lemiegite
:
  home   /  data per data   /  i monti   /  gli anni '60  /   le traversate   /   lo sci    

HOME PAGE Gite Beigua, Grosso, Bric Veciri, Ermetta, Avzè e Sciguelo

www.escursioniliguria.it

17 settembre 2017 Sentieri Napoleonici del Beigua da Pian di Stella (M. Beigua)
13 settembre 2017 Sentiero Napoleonico giallo del Beigua da Pian di Stella (M. Beigua)
29 gennaio 2017 Ermetta, Croce del Beigua e Grosso dal Laione (Piampaludo)
30 dicembre 2016 Beigua dal Laione (Piampaludo)
23 dicembre 2016 Beigua da Piampaludo
31 ottobre 2016 Beigua e Sentiero Archeologico dal Laione (Piampaludo)
18 luglio 2016 Sentieri Napoleonici del Beigua da Pian di Stella (M. Beigua)
6 luglio 2016 Beigua da Piampaludo
6 marzo 2016 Beigua da Piampaludo
31 ottobre 2015 Beigua e Sciguelo dal Laione (Piampaludo)
8 settembre 2015 Grosso e Beigua dal Laione (Piampaludo)
20 luglio 2015 Ermetta e Sentiero Napoleonico (percorso giallo) da Veirera
23 febbraio 2015 Beigua da Piampaludo
24 gennaio 2015 Beigua, Veciri ed Ermetta da Piampaludo
2 gennaio 2015 Sentieri Napoleonici del Beigua da Pian di Stella (M. Beigua)
29 dicembre 2014 Grosso dal Laione (Piampaludo)
20 agosto 2014 Beigua dal Passo del Faiallo
14 agosto 2014 Avzè, Bric Veciri ed Ermetta da Veirera
14 giugno 2014 Ermetta, Grosso, Beigua e Rifugio Argentea da Alberola (ritorno a Vara Inferiore)
9 marzo 2014 Beigua da Piampaludo
8 marzo 2014 Grosso da Piampaludo
2 marzo 2014 Beigua da Alberola
20 febbraio 2014 Beigua ed Ermetta da Alberola
27 dicembre 2013 Ermetta da Alberola
4 luglio 2013 Beigua da Vara Inferiore
26 gennaio 2013 Ermetta da Alberola
25 gennaio 2013 Beigua ed Ermetta da Alberola
2 novembre 2012 Beigua da Varazze
18 agosto 2012 Beigua da Palo
16 febbraio 2012 Beigua da Palo
12 febbraio 2012 Beigua da Piampaludo
30 dicembre 2011 Grosso, Croce del Beigua ed Ermetta dal Laione (Piampaludo)
5 maggio 2011 Beigua da Varazze
17 aprile 2011 Sciguelo dal Laione (Piampaludo)
31 dicembre 2010 Avzè da Veirera
20 maggio 2010 Beigua da Varazze
5 aprile 2010 Grosso, Ermetta e Beigua dal Laione (Piampaludo)
13 febbraio 2010 Beigua dal Laione (Piampaludo)
12 febbraio 2010 Ermetta da Alberola
4 gennaio 2010 Beigua da Piampaludo
5 dicembre 2009 Beigua ed Ermetta da Piampaludo
11 ottobre 2009 Avzè ed Ermetta da Veirera
30 agosto 2009 Beigua da Alpicella (corsa) - CLASSIFICA
27 agosto 2009 Beigua da Sassello
23 maggio 2009 Beigua da Stella S. Martino
25 aprile 2009 Beigua dal Laione (Piampaludo)
11 gennaio 2009 Beigua dal Laione (Piampaludo)
4 gennaio 2009 Beigua dal Laione (Piampaludo)
31 dicembre 2008 Grosso e Beigua dal Laione (Piampaludo)
28 dicembre 2008 Beigua da Veirera
7 dicembre 2008 Beigua da Alpicella
20 novembre 2008 Beigua da Varazze
26 agosto 2007 Beigua da Alpicella (corsa) La medaglia che ho vinto! (anche se sono arrivata terzultima)
23 agosto 2007 Beigua da Palo per Vara
22 marzo 2007 Beigua da Varazze
23 novembre 2006 Beigua da Sassello
31 agosto 2006 Ermetta e Beigua da Palo
9 febbraio 2006 Beigua da Varazze
17 novembre 2005 Sciguelo da Sciarborasca
9 dicembre 2004 Beigua da Varazze
29 agosto 2004 Beigua da Alpicella (corsa) Da Alpicella al Beigua di corsa
31 agosto 2003 Beigua da Alpicella (corsa)
5 aprile 2003 Ermetta dal Beigua
30 agosto 2002 Beigua da Veirera
26 agosto 2001 Beigua da Alpicella (corsa)
24 agosto 2001 Beigua dal Faiallo
10 febbraio 2001 Grosso ed Ermetta dal Beigua
26 ottobre 2000 Beigua da Sciarborasca Sui tavoli della zona pic nic del Beigua
27 agosto 2000 Beigua da Alpicella (corsa)
29 agosto 1999 Beigua da Alpicella (corsa)
17 agosto 1999 Beigua da Palo
18 aprile 1999 Grosso, Ermetta e Beigua da Vara
14 aprile 1998 Ermetta e Grosso dal Beigua
29 maggio 1997 Ermetta, Grosso e Beigua da Piampaludo
5 gennaio 1997 Beigua da Piampaludo (sci)
8 settembre 1996 Beigua da Vara
21 aprile 1996 Beigua da Palo per Vara
25 settembre 1994 Beigua da Varazze per Vara
5 agosto 1991 Beigua dal Colle del Giovo
5 gennaio 1991 Beigua da Alpicella
2 novembre 1990 Grosso e Beigua da Piampaludo
16 aprile 1990 Beigua da Sassello
5 febbraio 1989 Rama, Beigua e Grosso da Piampaludo
1 novembre 1988 Beigua da Varazze per Vara
21 agosto 1988 Grosso e Beigua da Piampaludo
24 aprile 1988 Beigua da Varazze per Vara
agosto 1987 Beigua da Palo
luglio 1987 Beigua da Sassello per Vara
agosto 1986 Ermetta da Veirera per Vara
agosto 1985 Ermetta da Vara
29 dicembre 1984 Beigua da Piampaludo
settembre 1984 Sciguelo da Vara
aprile 1984 Beigua da Piampaludo
19 febbraio 1984 Beigua da Piampaludo
9 dicembre 1983 Beigua da Piampaludo
agosto 1983 Beigua da Vara (con la comitiva del paese)
estate 1983 Ermetta da Veirera
19 dicembre 1982 Beigua da Piampaludo
 5 agosto 1982 Beigua da Piampaludo
aprile 1982 Beigua
1981 Beigua
1980 Beigua (con Stefano più volte)

17 settembre 2017 - SENTIERI NAPOLEONICI DEL BEIGUA da Pian di Stella (M. Beigua)

Stefano

Esattamente come la settimana scorsa, le previsioni (di ieri sera!) per oggi davano sole pieno ma, come nella gita all’Armetta, anche questa volta ho rischiato di prendere acqua: il sole splendente e radioso è rimasto a decorare le cartine meteo della Liguria.
Da casa salgo in macchina fino al Beigua per una veloce passeggiata sui Sentieri Napoleonici; posteggio presso l’area picnic di Pian di Stella (m. 1220, poche centinaia di metri di strada sotto la cima sul versante a mare) e mi incammino lungo il percorso “rosso” in direzione del Monte Cavalli. Se non fosse che già conosco questo tracciato, mai e poi mai avrei potuto individuare l’imbocco del sentiero sulla sinistra della strada asfaltata: i segni rossi a forma di feluca stilizzata sono già completamente stinti nonostante abbiano non più di tre o quattro anni. Dopo una ripida discesa tra faggi e radure arrivo alla sella nord del Monte Cavalli e con una breve risalita lungo la dorsale ne raggiungo la cima (m. 1114).
Il pannello informativo apposto sopra il cippo ricorda ciò che qui accadde il 12 aprile del 1800, quando un attacco francese si infranse contro tremila soldati ungheresi dell’Impero austriaco.
Dalla sella nord del Cavalli il Sentiero Napoleonico procede ora con lievi saliscendi su di una pista forestale che termina sulla strada Alpicella-Beigua. Pochi metri di asfalto in direzione del Beigua e, dopo qualche incertezza dovuta ai segnavia non sufficientemente chiari, prendo sulla destra una bella mulattiera che sale nella faggeta. Guadagnata una spalla boscosa, le “feluche” rosse compiono una breve deviazione a sinistra per raggiungere la sommità della Rocca Becciavè (o Rocca d’Sansoggio, m. 1190).
A questo punto abbandono la parte conclusiva dell’itinerario “rosso” che sale verso Costa la Corma e mi raccordo con il “giallo” che passa a poca distanza, al di là delle sorgenti del Sansobbia, e che percorrerò, come il “rosso”, in senso orario.
Quando sbuco sull’Alta Via e inverto la direzione di marcia verso il Beigua, nubi plumbee e minacciose si parano dinnanzi a me inducendomi ad affrettare sensibilmente il passo. Comunque non rinuncio a deviare sulla sinistra per toccare le cime del Bric Veciri (m. 1264) e dell’Ermetta (m. 1267); e mi va bene perché nel frattempo, d’improvviso, irrompe il “Marino” che in un batter di ciglia sgonfia le nuvole temporalesche mentre una nebbia bassa e umida inizia a scorrere veloce a pelo del crinale.
Non mi resta che seguire l’Alta Via fino alla Sella del Beigua (m. 1251) e far ritorno ai prati di Pian di Stella: qui concludo questa bella passeggiata ad anello che si sviluppa tra gli avvallamenti appartati e i rilievi arrotondati del piccolo altipiano a occidente del Beigua.


13 settembre 2017 - SENTIERO NAPOLEONICO GIALLO DEL BEIGUA da Pian di Stella (M. Beigua)

Gianni, Franca

Il tempo che prometteva nebbia è andato via via migliorando e ci ha permesso di godere questa breve gita che per me, dopo mesi durante i quali i monti li ho solo potuto immaginare o vedere dalle finestre di Vara, ha acquistato un significato particolare.
Sapevo che nulla mi avrebbe vietato di tornare a camminare ma, come succede quando c’è il solleone e sembra che il caldo ci tormenterà per sempre oppure quando c’è il gelo pare che il freddo pungente non avrà mai fine, così, quando non si sta bene, sembra che la nuova condizione sia quella che accompagnerà il nostro futuro.
Ho indossato le pedule e ho calpestato i sentieri. Non i panorami scintillanti che ci regala l’inverno, né i colori brillanti della primavera, settembre è amico dei colori discreti, dell’erba che ha conosciuto la siccità, delle foschie che cancellano gli orizzonti lontani. E neppure una gita intera ma una mezza gita perché del Sentiero Napoleonico abbiamo percorso solo l’itinerario giallo, quello più a nord che sale sull’Ermetta. Ma per me è stata lo stesso una grande soddisfazione.
Conosco a memoria l’itinerario, l’area picnic di Pian di Stella, la Sella del Beigua, l’Alta Via, la deviazione ben segnalata per il vicinissimo Bric Veciri e la panoramica – anche se non oggi – Ermetta. Questo tratto è talmente frequentato che la traccia è visibilissima attraverso la prateria, a differenza di alcuni anni fa in cui si individuava a fatica.
Monte Ermetta: teatro di fatti d’arme, di storia. Una croce che svetta, un cippo che ricorda, la rosa dei venti  una cassetta metallica col libro delle firme il cui coperchio non sono riuscita a sfilare. La prossima volta dovrò ricordare di portare una bomboletta di grasso spray perché sono curiosa di leggere il libro, di vedere se sono sempre presenti le firme dei mitici fratelli che per oltre quarant’anni sono saliti su questo monte, il “loro” monte.
Tornati sul’alta via proseguiamo e il cappello di Napoleone, un po’ stinto e che avrebbe bisogno di una rinfrescata, ci accompagna al bivio del sentiero che dapprima scende e poi risale ripido fino alla Croce del Beigua.  Siamo arrivati, Pian di Stella è a due passi, il cielo si è tinto di azzurro e ci saluta.


29 gennaio 2017 - M. ERMETTA, CROCE DEL BEIGUA e M. GROSSO dal Laione (Piampaludo)

Stefano

La prima metà dell’inverno al Nord-Ovest è trascorsa all’insegna del tempo freddo e asciutto. Due soltanto sono stati gli episodi nevosi, peraltro modesti: la nevicata del 19 e 20 dicembre (30/40 cm) e quella ancor più modesta di ieri, sabato 28 gennaio. Tra questi due eventi si sono succedute ben cinque settimane ininterrotte di tempo stabile di cui tre, a partire dal giorno dell’Epifania, caratterizzate dalla persistenza di gelide correnti settentrionali e da temperature corposamente sotto la media del periodo.
Stamattina il tempo è discreto e una spanna di neve fresca ricopre l’alta Val d’Orba. La strada che da casa mia porta a Piampaludo è ancora tutta bianca ma con la Panda 4x4 non ho problemi e salgo fin quasi alla Torbiera del Laione (m. 991).
Le ciaspole le lascio in macchina perché nel primo tratto di salita mi sarebbero d’impiccio; la mulattiera segnata con la X gialla che conduce alla Sella del Beigua è molto sconnessa e la neve è poca. Più in alto il manto cresce sensibilmente anche perché poggia su quello duro e ghiacciato presente già da prima di Natale. Con gli scarponi e i bastoncini cammino comunque senza problemi.
Raggiunto il Colle Cascina (m. 1209) alle pendici meridionali del Monte Grosso, proseguo nella faggeta fino alla Sella del Beigua (m. 1251) dove svolto a destra sul percorso dell’Alta Via. Il cielo, inizialmente sereno, va via via sporcandosi di nuvolette grigie sempre più fitte mentre, dopo oltre un mese di assenza, torna a spirare il “marino”, il vento di mare che preannuncia sempre un cambiamento del tempo e che in questa occasione segnerà la fine dell’ondata di gelo che ha caratterizzato il mese di gennaio.
La prima cima della giornata è quella dell’Ermetta la cui sommità (m. 1267) è raggiungibile con una breve e piacevole deviazione che si stacca dal tracciato dell’Alta Via. A occidente la bruma mattutina indugia tra le dolci colline delle Langhe mentre dalla parte opposta si abbraccia con lo sguardo tutta la Val d’Orba imbiancata.
Dall’Ermetta torno sui miei passi fino all’Alta Via che seguo per un breve tratto in direzione del Colle del Giovo. A un bivio poco evidente ma ben segnalato da una palina, imbocco un sentierino a sinistra (itinerario napoleonico “giallo”) che scende leggermente tra i pini marittimi inoltrandosi nell’alta Valle del Sansobbia; il segnavia è una feluca stilizzata di colore giallo a cui ben presto si affianca il cerchio rosso proveniente da Stella Santa Giustina.
Procedendo tra i faggi con alcuni saliscendi in un bell’ambiente invernale raggiungo le sorgenti del Sansobbia che nel suo tratto superiore, fino a Santa Giustina, corre parallelo alla costa in direzione ovest. Il Sentiero Napoleonico “giallo” da me seguito non attraversa il corso d’acqua ma piega bruscamente a sinistra in direzione della Croce del Beigua.
Al di là del Sansobbia, a poche centinaia di metri, si trovano invece il Sentiero Napoleonico “rosso” e la Rocca Becciavè (o Rocca d’Sansoggio) che svetta sopra i boschi offrendo un bel colpo d’occhio sulle Langhe e sulle Alpi Occidentali. Per guadagnarne la sommità (m. 1190) devo prestare un po’ di attenzione alle rocce rese insidiose dal ghiaccio e dalla neve gelata.
Dopo esser sceso dalla Becciavè con la dovuta cautela e dopo aver riattraversato il Sansobbia, riprendo l’itinerario “giallo” e, al termine di una ripida salita, sbuco nella radura dove si erge imponente la Croce Monumentale del Beigua (m. 1267), costruita tra il 1932 e il 1933 e alta quasi venti metri.
Dalla croce scendo alla Sella del Beigua e riprendo la X gialla in discesa fino al Colle Cascina.
Con un’ultima breve risalita raggiungo anche la cima del Grosso (m. 1265) che costituisce il contrafforte settentrionale del Massiccio del Beigua. Nuvoloni sempre più scuri si addensano sopra l’Alta Via mentre sul versante di Piampaludo splende ancora il sole.
Con una veloce discesa lungo la mulattiera già percorsa all’andata faccio ritorno alla macchina. Già domani questa bella neve sarà quasi del tutto sparita, divorata dall’umidità e dal vento di mare. Le giornate si allungano e l’inverno sembra aver già sparato le sue cartucce migliori anche se di neve, almeno dalle mie parti, fino a ora se n’è vista proprio poca.


