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HOME PAGEGite Argentea e Cima Pian di Lerca (Rifugio Argentea)

www.escursioniliguria.it

9 aprile 2017 Argentea dal Passo del Faiallo (per la via diretta da Campo)
25 settembre 2016 Argentea e Rama da Vara Inferiore
28 luglio 2016 Reixa e Rifugio Argentea dal Passo del Faiallo
22 novembre 2015 Rifugio Argentea da Vara Inferiore
23 ottobre 2015 Alta Bucastrella da Vara Inferiore
26 settembre 2015 Rifugio Argentea e Rocca Vaccaria da Vara Inferiore
6 luglio 2015 Reixa, Rocca Vaccaria, Argentea, Riparo Padre Rino dal Passo del Faiallo
25 aprile 2015 Rifugio Argentea da Vara Inferiore
26 dicembre 2014 Rifugio Argentea da Vara Inferiore
13-14 novembre 2014 Argentea da Arenzano (discesa a Vara) e ritorno
13 settembre 2014 Marcia Mare e Monti (Rifugio Argentea da Lerca e ritorno ad Arenzano)
15 luglio 2014 Rifugio Argentea, Rocca Vaccaria, Reixa e Bric Dato da Vara
14 giugno 2014 Ermetta, Grosso, Beigua, Rif. Argentea da Alberola (ritorno a Vara Inferiore)
6 giugno 2014 Argentea da Vara Inferiore (per i Canai e per la via diretta da Campo)
2 giugno 2014 Rocca Vaccaria e Pian di Lerca da Vara Inferiore (per la gola dei Canai)
25 maggio 2014 Argentea da Vara Inferiore
30 dicembre 2013 Argentea da Vara Inferiore
20 settembre 2012 Tardia e Rifugio Argentea da Arenzano (ritorno a Vara Inferiore)
27 agosto 2012 Reixa, Rocca Vaccaria, Bric Damè dal Passo del Faiallo (ritorno a Piampaludo e Vara Inferiore)
23 luglio 2012 Piano del Bric Damè, Riparo Cima del Pozzo, Rifugio Argentea da Vara Inferiore
1 settembre 2011 Reixa, Rocca Vaccaria, Rifugio Argentea da Vara Inferiore
18 marzo 2011 Argentea da Vara Inferiore
27 gennaio 2011 Argentea da Arenzano
27 dicembre 2010 Piano del Bric Damè, Rifugio Padre Rino, Rifugio Argentea da Vara Inferiore
16 maggio 2010 Cima Pian di Lerca, Rocca Vaccaria, Reixa, Cima Faiallo da Vara Inferiore
11 marzo 2010 Rifugio Argentea da Arenzano
1 novembre 2009 Argentea da Vara Inferiore
30 dicembre 2008 Rifugio Argentea da Vara Inferiore
26 gennaio 2008 Rifugio Argentea da Pratorotondo (Stefano, Chiara)
8 settembre 2007 da Arenzano (Marcia Mare e Monti)
16 agosto 2007 Rifugio Argentea e Rama da Vara Inferiore
22 febbraio 2007 Argentea da Crevari
9 settembre 2006 Rifugio Argentea da Arenzano (Marcia Mare e Monti)
9 aprile 2006 Rifugio Padre Rino da Vara Inferiore (raduno CAI)
10 settembre 2005 Rifugio Argentea da Arenzano (Marcia Mare e Monti)
30 dicembre 2004 Argentea da Vara Inferiore
7 ottobre 2004 Rifugio Argentea da Arenzano (ritorno a Crevari)
11 settembre 2004 Rifugio Argentea da Arenzano (Marcia Mare e Monti)
23 agosto 2004 Rifugio Argentea da Vara Inferiore (di corsa)
6 maggio 2004 Rama e Rifugio Argentea da Lerca
3 settembre 2003 dal Dano
19 agosto 2003 Rifugio Argentea da Vara Inferiore
11 aprile 2003 Argentea da Arenzano
13 agosto 2002 Rifugio Argentea dal Dano
24 agosto 2001 Rifugio Argentea dal Passo del Faiallo (discesa a Vara Inferiore)
18 agosto 2001 da Vara Inferiore
6 dicembre 1998 Argentea e Cima del Pozzo da Vara Inferiore
19 aprile 1998 Rifugio Padre Rino da Vara (raduno CAI)
8 dicembre 1997 Cima Pian di Lerca da Vara
26 agosto 1997 Argentea da Vara
23 marzo 1997 Cima Pian di Lerca da Vara
8 settembre 1996 Cima Pian di Lerca da Vara
2 aprile 1995 Cima Pian di Lerca da Vara
7 gennaio 1995 Cima Pian di Lerca da Vara
11 agosto 1994 Argentea da Vara
23 aprile 1994 Argentea da Arenzano (discesa a Vara)
3 maggio 1992 Argentea da Vara
8 agosto 1991 Argentea dal Passo del Faiallo
21 agosto 1990 Argentea da Vara (gita del paese)
30 dicembre 1989 Argentea da Arenzano (discesa a Vara)
17 agosto 1989 Argentea da Vara
2 maggio 1987 Argentea da Arenzano
20 aprile 1987 Argentea da Vara
10 settembre 1986 Argentea da Vara
settembre 1984 Argentea da Vara
luglio 1984 Argentea da Vara
1983 Cima Pian di Lerca da Vara
1983 Argentea dal Passo del Faiallo
aprile 1982 Argentea da Vara
1981 Argentea da Vara (due volte)

9 aprile 2017 - M. ARGENTEA dal Passo del Faiallo (per la via diretta da Campo)

Stefano

Bella sgambata mattutina su e giù per i sentieri che si snodano tra l’alta Val d’Orba, il crinale di spartiacque e i contrafforti meridionali dell’Argentea.
Alle 7.20 mi metto in cammino dal Passo del Faiallo (m. 1061) e con una breve discesa nel bosco raggiungo Casa Tassara (m. 1002). L’aria è ancora fresca ma temo che oggi patirò il primo caldo di stagione. Risalgo quindi al Passo Vaccaria (m. 1115) dove svolto a destra per seguire le bandierine bianco-rosse dell’Alta Via in direzione del Rifugio Argentea. Trascuro la deviazione a sinistra per il rifugio e procedo spedito verso il Passo Pian di Lerca (m. 1034) dove convergono gli itinerari per il Monte Argentea che salgono da Vara Inferiore e da Arenzano.
Io seguirò quest’ultimo, segnato con un triangolo rosso, in senso contrario giù per il Vallone del Rio Lerca fin quasi alla frazione Campo (dove inizia la strada asfaltata che in 5 km conduce ad Arenzano).
A circa 250 metri di quota termino la lunga discesa e con un’inversione a U imbocco il sentiero della “stella bianca” che è la via diretta all’Argentea. Qui in prossimità della costa fa decisamente caldo; sono vestito troppo e sudo copiosamente. Il sentiero rimonta con numerosi tornanti l’assolato costone della Rocca Turchina, prima tra rada vegetazione e poi tra pini marittimi, tenendosi sempre sul fianco orientale. Al termine di un tratto molto ripido raggiungo il filo di cresta presso il colletto nord della Rocca Turchina. L’ambiente è davvero bello, alpestre e riposante: un piccolo altipiano sospeso sopra il selvaggio Vallone del Rio Lerca.
Alla Collettassa (m. 932) raggiungo la base del cono sommitale dell’Argentea. La stella bianca affronta ora l’ultimo ripidissimo pendio lungo la linea della massima pendenza; solo a pochi metri della vetta una serie di stretti tornantini permette di tirare un po’ il fiato. In basso si scorge il Rifugio Padre Rino e la mulattiera di mezzacosta che conduce alla Casa Carbunea.
Alle 11.10, dopo quasi quattro ore di cammino, fradicio di sudore, sbuco finalmente in cima (m. 1082).
Assai più tranquillo e rilassante è il ritorno al Faiallo. Moltissimi escursionisti popolano questo splendido tratto di Alta Via, sicuramente uno dei più caratteristici dell’intero percorso che si snoda tra Ventimiglia e Ceparana (SP); peccato solo che la foschia precluda il panorama.
Al Passo Vaccaria abbandono il crinale e seguo a ritroso lo stesso itinerario dell’andata; ripasso da Casa Tassara immersa nella quiete della faggeta e alle 12.20 concludo questo bel giro presso il ristorante-albergo “La Nuvola sul Mare”, come sempre gremito di turisti. La primavera è appena iniziata e i colori sono ancora spenti ma già tra un mese questi monti saranno un’esplosione di verde e di magnifiche fioriture.


