbraio 2015 Bric Damè e Cima del Pozzo da Piampaludo
1 novembre 2014 Bric Damè e Rocca del Turnou dal Dano (Vara Inferiore)
19 ottobre 2014 Rama da Pratorotondo
31 luglio 2014 Cima del Pozzo e Rama da Vara Inferiore
25 luglio 2014 Bric Damè e Rocca del Turnou da Vara Inferiore
5 luglio 2014 Riparo Cima del Pozzo, Bric Damè e Rocca del Turnou da Pratorotondo
10 novembre 2013 Rama da Piampaludo
1 novembre 2013 Cima Fontanaccia da Piampaludo per Vara Inferiore
28 dicembre 2012 Bric Resonau e Bric Damè da Vara Inferiore
22 novembre 2012 Rama da Lerca
8 agosto 2012 Cima del Pozzo da Vara Inferiore
31 ottobre 2011 Bric Camulà e Rama dal Laione (Piampaludo)
30 dicembre 2010 Bric Damè da Vara Inferiore
22 agosto 2010 Bric Damè da Vara Inferiore
22 maggio 2010 Rama da Vara Inferiore
27 febbraio 2010 Bric Damè dal Passo del Faiallo
5 settembre 2009 Rama da Vara Inferiore
31 maggio 2009 Rama da Vara Inferiore per Piampaludo
7 novembre 2008 Rama da Lerca
11 ottobre 2008 Rama da Lerca (Stefano e quattro colleghi)
20 marzo 2008 Rama da Sciarborasca per Arenzano
25 agosto 2007 Cima del Pozzo da Vara Inferiore
16 agosto 2007 Rama da Vara Inferiore
26 agosto 2004 Rama da Piampaludo (corsa)
6 maggio 2004 Rama da Lerca
12 marzo 2004 Rama da Lerca
1 gennaio 2004 Cima del Pozzo da Vara Inferiore
3 settembre 2003 Rama dal Dano (Vara Inferiore)
25 maggio 2003 Rama dal Dano (Vara Inferiore) (corsa)
22 aprile 2003 Cima del Pozzo dal Dano (Vara Inferiore)
3 gennaio 2002 Rama da Vara Inferiore
4 novembre 2001 Cima del Pozzo da Vara Inferiore
24 agosto 2001 Reixa, Cima del Pozzo, Beigua dal Passo del Faiallo
18 agosto 2001 Rama da Vara Inferiore
28 luglio 2001 Cima del Pozzo dal Dano (Vara Inferiore)
2 settembre 2000 Cima del Pozzo da Vara Inferiore
20 luglio 2000 Rama dal Dano (Vara Inferiore)
27 luglio 1999 Rama da Vara Inferiore
13 luglio 1999 Cima del Pozzo da Vara Inferiore
30 maggio 1999 Cima del Pozzo da Vara Inferiore
1 aprile 1999 Rama da Vara Inferiore
6 dicembre 1998 Argentea e Cima del Pozzo da Vara Inferiore
1 novembre 1998 Cima del Pozzo dal Dano (Vara Inferiore)
12 aprile 1998 Cima del Pozzo dal Dano (Vara Inferiore)
26 agosto 1997 Rama da Vara Inferiore
31 marzo 1997 Rama da Prato Rotondo
23 marzo 1997 Cima del Pozzo da Vara Inferiore
28 dicembre 1996 Cima del Pozzo dal Dano (Vara Inferiore)
8 settembre 1996 Cima del Pozzo e Beigua da Vara Inferiore
1 gennaio 1996 Cima del Pozzo da Vara Inferiore
19 novembre 1995 Rama da Vara Inferiore
18 aprile 1995 Cima del Pozzo dal Dano (Vara Inferiore)
2 aprile 1995 Cima del Pozzo dal Dano (Vara Inferiore)
6 gennaio 1995 Cima del Pozzo dal Dano (Vara Inferiore)
16 agosto 1994 Cima del Pozzo dal Dano (Vara Inferiore)
14 agosto 1994 Cima del Pozzo e Reixa dal Dano (Vara Inferiore)
19 giugno 1994 Rama da Vara Inferiore
5 aprile 1994 Rama da Vara Inferiore
11 agosto 1992 Rama dal Dano (Vara Inferiore)
23 agosto 1989 Rama da Vara Inferiore
5 febbraio 1989 Rama, Beigua e Grosso da Piampaludo
8 dicembre 1988 Rama da Lerca
agosto 1987 Rama da Piampaludo per Vara Inferiore
18 aprile 1987 Rama da Vara Inferiore
agosto 1986 Rama
maggio 1985 Rama da Vara Inferiore
12 novembre 1983 Rama da Sciarborasca (no vetta) per Vara Inferiore
agosto 1983 Rama dal Dano (Vara Inferiore)
dicembre 1982 Rama dal Dano (Vara Inferiore)
24 ottobre 1982 Piano del Bric Damè dal Dano (Vara Inferiore)
1982 Rama dal Dano (Vara Inferiore) (no vetta)
1980 Rama dal Dano (Vara Inferiore)

12 novembre 2016 - ROCCA DEL TURNOU dal Laione (Piampaludo)