 30 dicembre 2016 - M. BEIGUA dal Laione (Piampaludo)

Gianni, Franca

Siamo a Vara e c’è neve, dura quanto si vuole ma per una bella ciaspolata bisogna anche sapersi accontentare. Il tempo è splendido, l’aria pungente. Qualche giorno fa avevamo lasciato la macchina a Piampaludo e ci eravamo incamminati lungo la carrozzabile per Pratorotondo coperta da un buon manto nevoso. Oggi vorremmo ripetere questa bella passeggiata.
Partiamo dunque ma quando superiamo le ultime case di Piampaludo abbiamo la sorpresa di trovare la strada nera di asfalto. L’hanno pulita! Pazienza, proseguiremo in auto e ci fermeremo più su.
Ai lati due muriccioli di neve impediscono il posteggio nei rarissimi slarghi e solo dopo il Laione, immediatamente prima del ponte sul rio Nido, riusciamo a fatica a invertire la marcia e accostarci a lato.
Faremo il sentiero Natura che sbuca poco sopra Pratorotondo, poi un breve tratto di Alta Via e ci fermeremo sul Beigua.
Mettiamo le ciaspole già da subito perché sul ponte luccicano larghe chiazze ghiacciate, non sarà un po’ di asfalto a rovinarle, ed entriamo nel bosco subito dopo, dove una palina segnaletica e tre pallini gialli indicano il Sentiero Natura. Sono le 11,40.
La neve è parecchio dura ma i ramponcini mordono bene e lo scricchiolio che producono dà sicurezza. La casa del faggio come la chiamiamo noi, o Cian du Ni che è il suo vero nome, è vicinissima. Un faggio secolare le fa da sempre compagnia. Si sale bene, senza fatica, sulla neve e anche sul tappeto di foglie cadute dagli alberi.
Un’ora più tardi incontriamo la strada che sale al Beigua e che cerchiamo in ogni modo di evitare per non dover togliere le ciaspole. Il cielo è di un azzurro intenso, le sagome scure dei pini risaltano sul grande tappeto bianco, ma sul mare c’è una densa foschia che nasconde il paesaggio.
Spesso l’erba, alta, secca e coperta di brina ghiacciata, spunta dal manto che qui non ha un grande spessore. In compenso la neve si è ammorbidita e sembra ora zucchero glassato sul quale le ciaspole a volte lasciano impronte leggere e a volte sprofondano appena.
Intanto il panorama ci regala scorci suggestivi, come le chiome dei pini coperti da una galaverna sottile e  una fuga di monti disegnati dalla nebbia che si insinua nelle vallate. Perfino le antenne, così brutte, così ingombranti, sembrano giocattoli, alberi di Natale un po’ tecnologici che la neve rende accettabili.
Per mangiare al riparo del vento che soffia leggero ma ghiacciato ci sistemiamo proprio ai piedi di una di queste, tra un muretto di cemento e vecchie parabole abbandonate a terra, ma con una vista impagabile sulla lunga catena delle Liguri e delle Marittime che sembrano galleggiare sulla foschia.
Quando ripartiamo manca un quarto alle due. Salutiamo il paesaggio e ciaspole in spalla andiamo a fare visita alla chiesetta per poi scendere lungo la strada fino a ritrovare il sentiero Natura, un po’ sopra Pratorotondo.
L’ombra del bosco e gli occhiali scurissimi che sia io che Gianni abbiamo dimenticato di togliere ci fanno immaginare che sia pomeriggio inoltrato e imminente il tramonto. In realtà il sole filtra ancora tra gli alberi e alle 15,15 siamo di ritorno alla macchina.
Una bella passeggiata.


23 dicembre 2016 - M. BEIGUA da Piampaludo

Stefano

La nevicata di lunedi 19 e martedi 20 dicembre, seguita da un rialzo delle temperature diurne e da discrete gelate notturne, ha depositato in alta Val d’Orba un manto compatto di 30/40 centimetri. Venerdi è una giornata splendida e mite e una veloce ciaspolata mattutina è praticamente d’obbligo.
Come consuetudine prendo la macchina e vado a Piampaludo che, al pari di Alberola, è la località dove si trova la neve migliore e più abbondante; sostanzialmente per tre semplici motivi: quota relativamente elevata, maggior lontananza dal mare e minor esposizione ai venti (sia di tramontana, che spazza via la neve, sia di mare, che invece la neve se la mangia).
Lascio l’auto dopo le ultime case del paese e, ciaspole ai piedi, mi incammino lungo la strada per Pratorotondo fino all’imbocco del “Sentiero Natura” dove si trova un palina di legno con tre pallini gialli come segnavia. Passo davanti alla vecchia casa di Cian du Ni e, dopo un bel percorso nella faggeta, sbuco sull'ampia dorsale di spartiacque poco sopra Pratorotondo. Qui abbandono i tre pallini gialli e salgo sulla destra per raggiungere, poco più in alto, il percorso dell'Alta Via e la strada del Beigua oggi insolitamente coperta di neve.
Dico insolitamente perchè questa è la prima volta, da quando l'hanno asfaltata a metà degli anni novanta, che mi capita di trovare non pulito il tratto sopra Pratorotondo (tratto gestito dal Comune di Varazze); e, se devo essere sincero, preferirei che tra Piampaludo e il Beigua la strada non venisse mai pulita per poter essere così utilizzata esclusivamente dai ciaspolatori e dagli sci-escursionisti.
Lascio sulla sinistra le bandierine bianco-rosse dell'Alta Via e mi porto sul dorso del crinale, tra ampie radure e macchie di faggi; la neve è bella compatta e si cammina benissimo. Risalgo una breve rampa e, voltandomi indietro, posso ammirare un bel panorama che si spinge fino alle Apuane.
La consueta selva di antenne, alle quali sono ormai affezionato, mi dà il benvenuto sulla spianata sommitale del Beigua. Fotografare la piccola chiesetta senza che compaia alcun traliccio metallico non è semplice; costruita quasi un secolo fa e restaurata nel 1975, è infatti praticamente sommersa da decine di ripetitori che irradiano il segnale a parte della Pianura Padana, all'entroterra di Savona e alla Corsica settentrionale.
Al ritorno seguo un bel tratto di strada innevata considerato che, in queste particolari condizioni, forse non mi capiterà più di trovarla (e infatti il giorno dopo, sabato 24, passerà lo spazzaneve). Un ultimo sguardo alla Riviera delle Palme tra Savona e Capo Mele e poi veloce discesa lungo la strada fino al punto in cui l'ho incrociata in salita. Da qui alla macchina seguo esattamente le impronte dell'andata eccetto una piccola deviazione, quasi alla fine, per scattare alcune foto alla Torbiera del Laione.
Un'ultima considerazione: la Valle d'Orba è l'unica zona della Liguria dove il 19 e 20 dicembre ha nevicato in maniera consistente; sembra incredibile come una zona così vicina al mare e con quote tutto sommato modeste riesca sempre a fare il pieno di neve. Mentre sto scrivendo (3 gennaio 2017), intorno a casa mia (Tiglieto, solo 500 metri di altitudine) è ancora tutto bianco!


31 ottobre 2016 - M. BEIGUA e Sentiero Archeologico dal Laione (Piampaludo)

Gianni, Franca

Un po’ (tanto) per la salute che non mi permette di cimentarmi negli itinerari lunghi e anche faticosi che mi hanno accompagnato nel corso di tanti anni, un po’ perchè da quando sono diventata nonna non desidero altro che stare vicino al mio nipotino, succede che negli ultimi tempi il mio terreno di gioco si è limitato a quello del Parco del Beigua.
Non che mi dispiaccia, perché il massiccio del Beigua offre panorami eccezionali e una varietà di ambienti che negli ultimi anni sono stati valorizzati e hanno meritato al parco il titolo di Geopark che lo pone tra i parchi più importanti del mondo. Ma la cosa non mi permette più di raccontare le cose nuove alle quali mi ero abituata.
Mi accorgo di aver parlato in prima persona ma avrei potuto usare il “noi” perchè Gianni e io siamo sempre andati per monti insieme. Come oggi, una bella giornata mite e soleggiata che immaginavo non mi avrebbe regalato nulla da raccontare; né di far vedere, non avendo neppure la macchina fotografica  ma solo il telefonino. Qualcosa da raccontare invece ce l’ho visto che alla fine abbiamo fatto un sentiero che …
Ma andiamo con ordine. Lasciamo la macchina subito dopo la torbiera del Laione là dove inizia il sentiero della croce gialla, e ci aspetta una sorpresa. A terra c’è un foglio piegato e ripiegato per poter essere messo in tasca, gualcito, che ha un’aria familiare. Lo prendo, lo apro: da un lato c’è stampata la cartina con l’itinerario Piampaludo (Lajone)-Monte Rama, fatta da Stefano e pubblicata sul sito, dall’altra gli itinerari del Beigua. Qualcuno che trova utile il nostro sito e ha pensato di servirsene c’è …
Raccolgo il foglio per ricordo e proseguo sulla strada Piampaludo-Pratorotondo per nemmeno mezzo chilometro, poi svolto a destra sul Sentiero Natura (tre pallini gialli).
Questo sentiero, comodo, ampio, suggestivo in questo scorcio di autunno per il grande e soffice tappeto di foglie rosse cadute dagli alberi ormai spogli, ha il solo difetto di essere troppo breve. Incontra la casa di Cian del Ni col suo faggio maestoso, poi il vecchio sentiero che sempre facevamo per salire al Beigua quando Stefano era bambino e che d’inverno diventava una pista per il suo piccolo bob in plastica rossa, svolta a sinistra e … incrocia la strada asfaltata Pratorotondo-Beigua. Tre quarti d’ora andando come lumache.
Chissà se quel vecchio sentiero, che invece di svoltare a sinistra sale dritto, esiste ancora? O se non esiste più, visto che già allora in alto si perdeva. Il navigatore mi dice di sì e se qualcuno si è preso la briga di mapparlo vuol dire che …
La risposta ce l’ho più in alto quando, dopo aver percorso un breve tratto di Alta Via, lungo la strada asfaltata incontriamo un furgone con il rimorchio carico di biciclette e un nutrito gruppo di ciclisti che inforcano velocemente le due ruote e scendono là dove sbucava il “nostro” sentiero. A mapparlo sarà stato uno di loro, non per niente le Openmtbmap si chiamano così perché sono nate per iniziativa dei bikers. Quelli che incontriamo oggi usano il furgone un po’ come gli sciatori usano le seggiovie e si cimentano in discese tecniche su sentieri curati da loro.
Eccoci al Beigua: le antenne, la chiesetta ci sono tanto familiari che potremmo andarci ad occhi chiusi.
E ora? E’ ancora presto. Dobbiamo inventarci come allungare il percorso. Andiamo a Pratorotondo, seguiamo l’Alta Via fino a Pian Ferretto, svoltiamo a sinistra e seguiamo la croce gialla (Piampaludo-Monte Rama) per tornarcene alla macchina? Forse è stato il foglietto che abbiamo trovato questa mattina a suggerire questa variante a Gianni.
Scendiamo lungo la strada e ci fermiamo a mangiare qualcosa all’area picnic di Pratorotondo prima di proseguire sull’Alta Via in direzione levante. Questo tratto nelle giornate limpide regala un panorama eccezionale ed è molto frequentato. Peccato che la visibilità sia oggi meno che mediocre.
Pian Ferretto, Prati Ferretto o Pian Fretto come recitano le vecchie carte: è una vasta distesa prativa interrotta da un grande “fiume di pietre”. Zona di pascolo per le mucche di nostra conoscenza, di razza piemontese, chiare come i sassi che costellano la prateria, magra per l’esposizione alle intemperie e con una vista spettacolare sul mare che non so quanto le mucche siano in grado di apprezzare.
Svoltiamo a sinistra, dicevo, e attraversiamo la prateria lungo il sentiero della croce gialla che troviamo oggi, per la prima volta, con l’erba tagliata. Merito del Parco. Quando si infila nel bosco però, almeno fino a quando incontra i tre pallini gialli del Sentiero Natura che ci riporterà alla macchina, attraversa una zona che risente del disboscamento selvaggio di qualche anno fa. Fangose piste forestali che intersecano il sentiero ad ogni passo e soprattutto rami e detriti disseminati ovunque.
Distrattamente seguiamo una di queste piste e anche se ci accorgiamo presto dell’errore lasciamo perdere e raggiungiamo la strada poco più in alto per proseguire sull’asfalto. Così almeno pensiamo, ma cambiamo idea quando incontriamo il cartello del Sentiero Archelogico che dà il nome a un tratto del Sentiero Natura dei tre pallini gialli. Non l’abbiamo mai percorso, è breve, è ancora presto, si può fare. Pazienza se scendiamo di nuovo per ritornare ai tre pallini e disegniamo sul tracciato gps uno stupido giro dell’oca.
Il sentiero ci porta presto a Casa del Che, una bella cascina ormai abbandonata circondata da grandi alberi e un tappeto di foglie rosse. E’ bello, è comodo e si fa interessante quando troviamo la prima delle cinque grandi pietre con le incisioni rupestri.
Non si tratta delle pietre originali che sono disseminate nel territorio del parco a grande distanza l’una dall’altra, spesso in zone impervie e non facilmente raggiungibili. Si tratta di calchi fedeli che in breve spazio raccolgono l’opera di antichi cacciatori e pastori che hanno lasciato sulla roccia la testimonianza della loro esistenza. Qualcuno di questi reperti  viene fatto risalire a 4700 anni prima della nascita di Cristo ma quello di incidere la roccia è un’usanza proseguita anche dai nostri nonni che, immagino, avranno arricchito le antiche incisioni con le loro.
Ad ogni buon conto anche questa è una bella iniziativa del parco del Beigua per valorizzare il suo territorio.
Pannelli esplicativi accompagnano le incisioni e ci raccontano l’uso alle quali quelle pietre erano destinate. Naturalmente nell’ombra del bosco la fotocamera del telefonino fa cilecca e mi regala poche misere immagini.
Oh, come mi trovo male a fotografare col telefonino! Lo impugno male, non riesco a tenerlo fermo e così le foto vengono mosse, rischia di cadermi sui sassi ogni volta. Foto pesanti per i tanti pixel catturati dal minuscolo obiettivo ma che, alla resa dei conti, non mi soddisfano per niente.
La nostra breve gita si conclude quando, nella nebbia che intanto è scesa e ha cancellato l’azzurro del cielo, sbuchiamo sulla strada poco a valle della torbiera del Laione e andiamo a recuperare la macchina. Abbiamo percorso poco meno di 13 chilometri e superato un dislivello di 400 o 500 metri.