25 settembre 2016 - M. ARGENTEA e M. RAMA da Vara Inferiore

Stefano

Oggi bella sgambata sui monti di casa in una giornata mite e soleggiata. Lascio la macchina sotto Vara Inferiore presso il ponte sull’Orba (m. 635) e mi incammino lungo la strada sterrata della Bucastrella che sale a svolte tra faggi e radure; le scorciatoie che più in alto tagliano i tornanti sono in ottimo stato, perfettamente pulite e ben segnate (con un quadrato giallo).
Abbandonata la sterrata, si entra nella conca del Rio Custi per risalire poi le vaste praterie che conducono al crinale. La manutenzione dell’itinerario, gestita del Parco del Beigua, è particolarmente curata ed è quanto meno insolito trovare un sentiero con l’erba tagliata.
Al Passo Pian di Lerca (m. 1034) svolto a sinistra e percorro un breve tratto di Alta Via fino alla Cima Pian di Lerca (m. 1090) dove si trova il Rifugio Argentea. Il cocuzzolo sommitale del Monte Argentea si trova a una quota leggermente inferiore rispetto a quella del rifugio ed è raggiungibile in pochi minuti seguendo un sentierino e poi una ripida traccia (segnavia: un quadrato giallo e un triangolo rosso) che sbuca direttamente sulla vetta (m. 1082).
Begli scorci panoramici sulla Rocca Negra, sulla Rocca da Ciappa e sul Bric Camulà.
Un comodo sentiero (segnavia: tre pallini rossi), anche questo con l’erba ben tagliata, scende alla Collettassa (m. 932) alle pendici meridionali dell’Argentea, da dove si può ammirare il selvaggio versante orientale del Monte Rama.
Alla Collettassa imbocco sulla destra l’antica mulattiera di mezzacosta (segnavia: una A rossa in campo bianco) che collega l’alta Val Lerone con l’alto Vallone del Rio di Lerca e che presenta, in più tratti, muretti a secco di sostegno perfettamente conservati.
Il Rifugio Padre Rino (ex Casa Leveasso, m. 903) è ancora immerso nell’ombra, sovrastato dal Monte Argentea. “La casa fu costruita intorno al 1895 da Tognu u Bregiè, un contadino di Campo, che nella bella stagione portava lassù le pecore. Inizialmente nota come “Ca’ du Bregiè” o “Ca’ du Tognu”, fu chiamata in seguito “Casa Leveasso”, perché intorno c’erano molte lepri. Nel 1935 fu acquistata dal Corpo Forestale dello Stato e completamente ristrutturata. Fu utilizzata dalla Forestale fino al 1950, poi fu abbandonata e andò in parte in rovina. È stata infine recuperata nel corso degli anni Ottanta, da volontari del CAI di Arenzano in collaborazione con il Comune di Arenzano e la Comunità Montana Argentéa. La vecchia casa è stata così trasformata in rifugio, dedicato a Padre Rino, frate carmelitano socio del CAI di Arenzano, caduto il 12 luglio 1987 nel corso di una scalata sul Grand Combin, in Valle d’Aosta” (fonte: Andrea Parodi - “Vette e sentieri del Béigua Geopark”, Parodi Editore).
Sopra il rifugio prendo sulla sinistra la mulattiera segnata con la A rossa che taglia a mezzacosta la testata del Vallone del Rio di Lerca con andamento pressochè pianeggiante; dopo recenti lavori di defrascamento che l’hanno ripulita dalla vegetazione invadente risulta ora comodamente percorribile.
Dopo aver incrociato l’itinerario proveniente da Arenzano (segnavia: due linee rosse) ed essere passato dalla Casa Carbunea (ex casa della Milizia Forestale, m. 943), proseguo sull’antica mulattiera, a tratti lastricata, che risale il versante nord-orientale del Monte Rama (segnavia: A rossa). Quando incontro il pallino rosso della “via diretta”, svolto a destra e seguo l’esile traccia che rimonta l’impervio versante orientale della montagna tra roccette e ripidi pendii erbosi. Al termine di una salita faticosa sbuco finalmente sulla vetta del Rama (m. 1148) dove sorgono due croci in ferro; al di là del Vallone del Rio Lerca spicca la cima trapezoidale dell’Argentea.
Al ritorno seguo il sentiero segnato con il rombo giallo che scende lungo la dorsale occidentale e raggiungo l’Alta Via dei Monti Liguri al colle sud del Bric Resonau (m. 1091). Pini marittimi deformati dal vento ornano questo pittoresco tratto di spartiacque che si eleva sopra i mille metri di quota a meno di sei chilometri in linea d’aria dal mare.
Al Piano del Bric Damè (m. 1060) abbandono l’Alta Via e inizio la discesa su Vara Inferiore seguendo il rombo giallo; anche questo sentiero, come i precedenti, è perfettamente curato dall’Ente Parco.
In località Dano incontro la strada asfaltata che collega Vara Inferiore a Piampaludo; non mi resta che percorrerla in discesa fino al ponte sull’Orba e concludere così questa piacevole camminata.


28 luglio 2016 - M. REIXA e RIFUGIO ARGENTEA dal Passo del Faiallo

Gianni, Franca

Ore 9,25 – Passo del Faiallo – Raggiungiamo in breve il sentiero di crinale che sale al Reixa e notiamo come anche questo sia perfettamente curato. L’erba è tagliata, il tracciato ben tenuto. L’aria per ora è ancora fresca e spira una leggera tramontana.
Come tutti i sentieri di crinale è panoramico e nelle belle e limpide giornate offre degli scorci talmente unici da far meritare al Parco del Beigua il prestigioso riconoscimento di Global Geopark che lo inserisce tra i 120 parchi al mondo considerati siti UNESCO.
In questo tratto l’Alta Via passa più a nord toccando il rifugio-albergo La Nuvola sul Mare e Casa Tassara e si ricongiunge al nostro al Passo Vaccaria.
La Madonnina sulla Rocca Vaccaria ha di nuovo un volto e il suo sguardo si perde sul mare. Il caldo comincia a farsi sentire e getta in lontananza un velo di foschia.
Scendiamo al Rifugio Argentea e per ripararci dal caldo ci accomodiamo nel locale invernale: quanto diverso da come era in origine quando un tavolo, una bella panca e una stufa arredavano il piano terra e una scala portava al piano di sopra completo di cuccette! Ora è poco confortevole sia per le ridottissime dimensioni sia per la mancanza di un arredamento adeguato e si limita a servire come deposito di materiale per i lavori fatti al rifugio.
Riprendiamo il cammino e seguiamo i tre pallini gialli che dalla Rocca Crocetta scendono alla zona recintata della Bucastrella dove pascolano gli asini. Incredibile quante volte riusciamo a sbagliare questo itinerario che porta a Casa Tassara: una volta eravamo andati troppo avanti ceffando la deviazione a sinistra che scende nel bosco, questa volta siamo scesi troppo presto seguendo non so quale altro segnavia. Solo percorrendolo nel senso inverso – Casa Tassara-Rifugio Argentea – l’avevamo indovinato!
Ci godiamo una breve sosta nell’ombra del bosco che circonda la “palazzina” e la sua freschissima fonte e, seguendo l’Alta Via, sbuchiamo alla Nuvola sul Mare dove concludiamo alle 14 la nostra breve gita: 10 chilometri e poco più di 300 metri di dislivello in tre ore e 20 di tranquillo tranquillissimo cammino.