Stefano

La Rocca del Turnou è una sommità tondeggiante di forma allungata facente parte della breve dorsale che si stacca dal crinale di spartiacque presso il Bric Damè e che procede in direzione sud-est/nord-ovest fino ad affacciarsi sull’alto corso dell’Orba. Ricoperta di erba e di rocce, è costituita da due cime, la sud e la nord, che sfiorano i 1200 metri di altitudine.
Sulla Rocca del Turnou non arrivano sentieri e per questo motivo è assai poco frequentata, quasi sconosciuta; è più facile trovarvi un cercatore di funghi che un escursionista. Il suo fianco sud-occidentale digrada ripido verso il margine inferiore della conca pascoliva di Prato Ferretto che si distende tra il Bric dell’Ombra, la Cima Frattin, il Bric Damè e, appunto, la Rocca del Turnou. Questo versante, punteggiato di spuntoni rocciosi, risulta solcato al centro da una sorta di ampio canale che, visto da lontano (per esempio dal Beigua), appare come un corridoio naturale di accesso alla cima; ed è proprio questa possibile via di salita che oggi voglio esplorare.
Non avendo molto tempo a disposizione salgo in macchina fin sopra Piampaludo e posteggio lungo la strada per Pratorotondo presso l’inizio del “Sentiero Archeologico” (m. 991, palina e pannello informativo), alcune centinaia di metri prima della Torbiera del Laione. La giornata è splendida e fa decisamente freddo: a San Pietro d’Olba il termometro dell’auto segnava -2 gradi.
Il “Sentiero Archeologico” è un percorso ad anello allestito dal Parco ed è dedicato alle incisioni rupestri; lungo il tracciato si incontrano cinque calchi che riproducono alcune tra le rocce incise trovate e catalogate nella zona del Beigua. Fino alla Casa del Che (m. 981) si seguono i tre pallini gialli dell’itinerario F.I.E. Laione-Lago della Biscia; poi si svolta a destra e si percorre una sterrata immersa nella faggeta che sbuca, poco più in alto, sulla strada asfaltata del Beigua.
A questo punto il “Sentiero Archeologico” fa ritorno alla torbiera seguendo l’asfalto; io invece attraverso la strada e salgo alla soprastante Casa di Cian du Ni dove incontro il “Sentiero Natura” che, con un bel percorso nel bosco, raggiunge l’Alta Via a monte di Pratorotondo.
Le paline di fronte al rifugio (m. 1108) indicano l’inizio (o la conclusione) di uno dei tratti di Alta Via più spettacolari della Liguria, quello che porta al Passo del Faiallo. Io abbandono quasi subito le bandierine bianco-rosse per seguire fedelmente lo spartiacque che sale verso la Cima Frattin. Al di là dello Sciguelo il panorama si allarga sul Golfo di Vado e sulla Riviera delle Palme fino al Capo Mele. Dalla parte opposta si distende il piccolo e suggestivo altipiano di Prato Ferretto da cui si stacca l’aspra costiera della Cima Fontanaccia e del Monte Rama.
Dopo la Cima Frattin (m. 1145) ha inizio il tratto di gita fuori sentiero. Trascuro subito una labile traccia che riporta sull’Alta Via e scendo a nord puntando dritto verso la Rocca del Turnou. Attraversate le ultime propaggini del Prato Ferretto alla testata del Valle del Rostiolo, risalgo dalla parte opposta tra erba e massi in direzione del canale che solca il versante sud-occidentale della Rocca del Turnou. Mi sposto quindi a sinistra del canale dove il terreno è più agevole e dopo una ripida salita tra lastroni di roccia inclinati sbuco sulla Cima Sud (m. 1198) che è la più alta delle due punte; il Rosa e il Cervino si stagliano nitidi all’orizzonte.
Mi sposto poi sulla vicina Cima Nord (m. 1191) che offre un panorama eccezionale sull’alta Val d’Orba (con al centro il paese di Vara Inferiore), sul sottostante altipiano di Piampaludo e sulla cerchia alpina. A est si distendono le vaste faggete che ricoprono i dolci versanti settentrionali del Reixa e della Rocca Vaccaria mentre sullo sfondo si scorgono le montagne dell’Aveto.
Al ritorno seguirò una linea perfettamente retta che mi porterà dapprima ad attraversare due “fiumi di pietre” sul fondo della conca, a contornare poi le pendici sud-orientali del boscoso Bric dell’Ombra e a intercettare infine la strada asfaltata cinquecento metri a valle di Pratorotondo nei pressi di un’altana per l’avvistamento dei rapaci.
Dopo un chilometro di discesa su asfalto imbocco a destra il “Sentiero Archeologico” raggiungendo in breve la Casa del Che. Ancora una ventina di minuti nel bel bosco di faggi e infine faccio ritorno alla macchina concludendo così questo bel giretto esplorativo in un angolo ancora selvaggio e appartato del Parco del Beigua.


25 settembre 2016 - M. ARGENTEA e M. RAMA da Vara Inferiore

Stefano

Oggi bella sgambata sui monti di casa in una giornata mite e soleggiata. Lascio la macchina sotto Vara Inferiore presso il ponte sull’Orba (m. 635) e mi incammino lungo la strada sterrata della Bucastrella che sale a svolte tra faggi e radure; le scorciatoie che più in alto tagliano i tornanti sono in ottimo stato, perfettamente pulite e ben segnate (con un quadrato giallo).
Abbandonata la sterrata, si entra nella conca del Rio Custi per risalire poi le vaste praterie che conducono al crinale. La manutenzione dell’itinerario, gestita del Parco del Beigua, è particolarmente curata ed è quanto meno insolito trovare un sentiero con l’erba tagliata.
Al Passo Pian di Lerca (m. 1034) svolto a sinistra e percorro un breve tratto di Alta Via fino alla Cima Pian di Lerca (m. 1090) dove si trova il Rifugio Argentea. Il cocuzzolo sommitale del Monte Argentea si trova a una quota leggermente inferiore rispetto a quella del rifugio ed è raggiungibile in pochi minuti seguendo un sentierino e poi una ripida traccia (segnavia: un quadrato giallo e un triangolo rosso) che sbuca direttamente sulla vetta (m. 1082).
Begli scorci panoramici sulla Rocca Negra, sulla Rocca da Ciappa e sul Bric Camulà.
Un comodo sentiero (segnavia: tre pallini rossi), anche questo con l’erba ben tagliata, scende alla Collettassa (m. 932) alle pendici meridionali dell’Argentea, da dove si può ammirare il selvaggio versante orientale del Monte Rama.
Alla Collettassa imbocco sulla destra l’antica mulattiera di mezzacosta (segnavia: una A rossa in campo bianco) che collega l’alta Val Lerone con l’alto Vallone del Rio di Lerca e che presenta, in più tratti, muretti a secco di sostegno perfettamente conservati.
Il Rifugio Padre Rino (ex Casa Leveasso, m. 903) è ancora immerso nell’ombra, sovrastato dal Monte Argentea. “La casa fu costruita intorno al 1895 da Tognu u Bregiè, un contadino di Campo, che nella bella stagione portava lassù le pecore. Inizialmente nota come “Ca’ du Bregiè” o “Ca’ du Tognu”, fu chiamata in seguito “Casa Leveasso”, perché intorno c’erano molte lepri. Nel 1935 fu acquistata dal Corpo Forestale dello Stato e completamente ristrutturata. Fu utilizzata dalla Forestale fino al 1950, poi fu abbandonata e andò in parte in rovina. È stata infine recuperata nel corso degli anni Ottanta, da volontari del CAI di Arenzano in collaborazione con il Comune di Arenzano e la Comunità Montana Argentéa. La vecchia casa è stata così trasformata in rifugio, dedicato a Padre Rino, frate carmelitano socio del CAI di Arenzano, caduto il 12 luglio 1987 nel corso di una scalata sul Grand Combin, in Valle d’Aosta” (fonte: Andrea Parodi - “Vette e sentieri del Béigua Geopark”, Parodi Editore).
Sopra il rifugio prendo sulla sinistra la mulattiera segnata con la A rossa che taglia a mezzacosta la testata del Vallone del Rio di Lerca con andamento pressochè pianeggiante; dopo recenti lavori di defrascamento che l’hanno ripulita dalla vegetazione invadente risulta ora comodamente percorribile.
Dopo aver incrociato l’itinerario proveniente da Arenzano (segnavia: due linee rosse) ed essere passato dalla Casa Carbunea (ex casa della Milizia Forestale, m. 943), proseguo sull’antica mulattiera, a tratti lastricata, che risale il versante nord-orientale del Monte Rama (segnavia: A rossa). Quando incontro il pallino rosso della “via diretta”, svolto a destra e seguo l’esile traccia che rimonta l’impervio versante orientale della montagna tra roccette e ripidi pendii erbosi. Al termine di una salita faticosa sbuco finalmente sulla vetta del Rama (m. 1148) dove sorgono due croci in ferro; al di là del Vallone del Rio Lerca spicca la cima trapezoidale dell’Argentea.
Al ritorno seguo il sentiero segnato con il rombo giallo che scende lungo la dorsale occidentale e raggiungo l’Alta Via dei Monti Liguri al colle sud del Bric Resonau (m. 1091). Pini marittimi deformati dal vento ornano questo pittoresco tratto di spartiacque che si eleva sopra i mille metri di quota a meno di sei chilometri in linea d’aria dal mare.
Al Piano del Bric Damè (m. 1060) abbandono l’Alta Via e inizio la discesa su Vara Inferiore seguendo il rombo giallo; anche questo sentiero, come i precedenti, è perfettamente curato dall’Ente Parco.
In località Dano incontro la strada asfaltata che collega Vara Inferiore a Piampaludo; non mi resta che percorrerla in discesa fino al ponte sull’Orba e concludere così questa piacevole camminata.