18 luglio 2016 - SENTIERI NAPOLEONICI DEL BEIGUA da Pian di Stella (M. Beigua)

Gianni, Franca

Dopo un anno e mezzo (era il 2 gennaio 2015) torniamo a percorrere i due Sentieri Napoleonici del Beigua, segnati con la feluca napoleonica stilizzata rossa (sentiero n.1 sul versante marittimo) e gialla (sentiero n.2 sul versante padano): su questi percorsi storia e belle vedute panoramiche si intrecciano. Li avevamo fatti per la prima volta in una limpida e fredda giornata invernale, li ripetiamo oggi in una bella e calda giornata d’estate. Partiamo dall’area picnic Pian di Stella (ore 9,10) poco sotto la cima del Beigua e iniziamo con il Sentiero Rosso, che seguiremo in senso antiorario, incamminandoci lungo la bella sterrata a lato della prateria. L’alta Croce del Beigua spunta in alto sulla nostra destra, appena al di sopra della fitta cortina di alberi.
In breve ci troviamo al bivio per Costa la Corma che scende verso sud tra rocce e pini. L’aria è calda e immobile, un tappeto di nuvole si appoggia sul mare e sopra il tappeto si disegna il profilo grigio delle Marittime. La neve che Stefano ha incontrato pochi giorni fa è già sparita.
A Costa la Corma c’è il primo cippo con la storia dei fatti d’arme del 12 aprile 1800: qui si fermò l’impeto del contrattacco dei soldati francesi di fronte alla resistenza degli austriaci che occupavano la posizione del Monte Cavalli.
Torniamo sui nostri passi risalendo la costa fino al punto di massima elevazione e prendiamo il sentiero che si stacca sulla nostra sinistra per scendere verso la Rocca Becciavè, un piccolo rilievo roccioso che si alza sul bosco e che oggi ci regala un panorama sfocato, stanco, come sempre succede nelle afose giornate estive.
Una larga mulattiera scende ora nella folta e ombrosa faggeta, attraversa la strada asfaltata Alpicella-Beigua, la sfiora nella sua discesa verso sud, svolta a est con un dolce falsopiano e incontra la deviazione per il Monte Cavalli.
Non riconosco quasi il breve crinale che ci accompagna alla cima, d’inverno appena punteggiato dal verde dei pini tra il grigio delle rocce, oggi ricoperto da un fitto manto di faggi e di sorbi. Sulla cima il secondo cippo racconta dei 3000 soldati austriaci che qui resistettero e respinsero il contrattacco francese. Un vapore leggero sale nella conca che ci divide dalla cima del Beigua, nuvole bianche compatte si stendono a occidente. Siamo nel punto più a sud del tracciato (ore 11).
Lasciandoci alle spalle il Monte Cavalli torniamo alla deviazione e questa volta puntiamo dritti verso nord infilandoci nel bosco che sale ripido, attraversa la strada e ci riporta a Pian di Stella. Il primo percorso è terminato.
(ore 11,40) Ci aspetta il secondo, quello che si sviluppa sulle pendici nord del Beigua. Il segnavia, che ora è diventato giallo, ci accompagna alla Sella del Beigua, ricalca l’Alta Via e l’abbandona temporaneamente al bivio per il Monte Ermetta per compiere una lunga appendice che tocca dapprima il Bric Veciri, dove troviamo il terzo cippo e i resti di una trincea, e poi l’Ermetta, il punto più a nord del tracciato. Grandi E bianche sono disegnate sui massi insieme al cappello di Napoleone.
(ore 12,30) Ermetta: la croce in ferro e la bella rosa dei venti dominano il vasto panorama che nelle giornate limpide è superlativo. Oggi il profilo del lontano arco alpino sembra stemperarsi nell’aria calma e calda, tanto calda nel sole accecante che mi dimentico di fotografare il quarto cippo.
Eppure, in quei lontani 11 e 12 aprile del 1800, c’erano neve e gelo e gli affamati soldati di Napoleone dovettero resistere all’attacco austriaco riparandosi appena dietro ai massi.
Scendiamo a riguadagnare l’Alta Via, la percorriamo verso ponente per un altro tratto e un po’ oltre la croce svoltiamo a sinistra per scendere a incrociare il sentiero che sale da Santa Giustina. Il nostro segnavia svolta ancora a sinistra affiancandosi al cerchio rosso che lo accompagnerà, nel folto del bosco, fino alla Croce del Beigua. E’ il tratto meno evidente del percorso, quello dove il taglio dell’erba è stato meno curato.
(ore 14) – Siamo arrivati, l’area picnic di Pian di Stella è vicina, i nostri due anelli si chiudono dopo averci regalato una bella e interessante giornata. Il navigatore mi dice che abbiamo percorso 12 chilometri su quattro ore e venti di cammino effettivo.


6 luglio 2016 - M. BEIGUA da Piampaludo

Gianni, Franca

Anche oggi facciamo una gita nel Parco del Beigua, una gita breve, semplice ma per me di grande valore perché ancora un mese fa ero convinta che mai più avrei potuto percorrere questi sentieri. E’ tempo di bilanci, di rinunce  e di ricordi. La differenza tra Gianni e me? A lui i bei ricordi fanno nostalgia, a me regalano la gioia di aver fatto qualcosa che nessuno mi potrà togliere.
E’ una bella giornata, la temperatura è piacevole, la pioggia di ieri ha lasciato il bosco umido e fresco.
Alle 8,45 lasciamo la macchina alle ultime case di Piampaludo, sulla strada per Pratorotondo, là dove il segnavia della X gialla sale sulla vecchia mulattiera ancora ben lastricata. Le pietre lisce e arrotondate questa mattina sono scivolosissime perfino a calpestarle in salita.
E’ un piacere osservare come il sentiero è tenuto dal Parco, così che, dove passa tra i prati, ci ritroviamo a camminare lungo un corridoio perfettamente rasato tra due pareti di erba altissima che ci sfiora le spalle.
E’ un sentiero che nella prima parte incrocia più volte la strada asfaltata, scende a lambire la torbiera del Laione che oggi è un tappeto di erba verdissima, e poi sale deciso nel bosco seguendo un antico tratturo in gran parte lastricato che porta a Colle Cascina, tra il Grosso e il Beigua.
Svoltiamo a sinistra e una larga e comoda sterrata ci accompagna alla Sella del Beigua dove, anche se sono rimasti i cartelli che segnalano la presenza di cani maremmani, non ci sono pecore al pascolo e quindi la presenza di questi temibili animali è scongiurata.
Ore 10,30 - La chiesetta del Beigua è circondata da un grande prato ordinato, la strada asfaltata che scende a Pratorotondo è deserta, il mare è avvolto dalla foschia. Una tipica giornata estiva.
Seguiamo l’Alta Via fino a incrociare i tre pallini gialli del Sentiero Natura. Davvero bello e ben curato questo percorso che si snoda interamente nel bosco e ci accompagna alla vecchia casa e al faggio maestoso di Cian du Ni (ore 11,45).  Già quarant’anni fa, ai nostri primi passi sulle pendici del Beigua, questo faggio aveva attirato la nostra attenzione per la sua mole e in gruppo ci divertivamo a circondarne il tronco dandoci per mano. Per noi questo posto è sempre stato semplicemente quello della Casa del Faggio.
Seduti sui gradini della casa (quanto resisterà ancora?) mangiamo qualcosa. La strada asfaltata è poco più in basso e la seguiremo fino alla macchina, concludendo così, con due itinerari diversi di salita e di discesa, questo semplice ma suggestivo anello (ore 13).
10 chilometri lo sviluppo, quasi 400 metri il dislivello, 3 ore e 25 minuti il nostro tempo di cammino effettivo.


6 marzo 2016 - M. BEIGUA da Piampaludo

Stefano

Anche quest’anno, quando ormai nessuno l’aspettava più, la neve è caduta in Val d’Orba in buona quantità. Oggi è una giornata splendida ed è probabilmente l’unica occasione, in questo inverno anomalo, per una ciaspolata a due passi da casa. Prendo la macchina e salgo a Piampaludo prestando ben attenzione alla strada che, dopo San Pietro d’Olba, è coperta da due dita di neve e di ghiaccio.
Lascio l’auto dopo le ultime case del paese e, ciaspole ai piedi, mi incammino lungo l’itinerario per il Monte Beigua segnato con una croce di Sant’Andrea gialla. Superata la Torbiera del Laione, trascuro la deviazione a destra (X gialla) e proseguo sulla strada per Pratorotondo fino all’imbocco del “Sentiero Natura” (palina in legno e tre pallini gialli per segnavia).
La mulattiera sale dolcemente nella faggeta in un ambiente finalmente invernale. Per un’insolita disposizione delle correnti, ieri è nevicato più in bassa valle che qui sul Beigua: o meglio, mentre al mattino da me fioccava fitto fitto, quassù pioveva a dirotto per girare poi in neve soltanto nel pomeriggio. Risultato: una spanna di coltre bianca sopra il vecchio manto duro della scorsa settimana, l’ideale per le ciaspole.
All’uscita dal bosco, in prossimità dell’ampio crinale di spartiacque, abbandono il sentiero e risalgo a destra i candidi pendii evitando di incrociare la strada asfaltata proveniente da Pratorotondo. La breve salita che porta alla cima regala scorci panoramici davvero caratteristici, con i bricchi innevati che si affacciano direttamente sul mare. Sopra il Reixa si addensano intanto minacciosi nuvoloni scuri mentre qui di fronte, sulla Rocca del Turnou e sul Bric Damè, splende forte il sole. Una traccia di sci riga la grande spianata sommitale mentre il sole e le nubi disegnano giochi di luci sul mare increspato.
Raggiunta la Chiesetta Regina Pacis faccio dietrofront e inizio a scendere verso Pratorotondo. Inizialmente seguo le bandierine bianco-rosse dell’Alta Via, poi mi sbizzarrisco a cercare la via più bella tra le macchie di faggi e le radure per arrivare così a Pratorotondo senza aver mai camminato sulla strada asfaltata. Il parcheggio è quasi pieno, la bella giornata ha attirato tanta gente: tutti sono saliti in macchina da Varazze visto che da qui a Piampaludo la strada è intransitabile.
In perfetta solitudine mi godo quindi la comoda discesa, poi, in vista del Laione, faccio una breve deviazione per fotografare la conca della torbiera completamente allagata e ricoperta di ghiaccio: in pratica un vero e proprio lago gelato formatosi dopo le abbondanti precipitazioni piovose e nevose delle ultime settimane. Provo a camminarci sopra ma subito sinistri scricchiolii mi inducono a tornare lesto sui miei passi: non sarebbe bello finire con le ginocchia a bagno! E poi devo sbrigarmi. Ieri Alessandro ha compiuto un anno e oggi abbiamo organizzato per lui una piccola festicciola.


31 ottobre 2015 – M. BEIGUA e M. SCIGUELO dal Laione (Piampaludo)

Gianni, Franca

Anni che passiamo vicino allo Sciguelo e lo ignoriamo … è giusto l’ora di tornarci.
Non abbiamo scelto la giornata adatta, sui crinali soffia un gran vento e sullo Sciguelo figuriamoci. Il nome, che in genovese vuol dire fischio, non nasce a caso.
Dal versante padano è un rilievo insignificante ed è raggiungibile in una manciata di minuti da Pratorotondo. Dal mare ha un aspetto imponente e l'escursione è più impegnativa.
Alle 9,10 partiamo dal Laione, sopra Piampaludo, e prendiamo il sentiero con la X gialla per il Beigua. Il tempo è imbronciato per via del forte vendo di tramontana ma via via prevale il sole anche se il vento freddo rimane. In poco tempo siamo alla sella sotto il Grosso – Gianni si ostina a chiamarla sella del Grosso anche se si chiama Colle Cascina – e proseguiamo, sempre con la X gialla, su quella che è diventata una comoda sterrata.
Le foglie sono tutte a terra e formano un morbido tappeto fiammeggiante, i faggi sono già pronti a ricevere la neve.
Alla Sella del Beigua incontriamo una coppia che ci chiede dove sia il Monte Grosso. Io glielo spiego indicando col braccio che è poco più in là, verso nord, Gianni pure e aggiunge che sul Grosso ci sono passati i soldati di Napoleone. La signora sta gentilmente ad ascoltarci e chiede qualche altro ragguaglio prima di spiegare che il monte Grosso che intendeva lei è quello dove c’è la Chiesa della Guardia di Varazze (sul mare, a 400 metri di quota).
Pochi minuti e siamo alla chiesetta Regina Pacis sul Beigua. Il cielo è azzurro ma verso il mare non c’è visibilità. Ci siamo coperti per via del vento e non si sta male.
Scendiamo sulla strada (è più comoda), arriviamo a Pratorotondo e proseguiamo per un tratto sulla sterrata per le Faie. Lo Sciguelo è sopra di noi, vicinissimo. Peccato che oggi, come promette il suo nome, fischi davvero: io non riesco a stare in piedi e meno male che sono solo pochi metri perché per non cadere devo camminare a quattro zampe.
Al ritorno ci diamo la mano: il mio peso (scarso) e il suo bastano a non farmi volare.
Avremmo potuto allungare con il Sentiero Cultura - segnato dal Parco per far conoscere le incisioni rupestri  - ma il nostro nipotino ci aspetta. E così concludiamo la breve gita con una tranquilla camminata sulla strada che da Pratorotondo ci riporta al Laione.
9,5 i chilometri percorsi, 430 metri il dislivello.



8 settembre 2015 – M. GROSSO e M. BEIGUA dal Laione (Piampaludo)

Gianni, Franca

Anche questa di oggi si preannuncia come una piacevole camminata senza pretese. Il tempo, quando usciamo di casa a Vara, è splendido.
Alle 9,15 posteggiamo la macchina un po’ prima del Laione e seguiamo il sentiero della X gialla (Piampaludo-Beigua) che nella parte iniziale si snoda un po’ sopra e un po’ sotto la strada asfaltata che va a Pratorotondo e appena oltre la torbiera del Laione si stacca sulla destra prendendo quota rapidamente.
Alcune signore fanno conversazione sedute sulle loro sedie pieghevoli sistemate a bordo strada e che presto verranno riposte nel bagagliaio dell'auto: un quadretto curioso a quest’ora del mattino che qui non ha ancora conosciuto i raggi del sole e della notte conserva l’aria fine e pungente. Il mistero è presto spiegato quando incontriamo un fungaiolo che scende: c’è chi cerca ancora nel bosco e chi preferisce fare salotto.
Più in alto – quando siamo partiti l’altimetro segnava  950 e ora 1170 – il sentiero diventa una sterrata percorsa dai mezzi che arrivano a una cascina ristrutturata. Resterà tale, con i solchi lasciati dalle ruote dei camion, fino al Beigua. La sterrata all’inizio è ripida, poi spiana alla radura di Colle Cascina dove abbandoniamo la X gialla (la riprenderemo dopo) per seguire il sentiero dei tre pallini gialli che sale al Grosso. Lasciamo il bosco sotto di noi e saliamo sui prati costellati di massi fino a raggiungere la Madonnina sistemata sul cippo (ore 10,45), mentre le nuvole che intanto sono salite dal mare pennellano di bianco l’azzurro del cielo.
Tornati velocemente sui nostri passi riprendiamo a Colle Cascina la X gialla che in breve ci accompagnerà alla Sella del Beigua e poi alla chiesetta (ore 11,40): sul monumento dedicato agli alpini troviamo una targa nuova, commovente, dedicata ai dispersi in Russia che sembrano essere ormai dimenticati e che recita : nessuno saprà mai la vostra storia … che un sasso almen di voi serbi memoria.
Ora seguiamo per un tratto l’Alta Via e poco sotto la cima del Beigua ci mettiamo a sedere sui sassi per sbocconcellare un panino, ma l’abbandoniamo presto per il Sentiero Natura che gira a sinistra e si infila in un bellissimo e arioso bosco di faggi. La cosa curiosa è che a terra ci sono tantissime foglie ancora verdi, probabilmente strappate alla pianta dalla grandine di alcuni giorni fa.  E’ un percorso davvero piacevole che ci porta a quella che da sempre chiamiamo la casa del faggio per via dell’albero secolare che sembra fargli da guardia: è la casa di Cian du Ni.
Il resto non ha storia: la deviazione per osservare da vicino la Torbiera del Laione, qualche curva e ritroviamo la macchina (ore 13,50).
10 chilometri scarsi, dislivello 400 metri.


20 luglio 2015 - M. ERMETTA e SENTIERO NAPOLEONICO (percorso giallo) da Veirera (Alberola)

Gianni, Franca

In questo torrido mese di luglio abbiamo scelto un percorso in gran parte all’ombra del bosco e sulle praterie dell’Alta Via quasi sempre ventilate anche nelle giornate più calde.
Partiti da Veirera alle 8,25 iniziamo la nostra salita lungo il segnavia delle due righe gialle provenienti da Palo. Poco dopo, quando ancora siamo sulla strada asfaltata, incontriamo il quadrato giallo vuoto che sale da Sassello e da questo momento troveremo i due segnavia affiancati.
Come un grande ombrello il bosco ci regala un po’ di frescura: il sentiero sale ripido finché – e intanto si sono fatte le 9,40 – sbuca sull’Alta Via. Un altro segnavia si aggiunge ed è il cappello di Napoleone, ovvero il simbolo Ω giallo che indica l’itinerario giallo del Sentiero Napoleonico che avevamo illustrato in occasione dell’escursione del 2 gennaio 2015. Lo seguiremo per intero, ma con il senso di marcia al contrario.
Dopo un breve tratto di Alta Via in direzione del Beigua svoltiamo a sinistra per salire all’Ermetta, senza trascurare la deviazione per il Bric Veciri dove ritroviamo il cippo numero tre e i resti del trinceramento dietro il quale i francesi si erano difesi dagli assalti austriaci.
Alle 10,30 siamo sull’ Ermetta: sul cippo numero quattro è raccontato quanto successe il pomeriggio dell’11 aprile 1800 quando i francesi, attaccati dagli austriaci, riuscirono a resistere e a trascorrere una gelida notte tra la neve e il vento che infuriava sulla cima.
Oltre a questi ricordi, che ci portano lontano nel tempo e hanno segnato la Storia, l’Ermetta ce ne regala altri più personali, che abbracciano l’arco di quattro decenni. Ogni volta che saliamo su questa cima cerchiamo con trepidazione le firme di Emilio ed Enrico, due fratelli che sono saliti quassù, a piedi da Varazze, oltre 1210 volte (e 2700 al Monte Beigua). Scrivono sul libro di vetta una sola volta e quest’anno, come nel 2015, l’hanno fatto nel mese di maggio, accompagnati dal canto del cuculo e dal profumo delle dafne e dei violoni fioriti. Qualcuno ha scritto grazie per averlo fatto partecipe, per tutti questi anni, delle loro emozioni  e anche noi, che nel pensiero abbiamo sempre considerato l’Ermetta una loro privata proprietà, questa volta abbiamo lasciato due righe di saluto.
Oggi  la Rosa dei venti  è inutile: a sud un mare di nubi, a nord una fitta foschia impedisce allo sguardo di andare lontano. Fa caldo e anche lo sfogliare il libro di vetta è fatica. Alle 10,45 lo chiudiamo, lo fasciamo nel suo sacchetto impermeabile e lo rimettiamo nella scatola murata nella roccia che il sole ha reso rovente. Scendiamo.
Il cappello di Napoleone ci accompagna all’area picnic di Pian di Stella (ore 11,30) e, incredibilmente, seduti ad un tavolo all’ombra dei faggi, abbiamo freddo.
Non è ancora mezzogiorno quando riprendiamo il cammino e, nel senso contrario di marcia rispetto a quello consigliato, raggiungiamo la Croce del Beigua e scendiamo nella Valle del Sansobbia dove il cappello di Napoleone si affianca al cerchio rosso per Santa Giustina, prima di staccarsene, svoltando a destra, e risalire all’Alta Via (ore 13) nei pressi della bella croce posta su di un masso in posizione panoramica.
A questo punto non ci rimane che riprendere il nostro sentiero dell’andata e seguirlo fino a Veirera. Sono le 14,45 e il termometro in macchina segna 38°!
13,5 km la lunghezza del percorso, poco meno di 500 metri il dislivello.