22 novembre 2015 – RIFUGIO ARGENTEA da Vara Inferiore

Stefano, Gianni, Franca

Questa mattina a Vara la neve ci ha regalato una bella sorpresa. Ieri sera cadeva qualche goccia di pioggia ma poi deve essere arrivato il freddo improvviso a ghiacciarla e un buon palmo di neve si è posato su questo velo ghiacciato.
Squilla il telefono: è Stefano che ci chiede se vogliamo salire insieme al Rifugio Argentea. Il termometro segna zero, il cielo ci promette una splendida giornata di sole.
Sulla strada della Bucastrella ci sono tante orme, segno che nella notte gli animali non se ne stanno a dormire. Diciamo sempre che la neve copre tutto, che cancella ogni cosa sotto la sua coltre ma è anche vero il contrario. La neve è capace di raccontarci la vita nel bosco.
Ci sono delle orme che a me sembrano quelle del lupo, grandi, ben distanziate, segno di una lunga falcata, anteriori e posteriori lungo una stessa linea retta, i cuscinetti delle dita stampati nella neve soffice. Stefano è scettico ma io e Gianni saremmo disposti a scommetterci.
Lo spettacolo è suggestivo perché ogni fronda, ogni ramoscello sembrano siano stati tuffati nello zucchero filato.
Sul crinale la neve si dirada un po’, sul versante marino è scarsa. Buona la visibilità a trecentosessanta gradi: l’arco alpino, l’Appennino, le Apuane e sul mare si riconoscono l’Elba la Capraia e la Gorgona mentre la Corsica non si riesce a vedere.
Partiti che erano quasi le 9 siamo al rifugio alle 11. Qui troviamo alcuni soci di Arenzano che stanno cercando di capire da dove la neve è riuscita ad infilarsi dentro al rifugio. Uno, attrezzato con l’imbrago, sale sul tetto. Un altro arriva, con le scarpette da corsa.
Noi scendiamo velocemente sui nostri passi e alle 13 siamo di ritorno a Vara. E’ stata una bella camminata sulla prima neve della stagione in questo angolo di Appennino.


23 ottobre 2015 – ALTA BUCASTRELLA da Vara Inferiore

Gianni, Franca

La gita di oggi è una gita di esplorazione. Voglio controllare col gps i sentieri che si intrecciano sull’alta Bucastrella, che è sul versante padano dell’Alta Via nei pressi del Rifugio Argentea.
Non avrei mai immaginato, quando Sara mi parlava di navigatore e poi di mappe, e neppure quando Stefano, due Natali fa, mi aveva regalato il GPS della Garmin, che mi sarei appassionata tanto da fare una gita ad hoc per poi lavorare alla mappatura dei sentieri.
Gianni consenziente – o rassegnato? – naturalmente è con me. A lui delle mappe non importa niente perché di suo ha un senso dell’orientamento più che notevole ed è battuto solo da Stefano che ce l’ha eccezionale. Perché, in famiglia, solo io sono una talpa e solo a casa, con la mappa davanti e la cartina a lato, riesco a capire qualcosa? Però dalla mia è che sono paziente e precisa.
Partiamo da Vara in una bella mattina di cielo azzurro e ci incamminiamo lungo la Bucastrella con l’intenzione di fare qualche scorciatoia. Ma scende un fuoristrada (per andare col fuoristrada sulla Bucastrella ci vuole l’autorizzazione) e si affaccia un signore che ci chiede se abbiamo trovato un cellulare. Aziendale, precisa, per farci capire che ha la sua importanza.
Cosa possiamo fare se non frugare con gli occhi i sassi della strada alla ricerca del cellulare smarrito? E così, senza fare le scorciatoie, naso a terra come un cane da tartufi, io, che non ho mai trovato neppure un fungo, trovo lo smartphone che, a faccia in giù, giace sul bordo tra pietre e ciuffi di erba secca.
Inizia così la lunga lotta tra il desiderio di riferire al suo padrone e il mio telefonino che non ha campo e poi ce l’ha a spizzichi e bocconi, tra il gps che vorrebbe un po’ di attenzione ora che stiamo per arrivare al sentiero da esplorare e i botta e risposta per questo benedetto telefono aziendale che non sappiamo come restituire. Una babilonia.
Superiamo l’incrocio con il sentiero del quadrato giallo che sale all’Argentea e la curva dopo imbocchiamo il tracciato da esplorare, quello che figura nella mappa addirittura come una strada agricolo-forestale e che porta il nome di Bucastrella, e che noi, in tanti anni, non abbiamo mai percorso. All’inizio c’è davvero, è largo e sembra promettere bene. Un attimo dopo si riduce a sentiero.
Guarda, mi dice Gianni indicandomi una roccia sulla nostra sinistra, è il sasso che vediamo da Vara, ci andiamo? Un fuori programmavisto che al sasso non avevamopensato ma è una vita che quando guardiamo dalla finestra di Vara verso l’Alta Via notiamo un dentino minuscolo staccarsi dal profilo. Ora è talmente vicino che non possiamo ignorarlo e in pochi minuti siamo ai suoi piedi. Salirci, non salirci? In fondo è alto pochi metri. Ma non mi sento tranquilla e rinuncio e anche Gianni, che però dopo si fa prendere dai rimpianti – avrei potuto … - , fa come me.
Intanto ci ha raggiunti un signore che stava andando per funghi e ci ha visti salire. Ha un nome questo sasso? E’ quello che mi piacerebbe sapere. Siete voi quella coppia del sito? Sì, siamo noi, e vorrei stare un attimo a chiacchierare se non fosse per la petulanza del telefonino che anche in questo posto, ai piedi del masso, si conquista quel pizzico di campo che gli permette di trillare. Il signore ci scatta una foto e ci saluta. Noi ci fermiamo ad ammirare il panorama: Vara Inferiore e Vara Superiore con lo sfondo lontano delle Alpi innevate.
Torniamo al sentiero, proseguiamo e superiamo un guado, oggi asciutto. Qui troviamo i resti di quella che effettivamente era stata una strada e ora non c’è più: un tubo in cemento dove passava il Rio Galada. Da questo momento non esiste più nulla, solo uno scavo eroso dall’acqua, una grossa cicatrice che nelle foto aeree delle mappe porta in inganno e sembra un evidente e percorribile tracciato.
In questo punto siamo vicinissimi al sentiero del quadrato giallo che, alla nostra destra, attraversa come il nostro la prateria e va verso l’Alta Via. Quello del quadrato è più diretto e comodo, dove siamo noi invece è tutto un bricco e un fosso, tanto che camminiamo sul bordo dello scavo facendo attenzione alle buche.
Sotto il Passo Crocetta raggiungiamo la sterrata che dal rifugio Argentea va verso Case Tassara (ci sono i tre pallini gialli) e immediato mi sorge il dubbio se anche questa strada si può chiamare Bucastrella, dubbio che mi assilla visto che le mappe devono essere corrette e veritiere ma che a Gianni  interessa men che meno. Poco più avanti l’abbandoniamo per seguire l’altra sterrata che voglio controllare e che unisce quella con i tre pallini gialli all’Alta Via passando sulla Rocca della Crocetta. Sì, questa c’è ed è giusto che sia mappata così.
Ora dobbiamo rifocillarci, possibilmente al riparo del vento, e lo facciamo al Rifugio Argentea dove due cani  grandi e riccioluti non ci lasciano gustare il panino perché ci fissano con insistenza nella speranza che gliene offriamo un pezzo (e infatti ci riescono …)
Se non fosse per lo smartphone aziendale che ho nel borsello al rifugio ci starei un po’ di più e invece so che ci stanno aspettando a Vara (non si preoccupi per carità!). E così scendiamo: quadrato giallo, Bucastrella ecc. ecc.
Nel parcheggio di Vara restituiamo il telefono al legittimo proprietario e concludiamo la nostra gita-esplorazione. Non metto orari, né chilometri, perché non significherebbero nulla.


26 settembre 2015 - RIFUGIO ARGENTEA e ROCCA VACCARIA da Vara Inferiore

Gianni, Franca

La giornata è splendida: cielo azzurro, aria frizzante, nemmeno una nuvola. Peccato che la visibilità sia scarsa: c’è una densa foschia sia a nord che  verso il mare per la mancanza quasi totale di ventilazione.
Partiti da Vara alle 8,35 saliamo lungo la Bucastrella e arriviamo al Rifugio Argentea alle 10,25. Due parole con i soci del CAI di Arenzano di turno in questo ultimo week-end in cui il rifugio è ancora aperto e poi proseguiamo  per la Rocca Vaccaria (ore 11,20). Gli escursionisti che incontriamo lungo l’Alta Via sono oggi una folla.  
Scendiamo a Casa Tassara (ore 12) incontrando altra gente, questa volta fungaioli, e dopo una breve sosta all’ombra dei giganteschi faggi che circondano le due case seguiamo il nuovo segnavia dei tre pallini gialli che recentemente avevamo perso. Il sentiero attraversa prima il bosco e poi sale deciso a congiungersi con il tratto della strada che attraversa la zona della Bucastrella adibita a pascolo, dapprima coperta da un bel tappeto erboso e poi sterrata. Qui, all’interno di un recinto elettrificato, pascolano gli asini.
Dopo un breve spuntino riprendiamo il cammino e ci ricongiungiamo all’itinerario percorso in salita.
Doveva essere una semplice passeggiata e invece quando alle 15 arriviamo a Vara il gps segna un percorso di 19 chilometri e un dislivello di 700 metri.