28 luglio 2015 – ROCCA DEL TURNOU dal Dano (Vara Inferiore)

Gianni, Franca

La finestra del soggiorno di Vara è una cornice intorno alla Rocca del Turnou. Il suo versante nord, visto da qui, ha una sua imponenza: scosceso, aspro, selvaggio. Dalle praterie dell’Alta Via invece è un cocuzzolo roccioso protetto da una barriera di faggi nani e, ai margini, di noccioli. E’ deciso, andiamo lì.
In una limpida mattina di cielo terso e aria frizzante lasciamo la macchina al Dano e ci mettiamo in cammino (ore 8,40) sul sentiero del rombo giallo che sale al Rama.
Memori del terribile caldo dei giorni scorsi temiamo una giornata torrida e nello zaino abbiamo diverse bottigliette d’acqua. Invece il mare ci regala le solite nubi che salgono e poi stancamente vanno a riposarsi sui crinali. Gianni mi mette fretta, dobbiamo arrivare prima della nebbia.
Il sentiero è tenuto in perfetto ordine dal Parco del Beigua, l’erba e i rami che ad ogni stagione diventano più invadenti sono tagliati di fresco. Ci accorgeremo della grande differenza tra poco quando, giunti sull’Alta Via, abbandoneremo il rombo giallo e tra l’erba alta saliremo al vicinissimo Bric Damè dove la targa sotto la Madonnina,  nuova e già stinta, è stata ridipinta. Nel cielo intanto si stanno affollando le nuvole.
Ora attraversiamo la prateria disseminata di massi in direzione ovest, facendo attenzione alle buche nascoste tra i lunghi steli ingialliti. Quando incontriamo il bosco, fitto e con i rami bassi e contorti, ci facciamo strada curvandoci. Aldilà del bosco grandi massi.
In un attimo sono sull’elevazione sud della Rocca del Turnou e poi, incitata da Gianni e dalla nebbia che avanza, sulla nord (ore 11). Un masso, niente di più, dal quale riconosciamo laggiù in basso la finestra del soggiorno di Vara che a casa gli fa da cornice. Fotografiamo la bandierina del CAI ULE di Sestri che festeggia il suo 90° e torniamo sui nostri passi.
Rocca del Turnou cima sud, prateria, Bric Damè e poi, ormai senza fretta, lungo il rombo giallo che scende a Vara. Qui abbiamo modo di notare, nella parte alta, la pulizia fatta al bosco, con i rami tagliati disposti ai margini del sentiero. Alcune fascine sono state raccolte e messe ordinatamente in piedi: mi auguro che a nessuno venga in mente di farne un falò.     
Ore 14,15 – Si conclude questa breve ma bella camminata sui monti che sovrastano Vara e la Valle dell’Orba. 9 i chilometri percorsi, circa 500 metri il dislivello.


10 febbraio 2015 - BRIC DAME' e CIMA DEL POZZO da Piampaludo

Stefano

Dopo tre giorni di nevicate pressochè ininterrotte, questo è lo spettacolo che mi si presentava alla finestra di casa domenica mattina: peccato solo che io ero malato. Che nervoso e quale dispiacere! Per tutta la giornata ho cercato di guardar fuori il meno possibile; poi fortunatamente sono guarito e il lunedi sono andato a lavorare. Martedi ho preso ferie: condizioni così perfette di innevamento e di tempo bello sono oggettivamente effimere quassù e vanno colte al volo.
La giornata si preannuncia splendida. Salgo in macchina a Piampaludo e posteggio presso l’acquedotto poco prima della Torbiera del Laione (m. 991): da qui a Pratorotondo, infatti, la strada non viene più pulita.
Ciaspole ai piedi mi incammino lungo il solco invitante di una traccia ben marcata e seguendo la strada abbondantemente innevata raggiungo il Rifugio Pratorotondo (m. 1108). La temperatura è salita e non tira una bava d’aria: si sta d’incanto.
Prendo sulla sinistra il percorso dell’Alta Via e, superato il caratteristico intaglio tra le rocce presso la Casa della Miniera, incontro un breve tratto in cui la stradina sterrata scompare completamente sotto il pendio nevoso pressochè uniforme.
Al Prato Ferretto abbandono il crinale e tra immense distese di neve punto direttamente verso la sommità del Bric Damè; varie tracce di ciaspole ne risalgono le assolate e dolci pendici, disegnando ricami su questo immenso altipiano a soli sei chilometri in linea d'aria dal mare. In un ambiente molto suggestivo e tra pittoreschi scorci panoramici raggiungo la piccola Madonnina posta due anni fa sulla cima del Bric Damè (m. 1194) in occasione dei 150 anni del CAI.
Con una brevissima discesa mi porto al Piano del Bric Damè (m. 1160) dove incontro nuovamente le bandierine bianco-rosse provenienti dalla pineta: proseguendo quindi sul percorso dell’Alta Via, scendo al Passo Notua (m. 1065) e risalgo successivamente al piccolo e caratteristico Riparo di Cima del Pozzo (m. 1103).
Un ultimo sguardo al crinale innevato e alla traccia di ciaspole che fila via in direzione del Passo del Faiallo, e poi dietro-front fino al Bric Damè.
Dal Damè in avanti seguo un percorso un po’ diverso e dopo la discesa al Prato Ferretto, invece di riprendere l’Alta Via sul versante a mare, inizio l’aggiramento lato nord della Cima Frattin. Trovo in questa conca la neve più bella di tutta la giornata, abbondante e farinosa: un vero piacere ciaspolarci sopra. Tra belle vedute sul versante sud-occidentale della Rocca del Turnou, raggiungo così la spianata di Pratorotondo da una direzione un po’ inedita; prima di arrivare al rifugio taglio sulla destra e mi infilo nel bosco fino a intercettare la strada per Piampaludo e a ritrovare così la comoda traccia dell’andata.
Infine tranquilla discesa con una brevissima deviazione nel finale alla Torbiera del Laione, oggi meritevole senz’altro di una foto. Al ritorno alla macchina fa quasi caldo ma nonostante ciò la neve non si scioglie e si mantiene integra e asciutta grazie alla bassissima umidità nell’aria: è stata proprio una bella giornata.