23 febbraio 2015 - M. BEIGUA da Piampaludo

Stefano

Dopo un dicembre e una prima metà di gennaio di inverno inesistente, nelle ultime settimane una serie di perturbazioni ha finalmente dispensato neve copiosa sulle Alpi e ha imbiancato in modo considerevole il nostro Appennino: è dal 21 gennaio che sul prato intorno a casa ho la neve al suolo in maniera continuativa. Due giorni fa ne è scesa dell'altra e stamattina ho colto l’occasione per una breve ciaspolata sul Beigua.
La giornata è splendida e a Piampaludo trovo tanta neve, molta più di quanta me ne aspettassi. Lascio la macchina al solito posto e cioè presso l'edificio dell'acquedotto oltre il quale la strada per Pratorotondo non viene più pulita.
Una comoda traccia di ciaspole mi accompagna fino all'imbocco del sentiero segnato con tre pallini gialli che passa per la vecchia casa del grande faggio secolare. Camminando all’interno di una galleria ininterrotta di rami incurvati dalla neve, esco dal bosco in prossimità dell’ampio crinale di spartiacque.
Qui il paesaggio cambia radicalmente e mi ritrovo a ciaspolare in un ambiente di fiabesco candore mentre alle mie spalle l’azzurro del cielo sfuma sul mare indorato dal sole. Tutto è bello e luminoso e mi sorprendo a pensare come in inverno la neve riesca a trasformare e a rendere incantevole ogni tipo di paesaggio.
Sulla spianata sommitale del Beigua il vento ha modellato alacremente il manto nevoso creando una serie di piccoli sastrugi. Mi diverto a gironzolare tra i pini in un’atmosfera ovattata cercando gli angoli più suggestivi da fotografare: sembra di stare in un giardino incantato. Il rombo greve di un motore rompe d’improvviso questo stato di quiete: è una vecchia turbina che arranca sbuffando e lanciando per aria pennacchi di neve.
Alla Chiesetta Regina Pacis faccio dietro-front e inizio a scendere verso Pratorotondo: alcune tracce di ciaspole mi guidano tra i faggi tenendosi ben lontane dalla strada, cosicchè raggiungo il rifugio direttamente dall’alto.
Non mi resta che percorrere la strada per Piampaludo irriconoscibile sotto la spessa coltre nevosa. Anche oggi nel finale compio una brevissima deviazione per scattare alcune foto alla Torbiera del Laione addobbata nella sua candida veste invernale. Al ritorno alla macchina sono soddisfattissimo per questa breve ma appagante ciaspolata.


24 gennaio 2015 - M. BEIGUA, BRIC VECIRI e M. ERMETTA da Piampaludo

Stefano

Da quando vivo a Tiglieto la neve non è più soltanto un piacevole diversivo ma è anche un disagio; l’inverno asciutto e mite che fin qui ci aveva accompagnato non mi dispiaceva ed ero quasi assuefatto all’idea che potesse proseguire su questa falsariga fino alla primavera. Invece due giorni fa mi son dovuto alzare alle quattro di mattina per togliere la neve caduta nella notte e poter così andare a Genova al lavoro; mentre liberavo la strada con la turbina, fradicio di sudore e intontito dal sonno, ero sinceramente scocciato.
Stamattina invece sono contento: nella debole luce dell’aurora, dalle finestre di casa mia, scorgo un paesaggio candido e immacolato; tutto è ovattato e silenzioso e anche i rintocchi delle campane giungono fievoli e quasi impercettibili; le tremule luci sulle antenne del Beigua segnano il confine tra la volta celeste e il morbido profilo della montagna; apro la porta e sento nell’aria quell’inconfondibile profumo d’inverno che risveglia i ricordi di tante giornate trascorse sulla neve e che sembra dirmi: non andare oggi sarebbe un delitto!
In Valle d’Orba la neve più bella e abbondante si trova all’interno del triangolo Piampaludo-Beigua-Alberola, sostanzialmente per tre semplici motivi: quote relativamente più elevate, maggiore lontananza dal mare e minore esposizione ai venti.
Raggiungo così Piampaludo e posteggio la macchina un po’ prima del Laione, in corrispondenza dell’acquedotto oltre il quale la strada non viene più pulita.
Ciaspole ai piedi costeggio la Torbiera del Laione (m. 991) e dopo il ponte imbocco a destra l’itinerario segnato con tre pallini gialli. Superata la vecchia casa del grande faggio secolare, salgo nel bosco ammantato di neve e raggiungo il crinale di spartiacque poco sopra Pratorotondo.
La breve salita che porta al Beigua propone scorci panoramici particolarmente suggestivi, con i bricchi innevati affacciati sul mare: paesaggi che solo l’inverno di Liguria sa offrire e che sembrano quadri dipinti a mano in cui l’azzurro del mare si incontra direttamente con il bianco della neve.
Sul Beigua (m. 1287) si sta davvero bene, non fa particolarmente freddo e non tira vento.
Dalla Chiesetta Regina Pacis proseguo in direzione ovest lungo l’Alta Via e mi dirigo verso l’altopiano dell’Ermetta trovando una comoda traccia di ciaspole che rende il cammino molto più agevole.
In prima battuta salgo sul Bric Veciri (m. 1264) da dove con lo sguardo abbraccio tutta la costa da Savona al Capo Mele; poi proseguo verso l’Ermetta trovando qui la miglior neve della giornata, soffice e farinosa.
Sulla Rosa dei Venti sono indicati i nomi delle montagne direttamente visibili da quassù (m. 1267), dall’arco alpino alle dorsali vicine e lontane dell’Appennino Ligure.
Sotto un sole splendente seguo la comoda traccia fino a reincontrare l’Alta Via e, alla Sella del Beigua (m. 1251), prendo sulla sinistra l’itinerario per Piampaludo segnato con la X gialla.
Il breve tratto che porta al Colle Cascina (pendici meridionali del Monte Grosso, m. 1209) è assai pittoresco snodandosi in gran parte all’interno di una galleria di rami carichi di neve.
Infine tranquilla discesa alla Torbiera del Laione e ritorno alla macchina dopo quasi cinque ore di cammino a conclusione di una ciaspolata molto ben riuscita: le condizioni della neve e del tempo oggi erano veramente perfette.


2 gennaio 2015 - SENTIERI NAPOLEONICI DEL BEIGUA da Pian di Stella (M. Beigua)

Stefano, Gianni, Franca

Era da un po’ che volevamo provare i Sentieri Napoleonici realizzati sul Beigua dall’Ente Parco e oggi, dopo il freddo polare di qualche giorno fa, sembra la giornata ideale. Ci diamo appuntamento con Stefano e passando per Piampaludo e Pratorotondo, con qualche cautela vista la presenza di ghiaccio in alcuni tratti, arriviamo al parcheggio dell’area picnic Pian di Stella (1220 m) poco sotto la vetta del Beigua sul lato a mare.
Già l’area picnic è splendida: sullo sfondo le Alpi Marittime e la bianca piramide del Monviso.
Alcuni cartelli presentano i percorsi che sono due, il “rosso” sul versante marittimo, il “giallo” su quello padano. Si tratta di due anelli distinti, entrambi con partenza e arrivo nello stesso punto, eventualmente collegabili tra loro anche con un breve sentiero durante il percorso. Dagli anelli si staccano delle propaggini che portano a punti panoramici o significativi. L’interesse è storico perchè si ricordano i fatti d’arme tra l’esercito napoleonico e quello austriaco tra il 10 e il 16 aprile del 1800; vedremo se meritano anche dal punto di vista escursionistico.
Memori del gelo che ci aveva fatto rinunciare a questa gita ci vestiamo tanto, forse troppo visto che la tramontana ha lasciato il posto a un debole marino che ha mitigato il clima senza rovinare l’azzurro del cielo.
Itinerario “rosso”
Alle 9 e un quarto cominciamo con il percorso “rosso”. Il segnavia è il cappello di Napoleone stilizzato ed è simile alla lettera omega dell’alfabeto greco.
Primo punto significativo è Costa la Corma (ore 9,40) dove ci aspettano un bellissimo panorama sul porto di Savona e la rada di Vado e la storia raccontata sul cippo numero uno. E’ un balcone di rocce pini e arbusti, una propaggine nel sentiero che ora torna indietro e poi svolta a sinistra per una breve puntata verso nord fino a toccare la Rocca Becciavè (1175 m).
Altro punto panoramico: le pale eoliche sembrano spilli conficcati sui crinali e all’orizzonte è disegnato il profilo maestoso delle Alpi. Scendiamo dal cocuzzolo roccioso e ci rimettiamo sul sentiero che ora scende verso sud perdendo un centinaio di metri di quota e attraversa la strada asfaltata proveniente da Alpicella.
I ricordi! Mi vengono in mente le tante marce Alpicella-Beigua che mi hanno vista ansante, accaldata alla partenza e bagnata e infreddolita all’arrivo per via di quella nebbia che ama avvolgere la cima del Beigua, eccitata per l’insolita presenza  della folla dei marciatori, oppure semplicemente trepidante spettatrice in attesa che Gianni termini la sua gara. Potrei scommettere che gli stessi ricordi stanno tornando in mente anche a lui …
Il sentiero, sempre ben segnato, piega a est e con una breve deviazione sale sul Monte Cavalli (1114 m). E’ il punto più a sud del tracciato. Le chiome sempreverdi di alcuni pini risaltano tra il grigiore dell’erba secca e delle rocce affioranti. Ci aspetta il cippo numero due e un panorama super.
Ritorniamo al nostro anello che ora punta verso nord e ricalca il sentiero del triangolo vuoto rosso Alpicella-Croce del Beigua.
Siamo arrivati: il navigatore segna una distanza di 5,6 chilometri e un dislivello di 270 metri. Due sono le ore indicate nel cartello, noi abbiamo impiegato un po’ di più per via delle innumerevoli soste per ammirare di qua e di là.
Itinerario “giallo”
Ore 11,30 - Lasciamo gli indumenti in esubero nel bagagliaio della macchina e partiamo per il secondo anello, quello che si snoda sul versante nord.
Dall’area picnic andiamo alla vicinissima Sella del Beigua. Trattandosi di un’importante crocevia i segnavia si sprecano ma il nostro cappello di Napoleone, questa volta giallo, percorre l’anello in senso  antiorario e segue l’Alta Via che prima si snoda tra alti faggi e poi esce in terreno scoperto regalandoci ampi panorami e immagini come quella scattata verso ponente dove tra una fuga di monti immersi  in una luce azzurrina si riconosce il profilo del Carmo di Loano.
Sull’Alta Via una palina in legno indica la deviazione per il Monte Ermetta e il cappello di Napoleone si affianca alla E bianca per raggiungerne la cima ma con una breve deviazione, ben segnalata, da percorrere avanti e indietro, che porta al vicino Bric Veciri (1264 m) dove ci aspettano il cippo numero tre e i resti di un antico trinceramento dietro il quale i francesi si difendevano dagli assalti austriaci.
Tornati sui nostri passi proseguiamo sul sentiero per l’Ermetta (1267 m) che raggiungiamo a mezzogiorno e 20. Il  panorama è a trecentosessanta gradi. Il cippo numero quattro che è l’ultimo di questi sentieri napoleonici ci racconta quanto successe il pomeriggio dell’11 aprile 1800 quando gli austriaci attaccarono i francesi su questa cima e furono respinti, quando i francesi passarono la notte al riparo dei lastroni di pietra (c’era la neve!) e all’alba gelida del 12 aprile furono nuovamente attaccati e riuscirono a resistere. La bella Rosa dei Venti che avevamo già potuto ammirare ci conferma che da qui il Monte Bianco non si può vedere perché è coperto dal Gran Paradiso.
Prima di lasciare la croce dell’Ermetta  apro il libro di vetta e chissà perché lo richiudo subito, senza lasciare una nostra traccia e senza cercare le firme di Emilio ed Enrico che sono saliti quassù un numero inverosimile di volte. Peccato perchè quando me ne accorgo è tardi e stiamo già scendendo dopo una breve sosta per mangiare un panino. Sul sentiero riconosciamo il segno quasi certo del passaggio di un lupo.
Siamo di nuovo sull’Alta Via che per un tratto è diventata un fiume di ghiaccio e la seguiamo in direzione ponente prima di svoltare a sinistra e intercettare il cerchio rosso Santa Giustina-Croce del Beigua.
Il Sentiero Napoleonico lo affianca, scende nel bosco dove una palina in legno segnala la possibilità di percorrere il tratto di collegamento con l’itinerario rosso che qui è molto vicino e poi sale ripido, sempre insieme al tracciato di Santa Giustina, fino alla grande Croce Monumentale (1267 m).
Siamo praticamente arrivati. Sulla comoda e larga sterrata della Via Crucis arriviamo alla Sella del Beigua e poi facciamo ritorno alla vicinissima area picnic di Pian di Stella dove alle 14,10 concludiamo il secondo anello. Il navigatore segna una distanza di 6 chilometri e un dislivello di 225 metri.
I Sentieri Napoleonici del Beigua hanno superato a pieni voti il nostro giudizio. Potendo percorrerli separatamente o insieme sono adatti sia a chi vuole fare tragitti brevi oppure più lunghi, senza comunque essere troppo faticosi perché i dislivelli non sono elevati.  Con la neve l’itinerario giallo esposto a nord si presta sicuramente a una bella ciaspolata. Sono ben curati nell’aspetto storico – complimenti a chi se n’è occupato - ricalcano bei sentieri che per noi sono stati per buona parte inediti e in molti tratti offrono panorami veramente notevoli.