6 luglio 2015 – M. ARGENTEA dal Passo del Faiallo

Gianni, Franca

Anche se siamo a Vara c’è caldo, un caldo opprimente che consiglierebbe di starsene a casa. Ma è troppo tempo che non facciamo escursioni per rinunciare e poi l’Alta Via che per un tratto possiamo osservare dal paese stagliarsi contro il cielo azzurro ha un richiamo irresistibile e ci invita ad andare.
Alle 8 e 10 lasciamo l’auto al Passo del Faiallo e, attraversata l’ombra fitta del bosco che costeggia l’area picnic, ci portiamo subito sul crinale. Come una grande coperta le nuvole si stendono sopra la città e in questi giorni di afa la rendono ancora più soffocante. Genova, il porto e il mare sono nascosti e solo il lontano promontorio di Portofino emerge dalla coltre. Sopra di noi invece il cielo è azzurro e una leggera brezza scorre sulle creste.
Quando siamo al Reixa mi accorgo che manca la Madonnina. Guardo nell’erba nel caso le intemperie l’avessero staccata dal suo piedistallo a lato del cippo ma non la trovo. Che fine avrà fatto?
Anche quest’anno sull’Alta Via e sui sentieri di collegamento il Parco del Beigua ha provveduto al taglio dell’erba ed è un lavoro che apprezziamo in modo particolare e di cui ci rendiamo conto dell’utilità quando ci allontaniamo dal percorso e ci ritroviamo a faticare nell’erba alta.
Eccoci ora sulla Rocca Vaccaria dove la Madonnina c’è ancora ma da tempo purtroppo le manca la testa. La cosa mi turba, sembra che la furia dell’ISIS sia passata anche qui.
La nostra camminata prosegue con dolci saliscendi fino a che arriviamo al Rifugio Argentea che, essendo giorno feriale, è chiuso.
Ci stiamo inventando la gita cammin facendo e ce la prendiamo comoda visto che oggi non ci aspetta nessuno. Abbiamo tutto il tempo di fare un anello intorno al Monte Argentea e perciò per prima cosa saliamo alla cima; poi scendiamo sul versante a mare lambito dalle nuvole.
Prima della Collettassa sentiamo l’abbaiare rauco di un capriolo, un abbaiare arrabbiato, vicino, come di bestia che abbia paura o sia ferita, e che così non avevo mai sentito.
Alla Collettassa, il punto più a sud di questa nostra escursione, svoltiamo a destra e prendiamo il sentiero che si snoda in direzione nord-est lungo le tante pietraie (fiumi di pietre) che insieme agli arbusti, ai noccioli, ai sorbi ricoprono queste pendici. E’ un sentiero di poco transito, dall’aspetto selvaggio, che un tempo doveva invece essere una larga mulattiera frequentata per i traffici che univano l’entroterra al mare. Lo si vede dai grandi muri a secco che in vari tratti erano stati eretti per sostenerlo e che ancora oggi sono in buone condizioni, da come le pietre sono state disposte lungo le pietraie per creare un passaggio liscio e pianeggiante. Ora probabilmente è frequentato dai lupi a giudicare dalle fatte pelose che troviamo qua e là (ma io non me ne intendo e magari sono di volpi).
Passiamo su un rio asciutto e tra i pini i noccioli e le rovere ci appare il rifugio Padre Rino. Le nuvole lo lambiscono, il mare lo possiamo solo indovinare novecento metri più in basso. Un topolino scappa spaventato dalla luce del flash quando fotografo l’interno. Si rintana da qualche parte e se ne rimane acquattato e immobile in attesa che me ne vada.
Risaliamo ora il sentiero che si inerpica ripido e diretto e in circa mezz’ora e quasi 200 metri di dislivello siamo di nuovo al rifugio Argentea dove abbiamo intenzione di fare una sosta.
Proviamo a cercare ombra nel locale invernale che da tempo è ormai ridotto a un francobollo perché l’accesso al piano superiore con le cuccette è stato murato come pure una parte del locale originario che ospitava anche un caminetto. Non essendoci finestre si soffoca. Il posto migliore è il portico davanti alla porta di ingresso dove sistemiamo una piccola panchina e mangiamo il nostro panino e un poco di cioccolata fusa dal calore. Soprattutto beviamo.
Per il ritorno scegliamo di seguire i tre pallini gialli, dipinti di recente, che ricalcano l'ultimo tratto della strada della Bucastrella e che poi scendono a sinistra per proseguire, nella faggeta, fino a Casa Tassara.
La sterrata è contornata da una recinzione elettrica per il bestiame e nei prati pascolano gli asini. Asini per lo più bianchi, ma anche grigi e bruni.
Poi la sterrata si interrompe e noi perdiamo i tre pallini gialli. Pochi metri prima avevamo trascurato una deviazione a sinistra e avevamo proseguito. Ci ritroviamo così a camminare su un altro sentierino appena tracciato, segnalato ogni tanto con il simbolo di uno zoccolo rosso, che corre parallelo all’altro e che ci fa sbucare nei pressi di Casa Tassara dove ritroviamo i tre pallini gialli.
Che frescura! L’acqua del trogolo esce in un filo sottile ma freschissimo, l’ombra è totale. Starei qui per un tempo infinito ma il rifugio-albergo La nuvola sul mare è vicino e con questo la fine della nostra gita. Lo raggiungiamo poco dopo (ore 14 e 10) con una breve salita ed entriamo: è una bella ed accogliente struttura che merita visitare.
La nostra auto ci attende poco distante, infuocata dal sole, ed è qui che concludiamo la nostra escursione apprezzata maggiormente visto che era tanto che non ne facevamo.
Il dislivello è stato di poco più di 500 metri, la distanza non sono in grado di dirla perché il computer di bordo del navigatore mi dà diversi chilometri di più di quelli poi indicati dal tracciato. E non so chi ha ragione …


25 aprile 2015 - RIFUGIO ARGENTEA da Vara Inferiore

Gianni, Franca

Vara: nuvole alte coprono il cielo ma almeno per ora lasciano sgombra l'Alta Via. E' tanto che non salgo al Rifugio Argentea ed è tanto che non cammino, così oggi ho voglia di tornarci.
E' la stagione più bella, sono bastati pochi giorni perchè milioni di gemme si schiudessero lasciando libere di aprirsi le tenere foglie. Anche oggi il bosco è silenzioso. Anni fa avevamo fatto l'abitudine a sentire abbaiare i caprioli ma ora ne sono rimasti così pochi che non si sentono più: cinghiali e caprioli sono scesi più a valle e vicini alla città per paura dei lupi.
Un bel rebus quello dei lupi che ufficialmente non sono stati reintrodotti ma che tutti credono invece che lo siano stati. Resta da scoprire se continueranno ad aver timore dell'uomo oppure no.
L'erica è fiorita e macchie rosa colorano le ripe. Stiamo per raggiungere il bivio dove abbandoniamo la sterrata e seguiamo il segnavia che sale tra radure e bosco, raggiunge la zona dove in passato c'era un alpeggio e sbuca sulle praterie che salgono a Pian di Lerca. Le nuvole si sono abbassate e siamo circondati dalla nebbia.
Saliamo il breve tratto di Alta Via e arriviamo al rifugio. Chiuso, silenzioso. Anche se è il 25 di aprile. Qualcuno ha spostato la panchina e l'ha messa davanti alla porta di ingresso: è il punto meno esposto al vento umido che sale dal mare (a parte il locale invernale) anche perchè ai lati è stata sistemata ordinatamente la legna da ardere che fa da riparo.
E' qui che mangiamo un boccone e prima di scendere incontriamo una coppia di escursionisti. La nebbia intanto si infittisce e cade qualche goccia di pioggia. C'è un'atmosfera così ovattata che fa volare la fantasia. Il pensiero va ai caprioli, ai cinghiali, ai lupi e alle antiche case in parte già crollate e che, chissà, potrebbero anche essere ricostruite. La grande tenuta della Bucastrella è infatti stata divisa in sei lotti, quattro dei quali già venduti e che verranno utilizzati per il taglio della legna o per il pascolo di mucche e tori.
Ecco un bel ciliegio fiorito. Ma ho fatto appena in tempo a fotografarlo perchè già sono spuntate le prime foglioline che in pochi giorni prenderanno il posto dei fiori.
Siamo arrivati. Questo breve tuffo nell'incanto del bosco me lo sono proprio goduto.