19 ottobre 2014 - M. RAMA da Pratorotondo

Stefano

Bel giretto sui monti di casa in una calda giornata d’autunno. Al primo mattino il tempo prometteva bene, con un filo di tramontana a tener pulito il crinale; purtroppo, poco più tardi, la circolazione è cambiata e l’aria umida proveniente dal mare, risalendo rasoterra i ripidi pendii, si è condensata in nebbie vaporose che hanno incappucciato le cime.
Parcheggiata l’auto a Pratorotondo (m. 1108), inizio a scendere verso Sciarborasca lungo la bella mulattiera segnata con un quadrato rosso; le pietre sono bagnate e scivolosissime e in più di un’occasione rischio di finire a gambe all’aria!
Passo dalle Rocche di Vatterasca (m. 960) e, alla sorgente Montebello (m. 750), prendo sulla sinistra l’itinerario segnato con il rombo rosso che, dopo un panoramico traverso sui prati, entra nel selvaggio Vallone del Rio Scorza; il sentiero scende ripido tra pini e arbusti fino a guadare il corso d’acqua rigoglioso e spumeggiante dopo le recenti e abbondanti precipitazioni (m. 410 circa).
Poco oltre, sull’opposto versante, ha inizio il primo settore della Via Direttissima al Monte Rama (segnavia una tacca rossa): in questo tratto si sale lungo il vecchio tracciato dell’acquedotto su di una stretta mulattiera grossolanamente lastricata e parzialmente invasa dalla vegetazione. Più in alto, in prossimità del Passo Camulà, ci si immette sull’itinerario Lerca-Rama (pallino rosso).
Al passo (m. 790), sullo spartiacque tra i valloni del Rio Scorza e del Rio Lerca, ha inizio il secondo settore della Direttissima, quello più ripido e suggestivo: oggi però, con l’erba scivolosa e le rocce bagnate, potrebbe rivelarsi infido e preferisco proseguire in tranquillità lungo il tracciato segnato con il pallino rosso (chiamato, un po’ enfaticamente, la Via Diretta al Rama).
Il sentiero prende quota con una serie di tornantini ben tracciati sull’aspro versante sud-orientale della montagna; brandelli di nebbia salgono velocemente radenti al terreno mentre in lontananza si scorge la cima piatta dell’Argentea ancora sgombra - ma per poco - di nubi.
Sulla vetta del Rama (m. 1148) non tira una bava d’aria e l’umidità è alle stelle: sono sudato fradicio e preferisco proseguire senza fermarmi. Raggiungo l’Alta Via al colle sud del Bric Resonau (m. 1091) e infine, con comodo percorso, faccio ritorno a Pratorotondo affollatissimo di turisti.


31 luglio 2014 – CIMA DEL POZZO e M. RAMA da Vara Inferiore

Gianni, Franca

Tanti anni fa alcuni paesani avevano individuato un punto sull’Alta Via dove sistemare una madonnina che proteggesse la Valle dell’Orba. Infatti le madonnine sull’Argentea e sulla Rocca Vaccaria allargavano le braccia verso la riviera e sembravano disinteressarsi dell’entroterra e anche la chiesetta sul Beigua era rivolta al mare e dava le spalle ai boschi.
Per fare questo avevano allargato il sentiero e da Vara riuscivano a salire con il trattore. In quel punto è stato costruito il Riparo Cima del Pozzo e la madonnina in legno che guarda la valle è stata sistemata sul grande scoglio a fianco della costruzione.
Per anni noi abbiamo utilizzato quella traccia per salire a  quello che abbiamo sempre chiamato il “rifugetto”. Poi il bosco è cresciuto, il sentiero si è infrascato sempre di più e da tantissimo tempo ce ne siamo dimenticati.
Ma questa mattina, una mattinata stupenda di cielo limpido e terso che ci era parso un delitto sprecare a casa, mentre salivamo sul sentiero del rombo giallo per il Rama, quando questo sale ripido sotto la Rocca della Biscia, me ne sono ricordata. Il sentiero per il “rifugetto” infatti si stacca da quello con il segnavia e svolta a sinistra infilandosi in un vallone scavato da uno dei tanti rii che si tuffano nell’Orba.
Decidiamo lì per lì di seguire la vecchia mulattiera che una volta conduceva agevolmente a Cima del Pozzo: bene il primo tratto, bene l’attraversamento del “fiume di pietre” ma dopo, quando ci si inoltra nel bosco, tutto sparisce nella vegetazione. Ci teniamo a sinistra e per sparuti lembi di praterie saliamo all’Alta Via in prossimità del riparo.
Il tempo è splendido, la visibilità perfetta, Il gruppo del Rosa si staglia all’orizzonte. Siamo sorpresi quando vediamo le nuvole sul mare.
L’idea di massima è quella di andare al Rama seguendo il sentiero che taglia orizzontalmente la ripida parete sud-est del massiccio (ben visibile da Cima del Pozzo) e la “diretta” che sale dritta fino in cima. Ci spostiamo quindi verso ovest e alla sella tra il Bric Sciue Gianche e il Bric Damè scendiamo tra i pini fino al Colle sud del Bric Resonau dove abbandoniamo l’Alta Via.
Il Rama è davanti a noi e sarebbe facile e veloce salire per cresta. Ma ormai abbiamo deciso: prenderemo il segnavia delle due righe rosse (Lerca-Rama) fino alla Casa Carbunée, anche se così facendo perderemo centocinquanta metri di quota.
Dalla Casa Carbunée (943 m), svoltiamo a destra (sud) seguendo il simbolo della lettera A in rosso su fondo bianco. Muretti in pietra sostengono il sentiero che un tempo doveva essere parecchio trafficato ma ora che nessuno ci passa e la vegetazione è cresciuta senza controllo si è notevolmente ristretto e richiede un minimo di attenzione.
Quando incrociamo la “diretta” abbandoniamo la A rossa in campo bianco e ci inerpichiamo sul ripido pendio marcato con un bollo rosso. Fa caldo, ogni tanto devo prendere fiato. I bastoncini mi impicciano e li metto nello zaino.
A mezzogiorno in punto posso tirare un respiro di sollievo. Sono in vetta (1148 m), … finalmente! Un compatto banco di nuvole bianche nasconde il mare ma i raggi del sole dardeggiano sulla mia testa e mi fanno desiderare l’ombra. Dopo una sosta brevissima scendiamo quindi lungo la cresta e alle 12,30 siamo nuovamente al Colle sud del Bric Resonau.
E ora? Troppo banale risalire la pineta e tornare a Vara sul sentiero del rombo giallo. Troppo banale seguire l’Alta Via fino a Pratorotondo e per asfalto andare a Piampaludo. Ci pare una scelta felice seguire la croce gialla (Piampaludo-Rama) che attraversa Prato Ferretto lasciando Pratorotondo a sinistra.
Lì per lì il sentiero sembra curato. Ma dopo … l’erba alta ci arriva alle ginocchia e la stanchezza si fa sentire. Quando incontriamo una coppia di stranieri, forse americani, che vagano alla ricerca di non so quale segnavia, non riusciamo a pronunciare qualche parola di inglese che possa essere di aiuto.
Dopo aver incrociato il Sentiero Natura attraversiamo una zona di disboscamento selvaggio. Tronchi abbandonati, fascine e piste forestali tracciate dai mezzi pesanti: non ci si capisce niente. Unica riposante pausa la sosta pranzo preso un guado con acqua limpida e fresca.
La scelta di passare di qui è stata sbagliata. Piampaludo sembra irraggiungibile e quando finalmente ci arriviamo (ore 15) siamo “cotti” al punto giusto per farci raccogliere da un furgone che scende in località Dano. Due chilometri risparmiati, sufficienti per non farci sembrare troppo pesante l’ultimo tratto della gita: base scout del Rostiolo e risalita a Vara (ore 15,55).
Gita lunga, faticosa e anche un po’ illogica, ma comunque piacevole e interessante.