29 dicembre 2014 M. GROSSO dalla Torbiera del Laione (Piampaludo)

Stefano, Gianni, Franca

Quando al Laione (980 m) scendo di macchina c’è un gelido vento di tramontana che mi toglie il respiro. Che freddo! Sono le 10 e il termometro segna -5 ma è il vento che fa la differenza.
Il primo a parlare è Stefano. “Lasciamo perdere (i Sentieri Napoleonici sul Beigua) e andiamo sul Grosso che rimane riparato”. Oltretutto è reduce da un periodo di malanni di stagione e non sembra il caso di correre inutili rischi.
Tra berretto di pelo, cappuccio e scaldacollo di Stefano non si vede neppure la punta del naso, Gianni ha tanto strati addosso che si potrebbe sfogliare come una cipolla. Ma devo dire che serve perché dopo un po’ che saliamo sul sentiero della X gialla (che alla torbiera del Laione abbandona la strada asfaltata Piampaludo-Pratorotondo e svolta a destra nel bosco) il freddo non lo sentiamo più.
La mulattiera è in alcuni tratti lastricata e ben conservata, in altri rovinata da profondi solchi. Dove c’era una pozzanghera ora c’è ghiaccio. Immersa nel bosco una cascina e poco più in alto si stacca sulla destra il sentiero dei tre pallini gialli per il Grosso.
Gli alberi si fanno più radi e il pendio prativo è costellato di massi. Il panorama si apre e si allarga: a levante il Rama e il mare, a ponente le Alpi Liguri e Marittime bianche di neve tra le quali risaltano il Mongioie, il Mondolè e l’Argentera, e poi Vara Superiore e il Faiallo con il Reixa e la Rocca Vaccaria.
Siamo sul versante riparato dal vento. Peccato che sia così breve e alle 11,20 siamo già in cima! (1265 m).
Oltre le rocce e il cippo in marmo sormontato da una minuscola Madonnina  la vista sull’arco alpino è splendida e anche il Cervino che a volte si confonde nel massiccio del Rosa oggi è visibilissimo.
Scendiamo fino a incontrare la faggeta e il Colle Cascina dove ritroviamo il sentiero della X gialla che avevamo abbandonato e che se proseguissimo ci porterebbe al Beigua. Peccato, è talmente vicino! Ma in alto la tramontana soffia impetuosa ed è meglio lasciare perdere.
Torniamo quindi sui nostri passi e come unica variante facciamo visita alla cascina che avevamo intravvisto salendo e che immagino abbia dato nome al colle. Nonostante sia raggiungibile solo dal sentiero è una bella e rustica casa in via di ristrutturazione.
La discesa continua e all’ultimo si conclude con una breve puntata al Laione che credevo allagato e invece è coperto da poca acqua ghiacciata.
E’ l’una e siamo imbacuccati come alla partenza; nello zaino non c’è niente se non il pranzo gelido che porteremo a casa per essere scaldato sulla stufa. Ma il freddo è sempre rimasto fuori dei nostri panni e la nostra breve gita, che si conclude con 5,8 chilometri di sviluppo e poco più di 300 metri di dislivello, è stata proprio piacevole.


20 settembre 2014 – M. BEIGUA dal Passo del Faiallo

Claudio, Elio, Mino, Angela, Gianni, Franca

La traversata di oggi che Claudio, Elio, Mino e Angela hanno fatto partendo dal Beigua è una delle tappe della Staffetta Uleina sull’Alta Via dei monti liguri. Una staffetta nata nell’ambito dei numerosi festeggiamenti per i 100 anni di vita del sodalizio e organizzata in modo che ogni giorno, a partire dallo scorso 1 settembre, un gruppetto di soci ha il compito di percorrere un tratto del percorso Ventimiglia-La Spezia. E’ una tappa ufficiale, con tanto di bandierina da immortalare nelle foto che devono essere scattate nei punti più significativi.
Noi per vari motivi non abbiamo potuto impegnarci e non facciamo parte dei soci incaricati ma questa mattina, tentennanti come sempre anche per via della pioggia, il desiderio di incontrare gli altri e di partecipare anche se in modo informale alla staffetta ci ha portati al Faiallo. Partiremo da qui e gli amici dal Beigua. Li incontreremo strada facendo.
E’ la storia un po’ strana di una gita incrociata dove si alternano le foto nostre e quelle di Claudio che per evitare confusione ho incorniciato con un festone bianco.
Il tempo fa le bizze. A Vara pioveva, tanto che la tentazione di rinunciare è stata forte. Poi si è alzata la nebbia. Poi si è schiarito ed è spuntato l’azzurro.
Dunque …
10,10. Claudio, responsabile della tappa, e i nostri amici posano davanti al grande cartello in legno dell’Alta Via sul monte Beigua mentre noi, lasciata la macchina al Faiallo, ci portiamo sulla linea di crinale. Ci siamo permessi la piccola disobbedienza di non seguire integralmente l’Alta Via che in questo primo tratto passa nel bosco sotto lo spartiacque toccando Case Tassara.
Reixa, Rocca Vaccaria … alla stessa ora i nostri amici sono ancora sul Beigua e si fanno fotografare sul prato della chiesetta Regina Pacis.
Argentea e, più in basso, l’insellatura della Collettassa dove eravamo sabato scorso con la Mare e Monti. La costa è immersa in fumi di vapore. Siamo talmente di casa in questi sentieri che non ci rendiamo conto dell’eccezionalità dei panorami che soprattutto gli stranieri ci invidiano.
Ancora distante spunta il Rifugio Argentea e alle sue spalle il cupo massiccio del monte Rama. Due figurine lontane camminano veloci verso il rifugio, due ragazzi vengono verso il Faiallo e quando li incrociamo ci riconoscono per via del sito. Ho scaricato qualche gpx. Ma guarda un po’ come è piccolo il mondo.
I nostri amici intanto sono al Riparo Casa della Miniera e Claudio viene fotografato con la bandierina in mano. Si stanno avvicinando.
11,15. Passo Pian di Lerca, i cartelli indicano il sentiero che sul versante marino scende al riparo Padre Rino e quello che porta a Vara, il paletto dell’Alta Via è il 182° a partire da Ventimiglia.
Tra erba e sassi risaliamo il breve pendio e al paletto successivo, il 181° (tra ogni paletto c’è un chilometro di distanza),  siamo a Cima del Pozzo. Il tempo di mangiare due biscotti col cioccolato e di notare che alla Madonnina in legno sono stati appesi al collo numerosi rosari e proseguiamo.
Mezzogiorno. Stiamo salendo nel bosco delle Sciue Gianche (Monte dei Fiori Bianchi) quando incontriamo Claudio e compagnia. Sono sorpresi di vederci, ma potevate dirlo che venivate!, Elio ci scatta una foto, noi siamo indecisi se tornare indietro con loro o andare avanti. Poi, per completare la traversata che, sembrerà strano, non avevamo mai fatto per problemi logistici, decidiamo di proseguire.
Il cielo è coperto e non ha colore. Scende la nebbia. Mentre tocchiamo il 180° paletto dell’Alta Via piantato sul Bric Sciue Gianche e iniziamo la discesa tra i pini, il gruppo ha raggiunto Cima del Pozzo e si fa fotografare davanti al riparo insieme a una bella ragazzina dagli occhi chiari. Per loro è tempo di pranzo, per noi, chissà perché, è ancora presto.
Sorpresa. Nella discesa tra i pini incontriamo un camminatore che arriva da Varazze e va a Sestri. Passo del Faiallo, Passo del Turchino, Passo del Veleno, Monte Penello, Proratado, Passo dell’Incisa e finalmente Sestri. Quanti chilometri e quanto dislivello, tenendo conto di quelli già fatti per arrivare qui, non oso pensare. La nostra traversata al confronto diventa brevissima. Anche lui ci riconosce per il sito e davvero mi sorprende e mi fa piacere questa inattesa popolarità.
Colle sud del Bric Resonau, Prato Ferretto. Le mucche, grandi assenti durante la stagione estive, sono tornate al pascolo e riposano accovacciate sull’erba. Casa della Miniera, Pratorotondo. La nebbia stende una cortina grigia sui colori.
Alle 13,35 siamo in vetta al Beigua e per la prima volta posso entrare e dire una preghiera nel piccolo santuario che i frati  Carmelitani del Deserto di Varazze oggi hanno aperto. Di mangiare non si parla ancora. I nostri amici invece, dopo il lauto pranzo al riparo Cima del Pozzo, si stanno avvicinando alla conclusione della traversata ed eccoli qui, con la bandierina del Centenario dell’ULE in bella vista, davanti al rifugio-albergo La Nuvola sul Mare al Passo del Faiallo. Missione compiuta per Claudio e compagnia e anche per noi.


14 agosto 2014 - M. AVZE’, BRIC VECIRI e M. ERMETTA da Veirera

Gianni, Franca

Anche quella di oggi sarà una gita sui monti di Vara, i cui sentieri percorsi decine e decine di volte non smettono di riservarci sorprese. Le previsioni meteo sono buone eppure a Veirera ci accoglie una fitta nebbia e una leggera pioviggine.
Dopo aver seguito per un brevissimo tratto il segnavia delle due lineette svoltiamo a destra sulla sterrata per il Colle Bergnon (tre pallini gialli), utilizzata dai mezzi per il disboscamento e dunque piena di fango. La foresta è immensa e il paesaggio monotono.
Più in alto qualche fascio di luce riesce a filtrare tra la vegetazione e a bucare la nebbia e alle 9 e mezza, quando usciamo dal bosco e raggiungiamo la cima del Monte Avzè, il cielo è sereno. La semplice croce in legno dell’Avzè domina la conca del Sassello, ad ovest spunta la rada di Vado, a nord le Alpi innevate.
Ci tuffiamo nuovamente nel bosco per scendere al Colle Bergnon, magico crocevia di antichi sentieri dominati da faggi maestosi (ore 10,30) dove incontriamo i due triangoli gialli Sassello-Beigua. Li seguiamo, superiamo la Casa Bandita (o Bandìa) che ancora sopravvive nonostante sia attaccata da tutte le parti dal bosco vorace e alle 11,30 siamo sull’Alta Via che proviene dal Passo del Giovo.
Ancora bosco, qualche radura e, poco prima di raggiungere la mulattiera che da Palo sale al Beigua, dove sbuca l'itinerario che proviene dalla Valle del Sansobbia, scopriamo un nuovo segno che un mese fa non c’era ancora: la lettera Ω in giallo, forse il simbolo stilizzato del cappello di Napoleone. Si tratta infatti del Sentiero Napoleonico che seguiremo per un tratto.
Una breve nota la merita il Bric Veciri (ore 12,30) che ci riserva la sorpresa di un cartello murato su un cippo che racconta i fatti d’arme accaduti l’11, il 12, il 13 e il 14 aprile 1800 durante gli scontri fra i soldati francesi e quelli imperiali. Il Bric Veciri è un modestissimo rilievo immediatamente sopra l’Alta Via ed è ancora visibile la postazione difensiva realizzata con pietre ammassate.
Una breve deviazione segnalata da una palina lo collega al sentiero che sale all’Ermetta dove troveremo un altro cippo a ricordo di quel lontano aprile 1800.
La cima dell’Ermetta, solitamente deserta, è oggi popolata da una numerosa e singolare famiglia cosmopolita, italiana, russa e olandese, che nell’occasione del Ferragosto si è riunita a Piampaludo. Nonni, genitori e due bellissime bambine, Bianca e Giulia, che sanno parlare un mucchio di lingue. Bianca, simpaticissima, ci offre due caramelle, una russa e una alla cannella, e poi ci chiede la carta per paura che la lasciamo cadere a terra.
L’aria è fresca, il cielo è azzurro salvo alcune nuvole che stazionano sull’arco alpino e il panorama si allarga a perdita d’occhio. Gianni, che ha una vista d’aquila e ad ogni gita si affanna senza successo a dirmi di nomi dei monti che riconosce, ha la soddisfazione di trovare conferma dalla “Rosa dei venti” che giudica perfetta.
Mangiamo, ci riposiamo, facciamo altri incontri tra cui qualcuno che cerca residui bellici con un particolare strumento che segnala i metalli sepolti e alle 13,30 ci rimettiamo in cammino.
Il nuovo segnavia giallo si affianca alla E bianca dell’Ermetta, che scende tra l’erba, i sassi, i faggi nani e i cespugli fioriti dell’erica, e poi all’Alta Via. Questa sera cercherò la mappa di questo nuovo percorso e poi magari lo farò per intero. Per il momento invece abbandoniamo gli spazi aperti e insieme alle due lineette torniamo nell’ombra del bosco.
Ritroveremo il sole a Veirera (ore 15,15) alla fine di una bella e interessante camminata sulle pendici nord del Beigua.


14 giugno 2014 - M. ERMETTA, M. GROSSO e M. BEIGUA da Alberola (ritorno a Vara Inferiore)
(100 cime per festeggiare il Centenario del  CAI ULE)

Gianni, Franca, Stefano
 Renato, Paolo, Giancarlo
 Bruno, Lodovico, Alberto, Angela
Claudio

Cento anni sono passati dalla nascita della nostra associazione, cento sono le cime raggiunte oggi per festeggiarla e dedicate ognuna ad altrettanti soci fondatori. Tra queste cento otto sono destinate al Gruppo del Giovedì che si è diviso per salire da Crevari su Reixa e Argentea, da Sciarborasca su Bric Camulà, Rama e Bric Resonau, da Alberola su Ermetta, Grosso e Beigua per poi convergere al Rifugio Argentea. Con lo Sciguelo e il Frattin saliti da Claudio le cime diventano dieci.
Sembra ieri che avevamo festeggiato il 90° sulla Cima Cars e molti di allora sono presenti anche oggi.  Ma chi in questa ricorrenza ha introdotto un elemento di novità è stato l’esplosivo Lodovico che oltre a realizzare l’idea iniziale di Gianni l’ha arricchita di particolari. Generale degli alpini ed entusiasta organizzatore è riuscito a farsi aprire il rifugio Argentea che verrà inaugurato domenica prossima e a far preparare un ottimo pranzo dai suoi amici alpini.
Io naturalmente posso raccontare solo la gita destinata a Stefano, a Gianni  e a me, rispettivamente l’Ermetta, il Grosso e il Beigua.
Alle 7 partiamo da Alberola. Stefano è con noi, come socio dell’ULE può portare la bandierina del Centenario su una cima.
A Veirera seguiamo i segnavia del quadrato vuoto giallo e delle due righe gialle che vanno entrambi al Beigua. Nonostante le pessime previsioni meteo il tempo è bello con velature alte sul cielo azzurro pallido.
Raggiunta l’Alta Via siamo in breve al bivio per l’Ermetta, ben segnalato da quando su questa cima è stata sistemata la Rosa dei Venti, e alle 8 e mezza possiamo scattare la prima foto con la bandierina tenuta da Stefano. Il socio fondatore a cui è dedicato questo monte si chiamava Otello Borio.
L’impegno di Stefano è assolto e una volta ridiscesi all’Alta Via può salutarci e tornare a casa. E’ stato bello fare un pezzo di gita insieme, peccato però che per qualche settimana non potrà raccontare altre gite, ammaccato com'è da una scivolata fatta in bici il giorno dopo.
Noi proseguiamo fino al bivio per la Croce Monumentale  e svoltiamo a sinistra per  la seconda cima: il monte Grosso.
E’ la volta di Gianni a posare in vetta con la bandierina del Centenario dedicata in questo caso a Belloni Clorinda. Sono le 9,45 e tre quarti d’ora dopo siamo sul Beigua. Stavo per dimenticare l’incontro ravvicinato con un pastore maremmano dall’aria non proprio amichevole, a pochi passi dalla strada asfaltata.
Torniamo alla terza bandierina che questa volta è tra le mie mani.  Non è stato facile scattare una foto sulla cima del Beigua: o la chiesa o la bandierina. Alla fine Gianni taglia impietosamente la prima e dà la precedenza alla seconda. Missione compiuta, anche la terza cima, dedicata a Belloni Adolfo, è raggiunta.
Comincia ora il lungo avvicinamento al luogo di incontro con gli altri gruppetti saliti rispettivamente da Crevari e da Sciarborasca, il rifugio Argentea. Tutto sull’Alta Via.
Scendiamo a Pratorotondo e alla fonte Terrin dove c’è la casa della Miniera goccia a goccia riesco a riempire la bottiglietta. E’ il tratto più “scoperto” della gita. Le velature nel cielo si sono diradate e il sole splende nel cielo azzurro.
Ai Prati Ferretto l’Alta Via svolta a sinistra e risale la pineta. Poi prosegue in direzione est verso il riparo Cima del Pozzo, passo Pian di Lerca, Cima Pian di Lerca. Più avanti intravvediamo Claudio che arriva al rifugio prima di noi.
Sono le 13,15 quando sentiamo il richiamo di Giancarlo di vedetta su un masso e troviamo le jeep degli alpini e della protezione civile. Tra gli amici del Giovedì mancano ancora Lodovico e il suo gruppetto che arriveranno tra poco. Le cime sono state raggiunte. 
Ci siamo tutti, anche un gruppo di “ciclisti” che hanno conquistato altre vette.
Trenette al pesto e salsicce, focaccette e vino e un clima di festa e di allegria che lì per lì mi ha fatto dimenticare il vero motivo per cui ci siamo ritrovati insieme. Ora, mentre scrivo, mi viene da riflettere. L’Unione Ligure Escursionisti è nata cento anni fa dall’idea di qualcuno che ha voluto un sodalizio per poter coltivare insieme la passione per la montagna, tra tante vicissitudini ha attraversato due guerre e oggi è qui per essere festeggiata. Cinquant’anni fa noi (Gianni e io) l’abbiamo conosciuta, ci siamo incontrati e ci siamo sposati. Qualcuno dei soci fondatori ci ha accompagnato nelle prime escursioni. Se il suo centenario è un traguardo importante anche il nostro mezzo secolo di appartenenza è un traguardo più che rispettabile. Ci penso e non ho ancora deciso se essere contenta o lasciarmi prendere dalla malinconia.
Le nuvole si affollano in cielo. Salutiamo gli amici e un po’ sulla strada della Bucastrella e un po’ sul sentiero facciamo ritorno a Vara giusto in tempo per non farci raggiungere dalla pioggia. 23 i chilometri percorsi, 7 le ore di cammino effettivo.