26 dicembre 2014 - RIFUGIO ARGENTEA da Vara Inferiore

Gianni, Franca

Dopo aver festeggiato il Natale in famiglia, oggi che è Santo Stefano facciamo due passi. Il caldo e le piogge dell’autunno hanno lasciato il posto a un freddo pungente.
Un po’ prima delle 9 ci mettiamo in cammino, scendiamo al ponte sull’Orba in località Dano e imbocchiamo la sterrata della Bucastrella. Il cielo è azzurro ma l’erba, gli alberi e la terra hanno un identico colore bruno e aspettano la neve.
Immagino di incontrare un lupo e fotografarlo. Farò in tempo a scattare? Per difendermi cosa posso usare visto che non ho nemmeno un bastone? Forse farei meglio a scappare. Poi, visto che siamo in due, i pensieri  diventano parole. In casa non è possibile chiacchierare così.
Lasciamo la sterrata e seguiamo il quadrato giallo prima nel bosco e poi sulle praterie che conducono all’Alta Via. Alle nostre spalle la pianura cintata dall’arco alpino scintillante di neve. A Pian di Lerca, quando ci affacciamo al di là del crinale, spunta il mare azzurro. Tutto intorno la monotonia del colore bruno interrotto qua e là dal verde cupo dei pini. Il vento freddo soffia impetuoso.
Il rifugio, oggi chiuso (ore 10,45), è un bel baluardo contro il vento e seduti al sole sulla panca a lato dell’ingresso si sta proprio bene. L’Argentea e il Rama si aprono come un sipario sui tanti capi del Golfo Ligure che si allungano sul mare. Parecchia legna è accatastata ordinatamente a lato dell’ingresso, segno che il rifugio è presidiato nei giorni di festa.
Salutiamo due giovani arrivati dal Faiallo e diretti a Pratorotondo (tutto il percorso sotto la sferza del vento) e scendiamo velocemente a cercare riparo più in basso. Il Cervino e il gruppo del Rosa risaltano nitidi all’orizzonte e incorniciano la borgata di Vara Superiore.
Nel bosco ritroviamo la calma e incontriamo tre escursionisti che salgono. Poi, lungo la sterrata, curva dopo curva perdiamo quota fino a ritrovarci in paese al rintocco dell’una.


13 e 14 novembre 2014 - M. ARGENTEA da Arenzano (discesa a Vara Inferiore) e ritorno

13 novembre 2014 - M. ARGENTEA da Arenzano (discesa a Vara Inferiore)

Bruno, Lodovico, Giancarlo, Gianni, Franca

La pioggia non smette di provocare catastrofi e di tenere la Liguria e l’Italia in un continuo stato di allerta. Anche oggi è una gita da intervallo: questa notte il vento ha ruotato verso nord e ha spazzato le nuvole dal cielo lasciando solo un cappello sulle cime. E’ stata una gita scelta con cura, a ovest perché il miglioramento è atteso da lì, sulle alture di Arenzano perché il terreno roccioso filtra meglio l’acqua: il Monte Argentea per il sentiero della stella bianca.
Per noi, che da un po’ avevamo in testa di ripetere l’esperienza di due anni fa e cioè di andare e tornare da Vara a piedi partendo e arrivando ad Arenzano, l’occasione si è presentata quasi senza volerlo. Quando saremo sull’Argentea lasceremo gli amici e scenderemo sul versante opposto e domani mattina seguiremo il percorso inverso, giusto in tempo per la prossima allerta.
Alla stazione di Brignole siamo solo in cinque. Gli allagamenti, il continuo brutto tempo hanno scoraggiato qualcuno.
Partiamo dalla stazione di Arenzano alle 8 in punto e seguiamo il triangolo rosso pieno che si snoda tra strade, stradine e vicoli e ci porta in Val Lerone, la zona industriale della cittadina.
Poco sopra Campo (ore 9, m. 150) l’abbandoniamo e svoltiamo a destra per seguire la stella bianca: una salita dura con pendenze sempre notevoli  e una bella vista sulla piana di Arenzano e sui monti che la circondano, che quest’anno è stato scelta anche per la Mare e Monti. E infatti oltre alla stella troviamo le M bianche della marcia.
Salgo in silenzio per risparmiare il fiato e ogni tanto mi volto a osservare il mare che piano piano si allontana.
Alle 10,45 siamo a Gua de Bute, 700 metri, e alle 11,30 alla Collettassa , 932 metri nonostante il cartello ne indichi 960. E’ un incrocio di sentieri tra cui quello che porta al rifugio Padre Rino. L’Argentea è vicina. Bruno e Giancarlo la raggiungono con la diretta, Lodovico e noi con il più dolce sentiero che aggira la cima.
E’ quasi mezzogiorno quando vedo la Madonnina dell’Argentea (m. 1082) stagliarsi contro il cielo sullo sfondo del mare.  Il vento spinge le nuvole che ricoprono la pianura a lambire la vetta.
Ora scendiamo sul sentiero di cresta che porta al Rifugio Argentea (m. 1090) e qui, seduti comodamente al riparo dei grossi muri in pietra, consumiamo in pace il nostro pranzo. Una sosta piacevole che trasciniamo fino all’una e mezza passata. L’Argentea è di fronte a noi, il Rama a ponente, la Rocca Vaccaria, il Tardia e il Golfo di Genova  a levante. Lontano, all’orizzonte, spunta la cuspide del Monviso. Viste le condizioni meteo non ci possiamo lamentare se il panorama non ci regala colori più belli.
Salutiamo Bruno, Lodovico e Giancarlo che si avviano verso Arenzano e ci incamminiamo nella direzione opposta. Il sentiero che attraversa le praterie è diventato un limpido torrentello, l’erba lunga è schiacciata e incollata al terreno, quello che conoscevo come un passaggio sui sassi è ora un laghetto da guadare.
Alle tre e un quarto, discretamente stanchi, arriviamo a Vara (m. 670).
Bruno, Lodovico e Giancarlo dove saranno? Dalle foto che mi hanno mandato li vedo scendere al riparo e alla fonte del Fasciun, dove viene prelevata l’acqua che con le pompe rifornisce il rifugio Argentea, traversare il Rio Leone, arrivare alla Gava e seguire il sentiero della V bianca (Arenzano-Rocca Vaccaria) che li accompagnerà fino al Santuario del Bambin Gesù di Praga.

14 novembre 2014 - ARENZANO da Vara Inferiore

Gianni, Franca

Questa mattina presto dalla finestra ho visto brillare le stelle ma alle 7,20, quando siamo partiti nel silenzio di Vara, il cielo era coperto di nuvole alte e stratificate.
Saliamo sulla sterrata della Bucastrella. Anche qui regna il silenzio, i caprioli l’hanno abbandonata e mi piacerebbe proprio sapere dove sono andati a finire.
Da una curva della strada vediamo Vara circondata dalle chiome rosso cupo dei faggi. Anche l’erba delle praterie è rossiccia ed è bagnata dalla guazza.
A Pian di Lerca (ore 9) svoltiamo a sinistra, risaliamo il crinale e proseguiamo per il Passo della Crocetta. Il nostro sentiero passa più in alto di quello seguito ieri da Lodovico, Bruno e Giancarlo e così nemmeno oggi potrò vedere il riparo Fasciun.
Dopo i guadi sul Rio Garduin e sul Rio Leone il sentiero si biforca e i tre pallini vanno al Passo della Gava mentre la M bianca al Riparo della Gava, che è più basso del passo. Gianni come sempre mi chiede di scegliere e poi fa quello che vuole ma questa volta mi impunto. Passo della Gava.
 Il sentiero diventa un’esile traccia a mezza costa che supera qualche salto roccioso. Una mucca è di guardia al sentiero. Minacciosa. Ci guarda torva quando siamo ancora distanti e accenna un passo di carica appena facciamo due passi. Non ho osato fotografarla, ho fatto un dietrofront precipitoso e ho riguadagnato il bivio e il sentiero più in basso. Mai vista una mucca così e neppure questa volta sono riuscita ad averla vinta sulla scelta del percorso.
Ore 10,50. Cà della Gava. Un furgone bianco sta salendo, saranno i guardiani. Raccontiamo la storia della mucca, con qualche difficoltà a far capire il luogo dell’incontro. Chiedo scusa, rispondono in perfetto italiano i due mandriani albanesi, la settimana scorsa ci sono stati i lupi (i lupi, al plurale). Sarà scappata e avrà paura.
Sono stanca e cammino per inerzia. Al Passo della Gavetta comincia la lunga interminabile discesa verso Arenzano, fatta di varianti, come il Riparo Scarpeggin, e di discese faticosissime sui sassi smossi dalla turbolenza dell’acqua.
 All’una e mezza mi lascio cadere esausta sulla panchina della stazione. 32,5 chilometri tra ieri e oggi, 1750 metri di dislivello, 10 ore di cammino effettivo. Siamo soddisfatti.