25 luglio 2014 - ROCCA DEL TURNOU (Cima Sud e Cima Nord) da Vara Inferiore

Gianni, Franca

Di solito sono mattiniera, molto mattiniera. Ma questa mattina mi sono lasciata vincere dalla tentazione di restare a letto a leggere un bel libro. Fino a che …
Fino a che il cielo azzurro e senza nuvole hanno fatto mormorare a Gianni parole di rimpianto.
Con una giornata così …
A questo punto lascio la penna a lui che, stuzzicato dalla lettura della bella guida di Andrea Parodi Beigua Geopark, ha voluto questa breve gita alla scoperta di bricchi, angoli, pezzetti di storia pressoché sconosciuti  in questa Val d’Orba che da tanti anni frequentiamo.

Così siamo stati anche sulla Rocca del Turnou Cima Nord. In questo periodo in cui non sono più salito su cime importanti anche piccoli monti possono dare soddisfazione.
La Rocca del Turnou l’abbiamo sempre vista dalla finestra di casa a Vara ma non sapevamo neppure come si chiamasse. Qualche settimana fa eravamo arrivati alla cima sud ma ora volevo arrivare alla cima nord perché ho letto che da lì si vede Vara.
Siamo partiti tardi, alle 9,15 dal Dano, dove abbiamo lasciato la macchina nella parte più alta.
Abbiamo seguito il rombo giallo che porta al Rama e anche qui abbiamo trovato il sentiero pulito e con l’erba tagliata.
Alle 10,25 abbiamo incrociato il percorso dell’Alta Via. Intanto il cielo si era rannuvolato e folate di nebbia coprivano il crinale.
Velocemente siamo saliti al Bric Damè (10,35) e poco dopo sulla cima sud della Rocca del Turnou.
Poco più a nord l’altra cima è stata raggiunta in un baleno per paura che arrivasse la nebbia a toglierci la possibilità di vedere Vara. Per fortuna così non è stato perché si è aperta  una finestra di sereno giusto il tempo di scattare due foto al paesaggio sottostante. Vara e casa nostra erano laggiù, lontane ma ben visibili.
Altrettanto veloce è stato il ritorno sui nostri passi e alle 12,15 all’incrocio con l’Alta Via (al Piano del Bric Damè) ci siamo fermati a mangiare.
Prima di scendere abbiamo fatto una breve puntata al vicinissimo Bric Sciue Gianche dove, a lato del sentiero dell’Alta Via, ci sono alcuni massi sommersi e nascosti dal bosco. Poi abbiamo seguito lo stesso itinerario della salita, compreso l’ultimo tratto sulla vecchia mulattiera delimitata da muretti a secco e ora ben pulita e percorribile, e siamo arrivati alla macchina alle 14,15.


5 luglio 2014 – RIPARO CIMA DEL POZZO, BRIC DAME’ e ROCCA DEL TURNOU da Pratorotondo

Stefano, Gianni, Franca

Quella che doveva essere una passeggiata con Stefano ancora ammaccato dopo la scivolata in bicicletta è diventata una simpatica gita meritevole di entrare nel sito. L’ambiente è quello dell’Alta Via nel Parco del Beigua, spettacolare per chi ancora non lo conosce ma anche per noi che ci siamo di casa.
Alle 7,30 partiamo da Pratorotondo con tempo bello e aria pungente. Qualche instabilità la notiamo osservando a nord batuffoli di nuvolette bianche che sembrano un trenino e a sud una leggera foschia che avvolge il mare ma per il momento il cielo è azzurro e tutto da godere. L’erba fradicia dopo la pioggia di ieri fa prontamente abbandonare a Stefano la mezza idea di andare con le scarpe da ginnastica. Meglio quelle alte se non vuole ritrovarsi con i piedi a bagno dopo i primi passi.
Ci incamminiamo sulla comoda e panoramica sterrata che da Pratorotondo va verso est, superiamo la Casa della Miniera dove la fonte che tre settimane fa sembrava essersi prosciugata e piangeva solo qualche lacrima è tornata generosa, e siamo ai Prati Ferretto. Che fine hanno fatto le mucche? La stagione del pascolo è iniziata da un pezzo eppure … chiederemo in paese il perché di questa insolita assenza.
Il roccioso Bric Resonau si alza sulla prateria, il più massiccio Rama si allunga sul mare e l’Alta Via risale la bella pineta che raggiunge l’ampia sella tra il Bric Damè a sinistra e il Bric Sciue Gianche (Monte Fiori Bianchi) a destra. Noi proseguiamo a destra e ci proponiamo di arrivare a Cima del Pozzo.
E' ancora presto quando arriviamo al piccolo riparo di Cima del Pozzo (ore 9). Sempre in ordine, fascine di legna pronte per la stufa, qualche pentola e padella appese al muro, è il tipo di struttura ideale per questi posti. La Madonnina in legno sistemata sulla roccia a lato del rifugio per proteggere la valle dell’Orba è quasi nascosta da pini noccioli e sorbi. Come dappertutto anche qui la vegetazione è tanto cresciuta da essere riuscita a ingoiare il sentiero che dalla località Dano saliva diretto.
Noi siamo arrivati e facciamo dietrofront ma è sulla via del ritorno che Stefano propone qualche digressione per arricchire la camminata. La prima è quella al Bric Damè. Quando siamo alla sella, anziché scendere attraverso la pineta proseguiamo: Il Bric Damè è vicinissimo e anche senza un sentiero evidente non abbiamo problemi a raggiungerlo.
La circolazione dell’aria è cambiata, nuvole sfilacciate sembra che abbiano fretta di salire dal mare per sistemarsi in alto e dominare il panorama. Mi affretto a  raggiungere la cima (ore 9,50) per scattare qualche foto prima che la nebbia l’avvolga e ho la bella sorpresa di trovare una Madonnina inaugurata l’anno scorso in occasione del 150° del CAI.
Scendiamo alla sella in direzione nord ovest. La seconda digressione è per la Rocca del Turnou. Non sono mai salita su questa cima che sfiora i 1200 metri e sulle cartine qualche volta c’è e qualche volta non c’è e che ora, mentre scrivo al tavolino nella casa di Vara, scopro che è sempre stata davanti al mio naso incorniciata dalla finestra.
Sentiero non ce n’è e si va a fiuto, prateria, rocce, boscaglia buia fitta e bassa dove l’unico punto di riferimento è un filo di luce che filtra dall’esterno, ancora prato e rocce. Unica difficoltà l’orientamento. Alle 10,20 siamo in cima.
Per scendere seguiamo a ritroso la traccia registrata dal navigatore e poi puntiamo verso Prato Ferretto tra l’erba alta e i sassi, evitando i tratti paludosi, costeggiando il bel “fiume di pietre” fino a incrociare la crocetta gialla proveniente da Piampaludo e diretta al Rama. Due passi fino alla sterrata dell’Alta Via e poi, sullo stesso percorso dell’andata, siamo di ritorno a Pratorotondo (11,30).
Dieci chilometri scarsi, 350 metri di dislivello, tre ore e mezza di cammino effettivo fatto in tutta tranquillità, un test soddisfacente per Stefano che solo pochi giorni fa zoppicava ancora.