9 marzo 2014 - M. BEIGUA da Piampaludo

Stefano

Altra ciaspolata in Valle d’Orba prima che le elevate temperature di questi giorni sciolgano tutta la neve. Come ieri parto dall’acquedotto di Piampaludo: da qui in avanti, infatti, la strada che sale al Beigua non viene più pulita dalla neve.
Ciaspole ai piedi supero la Torbiera del Laione (m. 991) e dopo il ponte imbocco sulla destra il sentiero segnato con tre pallini gialli (“Sentiero Natura”). In pochi minuti raggiungo la vecchia casa accanto alla quale sorge un grande faggio secolare. Proseguo nel bosco e, poco prima di incrociare la strada asfaltata tra Pratorotondo e il Beigua, svolto a destra.
Salgo tra distese di neve, pini marittimi e macchie di faggi fino a sbucare sull’ampia spianata sommitale. La giornata è bella e soleggiata ma il cielo è meno limpido rispetto a ieri, la foschia cela il panorama e le Alpi risultano invisibili.
Scattare una foto alla piccola chiesetta senza che compaiano i tralicci dei ripetitori non è affatto semplice, sommersa com’è da una selva di antenne. Qui converge una moltitudine di itinerari che salgono dalla Riviera e dalle valli del Sansobbia, dell’Erro e dell’Orba; la cima del Beigua (m. 1287) è inoltre toccata dall’Alta Via dei Monti Liguri che tra il Colle del Giovo e il Passo del Turchino attraversa luoghi di grande interesse paesaggistico.
Al ritorno seguo lo stesso percorso fin sopra la casa del faggio. Poi compio una deviazione a sinistra e raggiungo la strada con una bella discesa nel bosco fuori sentiero.
La temperatura sale e la neve soffre: oggi era l’ultima occasione per una ciaspolata a venti minuti d’auto da casa e sono contento di averla sfruttata.


8 marzo 2014 - M. GROSSO da Piampaludo

Stefano, Gianni, Franca

Relazione scritta a quattro mani: da Stefano per la prima parte ...

Oggi breve gita con le ciaspole a pochi minuti di auto da casa, approfittando del buon manto nevoso che ricopre l’alta Valle dell’Orba. Il tempo sembra essersi stabilizzato e si susseguono finalmente belle giornate di sole.
Posteggio la macchina sopra Piampaludo lungo la strada che sale a Pratorotondo e che, dopo l’acquedotto, non viene più pulita dalla neve. Ciaspole ai piedi mi incammino su per la strada innevata e, superata la Torbiera del Laione (m. 991), arrivo all’imbocco della mulattiera che porta al Beigua. Svolto a destra e salgo tra i faggi seguendo la X gialla.
Tra un’ora o due anche i miei genitori in arrivo da Genova faranno il mio stesso percorso e così cerco di far trovar loro una bella traccia sulla neve.
In basso il sentiero è ben percorribile e i rami non intralciano il cammino. I buchi e i fossi dei ruscelli disseminati lungo la mulattiera sono in buona parte coperti dalla neve cosicchè la salita risulta tutto sommato agevole. Uscito dal bosco proseguo a mezzacosta tagliando le pendici del Monte Grosso. Infine, con un’inversione a U, mi porto sulla dorsale sud-occidentale del Grosso e la risalgo fino a raggiungere il cippo di vetta (m. 1265).
Di fronte a me spicca la selva di antenne sul Monte Beigua mentre a est corre il crinale di spartiacque dal Bric Damè al Reixa.
In discesa ribatto con attenzione la traccia dell’andata per agevolare il passaggio dei miei genitori. Raggiunta la strada, faccio una breve deviazione al Laione per scattare alcune foto e subito dopo incrocio mia mamma e mio papà che sono appena partiti.

da Franca per la seconda parte:

Abbiamo da poco messo le ciaspole (11,15) quando incontriamo Stefano che ci viene incontro sulla strada innevata. Il tempo è splendido e la temperatura primaverile. Tocca a noi adesso salire sul Monte Grosso seguendo le orme di Stefano che con il bastoncino ha disegnato delle enormi frecce sulla neve nei punti in cui possono esserci dubbi sulla direzione da prendere.
Si è preoccupato di lasciarci una traccia ben battuta e senza buchi e noi, che apprezziamo il suo lavoro, saliamo senza fatica sul soffice e spesso manto immacolato. Così, quando più in alto incontriamo un ragazzo e due ragazze che scendono senza le ciaspole affondando fino alle cosce e lasciando buchi profondi, ci viene da pensare: “peccato”.
Poco prima della sella dalla quale partono i tre pallini gialli che portano al Grosso svoltiamo a destra seguendo le tracce che salgono su terreno scoperto fino a raggiungere la Madonnina e il cippo di vetta.
Intanto si è fatta l’una e al posto del pranzo ci accontentiamo di qualche dolcino e della neve che ha la consistenza di una granita e che, con un po’ di sciroppo, immagino deliziosa.
Poi salutiamo la Madonnina e scendiamo sui nostri passi scansando il più possibile le grosse buche lasciate da chi si è avventurato senza le ciaspole. All’orizzonte stagna un po’ di foschia ma la cupola del cielo è azzurra e senza sbavature.
Alle 14,50 terminiamo questa breve ma bella gita fatta nelle condizioni migliori che potessimo incontrare: 6 i chilometri percorsi e 300 i metri di dislivello.


2 marzo 2014 - M. BEIGUA (Croce Monumentale) da Alberola

Stefano

Ieri sull’Appennino si è levato il canto del cigno di quest’inverno strano e super-piovoso: una fitta nevicata ha infatti posato sul terreno un buon manto bianco che alle quote più elevate del Massiccio del Beigua ha superato il mezzo metro di spessore.
Oggi il tempo è inclemente: in Valle d’Orba pioviggina, oltre i 1000 metri nevica. Il crinale è immerso in una nebbia pesante e lattiginosa che si mescola con il bianco della neve: si tratta del gaigo, termine del dialetto genovese che indica la presenza di nubi basse incollate alle cime a guisa di cappello. La salita al Beigua non sarà di certo una passeggiata.
Da Alberola (m. 969) raggiungo a piedi Veirera (m. 979) sotto una leggera nevicata, poi imbocco il sentiero segnato che in alcuni punti è quasi impraticabile, invaso com’è da una selva di rami piegati: vere e proprie cascate di neve mi piovono continuamente sulla testa e nel collo cosicchè all’uscita dal bosco ho la giacca a vento completamente inzuppata.
In prossimità dell’incrocio con l’Alta Via la visibilità è talmente scarsa che fatico non poco a mantenere la corretta direzione di marcia: procedo un po’ a intuito, un po’ a zig-zag cercando i segni sugli alberi e, grazie alla buona conoscenza della zona, azzecco il punto di entrata nel bosco sotto la grande croce del Beigua. Qui abbandono il tracciato che porta alla Sella del Beigua e in pochi minuti raggiungo la Croce Monumentale (m. 1264).
Al ritorno seguo a ritroso la mia traccia. Il cielo sembra alzarsi un poco e la visibilità migliora sensibilmente. La neve nel frattempo cade dagli alberi con scrosci improvvisi e pian piano i rami si raddrizzano liberando il sentiero.
Con una veloce discesa, assai più agevole che la salita, faccio ritorno ad Alberola mentre il cielo comincia a tingersi finalmente d’azzurro.


20 febbraio 2014 - M. BEIGUA e M. ERMETTA da Alberola

Dino, Sara, Paola, Chiara, Renato, Lodovico, Cesare, Paolo, Piero, Francesco, Bruno, Giancarlo, Gianni, Franca

Le gita di oggi è una gita ufficiale, una delle poche pubblicate nel calendario del CAI ULE dal Gruppo del Giovedì. Il coordinatore è Lodovico e il capogita Dino. Quando era stata proposta si era pensato a una bella ciaspolata ma lo strano inverno di quest’anno ha giocato brutti scherzi, seppellendo le località di montagna più in quota sotto cumuli inimmaginabili di neve mentre sull’Appennino ha piovuto più che nevicato.
E’ stata quindi una sorpresa trovare la neve quando siamo arrivati ad Alberola (m. 982). Molle, granulosa ma sufficiente a far tornare la speranza di una ciaspolata per la quale eravamo comunque previdentemente attrezzati.
La nebbia ci avvolge, il termometro segna +3°. Partiamo cinque minuti prima delle 9 e seguiamo la strada asfaltata per qualche centinaio di metri. Poi svoltiamo a destra e saliamo a Veirera dove incontriamo il segnavia del quadrato vuoto giallo che arriva da Sassello e quello delle due righe gialle che parte da Palo.
Appena imboccata la mulattiera che dalle case di Veirera sale nel bosco la neve si fa abbondante. Togliamo le ciaspole dallo zaino e le indossiamo anche se in qualche breve tratto, dove l’acqua che ruscella ha scavato un solco profondo, ci ritroviamo a camminare sull’acqua e sulle pietre. Quando stiamo per uscire dal bosco, la nebbia diventa chiara e lascia trasparire un pallido azzurro. Lodovico, ottimista e speranzoso, annuncia l’arrivo del sereno ma la nebbia si infittisce di nuovo e per tutto il giorno ci nasconde il panorama che da qui, quando il tempo è bello, è davvero stupendo.
Il bosco ha ceduto il posto a radi arbusti, una rigogliosa pianta di agrifoglio sorprende con le sue bacche rosse e le foglie ondulate fitte e lucide. Togliamo le ciaspole e più avanti le rimettiamo. Superiamo la piccola croce sull’Alta Via e dopo la Sella del Beigua arriviamo alla strada asfaltata (ore 11,20). L’albergo è chiuso e un cartello avverte che riaprirà ad aprile con una nuova gestione. 
Noi  ci mettiamo al riparo sotto il portico della Chiesetta Regina Pacis (m. 1287) mentre un leggero vento di nord non riesce a diradare la nebbia che rimane incollata alla sommità delle cime. Nel poco spazio lasciato libero dalla neve, seduti sul pavimento o in piedi, ci dedichiamo al pranzo ma, mentre gli altri mangiano con calma, io ingollo in fretta un panino perché sono impegnata con la mia attrezzatura tecnologica che oggi si è arricchita di un nuovo strumento: un gps cartografico tutto da imparare.  Se non ci fossimo noi oggi la cima del Beigua sarebbe deserta e quando ci allontaniamo per proseguire nel nostro giro la riconsegnamo al silenzio della nebbia.
Scendiamo la scalinata di accesso alla chiesetta con le ciaspole ai piedi e lungo le stazioni della via Crucis siamo presto alla grande Croce del Beigua che qualche problema crea alla mia fotocamera quando devo decidere se ritrarla per intero facendoci assomigliare a tante formiche oppure troncarla senza rimpianti. Pochi metri e riprendiamo l’Alta Via, tra poco ci sarà la deviazione per il Monte Ermetta.
I sentieri per salire sono più di uno, il terreno infatti non presenta problemi. Il gps ad esempio ci segnala quello che passa dal Bric Veciri ma noi prendiamo quello contrassegnato dalla E bianca e indicato dalla palina. La nebbia ci accompagna nella breve salita e non ci abbandona sulla cima (m. 1267, ore 13) dalla quale, se fosse bello, avremmo potuto godere di un favoloso panorama a trecentosessanta gradi.
La Rosa dei Venti, che avevo già visto lo scorso 27 dicembre e oggi purtroppo ho dimenticato di fotografare, è stata voluta dal Cai di Varazze e inaugurata il 2 giugno 2013 in occasione della ricorrenza dei 150 anni dalla nascita del CAI.
Sono curiosa e ci tengo a sfogliare il quaderno di vetta alla ricerca del messaggio di Emilio ed Enrico che da Varazze sono saliti quassù tante volte. Lo trovo in data 12 novembre e lo pubblico perché è un documento davvero interessante che merita leggere:  1210 volte sul Monte Ermetta, 2630 volte sul Monte Beigua. Da Varazze a piedi. Se questo non è un record …
Ritorniamo sui nostri passi e in breve siamo di nuovo sull’Alta Via. La discesa non ci regala sorprese, ricalchiamo le impronte di questa mattina e alle 15 siamo ad Alberola a conclusione di un’escursione semplice e relativamente breve (13,6 km il mio gps) che si è svolta senza alcun problema nonostante le condizioni meteo non ottimali.


27 dicembre 2013 - M. ERMETTA da Alberola

Stefano, Gianni, Franca

A Vara Inferiore, dove trascorriamo questi giorni di festa, la “tempesta di Natale” ha voluto onorare il suo nome. Non si è accontentata di lavare e spazzare il paese con piogge torrenziali e venti da uragano ma si è divertita a far scivolare un pezzo di monte lasciando faggi, roverelle e pini beffardamente in piedi sull’asfalto della provinciale tra Vara e San Pietro. L’Orba si è gonfiato e infuriato, spumeggiando si è lanciato verso la Diga dell’Antenna che per la prima volta in tanti anni ha fatto sentire la sua voce suonando la sirena d’allarme. Ma ora è passata, il tempo è splendido e i monti sono bianchi. Tempo da gita.
Stefano ci ha dato appuntamento per una camminata sull’Alta Via. Lasciamo l’auto ad Alberola (m. 969) e ci incamminiamo verso Veirera (m. 979) sull’asfalto ghiacciato. Qui imbocchiamo il sentiero per il Beigua segnato con un quadrato e con due linee gialle. Il cielo è color cobalto e i rami degli alberi, coperti di soffice neve, si flettono sopra le nostre teste creando una lunga e fiabesca galleria.
Neve, neve, neve ... quanta ne è caduta stanotte: ci sarebbero volute le ciaspole. Stefano fa il passo, se provo a passare avanti dopo pochi istanti ho il fiato corto.
Due ore nel bosco e finalmente il panorama si apre: siamo sull’Alta Via, oggi particolarmente suggestiva. Capo Noli e Capo Mele si allungano sulla distesa azzurra del mare.
Le antenne del Beigua sono vicine ma oggi abbiamo un altro appuntamento: il Monte Ermetta. Per questa cima non c’è un vero segnavia, solo delle E verniciate in bianco e ora nascoste sotto la neve. Andiamo quindi a naso con Stefano in testa per risparmiarci fatica. E intanto cerchiamo il Bric Veciri che ancora non conosciamo: dovrebbe essere vicino ma per noi rimane, anche oggi, un oggetto misterioso.
E’ quasi mezzogiorno: siamo sull’Ermetta (m. 1267) dove una bella Rosa dei Venti è stata sistemata vicino alla croce. Il panorama è splendido con l’arco alpino scintillante sullo sfondo.
Soddisfatti possiamo iniziare la discesa e anziché ripercorrere il largo semicerchio dell’andata scendiamo direttamente lungo il versante ovest ritrovando in breve l’Alta Via. E poi via a ritroso, seguendo veloci le nostre tracce, fino a tornare a Veirera e ad Alberola.
Che dire? Questi luoghi, quando regalano scorci affascinanti come quelli di oggi, non hanno nulla da invidiare a montagne assai più blasonate. Sono semplicemente bellissimi.