Post scriptum.
(15 novembre - ore 7 - Mentre sto scrivendo Arenzano è allagata, tutto il ponente è flagellato e le vie di comunicazione interrotte. I torrenti stanno straripando, i  tronchi sradicati dalle colline si ammassano sui ponti. E l’entroterra, Vara compresa, non è risparmiato – ore 16 – Il maltempo si è spostato su Genova e dal ponente al levante tutti i quartieri sono sott’acqua. Dalla finestra vedo la mia strada sulle alture trasformarsi  in un fiume limaccioso che corre veloce trascinando con sé quello che trova sul suo cammino)


13 settembre 2014 - MARCIA MARE E MONTI (Rifugio Argentea da Lerca e ritorno ad Arenzano)

Gianni, Franca

Dopo due anni di assenza torniamo oggi alla Mare e Monti. Nuovo il percorso che sale diretto all’Argentea seguendo la “stella bianca” e nuovo il nostro approccio a questa bellissima marcia. Non saliremo al massimo dei giri né scenderemo a passo di corsa ma cammineremo come in una normale escursione. Del nostro modo di affrontare la Mare e Monti ci rimane solo l’abbigliamento: scarpe da trail, calzoncini e maglietta, niente zaino né bastoncini. Unica concessione la macchina fotografica che mi dà la possibilità di inserirla per la prima volta nel sito.
Essendo a Vara e iniziando le iscrizioni alle 6 e mezza partiamo molto presto. Il cielo è nero, punteggiato di stelle. I fari illuminano prima una lepre e poi tre caprioli. Siamo in quota e non lontano dalla strada del Faiallo si trova il Rifugio Argentea che è la meta della tappa di oggi. Noi scenderemo in auto ad Arenzano e saliremo dal mare.
Mancano pochi minuti alle 7 e siamo in attesa della vidimazione del cartellino prima di prendere posto sull’apposito bus che ci porterà a Lerca. E’ l’altra novità di questa edizione della Mare e Monti che si è dovuta adeguare al decreto Balduzzi e accorciare i percorsi che superano i 20 chilometri. Al di sopra di questa soglia infatti  è richiesto il certificato di sana e robusta costituzione, un grosso freno alla partecipazione di massa di questa manifestazione. C’è però un ma che il decreto Balduzzi non ha contemplato: il dislivello e la pendenza. Più di 1000 metri in soli 6 chilometri di salita. E’ l’itinerario più bello, più panoramico e più faticoso per salire all’Argentea. Deciso pochi giorni prima perché l’organizzazione ha dovuto fare i conti anche con i danni ai sentieri provocati dal tornado che si è abbattuto su Arenzano il 19 di agosto.
Ore 7,15. Il pullman scarica il primo drappello di marciatori a Lerca. Scendiamo, attraversiamo il Rio Lerca e raggiungiamo Campo dove inizia la nostra fatica. Qualche nuvola viaggia stanca nel cielo. Per fortuna siamo leggeri perché il sentiero della stella bianca non concede respiro e sale implacabile tra i pini e i bassi cespugli della macchia mediterranea. Ogni tanto mi sposto a lato e mi faccio superare.
Gua de Bute, 700 metri, ore 8,45. La punta dell’Argentea spunta al di là dei pini e ogni tanto si nasconde dietro le nuvole.
Rocca Turchina, Collettassa, un milite della Croce Rossa sale per un breve tratto con noi.
Un po’ oltre la Collettassa abbandoniamo la stella bianca che si arrampica ripidissima sulla cima e prendiamo i tre pallini rossi che vanno al Rifugio Argentea.
Le nuvole che salgono dal mare si sono fermate più in basso e sull’Alta Via splende il sole. E’ una di quelle classiche giornate dove il tempo è più bello sul versante padano piuttosto che su quello marino.
9,45. Il rifugio è in festa: militi, volontari, marciatori italiani, danesi, tedeschi, un grande gazebo bianco e tanta roba da mangiare: pane e formaggio tenero, pomodori, focaccia, pane e marmellata, pane e nutella, the caldo, zuccherini e limone e forse dimentico qualcosa. E’ la prima volta che apprezzo il ristoro, che mangio tre fette di pane una dopo l’altra, che mi fermo a guardare la gente. Prima non avevo mai avuto tempo.
Lasciamo il rifugio e prendiamo il sentiero dei tre pallini rossi che attraversa le praterie e scende dolcemente verso est fino a incontrare, dopo la fonte Leone, anche la V bianca (Arenzano - Rocca Vaccaria). Prossima tappa il Passo della Gava che raggiungiamo alle 11,10.
Anche qui un posto di ristoro, tanti volontari e tanti partecipanti. A servire le trenette col pesto è la prima cittadina di Arenzano. Una coppia tedesca avvolge con impegno le trenette sulla forchetta e si scambia sguardi beati.
Prendiamo la sterrata e poi il sentiero che scende verso Arenzano passando dal Centro Ornitologico dove è stato allestito il terzo ristoro. Tra noi e il mare si stende una cortina di nuvole. Pian del Curlo, Torre dei Saraceni, Bambin di Praga. La nostra fatica si conclude ad Arenzano alle 13,15 dopo 19 chilometri e mezzo e oltre mille metri dislivello.
Una bellissima camminata per noi e per le migliaia di partecipanti se una volta arrivati non fossimo stati rattristati dalla notizia che un marciatore belga era stato colpito da malore ed era morto. Noi non ci eravamo accorti di niente e non avevamo visto nè sentito il rumore dell'elicottero di soccorso.


6 giugno 2014 - M. ARGENTEA da Vara Inferiore (per i Canai e per la via diretta da Campo)