10 novembre 2013 - M. RAMA da Pratorotondo

Stefano

Pensavo di andare nel Cuneese ma al mattino presto, vedendo dalla finestra il profilo del Beigua nel cielo stellato, cambio idea: farò una gita a due passi da casa risparmiando così tempo e denaro. E torno a letto.
Alle 7, quando mi alzo per la seconda volta, il cielo è opaco, coperto da spesse velature: poco male, penso, basta che non ci sia nebbia. E invece, quando con la macchina sbuco a Piampaludo, scopro con orrore che il marino sta ammucchiando nuvole su nuvole contro la dorsale. Ma come, ma non doveva esserci il nord-ovest oggi? Maledetto marino!
D’ora in avanti, però, non avrò più modo di guardare il cielo perchè sarò impegnato a non finire con le ruote dentro le buche e i crateri disseminati lungo la strada. Il tratto di asfalto sopra la Torbiera del Laione è infatti in condizioni miserevoli, sembra bombardato. Come se non bastasse, un trattore uscito proditoriamente dal bosco ha riversato sulla strada una quantità incredibile di terra e di pantano cosicchè, in alcuni punti, sembra di percorrere una vecchia pista fangosa sul fronte greco-albanese del ‘40. Per carità di patria evito ogni tipo di commento (e ce ne sarebbero cose da dire ...) e vado avanti nel racconto.
Parcheggio l’auto a Pratorotondo (mt. 1108) e per sfuggire alla morsa della nebbia scendo verso Sciarborasca lungo la bella mulattiera segnata con un quadrato rosso. Alla sorgente Montebello (mt. 750) prendo sulla sinistra il rombo rosso e, tra timide occhiate di sole, entro nel selvaggio Vallone del Rio Scorza. Il sentiero scende assai ripido tra pini e bassa vegetazione fino a guadare il letto asciutto del torrente.
Poco oltre, sull’opposto versante, ha inizio il primo settore della Via Direttissima al Monte Rama (segnavia una tacca rossa). In questo tratto si sale lungo il tracciato di un acquedotto su di una stretta mulattiera grossolanamente lastricata. Poco sotto il Passo Camulà ci si immette sull’itinerario Lerca-Rama (pallino rosso).
Al passo (mt. 790), sullo spartiacque tra i valloni del Rio Scorza e del Rio Lerca, ha inizio il secondo settore della Direttissima, quello più suggestivo. Le tacche rosse, recentemente riverniciate di fresco, attaccano l’erto costone in un bel boschetto di pini per poi tagliare a mezzacosta sulla sinistra fino al Canale di Rama: questo solco, percorso da uno dei ruscelli che confluiscono nel Rio Scorza, incide tutto il versante meridionale della montagna.
Dopo aver superato una balza rocciosa si prosegue per ripide chine erbose e facili gradini rocciosi in un ambiente aspro e selvaggio. La via non presenta particolari difficoltà ma richiede spesso l'uso delle mani. Nell’ultima parte si passa un po’ più a sinistra rispetto al vecchio tracciato (che avevo percorso due anni fa) evitando così gli scoscesi pendii erbosi sotto la cima che, in caso di terreno bagnato, possono rivelarsi abbastanza insidiosi.
Quando arrivo in vetta al Rama (mt. 1148) il cielo è nuovamente coperto ma si sta bene: non c’è freddo e non tira vento.
Al ritorno raggiungo l’Alta Via al colle sud del Bric Resonau (mt. 1091) e da qui, con comodo percorso, faccio ritorno a Pratorotondo affollatissimo di escursionisti. In conclusione, un altro bel giretto sui monti di casa, vario e divertente. Peccato solo per il meteo non ottimale.


1 novembre 2013 - CIMA FONTANACCIA da Piampaludo (ritorno a Vara Inferiore)

Stefano

La Cima Fontanaccia è un cocuzzolo roccioso, poco battuto dagli escursionisti, che fa da anticima occidentale al Monte Rama. In realtà, a voler essere un po’ pignoli, questa gerarchia andrebbe ribaltata: la Cima Fontanaccia, con i suoi 1153 metri di quota, è infatti la massima elevazione della dorsale che si stacca dal crinale di spartiacque al colle sud del Bric Resonau; il Monte Rama, di poco più basso (mt. 1148), dovrebbe essere invece, a rigor di logica, l’anticima est.
Oggi il tempo, tanto per cambiare, è più brutto che bello: il cielo è coperto, non fa freddo e per fortuna non tira vento.
Parto da Piampaludo (mt. 857) e, poco prima della Torbiera del Laione (mt. 991), imbocco sulla sinistra la mulattiera segnata con tre pallini gialli che, poco prima del Prato Ferretto, si allaccia con l’itinerario Piampaludo-Rama (segnavia croce gialla).
Al colle sud del Bric Resonau (mt. 1091) prendo il sentiero che sale verso il Monte Rama. Ad un certo punto si incontra la deviazione a sinistra per la Cima Fontanaccia (mt. 1153) che si raggiunge dopo aver superato un piccolo gradino roccioso. Peccato per il cielo nuvoloso che ha un po’ rovinato il panorama; per fortuna niente nebbia (e, di questi tempi, c’è già da leccarsi le dita).
Al ritorno percorro un breve tratto di Alta Via salendo nella pineta fino al Piano del Bric Damè (mt. 1160).
Infine tranquilla discesa al Dano (segnavia rombo giallo) e a Vara Inferiore (mt. 672) dove concludo questo bel giretto.