4 luglio 2013 - M. BEIGUA da Vara Inferiore

Gianni, Franca

Oggi sul Beigua arriva il Giro Rosa. Noi siamo a Vara e il tempo è splendido: una buona occasione per andare a vedere la tappa partendo da casa.
Alle 8 ci mettiamo in cammino. Abbiamo a disposizione un sacco di tempo e ci godiamo il paesaggio, di un verde brillante come se fosse primavera. Seguiamo il rombo giallo che va al Rama, attraversiamo il fiume Orba sulla precaria passerella in ferro che la ruggine ha bucherellato come una groviera, saliamo alla località Dano e ci inoltriamo nel bosco.
Mi accorgo subito che il sentiero è in ordine, il Parco ha fatto tagliare i rami e l’erba, i segni sono pitturati di fresco. Mentre tutto intorno il bosco ha ripreso possesso dei vecchi sentieri, quelli segnati dalla FIE (Vara-Rama,Vara-Argentea, Piampaludo-Beigua e altri) sono stati rimessi a nuovo. Bene.
Alle 10 incrociamo l’Alta Via e alcuni escursionisti. Chiacchierando facciamo conoscenza anche col cane che quando era giovane accompagnava il padrone perfino sulle ferrate.
Scendiamo ai Prati Ferretto e abbandoniamo il rombo giallo del Rama. Alla nostra sinistra si alza il Bric Resonau, un cocuzzolo di sassi dove l’anno scorso è stata sistemata una bella croce. Saliamo, non saliamo. Ma sì, saliamo sul bricco. Da quando c’è la croce è diventato una meta. Due pallini rossi ci accompagnano lungo il percorso più agevole. Da lassù la vista spazia sul mare. E’ caldo e qualche nuvola viaggia nel cielo.  Apriamo la bella ribaltina che custodisce il quaderno di vetta e scriviamo i nostri nomi.
Avevo spento il gps che porto al polso per far durare un po’ di più la batteria che si sta scaricando e, quando scendiamo, dimentico ovviamente di riaccenderlo. Così la discesa dal Bric e un tratto dell’Alta Via verso Pratorotondo non vengono registrati. Peccato.
E’ presto e con calma seguiamo la sterrata. Passiamo davanti alla Casa Miniera, lasciamo lo Sciguelo sulla sinistra e da Pratorotondo puntiamo al Beigua. Ciclisti che scendono, ciclisti che salgono. Oggi è la loro giornata e per me quella del rimpianto visto che, non tanti anni fa, anche io mi arrampicavo in bici su per queste strade.
A mezzogiorno arriviamo alla chiesetta. Un bel cancelletto in legno chiaro sostituisce quello da tempo andato distrutto. Gruppetti di persone, sedute intorno alla statua del Cristo, mangiano. Aspettano la corsa. E’ presto, noi possiamo arrivare alla grande croce monumentale che è poco distante.  Qui ci fermiamo a mangiare, divorati dagli insetti. Per la disperazione richiudiamo velocemente gli zaini e ci avviamo al traguardo.
Un mucchio di gente, palco, tv, furgoni e attrezzature varie animano la cima del Beigua solitamente deserta. Studio il posto per scattare qualche foto, faccio le prove, di qua e di là, per cercare l’inquadratura. Alla fine mi siedo sull’erba a bordo strada, un po’ prima del traguardo dove un tornante mi permette di vedere le concorrenti in faccia. Al sole scoppio dal caldo, all’ombra ho quasi freddo. Dobbiamo aspettare fino alle 14 e 30 per vedere arrivare la testa della corsa.
Vince la statunitense Mara Abbott. La maglia rosa, l’olandese Marianne Vos campionessa del mondo che finora ha stravinto, oggi è in affanno. Sulla ripida salita da Alpicella  accumula minuti di ritardo. Una, due, tre, e tante altre sono arrivate. Giovani, carine, di tutto il mondo. Eppure sono stanche, senza trucco, e il casco nasconde i capelli. Un bella cinesina mi passa accanto.
Non aspettiamo la fine della festa. La strada del ritorno è lunga. Questa volta seguiremo la X gialla che scende a Piampaludo. Anche questo sentiero è in ordine, segnavia appena rifatti, erba e frasche tagliati. Il gps funziona ancora. Il Laione è una distesa di erba verde dove se si avanza i piedi sprofondano nella melma. A tratti affiora l’acqua.
Un po’ seguiamo la X gialla, un po’ la strada, fino a che a Piampaludo il gps tira l’ultimo respiro. Non può registrare, peccato, il gran finale. Scendiamo su asfalto verso il Dano e, prima del ponte crollato, svoltiamo a sinistra per la base scout del Rostiolo. Stranamente deserta in questa  giornata di luglio dove c’è sole a volontà, fa bella mostra con i grandi prati, le vecchie case rimesse in ordine, i giochi all’aperto. Tutto pronto a ricevere gli allegri gruppi di scout.
Ancora un ripido strappo e arriviamo a Vara. Ma prima dobbiamo attraversare un bel ponte sospeso sul letto del fiume, che oscilla sotto i nostri piedi. Il “ponte traballante”. Una ventina i chilometri stimati, dislivello poco, sette o ottocento metri. Sono le 17 e 30 e siamo stanchi e soddisfatti.


26 gennaio 2013 - M. ERMETTA da Alberola

Stefano

Dopo una settimana di mal di gola, tosse e antibiotico, il buon senso mi suggeriva di starmene tranquillo a casa. Però il fegato mi rodeva: venerdi dalle finestre dell’ufficio si vedeva il Reixa, come in una cartolina, bianchissimo di neve nel cielo azzurro. Chi conosce queste montagne che s’innalzano aspre a due passi dal mare sa quanto sia difficile trovarvi, contemporaneamente, la neve e il sole: le occasioni sono da cogliere al volo.
Questa mattina guardo su internet la webcam del Beigua e, vedendo che non c’è nebbia, metto da parte ogni indecisione e parto subito in macchina alla volta di Alberola: non essendo perfettamente in salute e non volendo faticare, camminerò dentro la traccia lasciata ieri dai miei genitori e dai loro amici durante la ciaspolata al Beigua.
Alberola si trova a 1000 metri di quota sulla dorsale che scende dal Monte Ermetta e che separa l’alta Valle dell’Orba da quella dell’Erro. Fino al 2001 funzionavano tre skilift (il “Baby”, il “Medio” e il “Lungo”) che servivano piste di discreta difficoltà, corte ma non banali: la pista del baby terminava nientemeno che con un muro! Considerata poi la qualità della neve che solitamente vi si trovava (ghiacciatissima al mattino e marcia al pomeriggio), saper sciare ad Alberola significava saper sciare dappertutto.
Tornando ad oggi, la temperatura alla partenza è di tre gradi sotto lo zero ma la sensazione di freddo è acuita da una gelida bava di vento di nord-est. Vestito come se mi trovassi al Polo o in Himalaya, seguo la strada asfaltata fino alle case di Veirera dove incontro la traccia che sale a destra nel bosco.
Metto le ciaspole e percorro fedelmente una vera e propria pista battuta in miniatura che mi permette di procedere agevolmente senza fare fatica. La giornata è bella ma il sole non riesce a scaldare l’aria.
Dopo aver tagliato le pendici occidentali dell’Ermetta incontro l’Alta Via proveniente dal Colle del Giovo: le antenne e la Croce Monumentale del Beigua sono ormai vicine. Però fa freddo e il vento gelido ha cominciato a spirare con più insistenza: allora decido di lasciar perdere il Beigua e di salire sulla più vicina Ermetta.
Il Monte Ermetta è una delle cime del Massiccio del Beigua e si trova su una dorsale orientata in senso sud-nord che si stacca dallo spartiacque principale poco ad ovest della Croce Monumentale.
Seguendo la traccia tra dolci distese innevate raggiungo la croce dell’Ermetta che, con i suoi 1267 metri di quota, è di soli venti metri più bassa rispetto al Monte Beigua.
Dalla croce scendo direttamente verso ovest su terreno scoperto punteggiato di faggi fino a ricongiungermi con l’itinerario percorso in salita. La discesa è veloce e in poco tempo torno a Veirera. Da qui percorro ancora un breve tratto giù per i prati innevati fino alla provinciale tra Alberola e Piampaludo.
Infine, seguendo la strada, faccio ritorno alla macchina, stanco come se avessi fatto chissà cosa: quando non si sta bene è meglio restarsene a casa al caldo.


 

25 gennaio 2013 - M. BEIGUA e M. ERMETTA da Alberola

Renato, Sara, Bruno, Gianni, Franca

Splendida giornata di sole su uno scenario immacolato per la neve caduta abbondante nei giorni scorsi. E pensare che tutto il viaggio e anche quando siamo scesi dalla macchina ad Alberola il cielo è rimasto ostinatamente grigio, le cime dei monti  coperti dalla nebbia.
Un po’ delusi alle 9 ci mettiamo in cammino tra i muri di neve accumulati ai lati della strada dagli spazzaneve e al bivio per Veirera mettiamo le ciaspole. Le case del piccolo borgo sono coperte da una spessa e morbida coltre, così come gli alberi e tutto quello che ci circonda.
Guardo ancora il cielo: il grigio è meno compatto e in qualche punto lascia trasparire un colore più chiaro che assomiglia all’azzurro. Bruno, Renato, Gianni e anche Sara si alternano in testa e fanno una gran fatica a battere la pista e ogni tanto a liberare i rami curvi sul sentiero, piegati e prigionieri della neve.
Solo io sono esonerata e tranquilla sto in coda a camminare in un comodo e largo solco.
Sui tronchi degli alberi risaltano i segnavia gialli (quadrato vuoto da Sassello, due lineette da Palo), il cielo ora è diventato azzurro, la neve bellissima.
Alle 10 e 50 usciamo dal bosco e continuiamo in direzione sud per incrociare più avanti il percorso dell’Alta Via. I pianori sommitali ci offrono il fantastico spettacolo del mare e delle Alpi, in un cielo azzurro dove veleggiano nuvole leggere.
Non è ancora mezzogiorno quando arriviamo alla Chiesetta Regina Pacis sul Beigua e qui, al riparo del piccolo porticato, in piedi o seduti  sulle ciaspole, consumiamo il nostro pranzo.
Al ritorno percorriamo un tratto della Via Crucis tra gli alberi maestosi carichi di neve e arriviamo alla Croce monumentale del Beigua.
Tornati sulla nostra comoda traccia abbiamo anche il tempo, in prossimità dell’Ermetta, di svoltare a destra e con una breve e bella salita arrivare alla piccola croce di questa panoramica cima.
Sono le 13,40. Uno scenario a 360 gradi ci circonda. Vorrei leggere il libro di vetta per trovare il messaggio dei due fratelli che vengono sempre quassù e firmano nei primi giorni dell’anno ma non riesco a trovarlo neppure con l’aiuto di una pala che Sara tira fuori a sorpresa dal suo zaino.
Rinuncio all’idea e seguendo alcuni segni di sci tagliamo il pendio nord fino a recuperare la nostra traccia poco sotto.
Una tranquilla camminata ci riporta a Veirera e poi ad Alberola, a conclusione di una bella ciaspolata favorita dalle condizioni meteo e dalla neve ottima (ore 15,20).


2 novembre 2012 - M. BEIGUA da Varazze

Dino, Renato, Lodovico, Sara, Gianni, Franca

Per la gita di oggi ci spostiamo in riviera: quasi 1300 metri di dislivello per salire al Beigua e la promessa di una giornata tutto sole.
Puntuale il treno ci lascia a Varazze e alle 8,20 la nostra escursione comincia con una bella passeggiata nel centro storico della cittadina.
Poi la salita lungo il sentiero (segnavia: una croce rossa), la Chiesetta del Beato Jacopo che si affaccia sulla riviera, il Passo del Muraglione. La cima del Beigua è bianca di neve e le nuvole si divertono a coprirla. Peccato.
Con una breve discesa siamo sulla strada asfaltata che porta alle Faie. Devo stare attenta a non distrarmi perchè l'ultima volta non ho visto il segnavia che poco più avanti svolta a sinistra e sale nel bosco per poi passare davanti all'ultima casa del paese.
Come sempre sostiamo per un breve spuntino (10,45) ma questa volta un signore preoccupato si affretta a chiudere a chiave l'uscio, poi raggiunge la sua auto parcheggiata sul prato e fa altrettanto. Un dubbio mi assale: abbiamo un aspetto così poco raccomandabile?
La salita continua, percorre la "strada megalitica" con i suoi faggi maestosi e attraversa spazi aperti che ci lasciano vedere la cima punteggiata di antenne.
Intorno a quota mille troviamo la neve, fradicia e pesante, e man mano che saliamo la coltre diventa più spessa e aumenta la fatica.
Le nuvole viaggiano veloci, lasciano scoperto il cielo per brevi attimi e poi si richiudono. Ho le scarpe piene di neve e un venticello fastidioso mi fa rabbrividire.
Il tempo di un pranzo veloce (13,15) e di una foto intorno al Cristo del Beigua e poi ci avviamo veloci verso Pratorotondo sul sentiero segnato con il quadrato pieno rosso.
La prima neve della stagione ha imbiancato le cime, nuvole grigie le avvolgono ma laggiù spunta l'azzurro del mare. Dappertutto acqua che ruscella a valle mentre la neve lascia sempre più spazio all'erba.
Siamo all'incrocio con il segnavia del rombo rosso che sale al Rama e tra poco arriveremo alla fontana Montebello, un po' in ritardo rispetto alla consueta tabella di marcia.
Scatto un'ultima foto alla riviera illuminata dal sole prima della veloce discesa che ci porterà alla Chiesa di Sciarborasca (16,30)


18 agosto 2012 - M. BEIGUA da Palo

Gianni, Franca

Continua la lunga serie di giornate di tempo bello e stabile ma anche di gran caldo. L'arsura comincia a farsi sentire soprattutto in quota dove numerosi faggi hanno la parte alta della chioma con le foglie secche e accartocciate. Che differenza di paesaggio a confronto con la stessa gita del 16 febbraio scorso dove c'era tanta bella neve!
Partiamo da Palo alle 8,05 e seguiamo le due linee gialle. Con una tranquilla camminata nel bosco raggiungiamo alle 9,30 le case di Veirera, le oltrepassiamo e ci tuffiamo nuovamente nel bosco che ricopre i pendii, prima ripidi e poi più dolci, del Beigua.
Nei tratti allo scoperto il panorama è nascosto dalla densa foschia. Riusciamo solo a vedere i paesi più vicini e, nella zona di Stella-Pontinvrea-Montenotte, contiamo quattordici pale eoliche.
Alla Sella del Beigua notiamo un cartello: il Parco ci avvisa - e allo stesso tempo si manleva da ogni responsabilità - che possono essere presenti cani pastore maremmani a guardia delle greggi. Significativo è il logo in basso nel cartello (Progetto Lupo - Regione Liguria). E' infatti l'aumentata presenza del lupo ad aver reso necessario l'utilizzo di questi cani prima sconosciuti nella zona.
Dalla Sella alla Chiesetta del Beigua il passo è breve. Dopodichè ci rechiamo dalla grande Croce Monumentale.
Ai piedi della croce ci fermiamo. Mezz'ora di sosta per ritemprarci prima di riprendere il cammino a ritroso.
Il progetto di fare una deviazione all'Ermetta viene bocciato per il gran caldo: preferiamo rimanere sul nostro sentiero che si snoda prevalentemente nell'ombra del bosco.
Con una veloce galoppata ritroviamo le case di Veirera (13,45) e infine il paese di Palo (ore 14,40) dove il termometro dell'auto parcheggiata al sole segna la sbalorditiva temperatura di 46 gradi!


Cliccare per le foto

12 febbraio 2012 - M. BEIGUA da Piampaludo

Stefano

Prima ciaspolata della stagione in una giornata veramente gelida: alla partenza da Piampaludo il termometro della macchina segnava -9 °C.
Mi sono incamminato di buona lena lungo la strada che sale a Pratorotondo mentre un timido sole faceva capolino tra le velature e le nubi orografiche addossate al crinale.
Tagliando i tornanti della strada mi sono avventurato su candide distese di neve soffice e polverosa dove le ciaspole sprofondavano rendendo il cammino lento e faticoso.
Alla Torbiera del Laione ho abbandonato momentaneamente la strada per godermi l'attraversamento del grande pianoro innevato in un ambiente molto bello e suggestivo.
Riguadagnata la strada (che dall'acquedotto in avanti non era sgomberata dalla neve), l'ho seguita fin oltre il ponte per imboccare poi il Sentiero Natura (segnavia tre pallini gialli) che si raccorda con l'Alta Via poco sopra Pratorotondo.
All'interno del bosco il manto nevoso era veramente notevole mentre allo scoperto si alternavano zone pelate dal vento ed altre dove gli accumuli erano invece davvero cospicui.
Nell'ultimo tratto mi sono inventato una traccia il più al riparo possibile dal gelido vento che sferzava il crinale.
Il tempo di una breve sosta sotto il porticato della Chiesetta Regina Pacis e ho subito proseguito verso la Croce Monumentale del Beigua immerso in un paesaggio fiabesco.
Al ritorno ho seguito l'itinerario che scende direttamente alla Torbiera del Laione (segnavia X gialla) e la discesa si è rivelata più avventurosa del previsto: benchè conoscessi questi posti come le mie tasche, per ben due volte ho perduto la traccia trovandomi così a vagare nel bosco tra turbinii di neve sollevati dal vento. Quando finalmente sono sbucato sulla strada ero bianco come un pupazzo.
Infine, accelerando il passo per scaldarmi un poco e con la temperatura che non ne voleva sapere di schiodarsi da -6 / -7 °C, ho fatto velocemente ritorno a Piampaludo.