Stefano

Bel giro, assai lungo e faticoso, su e giù per i sentieri che si snodano tra l’alta Valle d’Orba, il crinale di spartiacque e i contrafforti meridionali dell’Argentea. Come i miei genitori la settimana scorsa, anch’io ho voluto provare l’itinerario che da Vara Inferiore sale al Faiallo attraverso le gole dell’Orba; poi, una volta raggiunto il Rifugio Argentea, lunga discesa nel Vallone del Rio di Lerca fin quasi alla frazione Campo di Arenzano; quindi inversione a U e ripida ascesa alla cima dell’Argentea percorrendo la via diretta; infine ritorno a Vara per la sterrata della Tenuta Bucastrella: un’altimetria decisamente più consona a un giro in bici che non a una gita in montagna. Ma andiamo con ordine.
Parto alle 7 da Vara Inferiore (m. 672) e mi incammino lungo la strada per il Dano fino al ponte sull’Orba (m. 635) dove imbocco a sinistra l’itinerario segnato con una linea gialla. Una bella mulattiera nel bosco conduce ai ruderi del Peroccio (ex-casa degli scout distrutta vent’anni fa da un incendio) e sbuca sulla stradina asfaltata proveniente dalla località Ravugna di Vara Superiore. Dopo la Casa Canai inizia il tratto più caratteristico della salita che consiste nell’attraversamento a mezzacosta della dirupata forra dell’Orba: non vi sono difficoltà ma alcuni passaggi malagevoli richiedono comunque un minimo di attenzione. Le tacche gialle, frequenti e ben visibili, guidano senza problemi fin all’uscita della gola per immergersi poi in un fitto bosco di faggi.
Alle Case Mogliazzi (m. 955) terminano i segnavia (o meglio, d’ora in avanti sono talmente stinti che è come se non ci fossero). Seguendo le indicazioni dei mie genitori, prendo sulla destra una mulattiera, parallela a una linea elettrica, che procede in leggera discesa fino a un’ampia radura (sorgenti dell’Orba) e, con una breve risalita nel bosco, raggiungo l’Alta Via dei Monti Liguri presso Casa Tassara (m. 1002).
Il sentiero è ora perfettamente segnato con le bandierine bianco-rosse e risale i verdi tappeti erbosi fino al Passo Vaccaria (m. 1115). Con dolci saliscendi seguo lo splendido crinale di spartiacque in direzione ovest raggiungendo in breve il Rifugio Argentea a Cima Pian di Lerca (m. 1090). Il cielo è sereno e un leggero venticello accarezza i prati; il caldo è sopportabile ma - ahimè - la mia riserva d’acqua si è già esaurita.
Un ripido sentiero scende al Rifugio Padre Rino (m. 903) a lato del quale si trova un’ottima fonte; forse sono distratto, forse non ho ancora abbastanza sete, fatto è che tiro dritto senza bere e senza riempire la bottiglietta vuota: un’asineria colossale!
Inizia ora la lunga discesa nel Vallone del Rio di Lerca, dapprima sul fianco destro e poi, dopo il guado al Passo del Fò (m. 689), a mezzacosta sul versante sinistro. L’ambiente muta rapidamente e la piacevole frescura del crinale è ormai un ricordo; le praterie e le macchie di faggi lasciano il posto ai pini marittimi e alla lussureggiante vegetazione mediterranea.
A circa 250 metri di quota, poco sopra la frazione Campo di Arenzano, abbandono il triangolo rosso e con un’inversione a U imbocco la via diretta al Monte Argentea (segnavia: stella bianca). Ora fa decisamente caldo. Il sentiero rimonta con numerosi tornanti l’assolato costone della Rocca Turchina, contrafforte meridionale dell’Argentea. Superato il colletto “Gua de Botte” (m. 700), la traccia sale ripidamente sul fianco orientale fino a raggiungere nuovamente il filo di cresta al colletto nord della Rocca Turchina che adduce all’acrocoro sommitale. Qui l’ambiente è davvero bello, alpestre e riposante, un piccolo verde altipiano sospeso sopra il lontano fondovalle: il cono terminale dell’Argentea si innalza elegante tra la Rocca da Ciappa (a sinistra) e la Rocca Negra (a destra).
Alla Collettassa (quotata 932 metri su alcune cartine e 960 sulla palina segnaletica) lascio la stella bianca per il più comodo sentiero, da poco decespugliato, segnato con tre pallini rossi. Alle 13.10, dopo ben sei ore e dieci di cammino e con addosso una sete feroce, raggiungo la cima del Monte Argentea.
Non mi resta che scendere a Vara. Lungo la sterrata della Tenuta Bucastrella mi fermo presso una vecchia fonte dove, quando ero bambino, ci si recava spesso in gruppo a mangiare la carne alla ciappa: l’acqua sgorga ancora freschissima e mi pare di rinascere!
Poco prima delle tre faccio ritorno a Vara, cotto al punto giusto: queste piccole montagne, così basse e così vicine al mare e all’apparenza così innocue, sanno alle volte essere davvero spietate.


25 maggio 2014 - M. ARGENTEA da Vara Inferiore

Stefano

Veloce sgambata all’Argentea nella frescura del primo mattino e nella quiete dei boschi. Oggi niente maccaja e quindi niente nubi sul crinale: in cielo si dispiegano velature alte e sottili, garanzia di tempo stabile almeno per la prima parte della giornata.
A lato della chiesa di Vara Inferiore (m. 672) imbocco la stradina asfaltata per il Dano e la seguo in discesa fino al ponte sull’Orba (m. 635). Ancora un centinaio di metri su asfalto, questa volta in salita, e poi prendo a sinistra una mulattiera che sbuca sulla strada sterrata della Tenuta Bucastrella.
La sterrata sale dolcemente con ampie svolte, ora in mezzo alla faggeta, ora in ampi spazi soleggiati dove si trovano i ruderi di antiche cascine. Più in alto, alcune scorciatoie perfettamente segnate (segnavia: quadrato giallo) attraversano gli ultimi boschetti di faggi che piano piano lasciano il posto ai prati e alle rocce.
Abbandonata definitivamente la strada della Bucastrella, il sentiero supera un vecchio alpeggio ormai in abbandono per rimontare poi le vaste praterie che, dallo spartiacque, digradano dolcemente sul versante padano.
Al Passo Pian di Lerca (m. 1034) tutto il crinale è ammantato di un verde rigoglioso. Mi affaccio sull’opposto pendio e vengo rapito da un panorama magnifico: il Capo Noli e il Capo Mele si protendono sul mare come le dita di una mano mentre a poca distanza dalla costa si riconoscono gli isolotti di Bergeggi e della Gallinara.
Svolto a sinistra e tra prati e pini nani seguo l’Alta Via fino alla Cima Pian di Lerca (m. 1090) dove sorge il Rifugio Argentea. Il cocuzzolo sommitale del Monte Argentea si trova a una quota leggermente inferiore rispetto a Cima Pian di Lerca alla quale è saldato da una breve dorsale.
Il sentiero, decespugliato di recente e impeccabilmente segnato, conduce in breve sulla panoramica vetta dell’Argentea (m. 1082). Alcune decine di metri più in basso, tra i prati verdissimi della Rocca Negra, si snoda il sentiero della “Via diretta al Monte Argentea” (segnavia: stella bianca); volgendo lo sguardo a occidente si ha un bel colpo d’occhio sull’aspro versante est del Rama e, soprattutto, si ha una splendida visuale del Golfo di Savona e della Riviera di Ponente fino al Capo Mele.
Al ritorno seguo lo stesso itinerario abbandonando il tracciato dell’Alta Via al Passo Pian di Lerca: un soffice tappeto verde si distende verso nord fino al limitare dei faggi. Al di là del solco dell’Orba, in posizione soleggiata, si trovano le case di Vara Superiore e di Vara Inferiore.
Il vecchio e malandato campanile della chiesa dedicata a San Giovanni Gualberto mi dà il benvenuto a Vara Inferiore: passo a salutare mia mamma e mio papà e in pochi minuti di macchina faccio ritorno a casa.


30 dicembre 2013 - M. ARGENTEA da Vara Inferiore

Gianni, Franca

Ci svegliamo con la voglia di fare il bis della giornata di venerdì, questa volta sull’Argentea. Le previsioni meteo sono ottime per cui supponiamo che le nuvolette grigie che si appoggiano al crinale siano solo di passaggio. Il resto del cielo è sereno.
Alle 8,50 ci mettiamo in cammino, camminando cauti sull’asfalto ghiacciato. Scavalchiamo la sbarra della tenuta Bucastrella ancora immersa nell’ombra e nel freddo del primo mattino risaliamo i tornanti della sterrata, molto più comoda del sentiero con il quadrato giallo. La neve gelata, a chiazze sul fondo sassoso, scricchiola. Dopo l’ultimo tornante abbandoniamo la sterrata  che prosegue in direzione del Faiallo e risaliamo il sentiero che porta alle praterie sommitali. Qui ci sorprende un vento freddo settentrionale mentre il cielo si copre velocemente di grigio.
Man mano saliamo il vento rinforza e a Passo Pian di Lerca soffia impetuoso. Il mare è nascosto e il massiccio dell’Argentea una macchia cupa. Percorriamo il breve tratto di Alta Via fino al Rifugio Argentea (ore 11,20) dove troviamo, addossato al retro della costruzione, un nuovo locale in legno con il tetto in lose. Chiuso come tutto il resto ad eccezione del minuscolo riparo invernale.
Qualche escursionista è di passaggio, qualche altro si dedica al pranzo, noi che facciamo? Il vento sconsiglia di proseguire per la Rocca Vaccaria ma una puntata alla cima dell’Argentea si potrebbe fare. E così, tra una raffica e l’altra, andiamo a salutare la Madonnina dell’Argentea. Il cielo si è definitivamente coperto e la nebbia ci circonda. Ho le mani ghiacciate. L’escursionista che ci ha scattato la foto si avvia per scendere  ad Arenzano. Noi invece torniamo veloci al rifugio, al Passo Pian di Lerca e alla baracca in legno dove un tempo c’erano le mucche (12,55). 
Seduti su di un tavolaccio al riparo del vento mangio un panino e una fetta di pandolce senza neppure togliermi i guanti. Poi riprendiamo tranquilli il cammino sulla sterrata della Bucastrella e alle tre meno un quarto siamo di ritorno a Vara a conclusione di una gita tipicamente invernale all’insegna del freddo.