28 dicembre 2012 - BRIC RESONAU e BRIC DAME' da Vara Inferiore

Gianni, Stefano, Franca

Dopo tanti giorni di tempo brutto, oggi a Vara, in alta Valle d'Orba, è tornato l'azzurro. Sembrava il tempo ideale per una bella gita sull'Alta Via ma, appena lasciata l'auto al Passo del Faiallo e raggiunto il crinale, ci ha sorpreso un maestrale impetuoso e rafficato. Giacca a vento e cappuccio non ci riparavano abbastanza dagli schiaffi del vento: così al Reixa ci siamo arresi e abbiamo fatto dietro-front verso il passo per poi tornare in auto giù a Vara. Abbiamo deciso di partire da qui, al riparo del vento, come riparata è gran parte della salita che si sviluppa nel bosco.
Vara Inferiore è il paese dove, da quasi quarant'anni, trascorro le vacanze e questa è l'occasione per scattare qualche foto. La prima è al nuovo cartello che trovo all'ingresso del paese: Lorena, albergatrice di Vara, si è inventata i Varelfi, gli elfi che vivono tra i boschi di Vara e che ci fanno riscoprire le antiche tradizioni. Visto che la nostra gita attraverserà il loro regno oggi li cercheremo tra i faggi, le querce e i ciuffi d'erba.
Scendiamo al ponte "delle trote" che tutti a Vara conosciamo con questo nome perchè qui c'era un allevamento di trote. E' un ponte in ferro che la ruggine sta divorando e che attraversa il fiume Orba.
Risaliamo nel bosco e ci ritroviamo in località Dano. Sugli alberi che costeggiano la strada campeggiano degli enormi rombi gialli. Il sentiero passa infatti davanti alle case e chi abita lì, anzichè chiuderlo o cancellare i segni come purtroppo succede in tanti posti, ha suggerito un valido percorso alternativo e, per essere ben certo che nessuno si sbagli, ha pitturato in gran quantità frecce e segnavia.
Saliamo al riparo del maestrale che ritroviamo di nuovo solo quando raggiungiamo l'Alta Via. Scendiamo tra la pineta e, poco sopra il Prato Ferretto, seguiamo i nuovi segni (due pallini rossi) che salgono tra i massi fin sulla sommità del Bric Resonau.
La neve che era caduta nei primi giorni di dicembre si è sciolta tutta e solo le cime delle Alpi Liguri e Marittime risaltano bianche all'orizzonte. Verso sud il sole basso mi abbaglia e non mi lascia osservare la Corsica che emerge dal mare mentre a ponente si disegna nitida la costa. Dal cocuzzolo del Bric Resonau si ha una bella vista sul Golfo di Genova e sul crinale di spartiacque che corre verso il Passo del Faiallo.
Sul Bric Resonau non c'erano croci. Questa è nuovissima ed è molto bella, in legno come la porticina che protegge il libro di vetta, costruita come un mobile di casa. Sono curiosa di sapere chi ha fatto questo bel lavoro: sulla rete non ho trovato notizie. Gianni scrive con fatica due righe sul libro di vetta mentre raffiche impetuose si accaniscono nello sfogliare le pagine.
Lasciamo il Bric Resonau e risaliamo verso il Bric Damè tra prati disseminati di massi. Raggiungiamo così il Bric Damè, una cima poco nota che però supera di qualche decina di metri il vicino e più frequentato Monte Rama (Bric Damè 1193, Monte Rama 1148). Anche se la temperatura è di qualche grado sopra lo zero il vento che soffia con rabbia impedisce al sole di scaldare. Scendiamo verso Vara e, tra i primi alberi del bosco, ci fermiamo pochi minuti a mangiare un boccone prima di riprendere il cammino.
Mentre le campane suonano le due del pomeriggio, concludiamo a Vara la nostra gita. Ancora una riflessione: ogni volta che passo davanti a questa chiesa, dedicata a San Giovanni Gualberto, ricordo Don Principe che è stato parroco di Vara Inferiore per oltre mezzo secolo e che è stato benvoluto e amato da tutti i paesani.
" Oggi 3 gennaio ho saputo con piacere chi è l'autore della croce sul Brtic Resonau. Si chiama Riccardo De Petrini ed è la terza croce di vetta che costruisce e sistema sulle cime. Le altre due sono in Val d'Aosta, una sul Corno Vitello e l'altra sulla Becca Mortens, entrambe nella Valle d'Ayas. Per fare questo ha dovuto superare difficoltà logistiche notevoli, in particolare per la Becca Mortens che richiede tra l'altro il superamento di un tratto di cresta aerea. Ha costruito la croce del Bric Resonau a prova del tempo in modo che rimanga intatta per molti anni ed è questo l'augurio che gli facciamo ringraziandolo "


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8 agosto 2012 - CIMA DEL POZZO, ROCCA VACCARIA, M. REIXA da Vara Inferiore