Cliccare per le immagini

5 maggio 2011 - M. BEIGUA da Varazze

Maurizio, Mino, Renato, Paolo, Paola, Cesare C., Franco, Lodovico, Chiara, Sara, Angela, Bruno, Claudio, Gianni

A distanza di un anno ripetiamo questa lunga e bella gita. Nella tarda mattinata il cielo si copre e in quota arriva la nebbia ma per il resto della giornata abbiamo sole e un assaggio di caldo estivo. Partiti dalla stazione di Varazze alle 8,15 attraversiamo il centro storico e alle 8,35 iniziamo il percorso con la croce rossa su per la ripida rampa che porta alle fasce di ulivi. Alle 9,20 raggiungiamo la chiesetta del Beato Jacopo, superiamo il passo del Muraglione e scendiamo fino alla strada asfaltata che conduce alle Faie. Poco dopo la cappelletta svoltiamo a sinistra sul sentiero che si inoltra nel bosco e alla casa abbandonata che troviamo poco più su ci fermiamo per un breve spuntino. Il sentiero prosegue lungo la suggestiva strada "megalitica" contornata da maestosi faggi. Lasciata a sinistra la deviazione per il monte Priafaia proseguiamo tra radure e boschetti e affrontiamo l'ultimo tratto nel bosco fino ad arrivare all'area pic nic del Beigua (i primi alle 12, gli ultimi alle 12,45). Alle 13,15 scattiamo ancora una foto davanti alla chiesetta e poi scendiamo a Pratorotondo dove imbocchiamo il sentiero con il quadrato rosso. Veloce discesa interrotta solo alla fonte Montebello per una rinfrescata e alle 16 eccoci a Sciarborasca giusto in tempo per prendere l'autobus per Cogoleto e, al volo, il treno per Genova.


17 aprile 2011 - M. SCIGUELO dal Laione (Piampaludo)

Stefano

Veloce passeggiata sui monti di casa in una giornata di tempo buono e temperature fresche.
Alle 7 mi sono messo in cammino dalla Torbiera del Laione lungo l'itinerario che conduce al Lago della Biscia dove incrocia il sentiero Piampaludo - Rama.
Sotto i 1000 mt di quota i faggi hanno messo le foglie e sono verdissimi.
Al Prato Ferretto piego verso sud, raggiungo il crinale di spartiacque sopra la Casa Miniera e salgo sulla Cima Frattin.
Dopo essere sceso a Pratorotondo mi dirigo verso lo Sciguelo: alle 8.30 sono in vetta.
Tornato a Pratorotondo, percorro per 500 mt la strada che sale al Beigua ed imbocco il sentiero segnato con tre pallini gialli che scende alla casa del faggio ed al ponte della strada.
Alle 9.30 sono di ritorno alla macchina.


31 dicembre 2010 – MONTE AVZE’ da Alberola

            Stefano

Avrei voluto andare sull'Ermetta e sul Beigua ma anche oggi una densa copertura nuvolosa stazionava sopra i 1100 mt. avvolgendo nella nebbia il crinale.
D'altra parte, in inverno, la probabilità di trovare il sole su questi monti equivale un po' a quella di trovare il bel tempo sulle cime della Patagonia.
Ho quindi deciso di ripiegare su una veloce passeggiata al Monte Avzè, percorrendo la pista forestale che taglia tutto il versante nord-occidentale dell'Ermetta.
Ho lasciato la macchina dalle vecchie piste da sci di Alberola e ho raggiunto Veirera.
Messe le ciaspole, ho seguito l'itinerario segnato con i tre pallini gialli che conduce al Monte Avzè ed al Colle Bergnon.
Quando il tempo è bello l'Avzè è un monte panoramicissimo. Dalla cima si domina la conca di Sassello e la vista spazia dalle Langhe alle Alpi. Oggi purtroppo si riusciva a mala pena a distinguere la croce.
Nel bosco ho visto moltissime impronte di animali. In particolar modo ho contato diverse tracce di cane o di lupo: mi viene da pensare che fossero proprio di lupo anche perchè non erano accompagnate da nessuna impronta di persona. Confesso di non essermi sentito molto tranquillo durante buona parte dell'escursione.


Cliccare per le immagini

 

 

Cliccare per le immagini

13 febbraio 2010 - M. BEIGUA dal Laione (Piampaludo)

Stefano e Chiara

Siamo partiti poco prima della torbiera del Laione, nel punto in cui la strada era chiusa perché non più sgomberata dalla neve. Tempo dapprima soleggiato, poi nuvoloni bassi e in cima nebbia. Tantissima neve fresca: in totale il manto nevoso superava sicuramente il metro.
Siamo partiti alle 9.30. Salita nel bosco passando dalla casa del faggio. Usciti dal bosco di faggi siamo saliti direttamente a destra e, zigzagando tra i pini innevati, siamo arrivati in vetta. In vetta, purtroppo, freddo e nebbia. Discesa per lo stesso itinerario di salita. Bellissimo il tratto all’interno del bosco carico di neve. Siamo tornati alla macchina per le 13.30.


12 febbraio 2010 - M. ERMETTA da Alberola (tentativo non riuscito)

Stefano

Partenza da Alberola alle 8.15. Tantissima neve appena caduta e tempo nebbioso, temperatura di qualche grado sotto zero. La salita da Veirera è stata faticosa perchè si sprofondava anche con le ciaspole. Uscito dal bosco ho puntato a sinistra verso la cima dell’Ermetta ma a causa della fitta nebbia non sono riuscito a trovare la croce. Dopo alcuni tentativi infruttuosi di raggiungere comunque la vetta sono tornato indietro. Ritorno ad Alberola per le 12.


4 gennaio 2010 - M. BEIGUA da Piampaludo

Gianni, Stefano, Franca

Questa notte è nevicato, un palmo di neve asciutta e polverosa sopra i resti di neve ghiacciata. Partiti da sopra Piampaludo alle 10 abbiamo seguito la strada che porta a Pratorotondo e dopo il ponte a metà strada abbiamo imboccato il sentiero con i tre pallini gialli che taglia nel bosco e arriva sulla strada che da Pratorotondo sale al Beigua. A mezzogiorno abbiamo raggiunto la chiesetta del Beigua e alle 13 e 20 abbiamo completato questa breve gita. La nebbia ci ha accompagnati lungo tutto il percorso, la temperatura era di 6 sottozero. Stranamente nella prima parte della salita non abbiamo avvertito il freddo, in alto invece il vento gelido si è fatto sentire.


5 dicembre 2009 - M. BEIGUA e M. ERMETTA da Piampaludo

Stefano

Sono partito dalle case di Piampaludo alle 9.20 con tempo bello e niente freddo.
Salita per due-tre km lungo la strada per Pratorotondo fino a dopo il ponte, dove ho preso il sentiero con i tre pallini gialli. Presenti 15-20 cm di neve farinosa.
Molto bella la vista sul mare nel tratto finale di salita fatta in mezzo ai pini coperti di neve.
Sono arrivato in vetta alle 11.
Poi discesa alla sella del Beigua e salita alla croce.
Dalla croce sono sceso nel bosco e ho preso il sentiero verso l’Ermetta che ho raggiunto alle 11.40.
Bel panorama su tutte le Alpi Occidentali innevate, anche se l’innevamento è meno abbondante di come sembra.
Seguendo delle impronte, sono sceso verso Veirera lungo un tracciato mai fatto prima che si è rivelato più veloce di quello tradizionale.
Arrivato a Veirera, ho preso la strada asfaltata per Piampaludo e ho raggiunto la macchina poco prima delle 13.


Cliccare per le immagini

Cliccare per la classifica


27 agosto 2009 – M. BEIGUA da Sassello

Gianni e Franca

Sassello-Colle Bergnon-M.Beigua: partenza ore 8 e arrivo ore 11
M.Beigua-Veirera-Sassello: partenza ore 11,45 e arrivo ore 15,15

L’escursione di oggi ci ha portato sui sentieri che da Sassello salgono al monte Beigua. All’andata abbiamo seguito i due triangoli pieni gialli che passano dal Colle Bergnon e al ritorno il quadrato vuoto giallo che passa per Veirera.
Nulla di particolare da segnalare sul sentiero che sale verso il colle Bergnon se non il consiglio di non percorrerlo dopo le piogge per la presenza di molto fango.
Sul sentiero del ritorno – Beigua-Veirera-Sassello – abbiamo invece molto da recriminare. Un’operazione di disboscamento, tra Veirera e Sassello, è stata condotta in maniera dissennata. Trattori evidentemente di grandi dimensioni hanno trascinato lungo il sentiero gli alberi tagliati, lasciando solchi profondissimi, sradicando massi anche molto grandi che sono rotolati sul passaggio e lasciando un’ecatombe di rami sul percorso. Molti segni sono scomparsi perché gli alberi sono stati tagliati e perché i massi sono stati divelti.
Mentre scendevamo abbiamo incontrato una comitiva di tedeschi che era salita da Sassello con l’intenzione di raggiungere il Beigua e di “vedere il mare”. Sconsolati sono tornati indietro ripercorrendo il sentiero devastato.
A Sassello abbiamo poi ritrovato, ben impilati, i tronchi degli alberi tagliati: scorticati dalla lunga discesa erano la testimonianza dei gravissimi danni inferti.
E pensare che siamo nel cuore del Parco del Beigua. E pensare che Sassello ha la bandiera arancione. E pensare che gli escursionisti stranieri arrivano sui nostri monti pieni di fiducia.
Perché non seguiamo l’esempio di altre regioni come il Trentino Alto Adige dove il rispetto del territorio è cosa ovvia?
Non un cartello per capire dove ci si trovi e i tempi di percorrenza, non la normale cura dei sentieri.
Un consiglio: togliamo la scritta che a Sassello invita a percorrere il quadrato vuoto giallo. Almeno non troveremo escursionisti, nostrani e di altre nazioni, in mezzo a tanto sfacelo. Un appunto a posteriori (ottobre 2009): Il direttore del Parco del Beigua ha assicurato che il sentiero è ora perfettamente percorribile


 Cliccare per le foto


25 aprile 2009 - M. BEIGUA dal Laione (Piampaludo)

Stefano e Chiara

Stefano e Chiara sul Beigua dalla Torbiera del Laione. In salita hanno seguito il sentiero con i tre pallini gialli che porta sopra Pratorotondo e poi l'Alta Via fino al Beigua. Discesa lungo la X gialla fino al Laione che, a cause delle piogge abbondanti, si è trasformato in un lago. Tempo discreto.


11 gennaio 2009 - M. BEIGUA dal Laione (Piampaludo)

Stefano

Di nuovo sul Beigua in questo inverno incredibilmente nevoso, questa volta Stefano da solo. Il tempo è splendido, la neve tanto abbondante che anche le ciaspole sprofondano. L'itinerario è quello della volta scorsa: i tre pallini gialli che partono subito dopo il ponte sulla strada Piampaludo-Pratorotondo. I rami che qualcuno saggiamente aveva tagliato per lasciare libero il sentiero sono ora completamente coperti dalla neve. Gli alberi sono tutti bianchi, carichi di neve soffice. Peccato non aver portato la macchina fotografica!


4 gennaio 2009 - M. BEIGUA dal Laione (Piampaludo)

Stefano e Franca

In queste vacanze di Natale l'unica cosa che non è mancata è stata la neve. E oggi un cielo azzurro da favola. La salute invece è mancata. Gianni è fermo per la distorsione al ginocchio e Stefano da ieri sera ha mal di gola. Ma ha voluto lo stesso fare un'ultima ciaspolata: un ambiente come quello di oggi è irripetibile. Così siamo saliti sul Beigua dal sentiero con i tre pallini gialli che parte subito dopo il ponte sulla strada Piampaludo-Pratorotondo. E' un sentiero largo,comodo, migliore di quello seguito quattro giorni fa e di quello di Veirera. Non lo avevamo mai fatto. Arriva sopra Pratorotondo e da lì abbiamo proseguito sulla neve, con la strada alla nostra sinistra.


31 dicembre 2008 - M. GROSSO e M. BEIGUA dal Laione (Piampaludo)

Stefano e Franca

Gianni è a Vara col ginocchio infortunato: mi dispiace! Mi dispiace proprio. Stefano mi ha portato di nuovo sul Beigua: questa volta partendo dal sentiero prima del ponte sulla strada Piampaludo Pratorotondo. Neve, tanta neve come da anni non ne vedevamo tanta.
Salire è stata un’impresa per il bosco fitto e i rami bassi che non lasciano passare e per i profondi buchi lasciati dall’acqua proprio lungo il sentiero. Quando dopo tanta fatica siamo arrivati in alto, dove il bosco dirada, abbiamo deviato a destra per salire, prima del Beigua, sul monte Grosso. Arrivarci non ha comportato difficoltà e neppure raggiungere il largo sentiero che ci ha condotto sul Beigua. Dopo, sempre ciaspole ai piedi (ma in alto e sul versante marino sotto le mie ciaspole si formava uno zoccolo fastidioso), siamo arrivati a Pratorotondo e da qui, tolte le ciaspole, abbiamo seguito la strada fino a ritornare al ponte.


28 dicembre 2008 - M. BEIGUA da Veirera

Stefano e Franca

C’è neve, tanta neve, e tanto freddo qui a Vara. E Gianni è infortunato con una distorsione al ginocchio fatta il giorno dopo Natale.
Stefano, reduce dalla gita di ieri con Chiara intorno al Penna, mi ha chiesto di andare con lui. Abbiamo lasciato l’auto ad Alberola e a Veirera abbiamo indossato le ciaspole e seguito il sentiero segnato con due righe gialle che provenendo da Palo passa da Veirera. Subito la neve era dura e le ciaspole non erano propriamente necessarie. La difficoltà veniva dagli alberi, i cui rami, piegati a terra dalla neve, ostacolano il passaggio. Più in alto la neve abbondante era morbida e gli alberi completamente bianchi. Uno spettacolo suggestivo, reso possibile dall’ultima nevicata di S. Stefano che ha interessato solo le quote più elevate. Peccato non aver avuto la macchina fotografica! Alcuni scorci facevano pensare alle montagne del Trentino.Un’altra difficoltà era data dai corsi d’acqua che sciogliendo la neve lasciano dei buchi molto, molto profondi sul sentiero. Ragion per cui si cammina sul bordo e si fanno delle deviazioni nel bosco per evitarli. Per arrivare alla chiesetta del Beigua ci abbiamo messo un’ora e 50 minuti. Non poco. Dalla chiesetta ci siamo diretti verso l’altra punta del Beigua, dove c’è la croce alta, e di lì abbiamo ripreso il sentiero e a ritroso l’abbiamo ripercorso fino a Veirera, in tre ore e mezzo complessive. La temperatura è stata di 4 o 5 gradi sottozero e il cielo coperto, salvo in alto dove per brevi attimi ha fatto capolino il sole.


Cliccare per le foto

La medaglia che ho vinto (anche se sono arrivata terzultima)!

Cliccare per le foto

Cliccare per le foto

Cliccare per le foto

 

 

Cliccare per le foto

 

 

Cliccare per le foto

 

Cliccare per l'audio

Cliccare per l'audio

 


Agosto 1987 - M. BEIGUA da Palo

Gianni Stefano Franca

Variante nuova fino a Veirera, poi il solito tracciato. Stefano ha voluto provare anche questo itinerario.


Luglio 1987 - M. BEIGUA da Sassello e discesa a Vara

Gianni Stefano

Gita lunghissima attraverso i boschi di faggio. Colle Bergnon, monte Beigua, Prariondo, Prato Resonau, Dano, Vara. Abbiamo trovato un fungo.


Agosto 1986 - M. ERMETTA da Veirera (discesa a Vara)

Gianni, Stefano, Franca, Gemmi, Bruna e marito, sorella Bruna, Erica

Una traversata che ha avuto inizio a Veirera, ci ha portati sull'Ermetta, a Prariondo, al Bric Frattin, Rexonnou e poi a Vara.

 


29 dicembre 1984 – M. BEIGUA da Piampaludo

Gianni Stefano Franca

Partiti con gli sci da piampaludo abbiamo trovato freddo e molto vento, cielo sereno e poca neve, tanto che in discesa abbiamo dovuto togliere gli sci.


19 febbraio 1984 - M. BEIGUA da Piampaludo

Gianni Franca

Siamo partiti con gli sci dal paese di Piampaludo e abbiamo seguito il segno X. Il tempo è stato splendido, la temperatura moderata e la neve ottima anche se non abbondante. Stefano è rimasto a casa perchè ha la congiuntivite. Abbiamo incontrato diversa gente dell'ULE che poi è passata da Vara.

 

 

lemiegite :   home   /  data per data   /  i monti   /  gli anni '60  /   le traversate   /   lo sci