Il tracciato gps di questa traversata Arenzano-Vara e del ritorno, fatto il giorno 22, da Vara ad Arenzano

 27 agosto 2012 - M. REIXA - ROCCA VACCARIA - BRIC DAME' dal Passo del Faiallo (ritorno a Piampaludo e Vara Inferiore)

Gianni, Franca

Questa mattina abbiamo approfittato del passaggio in auto di Stefano che andava al lavoro e alle 6,15 siamo entrati nel bosco al Passo del Faiallo.
La prima sorpresa è stata il buio, non immaginavo quanto possa essere buio un bosco quando fuori c'è solo un debole chiarore.
La seconda sorpresa è stata la velocità con cui il chiarore è diventato un incendio: alle 6,45 il sole ha fatto capolino e ha illuminato di rossa luce radente la cima del Reixa, le alture di Genova e le praterie arse dell'Alta Via. All'orizzonte una cortina di nuvole bianche emerge dal mare.
La brezza fresca ci fa indossare berretto e k-way. Camminiamo lenti, per ammirare e fotografare il magico gioco dei colori.
Alle 7,20 siamo alla Madonnina della Rocca Vaccaria, poi continuiamo verso Cima Pian di Lerca. Oggi la giornata è abbastanza limpida e sullo sfondo spuntano le Alpi Liguri.
Il rifugio è vicino. Lì troveremo un gruppetto di volontari impegnati a tracciare i segni per la Marcia Mare e Monti dell'8 e 9 settembre.
La traversata continua tranquilla. Abbiamo superato il riparo di Cima del Pozzo e ora proseguiamo per il Bric Damè, lasciando sulla nostra sinistra il sentiero dell'Alta Via che scende nella pineta verso il colle sud del Bric Resonau. La dorsale del Rama si innalza improvvisa dal Prato Ferretto per allungare i suoi tentacoli verso la costa.
Alle 9,30 siamo sul Bric Damè. Ora scendiamo fuori sentiero verso il Prato Ferretto ma il percorso non è dei più comodi: sassi, qualche buca nascosta tra l'erba e il "fiume di pietre" che taglia trasversalmente il pendio. Attraversiamo il "fiume di pietre" e imbocchiamo sulla destra il sentiero con la croce gialla che porta a Piampaludo.
Lasciate le praterie ci infiliamo nel bosco. In basso il percorso è in parte sconvolto da un disboscamento selvaggio nel vallone sotto la Torbiera del Laione: il sentiero in questo tratto è diventato un pistone polveroso disseminato di buche profonde.
Da Piampaludo (ore 11,45) seguiamo la strada asfaltata che porta alla località Dano e, poco prima del ponte crollato che la interrompe, svoltiamo a sinistra e scendiamo al campo scout del Rostiolo. Da qui a Vara ci resta solo un'ultima e breve risalita nel bosco (ore 12,45).


23 luglio 2012 - RIFUGIO ARGENTEA da Vara Inferiore

Gianni, Franca

Dopo tanti giorni di nebbia oggi sull'Alta Via soffia forte la tramontana: il cielo si è fatto azzurro e la temperatura si è abbassata.
Noi partiamo da Vara Inferiore alle 8 e seguiamo il rombo giallo che, dopo aver attraversato la località Dano, si arrampica fino al crinale sbucando al Piano del Bric Damè. Qui noi svoltiamo a sinistra e proseguiamo verso est.
Alle 10,40 siamo al piccolo riparo di Cima del Pozzo. Il vento è fortissimo e la temperatura decisamente bassa tanto che, oltre a giacca e berretto, indossiamo i guanti. Entriamo nel rifugio (sempre aperto, l'ideale per questi posti) e facciamo una breve pausa.
Nel 1994, quando è stato costruito, eravamo a Vara e avevamo assistito al trasporto dei materiali con l'elicottero. Terminato il lavoro, noi e tanti altri villeggianti avevamo fatto un volo, sorvolando Vara e qualcuno scendendo fino a sfiorare Arenzano. La cosa mi è rimasta impressa perchè pochi mesi dopo l'elicottero era precipitato e nell'incidente erano morti i due piloti e tre passeggeri.
Proseguiamo il nostro cammino verso il Rifugio Argentea. La prateria sembra un mare in burrasca. L'erba altissima si muove come le onde e il frastuono è assordante.
Alle 11,45 siamo al Rifugio Argentea che poco tempo fa avevamo visto ancora disastrato con tutte le lose in pietra del tetto scivolate per terra. Ora il tetto è stato rifatto e le lose non poggiano le une sulle altre per pochi centimetri ma si sovrappongono bene. I pannelli fotovoltaici giacciono per il momento ancora a terra. Speriamo che questa volta il rifugio riesca a sopportare bene le intemperie. L'altro augurio che vorremmo fargli è che venga finalmente aperto agli escursionisti. Da quando è stato costruito infatti è sempre rimasto chiuso, a parte il locale invernale che al momento non è accessibile.
Continuiamo il cammino verso levante finchè, ormai prossimi alla Rocca Vaccaria, gettiamo la spugna e abbandoniamo l'idea di raggiungere il Faiallo.
Frastornati dal vento fortissimo abbandoniamo il crinale e scendiamo lungo la sterrata della Bucastrella.
Tutta la tenuta, sia in alto che in basso, è al momento interessata da lavori di disboscamento con qualche disagio dovuto al cantiere.
Alle 14,50 siamo di ritorno a Vara.


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Vara Inf. – Monte Argentea – rifugio Padre Rino – Pian di Lerca – Vara Inf. - 1 novembre 2009

Stefano

Partenza da Vara alle 8.30.
Tipica giornata autunnale: cielo grigio e nebbioso per aria umida proveniente dalla pianura.
Veloce salita al rifugio Argentea e al monte Argentea, dove sono giunto alle 10.10 con cielo divenuto nel frattempo sereno.
Notato l’ottimo stato del sentiero risistemato in più punti e con l’erba tagliata.
Discesa al Padre Rino seguendo il sentiero “C5” del CAI e successiva risalita al Pian di Lerca lungo il classico itinerario segnato con il triangolo rosso.
Ritorno a Vara per mezzogiorno
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Vara rifugio Argentea 30 dicembre 2008 - Stefano

Veloce ciaspolata di Stefano da solo da Vara al rif. Argentea e ritorno attraverso la strada della Bucastrella. Il progetto era di seguire la Bucastrella fino al colletto di Pian di Lerca, seguire l’alta via fino al riparo di Cima del Pozzo e poi fino ai prati Rexonnou per scendere poi dal sentiero col quadrato giallo che porta al Dano. Ma l’alta via era ghiacciata perché il vento l’aveva spazzata e l’itinerario è stato modificato. Le foto testimoniano un ambiente veramente unico e suggestivo. Peccato solo per il cielo coperto dalle nubi che si confonde con la neve.


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2 maggio 1987 - M. ARGENTEA da Arenzano

Gianni Stefano Franca

Altra gita voluta da Stefano. Siamo partiti dal sottopassaggio della stazione e per un'ora e mezza abbiamo camminato sull'asfalto! Dopo altre tre ore di faticosa salita siamo arrivati in vetta veramente scoppiati. Tempo discreto e piuttosto caldo. Abbiamo visto tanti e tanti pini, ma bruciati. Al ritorno siamo scesi al passo della Gava e quindi attraverso un assolato e interminabile sentiero siamo tornati esattamente al punto di partenza. Stefano è stato molto contento. Io e Franca un pò meno. E' stata davvero una faticaccia.


20 aprile 1987 - M. ARGENTEA da Vara

Gianni Stefano

Anche questa volta abbiamo seguito i nuovi segni. Tempo brutto: nebbia, vento e pioggia. Piuttosto freddo. Gita veloce: partiti alle 9 alle 13 eravamo di ritorno a casa. Sulla Bucastrella, viicino alla casa prima della fonte, abbiamo visto una bellissima volpe. Non si era accorta di noi perchè era sopravvento ma appena ci ha visti è scappata nel bosco.


10 settembre 1986 - M. ARGENTEA da Vara

Gianni Stefano Franca

Tempo bello ma foschia. Caldo. Saliti attraverso la Bucastrella abbiamo visto il recinto elettrico per le bestie. Il ritorno l'abbiamo fatto risalendo verso il Rama e scendendo a Vara passando dal Dano.

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