Gianni, Franca

Siamo partiti da Vara Inferiore (ore 8,10) con l'intenzione di percorrere la vecchia mulattiera che dalla località Dano porta, o per meglio dire portava, al riparo di Cima del Pozzo. E' un riparo che per noi ha un significato particolare perchè era stato voluto da alcuni valligiani che desideravano una Madonnina che proteggesse la loro valle, quella dell'Orba.
Perchè non mettere una targa che ricordi questi uomini? Ci è stato chiesto dal figlio di uno di loro, e allora ci siamo detti: andiamo a vedere in che condizioni è il sentiero che parte da Vara, quello più diretto e veloce, quello che tanti anni fa era addirittura percorso dal trattore che portava su i materiali.
Il tempo è splendido: tanto sole e tanto caldo.
Fino al "fiume di pietra" tutto ok. Abbiamo seguito inizialmente il rombo giallo che da Vara sale al Monte Rama e, un pò sopra la località Dano, l'abbiamo abbandonato per svoltare a sinistra. Ora però la traccia si perde tra la vegetazione cresciuta in maniera rigogliosa.
Fatichiamo a salire tra l'intrico dei rami e, un po' a naso, un po' girovagando tra le radure, ci ritroviamo a sbucare sul crinale proprio di fronte al riparo di Cima del Pozzo (ore 10,10).
Facciamo una piccola sosta e dedichiamo un pensiero e una preghiera a quegli uomini che tanto si erano dati da fare per realizzarlo. Poi proseguiamo sull'Alta Via dove un leggero venticello mitiga il caldo.
Arriviamo sotto il Rifugio Argentea a Cima Pian di Lerca, saliamo sulla Rocca Vaccaria e, a cavallo tra i monti e il mare, seguiamo il crinale fino al Monte Reixa. Genova e il porto sono ai nostri piedi. La visibilità è buona solo alle medie distanze, più lontano c'è foschia.
Il Passo del Faiallo è vicino. Ne approfittiamo per fare una visita alla "La nuvola sul mare", restaurato di recente dai nuovi proprietari: un albergo-ristorante bello e accogliente.
Per mangiare il nostro panino ci sistemiamo nell'area pic-nic, all'ombra dei grossi faggi che sorgono al limite della radura. Intorno a noi qualcuno fa il fuoco nei barbecue e cuoce carne e salsiccia.
Alle 13,15 lasciamo la comoda panca, attraversiamo la provinciale e seguiamo il cerchio e le due croci gialle che portano verso Vara Superiore. Qui inizia la lunga camminata, ora nel bosco ora nelle radure, resa più faticosa per il gran caldo.
Quando arrivo alla Cappella della Colla dei Cianetti sopra Vara Superiore tiro un sospiro di sollievo. La casa si avvicina: Vassuria, Mondamito, la cascina Mrizu e, più sotto, quella di Brescia.
Finalmente, alle 15.25, siamo di ritorno a Vara Inferiore chiudendo così un larghissimo anello in Alta Valle d'Orba.


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30 dicembre 2010 - BRIC DAME' da Vara Inferiore

Gianni, Franca, Stefano

Tre giorni fa eravamo saliti sull'Alta Via e squarci di sereno ci avevano regalato un panorama incantato (vedi Rifugio Argentea 27 dicembre 2010).
Oggi però il cielo è coperto e in quota c'è nebbia. La neve si è mantenuta abbastanza anche se in molti punti è crostosa e i pini sul crinale sono ancora carichi di galaverna.
Partiti da Vara alle 8,50 siamo saliti velocemente lungo il rombo giallo fino al Piano del Bric Damè. Svoltando a destra abbiamo raggiunto la cima del Bric Damè (ore 11), siamo scesi alle praterie dove d'estate pascolano le mucche e siamo risaliti tra i pini ai piedi del Bric Resonau. Tutto tra la nebbia, senza vedere quasi nulla: "navigatore" Stefano. Al Piano del Bric Damè abbiamo riguadagnato il sentiero percorso in salita e siamo scesi velocemente a Vara (ore 13,30).


22 maggio 2010 - M. RAMA da Vara Inferiore

Chiara e Stefano

Partenza alle 8.30 da Vara. Giornata bella e calda. Tranquilla salita passando per il Dano e per il Prato Resunnou. Alle 11.20 siamo giunti in vetta. Piacevole incontro è stato quello con un escursionista che ci ha raccontato della gita al Beigua da Varazze che la moglie ha fatto due giorni fa insieme ad un gruppo che... Il mondo è proprio piccolo visto che il gruppo era quello "del giovedì", principale protagonista delle escursioni di questo sito. Alle 12 abbiamo intrapreso la via del ritorno e alle 14.15 siamo arrivati a Vara.


27 febbraio 2010 - BRIC DAME’ dal Passo del Faiallo

Stefano

Partenza alle 8.15 al passo del Faiallo.
Tempo bello e temperatura abbondantemente sopra lo zero.
Ciononostante, neve durissima grazie alla notte di cielo stellato.
Al Faiallo la neve è ancora abbondante, nonostante l’ondata di caldo di questi ultimi giorni.
Sono partito con le ciaspole appese allo zaino.
Veloce salita al Reixa e alla Rocca Vaccaria.
Poi mi sono spostato sulle praterie a nord dello spartiacque, dove la neve era abbondante ed uniforme e dove si camminava senza fatica.
Ho riguadagnato il crinale alla Cima del Pozzo.
Nella salita verso il prato Resunnou ho infilato le ciaspole perché la neve incominciava a mollare.
Arrivato al prato, invece di scendere a sinistra nella pineta, ho proseguito dritto fino alla cima del Bric Damè che ho raggiunto alle 10.
Discesa nel versante opposto su immense distese innevate fino a raggiungere gli ampi pianori a nord-est di Pratorotondo.
Dietrofront e salita attraverso la pineta fino al prato Resunnou.
Intanto il cielo cominciava a velarsi.
Per fortuna niente nebbia nonostante l’insorgere del vento di mare.
Al ritorno, anziché passare per la vetta del Reixa, sono sceso fino a raggiungere la strada della Bucastrella nel suo tratto terminale.
Passando per casa Tassara, sono tornato in breve al Faiallo (ore 12.15) dopo 4 ore esatte di cammino sostenuto.


5 settembre 2009 - M. RAMA da Vara

Gianni e Franca

Doveva essere una camminata a passo di corsa (per Gianni) e a passo di marcia per me. Scarpe e abbigliamento erano di conseguenza. Un vento da Nord freddo e fortissimo ci ha colto quando abbiamo raggiunto l'Alta Via e ci ha accompagnato lungo il crinale che porta in vetta. Qui, per sfuggire al freddo (sarebbe bastata una k-way), siamo scesi lungo il ripidissimo sentiero che porta verso Casa Carbunin per poi risalire nei pressi del Bric Resunnou. Decisione non azzeccata perchè il vento ci ha seguiti lungo la discesa sul versante mare nel tratto più difficile. Ne abbiamo tratto un insegnamento: un minimo di abbigliamento in più oltre a quello che si indossa è d'obbligo quando si va per monti.


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Agosto 1987 - M. RAMA da Piampaludo e discesa a Vara

Gianni Stefano

Itinerario nuovo e molto bello. Tempo incerto e dal Rama in poi solo acqua. Ci siamo davvero bagnati da capo a piedi. Abbiamo trovato un fungo.


18 aprile 1987 - M. RAMA da Vara

Gianni Stefano Franca

Abbiamo seguito i nuovi segni. Tempo discreto, poi nebbia e vento.


Agosto 1986 - M. RAMA da Vara

Gianni Stefano Franca Gemmi

A metà gita Stefano non stava bene e il ritorno l'ha fatto con la febbre. Eravamo appena arrivati a Vara e già il primo giorno si è ammalato. Per fare buon peso ha fatto la gita con il braccio ingessato per l'incidente alla mano con la bicicletta.


Maggio 1985 . M. RAMA da Vara

Gianni Stefano Franca

Dal primo al 5 maggio siamo stati Vara e tra corsa e marcia c'è uscita anche la gita al Rama. Abbiamo impiegato 2 ore e tre quarti da Vara. Il tempo è stato bellissmo e la visibilità su tutto l'arco alpino.


 

 

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